Tuesday, May 02, 2006

Il 25 giugno votiamo NO
(di Federico Orlando)

Sulla “Mala Costituzione” andremo a votare il 25-26 giugno ed è una necessità patriottica che dalle urne referendarie esca un netto “No”, che gli italiani boccino questa bomba a scoppio ritardato del berlusconismo che il costituzionalista Alessandro Pace ha definito la “Costituzione incostituzionale” e il politologo Giovanni Sartori la “Mala Costituzione” .

Quasi un milione di firme sono state raccolte dal comitato promotore del “No”, il no alla grande porcata (la piccola porcata consequenziale è stata la riforma elettorale) del ministro Calderoli. La doppia trappola ha già funzionato in parte: la legge elettorale, coi suoi premi di maggioranza regionali, ha raggiunto lo scopo di rendere difficile governare al presunto vincitore delle elezioni (appunto Prodi). La Mala Costituzione è stata concepita invece nella prospettiva di un lungo epocale governo del cavaliere: per dare al premier un potere senza limiti. Ma a Palazzo Chigi per pochi voti è andato un altro, che di quel potere senza limiti non vuol sentir parlare. E s’è impegnato perché gli elettori respingano la Mala Costituzione e conservino quella che abbiamo e che andrà subito adeguata alle novità del terzo millennio. Vediamo un po’ le due cose.

La Mala Costituzione va bocciata soprattutto per due pericoli mortali che riserva al paese e alla democrazia: la concentrazione del potere, come si diceva, nella mani di uno solo, e la devastazione economico-finanziaria dell’Italia attraverso la devolution. Ricordava Sartori in un incontro di qualche giorno fa presso l’editore del suo libro, Laterza: il paese finirebbe in mano a un caudillo, col potere di sciogliere il parlamento se osa sfiduciarlo, licenziare i suoi ministri ad libitum, non doversi confrontare più con un capo dello Stato che lo “moderi” e lo mantenga nei binari della legalità. Quanto alla devolution, il trasferimento alle regioni della competenza primaria per la sanità, la scuola e l’ordine pubblico equivarrebbe (a parte la disuguaglianza clientelare dei cittadini dell’una e dell’altra regione) a una duplicazione delle spese, poiché mai lo Stato potrebbe rinunciare a tutte le sue competenze. Significherebbe la penalizzazione delle aree deboli, con l’abolizione o la riduzione dei trasferimenti statali, e quindi – per dirla in soldoni, così ci capiamo meglio – un colpo al cuore dell’industria del Nord e del commercio, per la riduzione del potere d’acquisto del mercato meridionale.

Ma, detto “No” a questa Mala Costituzione il 25 giugno, bisognerà che il ministro delle riforme preparai subito e il governo trasmetta alle commissioni affari costituzionali della Camera e del Senato, una proposta organica di aggiornamento della Carta costituzionale, risistemando anche il Titolo V sul federalismo, frutto della frettolosa riforma del centrosinistra. Come ha scritto Violante (sarà lui il ministro delle riforme?) nel suo bel libro “Lettera ai giovani sulla Costituzione”, dovremo fare: un parlamento (ridotto nel numero dei parlamentari e con funzioni diverse fra Camera e Senato) che non sia più il Sommo Legislatore, come lo volle la rivoluzione francese, ma torni controllore della attività del governo; un governo che recuperi buona parte del potere legislativo; un presidente del Consiglio con veri poteri di primo ministro e in equilibrio con un capo dello Stato che resti primo garante delle regole; una maggioranza che governi fin quando è tale e ritorni al paese quando va in crisi. Ha ragione insomma Follini quando dice che il “No” del 25 giugno (ci sarà anche il suo no) deve preludere non a un ritorno puro e semplice alla nostra Bibbia civile, come Ciampi giustamente chiama la Costituzione del 1948, ma a un dialogo tra maggioranza e opposizione: che non si ebbe né con la riforma del Titolo V né con la Mala Riforma di Berlusconi e Calderoli.

E’ compito di tutti noi – e Articolo 21 lo farà senza risparmio di energie - ricordare agli elettori che il 25 giugno chi va al mare tradisce se stesso e il paese, e ai politici che, dopo il No del referendum, non potranno permettersi di tradire a loro volta gli elettori.

www.articolo21.info

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29/04/2006

1 comment:

FEDERALISTACONVINTO said...

T’invito invece a riflettere sul testo (quello vero e ufficiale) che magari anzi sicuramente non hai ancora letto (fidandoti della propaganda falsa anti infomatoria della tua area di pensiero) e quindi considerando che questa questione ti sta tanta a cuore ti mando dei collegamenti in cui leggendo puoi verificare le mie fonti e farti un’idea più completa abbandonando però le noiose ideologie: destra contro sinistra e poi il centro, gli alti o i bassi, i brutti o cattivi fascisti e comunisti basta non se né può più leggi e poi ragionaci su.

Vi ricordo che il 25 26 giugno abbiamo la possibilità votando si di cambiare la storia del nostro paese, sarà il primo passo verso il federalismo .
la scelta di approvare la riforma attraverso il referendum popolare è la più democratica possibile
perché saremo noi a decidere, per questo è giusto sacrosanto importante fare informazione e chiarezza abbandonando le ideologie (destra o sinistra).
Per questo vi invito a leggere un riassunto su questa riforma.

Referendum devoluzione
25-26 giugno
IL DECALOGO DELLA RIFORMA
COSTITUZIONALE
I Viene ridotto il numero dei parlamentari: da 950 a 773, con significativo
risparmio per le finanze pubbliche.
II Saranno i cittadini, e non più i palazzi della politica, a scegliere maggioranza
parlamentare, coalizione di governo e primo Ministro: è il premierato.
III Non più due Camere identiche, l'una doppione dell'altra. Ora il Senato sarà
federale ed avrà una sua funzione specifica: rappresentare le esigenze delle
Regioni. La Camera si occuperà di quelle dello Stato.
IV Semplificato il procedimento legislativo. Non più lunghi e ripetuti passaggi di
testi fra le due Camere, ma ciascuna Camera approverà le leggi nelle materie di
propria competenza. Il risultato sarà la riduzione dei tempi e dei costi per le casse
pubbliche.
V La legge dovrà stabilire limiti al cumulo delle indennità parlamentari con altre
entrate.
VI I regolamenti parlamentari dovranno tutelare i diritti delle opposizioni: ora
questo non è previsto.
VII L’ordinamento evolve in senso federale, come sta avvenendo in molti Stati
moderni: viene riequilibrato il riparto delle competenze tra Stato e Regioni per
garantire migliori servizi ai cittadini, senza compromettere l’unità del Paese. Alle
Regioni vengono devolute particolari funzioni in materia di istruzione, sanità e
polizia locale. Tutte avranno le stesse opportunità, senza penalizzazioni per
alcune aree rispetto ad altre e senza la differenziazione tra le Regioni, prevista
dalla riforma del 2001. Si avrà quindi un federalismo equo, solidale ed equilibrato.
VIII Tutte le leggi regionali dovranno rispettare il criterio dell'interesse
nazionale, non più previsto a seguito della riforma del 2001.
IX Sulle modifiche alla Costituzione sarà sempre possibile chiamare i cittadini
ad esprimersi, mentre ora ciò non avviene se tali modifiche sono state approvate
dalle Camere con la maggioranza dei due terzi.
X Aumentano le garanzie per i comuni e le province, gli enti più vicini ai
cittadini: potranno ricorrere alla Corte costituzionale in caso di lesione delle
proprie competenze.


Altre informazioni le trovate a questo sito : http://digilander.libero.it/FEDERALISTACONVINTO/index.htm


http://www.governo.it/Riforme_Istituzionali/riforma_parte2.html
http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=Ddlpres&leg=14&id=119886
http://federalistaconvinto.blogspot.com/