"I swear to God, if I were a piano player or an actor or something and all those dopes thought I was terrific, I'd hate it. I wouldn't even want them to clap for me. People always clap for the wrong things". "(Holden Caulfield/JDSalinger - The catcher in the rye)
Friday, March 26, 2010
Tuesday, March 23, 2010
Monday, March 22, 2010
Manifestazione PDL a Roma: il gigante partorisce un topolino - quattro gatti, altro che milione - Minzolini - Berlusconi - Verdini -
Che tristezza e pena quel palco immane, ciclopico, titanico, esclusivamente dedicato all'ego strabordante e cialtrone dell'istrione imbonitore, il rutilante trombone che ogni volta le spara più grosse in modo che con i suoi petardi, le sue bombe maradona, riesca a coprire qualsivoglia critica fondata su fatti e circostanze provate, documentate, sui numeri della crisi come sulle impietose intercettazioni. Il banana narcisista parossistico ormai fuori dalla realtà, dichiara guerra al cancro e promette di sconfiggerlo in tre anni ad una folla che a quel punto avrebbe dovuto sommergerlo di fischi per la immane pagliacciata e invece continua a sventolare le bandierine da convention di venditori di aspirapolveri, con non poche comparse "a progetto", una folla imbelle qualitativamente e risibile numericamente, ben distante dalla milionata che un "immacolato" Denis Verdini, quello amico della cricca per intenderci, aveva calcolato forse moltiplicando per 100 le unità presenti nella piazzetta rinsecchita dal cordone di gazebo atto a ridurne il perimetro.
Un milione di balle per 50.000 persone scarse, questa è la sostanza del patetico evento messo su da questo maestro del kitsch, il mattatore della millanteria, lo smargiasso del ghepensimì, il taumaturgo de no'artri, aspirante Napoleone a capo di un esercito di telemorenti ed evasori o aspiranti tali, che vedono nel presunto successo di cotanto elemento un esempio da seguire, un totem da idolatrare, sperando di diventare come lui o di raccogliere le briciole del suo patrimonio strisciandogli accanto ed azzannando gli altri postulanti che osano strusciarsi al capo per conquistarne la benevolenza, il posto al sole, la ciottola in cui nutrire la propria miseria umana.
Debord 2010 marzo 22
Un milione di balle per 50.000 persone scarse, questa è la sostanza del patetico evento messo su da questo maestro del kitsch, il mattatore della millanteria, lo smargiasso del ghepensimì, il taumaturgo de no'artri, aspirante Napoleone a capo di un esercito di telemorenti ed evasori o aspiranti tali, che vedono nel presunto successo di cotanto elemento un esempio da seguire, un totem da idolatrare, sperando di diventare come lui o di raccogliere le briciole del suo patrimonio strisciandogli accanto ed azzannando gli altri postulanti che osano strusciarsi al capo per conquistarne la benevolenza, il posto al sole, la ciottola in cui nutrire la propria miseria umana.
Debord 2010 marzo 22
Sunday, March 14, 2010
Montanelli - Berlusconi - menzogne - regime - Tarantini - Appalti - Minzolini - AgCOM
INDRO MONTANELLI SU BERLUSCONI 2001
È il bugiardo più sincero che ci sia, è il primo a credere alle proprie menzogne. È questo che lo rende così pericoloso. Non ha nessun pudore. Berlusconi non delude mai: quando ti aspetti che dica una scempiaggine, la dice. Ha l’allergia alla verità, una voluttuaria e voluttuosa propensione alle menzogne. “Chiagne e fotte”, dicono a Napoli dei tipi come lui. E si prepara a farlo per cinque anni.
Indro Montanelli, 2001
Tutte le turpitudini sono state fatte, tutte le menzogne dette, tutte le ipocrisie compiute, tutte le speranze dei disinformati sono tradite quotidianamente e quotidianamente alimentate da un regime plutomediatico che non ha pari al mondo: un regime che se non fosse tragicamente inquietante sarebbe solo squallido e tristemente ridicolo,ridicolo come un vecchietto che si attornia di fighe in tubino nero che fanno la ola cantando il pacchiano inno della sua creatura poltica per compiacerlo ed averne una lauta mancia, e se non da lui dai suoi mezzani, quelli pronti a tutto pur di entrare nelle grazie del narcisista parossistico, e di fare automaticamente affari, avere "licenza di uccidere" e mettere in cassa milioni per appalti ed affari fatti non per competenze e serietà ma per contiguità, collusione, legame amicale con la corte ed il suo incredibile sultano: così mentre una corte di putridi delinquenti si arricchisce spudoratamente grazie al disprezzo delle regole ed alle amicizie giuste, gli operai licenziati, i precari mollati in strada, molti imprenditori poco vicini ai poteri, fanno la fame perchè non hanno paracadute e non hanno l'amicizia e le donnine da fornire ai paraculo padroni delle ferriere posti nei gangli dell'amministrazione sempre non per merito ma per adesione al credo politico del capo, nella prima o nell'ultima ora, purchè se magni, purchè si sitemino "a famiglia" li figli pezz'e core, mogli, cognati e amici, nella tipica, lurida, meschina, viscida, putrida logica da verminaio mafioso che domina i substrati del potere; e se si bruciano centinaia di milioni di euro per appalti dati agli amici è solo una svista, l'importante è il fare,se il fare consente gli effetti speciali e le pantomine a chi desidera il palco e la ribalta, e cavalca la tragedia con grottesco melodramma all'italiana per poi passare al film d'azione ed allo scendere in campo fino alla fiction religiosa sulla potenza miracolistica dell'unto, in un palinsesto organizzato dagli accoliti e zerbini che infettano la TV di stato,in uno scenario di agguerrite tribù pronte anche a scannarsi tra loro pur di essere più prossime e prone e gradite ad Sultano, pronte a far fuoco contro chi insinua dubbi, chi fa domande inopportune, chi osa innervosire il narciso facendogli notare magari che anche lui non ha un bel rapporto con il pettine viste le note vicende crinologiche del suo unto et catramato cuoio capelluto, lui che, con grande sprezzo del pericolo, pensa di non essere calvo e sfotte un calvo per la sua calvizie, esprimendo così e provando che le non lievi osservazioni fatte dalla sua divorzianda moglie sul suo precario stato di salute psichica non sono del tutto infondate.
Debord 2010 marzo 14
È il bugiardo più sincero che ci sia, è il primo a credere alle proprie menzogne. È questo che lo rende così pericoloso. Non ha nessun pudore. Berlusconi non delude mai: quando ti aspetti che dica una scempiaggine, la dice. Ha l’allergia alla verità, una voluttuaria e voluttuosa propensione alle menzogne. “Chiagne e fotte”, dicono a Napoli dei tipi come lui. E si prepara a farlo per cinque anni.
Indro Montanelli, 2001
Tutte le turpitudini sono state fatte, tutte le menzogne dette, tutte le ipocrisie compiute, tutte le speranze dei disinformati sono tradite quotidianamente e quotidianamente alimentate da un regime plutomediatico che non ha pari al mondo: un regime che se non fosse tragicamente inquietante sarebbe solo squallido e tristemente ridicolo,ridicolo come un vecchietto che si attornia di fighe in tubino nero che fanno la ola cantando il pacchiano inno della sua creatura poltica per compiacerlo ed averne una lauta mancia, e se non da lui dai suoi mezzani, quelli pronti a tutto pur di entrare nelle grazie del narcisista parossistico, e di fare automaticamente affari, avere "licenza di uccidere" e mettere in cassa milioni per appalti ed affari fatti non per competenze e serietà ma per contiguità, collusione, legame amicale con la corte ed il suo incredibile sultano: così mentre una corte di putridi delinquenti si arricchisce spudoratamente grazie al disprezzo delle regole ed alle amicizie giuste, gli operai licenziati, i precari mollati in strada, molti imprenditori poco vicini ai poteri, fanno la fame perchè non hanno paracadute e non hanno l'amicizia e le donnine da fornire ai paraculo padroni delle ferriere posti nei gangli dell'amministrazione sempre non per merito ma per adesione al credo politico del capo, nella prima o nell'ultima ora, purchè se magni, purchè si sitemino "a famiglia" li figli pezz'e core, mogli, cognati e amici, nella tipica, lurida, meschina, viscida, putrida logica da verminaio mafioso che domina i substrati del potere; e se si bruciano centinaia di milioni di euro per appalti dati agli amici è solo una svista, l'importante è il fare,se il fare consente gli effetti speciali e le pantomine a chi desidera il palco e la ribalta, e cavalca la tragedia con grottesco melodramma all'italiana per poi passare al film d'azione ed allo scendere in campo fino alla fiction religiosa sulla potenza miracolistica dell'unto, in un palinsesto organizzato dagli accoliti e zerbini che infettano la TV di stato,in uno scenario di agguerrite tribù pronte anche a scannarsi tra loro pur di essere più prossime e prone e gradite ad Sultano, pronte a far fuoco contro chi insinua dubbi, chi fa domande inopportune, chi osa innervosire il narciso facendogli notare magari che anche lui non ha un bel rapporto con il pettine viste le note vicende crinologiche del suo unto et catramato cuoio capelluto, lui che, con grande sprezzo del pericolo, pensa di non essere calvo e sfotte un calvo per la sua calvizie, esprimendo così e provando che le non lievi osservazioni fatte dalla sua divorzianda moglie sul suo precario stato di salute psichica non sono del tutto infondate.
Debord 2010 marzo 14
Sunday, February 28, 2010
Friday, February 26, 2010
LETTERA APERTA AL MINZOLINI DI UNA CITTADINA DELL'AQUILA ESASPERATA ANCHE DALLA FALSA INFORMAZIONE DEL TG1 - BERTOLASO - BERLUSCONI - TERREMOTO -
Lettera aperta inviata da una cittadina aquilana indignata (=molto incazzata) al - pessimo - direttore del TG1 , tribuna del regimetto del nostro NAPOLEONE BERLUSCONI
Al Direttore del TG1Dott. Augusto Minzolini
Egregio dott. Minzolini,mi presento:
mi chiamo Giusi Pitari e sono una cittadina aquilana.
Le invio con la presente alcune osservazioni sul servizio mandato in onda oggi nell’edizione del suo TG delle ore 13,30, riguardante la protesta degli aquilani.
Il servizio tratta brevemente della manifestazione riportando alcune delle nostre voci (pochi secondi). Subito dopo parte il vostro commento che, in sintesi, dipinge gli aquilani come esasperati (non siete i primi) e poi dimentichi del fatto che le priorità finora sono state altre.
Le chiedo: si è chiesto perché siamo esasperati? Pensa che chi ha vissuto quel tremendo sisma non abbia ben a mente quali erano e sono le priorità?Senza andare per le lunghe le indico alcuni numeri (sono sul sito della protezione civile e si riferiscono alla data del 22 gennaio e ad oggi potrebbero essere cambiati, ma l’esasperazione è nata prima di oggi):
• Cittadini aquilani In Autonoma Sistemazione 30.636 (questi sono i cittadini che non avendo la possibilità di rientrare in casa, hanno trovato una sistemazione in maniera autonoma e percepiscono un piccolo contributo mensili che, tra l’altro, è fermo al mese di ottobre)
• Cittadini aquilani nel progetto C.A.S.E 12.059: si tratta dei cittadini la cui casa è risultata inagibile per danni strutturali (abitante sia in centro che in periferia) e quindi hanno avuto accesso alle nuove abitazioni, quelle delle new-town, insomma quelle del miracolo aquilano (il progetto faraonico)..
• Cittadini aquilani sistemati in moduli abitativi provvisori (M.A.P.) 2.362
• Cittadini sistemati in alberghi/caserme a L’Aquila 10.128: cittadini che aspettano una sistemazione nel progetto C.A.S.E., M.A.P. o altrove (?)
• Cittadini in albergo fuori provincia 6.195: cittadini della stessa tipologia del punto precedente.
• Cittadini in case in affitto concordato 2.241 (cittadini che hanno preferito una casa in affitto a quelle del progetto faraonico)Facciamo la somma: 63621Qualcuno manca all’appello e sono coloro che sono rientrati nelle case agibili più alcuni, non pochi, cosiddetti invisibili.Perché le invio questi dati? E’ presto detto. Gli aquilani sono esasperati perché da quei dati, un occhio leggermente attento, come dovrebbe essere quello di un giornalista, comprende che il grande miracolo aquilano (quelle da voi definite priorità che noi non ricordiamo) si riferisce ad oggi a 12000 persone circa su 70000 e forse più (ho sottratto anche le persone che si trovano in MAP, soluzioni veramente provvisorie e assai meno costose). Percentualmente fa il 17% circa della popolazione.
Le 30000 persone circa che si sono sistemate autonomamente chi sono secondo lei?
Glielo dico io: sono sfollati, che ancora non rientrano nelle proprie case e sono in affitto da qualche parte, ospiti di parenti, amici, insomma ammucchiati da qualche parte.
Il miracolo aquilano, a 10 mesi dal sisma, comprende ancora 30000 sfollati: cioè il 42% dei 70000 considerati.
Naturalmente a questi dobbiamo aggiungere chi è ancora in albergo , circa 16000, cioè 46000 cittadini, più del 50% della popolazione aquilana che dal sisma ha subito danni nelle abitazioni.
Come mai risultano ancora sfollati tutti questi cittadini?
Alcuni sono in attesa di entrare nelle new town (che ancora non vengono completate, sempre a proposito di miracolo) e poi ci sono migliaia di cittadini che hanno avuto nelle proprie case danni non strutturali e non possono rientrare ancora. La ricostruzione, infatti, è ripartita lentissimamente, nelle case che non si trovano nel centro storico, aggrovigliata da voluminosissimi carteggi. Per il centro storico non si hanno neanche le linee guida e le macerie stanno marcendo.
Dunque, se tutti gli sforzi del governo, tramite la Protezione Civile, fossero andati da subito per ripristinare le nostre case parzialmente danneggiate, ora molti cittadini abiterebbero i propri appartamenti e, dato che molte abitazioni parzialmente danneggiate risultavano sfitte al 6 aprile dello scorso anno, molti dei 12000 aquilani, ora residenti nelle nuove case, avrebbero trovato posto in case già esistenti. I MAP avrebbero completato il miracolo.Ora comprende perché siamo esasperati? Non ancora completamente, in realtà.
Le devo ancora parlare della situazione economica:• l’università con i suoi 10000 studenti fuori sede, che sono da sempre la ricchezza culturale, vitale e, non ultimo, economica della città, al momento non hanno alloggi, né mense adeguate, né tanto meno sale studio e punti ricreativi; viaggiano e il disagio che stanno subendo ci fa temere che per il prossimo anno accademico si avrà una cospicua diminuzione degli iscritti;• le imprese che non hanno gli adeguati strumenti economici per poter continuare le loro attività• i commercianti , gli artigiani, i professionisti, sul lastrico, per l’impossibilità di far ripartire le loro attività• la mancanza di certezze riguardo ai fondi necessari per ricostruire e far ripartire la città• il buoi totale che riguarda la tassa di scopo e la zona franca• l’abbandono dei paesi• eccetera
Forse ora potrà cominciare a comprendere la nostra esasperazione. Ma non è tutto.Noi siamo esasperati dalla disinformazione perpetrata in questi mesi, dall’essere dipinti come ingrati ed esaltati, come persone che sono state accudite, che si lamentano, che non hanno compreso la catastrofe, comunisti…
La invito caldamente, ad esercitare la sua professione secondo il codice deontologico del suo ordine professionale e, quindi, a venire qui per verificare come stanno le cose o, se vuole, a mandare in onda quello che alcuni suoi giornalisti hanno registrato qui a L’Aquila.In ultimo, per cercare di aiutarla a comprendere, traspongo la nostra situazione su un’altra città: Firenze. E chiedo perdono ai fiorentini e alla loro magica città.
“Firenze devastata da un sisma di 6.3°. S. Maria Novella, Palazzo Vecchio e Palazzo Pitti sventrati e abbandonati da dieci mesi. Il centro storico, distrutto, resterà chiuso sine die. Poco male: sarà sostituito da decine di “new towns” modernissime con le fogne che scaricano nell’Arno. Metà dei cittadini ancora senza casa, negli alberghi dell’Argentario e della Versilia. La TV esalta il miracolo fiorentino”. Cosa avrebbe pensato?
Amareggiata, le invio
Distinti saluti
Giusi Pitari
Al Direttore del TG1Dott. Augusto Minzolini
Egregio dott. Minzolini,mi presento:
mi chiamo Giusi Pitari e sono una cittadina aquilana.
Le invio con la presente alcune osservazioni sul servizio mandato in onda oggi nell’edizione del suo TG delle ore 13,30, riguardante la protesta degli aquilani.
Il servizio tratta brevemente della manifestazione riportando alcune delle nostre voci (pochi secondi). Subito dopo parte il vostro commento che, in sintesi, dipinge gli aquilani come esasperati (non siete i primi) e poi dimentichi del fatto che le priorità finora sono state altre.
Le chiedo: si è chiesto perché siamo esasperati? Pensa che chi ha vissuto quel tremendo sisma non abbia ben a mente quali erano e sono le priorità?Senza andare per le lunghe le indico alcuni numeri (sono sul sito della protezione civile e si riferiscono alla data del 22 gennaio e ad oggi potrebbero essere cambiati, ma l’esasperazione è nata prima di oggi):
• Cittadini aquilani In Autonoma Sistemazione 30.636 (questi sono i cittadini che non avendo la possibilità di rientrare in casa, hanno trovato una sistemazione in maniera autonoma e percepiscono un piccolo contributo mensili che, tra l’altro, è fermo al mese di ottobre)
• Cittadini aquilani nel progetto C.A.S.E 12.059: si tratta dei cittadini la cui casa è risultata inagibile per danni strutturali (abitante sia in centro che in periferia) e quindi hanno avuto accesso alle nuove abitazioni, quelle delle new-town, insomma quelle del miracolo aquilano (il progetto faraonico)..
• Cittadini aquilani sistemati in moduli abitativi provvisori (M.A.P.) 2.362
• Cittadini sistemati in alberghi/caserme a L’Aquila 10.128: cittadini che aspettano una sistemazione nel progetto C.A.S.E., M.A.P. o altrove (?)
• Cittadini in albergo fuori provincia 6.195: cittadini della stessa tipologia del punto precedente.
• Cittadini in case in affitto concordato 2.241 (cittadini che hanno preferito una casa in affitto a quelle del progetto faraonico)Facciamo la somma: 63621Qualcuno manca all’appello e sono coloro che sono rientrati nelle case agibili più alcuni, non pochi, cosiddetti invisibili.Perché le invio questi dati? E’ presto detto. Gli aquilani sono esasperati perché da quei dati, un occhio leggermente attento, come dovrebbe essere quello di un giornalista, comprende che il grande miracolo aquilano (quelle da voi definite priorità che noi non ricordiamo) si riferisce ad oggi a 12000 persone circa su 70000 e forse più (ho sottratto anche le persone che si trovano in MAP, soluzioni veramente provvisorie e assai meno costose). Percentualmente fa il 17% circa della popolazione.
Le 30000 persone circa che si sono sistemate autonomamente chi sono secondo lei?
Glielo dico io: sono sfollati, che ancora non rientrano nelle proprie case e sono in affitto da qualche parte, ospiti di parenti, amici, insomma ammucchiati da qualche parte.
Il miracolo aquilano, a 10 mesi dal sisma, comprende ancora 30000 sfollati: cioè il 42% dei 70000 considerati.
Naturalmente a questi dobbiamo aggiungere chi è ancora in albergo , circa 16000, cioè 46000 cittadini, più del 50% della popolazione aquilana che dal sisma ha subito danni nelle abitazioni.
Come mai risultano ancora sfollati tutti questi cittadini?
Alcuni sono in attesa di entrare nelle new town (che ancora non vengono completate, sempre a proposito di miracolo) e poi ci sono migliaia di cittadini che hanno avuto nelle proprie case danni non strutturali e non possono rientrare ancora. La ricostruzione, infatti, è ripartita lentissimamente, nelle case che non si trovano nel centro storico, aggrovigliata da voluminosissimi carteggi. Per il centro storico non si hanno neanche le linee guida e le macerie stanno marcendo.
Dunque, se tutti gli sforzi del governo, tramite la Protezione Civile, fossero andati da subito per ripristinare le nostre case parzialmente danneggiate, ora molti cittadini abiterebbero i propri appartamenti e, dato che molte abitazioni parzialmente danneggiate risultavano sfitte al 6 aprile dello scorso anno, molti dei 12000 aquilani, ora residenti nelle nuove case, avrebbero trovato posto in case già esistenti. I MAP avrebbero completato il miracolo.Ora comprende perché siamo esasperati? Non ancora completamente, in realtà.
Le devo ancora parlare della situazione economica:• l’università con i suoi 10000 studenti fuori sede, che sono da sempre la ricchezza culturale, vitale e, non ultimo, economica della città, al momento non hanno alloggi, né mense adeguate, né tanto meno sale studio e punti ricreativi; viaggiano e il disagio che stanno subendo ci fa temere che per il prossimo anno accademico si avrà una cospicua diminuzione degli iscritti;• le imprese che non hanno gli adeguati strumenti economici per poter continuare le loro attività• i commercianti , gli artigiani, i professionisti, sul lastrico, per l’impossibilità di far ripartire le loro attività• la mancanza di certezze riguardo ai fondi necessari per ricostruire e far ripartire la città• il buoi totale che riguarda la tassa di scopo e la zona franca• l’abbandono dei paesi• eccetera
Forse ora potrà cominciare a comprendere la nostra esasperazione. Ma non è tutto.Noi siamo esasperati dalla disinformazione perpetrata in questi mesi, dall’essere dipinti come ingrati ed esaltati, come persone che sono state accudite, che si lamentano, che non hanno compreso la catastrofe, comunisti…
La invito caldamente, ad esercitare la sua professione secondo il codice deontologico del suo ordine professionale e, quindi, a venire qui per verificare come stanno le cose o, se vuole, a mandare in onda quello che alcuni suoi giornalisti hanno registrato qui a L’Aquila.In ultimo, per cercare di aiutarla a comprendere, traspongo la nostra situazione su un’altra città: Firenze. E chiedo perdono ai fiorentini e alla loro magica città.
“Firenze devastata da un sisma di 6.3°. S. Maria Novella, Palazzo Vecchio e Palazzo Pitti sventrati e abbandonati da dieci mesi. Il centro storico, distrutto, resterà chiuso sine die. Poco male: sarà sostituito da decine di “new towns” modernissime con le fogne che scaricano nell’Arno. Metà dei cittadini ancora senza casa, negli alberghi dell’Argentario e della Versilia. La TV esalta il miracolo fiorentino”. Cosa avrebbe pensato?
Amareggiata, le invio
Distinti saluti
Giusi Pitari
Gianni Letta e la zarina del catering Maria Criscuolo - Stefano Ottaviani genero di G Letta - minacce a Isabella De Martini - bambole voodoo e spilli
Per capire cosa accade a chi si mette contro il sistema che fa perno su Gianni Letta bisogna guardare con attenzione il documento qui sotto (clicca sull'immagine per ingrandire).
È una lettera su carta intestata della Prefettura di Genova che risale al 2006 e fu consegnata da Gianni Letta al professor Leonardo Santi, presidente del comitato biosicurezza di Palazzo Chigi. Vi si legge: “ritengo opportuno segnalarle che la professoressa Isabella De Martini da qualche mese ha assunto un incarico presso la Presidenza del Consiglio”.
Nella lettera Fabrizia Triolo, un alto dirigente della Prefettura segnala uno sconcio, la presenza di un simile soggetto in cotanto ufficio diretto da Gianni Letta, e per provare l’anomalia che segnala, allega una pagina di un libro di Bruno Vespa (“La scossa”) nel quale la professoressa faceva una pessima figura in riferimento al suo comportamento al G8 di Genova.
Ebbene, quella lettera, che stava per costare il posto a una professoressa universitaria, era un falso colossale basato su una diffamazione.
La Prefettura di Genova non ha mai scritto nulla del genere. Non solo. Il Tribunale ha sentenziato che Bruno Vespa per quella pagina diffamatoria deve pagare 10 mila euro alla professoressa. Eppure Gianni Letta ha consegnato la lettera falsa e lo scritto diffamatorio a un suo dirigente accreditando una manovra spregevole contro una persona innocente. Si potrebbe archiviare la vicenda come un’imperdonabile leggerezza di un uomo solitamente accortissimo. Ma prima ci sono alcune cose che vanno ricordate.
La vittima della lettera nel 2001 aveva osato mettersi contro un’amica di Gianni Letta: Maria Criscuolo, la zarina del catering degli eventi governativi. Il suo gruppo, Triumph, fattura 20 milioni ogni anno grazie anche agli uffici diretti da Letta. E la Triumph gira poi parte dei servizi di catering alla Rlj di Stefano Ottaviani, genero proprio di Gianni Letta.
Triumph e Ottaviani, come scrive L’espresso, hanno ricevuto un milione di euro a testa per il G8 di L’Aquila e già nel 2007 un funzionario aveva previsto per iscritto l’appalto alla Triumph. Anche nel precedente G8 di Genova, nel 2001, tutti sapevano che avrebbe vinto Maria Criscuolo e infatti Triumph ottenne l’appalto per l’ospitalità delle delegazioni senza gara.
Nelle comunicazioni della struttura si prescriveva di non far figurare il suo nome. La professoressa De Martini provò a fare una gara e si oppose ma fu spedita a Roma. Presentò un esposto in Procura dove la vicenda fu archiviata con la solita motivazione che le leggi speciali permettono di saltare le gare. Poi la competenza passò alla Protezione civile di Bertolaso e Triumph prese il volo: per il solo vertice Berlusconi-Putin nel 2003 ottenne 7 milioni di euro, dei quali 414 mila andarono per il catering alla Rlj del genero di Letta. Isabella De Martini cominciò a capire di avere toccato un potere forte quando Bruno Vespa le dedicò un passaggio velenoso nel libro “La scossa” facendole fare una pessima figura per gli eventi del G8. Ma è nell’aprile del 2006 che accade l’incredibile.
De Martini prima riceve una busta su carta intestata della Camera dei deputati con all’interno una bambola con uno spillone conficcato nel cuore. E poi il suo capo, Leonardo Santi, le confida di avere ricevuto da Gianni Letta una lettera della prefettura di Genova che la mette in cattiva luce. Quando lo scopre, il suo compagno di allora, il generale della guardia di finanza Castore Palmerini, chiede a Santi una copia. Bastano due telefonate per verificare il falso, partono le denunce e la Digos indaga senza cavare un ragno dal buco. Chissà chi ha consegnato la lettera falsa a Letta. Una cosa è certa: Santi avrebbe potuto cacciare la professoressa e lei non avrebbe mai saputo perché.
Di MArco Lillo
da il Fatto Quotidiano del 26 febbraio
http://antefatto.ilcannocchiale.it/glamware/blogs/blog.aspx?id_blog=96578&id_blogdoc=2445644&yy=2010&mm=02&dd=26&title=gli_amici_di_letta_non_si_tocc
È una lettera su carta intestata della Prefettura di Genova che risale al 2006 e fu consegnata da Gianni Letta al professor Leonardo Santi, presidente del comitato biosicurezza di Palazzo Chigi. Vi si legge: “ritengo opportuno segnalarle che la professoressa Isabella De Martini da qualche mese ha assunto un incarico presso la Presidenza del Consiglio”.
Nella lettera Fabrizia Triolo, un alto dirigente della Prefettura segnala uno sconcio, la presenza di un simile soggetto in cotanto ufficio diretto da Gianni Letta, e per provare l’anomalia che segnala, allega una pagina di un libro di Bruno Vespa (“La scossa”) nel quale la professoressa faceva una pessima figura in riferimento al suo comportamento al G8 di Genova.
Ebbene, quella lettera, che stava per costare il posto a una professoressa universitaria, era un falso colossale basato su una diffamazione.
La Prefettura di Genova non ha mai scritto nulla del genere. Non solo. Il Tribunale ha sentenziato che Bruno Vespa per quella pagina diffamatoria deve pagare 10 mila euro alla professoressa. Eppure Gianni Letta ha consegnato la lettera falsa e lo scritto diffamatorio a un suo dirigente accreditando una manovra spregevole contro una persona innocente. Si potrebbe archiviare la vicenda come un’imperdonabile leggerezza di un uomo solitamente accortissimo. Ma prima ci sono alcune cose che vanno ricordate.
La vittima della lettera nel 2001 aveva osato mettersi contro un’amica di Gianni Letta: Maria Criscuolo, la zarina del catering degli eventi governativi. Il suo gruppo, Triumph, fattura 20 milioni ogni anno grazie anche agli uffici diretti da Letta. E la Triumph gira poi parte dei servizi di catering alla Rlj di Stefano Ottaviani, genero proprio di Gianni Letta.
Triumph e Ottaviani, come scrive L’espresso, hanno ricevuto un milione di euro a testa per il G8 di L’Aquila e già nel 2007 un funzionario aveva previsto per iscritto l’appalto alla Triumph. Anche nel precedente G8 di Genova, nel 2001, tutti sapevano che avrebbe vinto Maria Criscuolo e infatti Triumph ottenne l’appalto per l’ospitalità delle delegazioni senza gara.
Nelle comunicazioni della struttura si prescriveva di non far figurare il suo nome. La professoressa De Martini provò a fare una gara e si oppose ma fu spedita a Roma. Presentò un esposto in Procura dove la vicenda fu archiviata con la solita motivazione che le leggi speciali permettono di saltare le gare. Poi la competenza passò alla Protezione civile di Bertolaso e Triumph prese il volo: per il solo vertice Berlusconi-Putin nel 2003 ottenne 7 milioni di euro, dei quali 414 mila andarono per il catering alla Rlj del genero di Letta. Isabella De Martini cominciò a capire di avere toccato un potere forte quando Bruno Vespa le dedicò un passaggio velenoso nel libro “La scossa” facendole fare una pessima figura per gli eventi del G8. Ma è nell’aprile del 2006 che accade l’incredibile.
De Martini prima riceve una busta su carta intestata della Camera dei deputati con all’interno una bambola con uno spillone conficcato nel cuore. E poi il suo capo, Leonardo Santi, le confida di avere ricevuto da Gianni Letta una lettera della prefettura di Genova che la mette in cattiva luce. Quando lo scopre, il suo compagno di allora, il generale della guardia di finanza Castore Palmerini, chiede a Santi una copia. Bastano due telefonate per verificare il falso, partono le denunce e la Digos indaga senza cavare un ragno dal buco. Chissà chi ha consegnato la lettera falsa a Letta. Una cosa è certa: Santi avrebbe potuto cacciare la professoressa e lei non avrebbe mai saputo perché.
Di MArco Lillo
da il Fatto Quotidiano del 26 febbraio
http://antefatto.ilcannocchiale.it/glamware/blogs/blog.aspx?id_blog=96578&id_blogdoc=2445644&yy=2010&mm=02&dd=26&title=gli_amici_di_letta_non_si_tocc
Monday, December 21, 2009
Arrestato Pier Luigi Prosperini - le tangenti di Odeon - conti esteri - Raimondo Lagostena - corruzione - Afewerki
MILANO, SALTO INDIETRO NEL TEMPO
di Peter Gomez (Il Fatto Quotidiano 18 dicembre 2009)
Almeno per le carte che conosco, l'arresto di Pier Gianni Prosperini non mi pare sufficientemente motivato”. Dice proprio così il presidente della regione Lombardia, Roberto Formigoni, quando gli chiedono del suo assessore al Turismo Prosperini, un tempo leghista e da molti anni di An, che da 12 ore si rigira tra le mani un'ordinanza di custodia cautelare in cui lo si accusa di corruzione, truffa e turbativa d'asta.
La lettura delle 49 pagine offre il ritratto -ovviamente ancora da verificare - di un politico corrotto fino al midollo. Ci sono 230 mila euro che arrivano sui suoi conti svizzeri. C'è il suo fiduciario nel Canton Ticino che descrive le operazioni per mascherare la presunta mazzetta. Ci sono gli appunti per effettuare il bonifico trovati a casa di Raimondo Lagostena, il proprietario di Odeon Tv, che si è appena aggiudicato un appalto da 7 milioni e 200 mila euro per la promozione delle località turistiche lombarde.
Un brutto quadro, cui bisogna aggiungere sette diverse società off shore dove sarebbero girati almeno altri 800 milia euro provenienti da un'intermediazione (ma secondo i pm è corruzione internazionale) per vendita di pescherecci al sanguinario dittatore marxista Isaias Afewerki (MINISTRO ERITREO ndr). E pacchi di intercettazioni e dichiarazioni: lunghe chiacchierate da cui emerge con chiarezza come le mazzette e i sodi dei contribuenti venissero utilizzate per condizionare il consenso elettorale tramite le una serie di tv private. Telecity e Telelombardia, che negli anni precedenti avevano venduto a Prosperini decine di spazi autogestiti per le sue comunicazioni politiche, erano in credito con lui per duecentomila euro. Un bel problema che vien risolto a spese dei lombardi. Gli uomini di Prosperini, ma in qualche caso lui stesso, autorizzano le emittenti a gonfiare le fatture della campagna pubblicitaria regionale per il Bit 2008 (la fiera del turismo) in modo da coprire i debiti privati con soldi pubblici. “Una vicenda provata e circostanziata” scrive il giudice che non calca nemmeno troppo la mano quando, candido candido, uno dei responsabili di Telecity, racconta come funzionasse la libera informazione da quelle parti. La sua emittente non solo aveva garantito al politico gli “spazi autogestiti” a pagamento. Si era pure resa disponibile a dargli visibilità: “sia in veste istituzionale nei vari tg o nelle varie trasmissioni da noi mandate in onda”. Anche nelle radio, come è accaduto per esempio a Radio Reporter, si faceva lo stesso: l'editore garantiva all'assessore un'intervista alla settimana e dalla regione piovevano altri appalti. E allora perché Formigoni si espone così tanto? Perché persino il ministro della Difesa, Ignazio Larussa, scende in campo per dire: "Io di Prosperini ho, ho sempre avuto e avrò sempre fiducia"? La sensazione è quella che all'ombra della Madoninna ci si senta davanti alla punta di iceberg. Il caso Prosperini potrebbe essere tutt'altro che isolato. In questi mesi si sono moltiplicati i segnali che dimostrano come la capitale morale d'Italia sia a un passo dal ritornare quella del 1992. Diciassette anni dopo torna ad aleggiare gelido lo spettro di Mani Pulite.
Nelle stanze della Regione non è un mistero per nessuno che sia partita la caccia a fortunati possessori degli orologi (dal valore di molte decine di migliaia di euro ciascuno, per un totale di 6,5 milioni) che il re delle bonifiche, Giuseppe Grossi, ancora in carcere per lo scandalo Zunino-Santa Giulia, ha regalato ai politici a lui più vicini. In giunta si trema poi per la sorte di due assessori: il brianzolo Massimo Ponzoni (Ambiente) e il suo collega varesotto, Massimo Buscemi (Reti e servizi pubblica utilità ). Nessuno dei due risulta indagato (Ponzoni è stato sentito come teste per dieci ore), ma è certo sconcertate scoprire che i due politici pidiellini conducevano affari per molti milioni di euro in società con Rosanna Garibodi, la moglie del potentissimo deputato Pdl, Giancarlo Abelli, finita in manette perché titolare di un conto a Montecarlo sul quale piovevano i soldi di Grossi. Il fatto che i tre, più l'ex assessore regionale all'Innovazione e Artigianato, Giorgio Pozzi, si fossero ritrovati nelle medesime società immobiliari che costruivano palazzi nei nell'hinterland milanese, fa intuire come ormai a Milano la politica sia sempre più una lotta tra comitati di affari. Tutto però viene considerato normale, tutto (se non c'è reato) è regolare. Non per niente a Pavia, dove la Gariboldi era stata nominata assessore provinciale per motivi di famiglia, nessuno nella maggioranza di centro-destra si è stracciato le vesti quando sui giornali, prima dell'arresto,erano uscite le prime notizie sul conto estero, non dichiarato al fisco, di Lady Abelli. Come dire: ha solo evaso il fisco? E chi se ne frega.
Adesso però tocca a Prosperini. "Il Baluardo della Cristianità, il Flagello dei Centri Sociali, il Condottiero del nord", come si definiva l'assessore, uomo simpatico e dalle maniere spicce, spesso chiamato "boss" per telefono dai suoi più stretti collaboratori. Nei suoi interventi televisivi ad ogni ora del giorno e della notte,fino a un paio d'anni fa sempre in compagnia di Carla De Albertis (allora assessore a Milano e oggi finita sotto i riflettori dei pm per una consulenza da 240.000 euro), Prosperini chiedeva leggi durissime contro gli immigrati che vessavano "i poveri e onesti cittadini". E intanto si accompagnava con un'amica russa alla quale faceva avere lavori come hostess nelle fiere della regione. Peccato che - almeno in un caso - la ragazza al lavoro non si presentasse. Tanto che la Guardia di Finanza la sente per telefono dire: "Come è andata al Bit?". "Bene", risponde lui ridendo, "dovresti saperlo no? Te lo avevo detto che non venivi". Il risultato è che la donna incassa mille euro alle spalle dei contribuenti ed è felice. Per Prosperini invece cominciano i problemi. Quando gli investigatori interrogano le sue amiche lui tenta d'incontrarle, un po' per sapere che cosa hanno detto e un po', secondo i giudici, per inquinare le indagini. Ma in fondo per Prosperini queste sono bazzecole. I problemi veri sono altri. Il nodo di tutto è l'Eritrea. Gli italiani lì, a partire da una serie d'imprenditori amici di Paolo Berlusconi, hanno concluso molti affari. Spesso grazie a lui, i "baluardo della cristianità", considerato da regime marxista un vero e proprio ambasciatore. Per questo oggi a preoccuparsi sono in molti.
di Peter Gomez (Il Fatto Quotidiano 18 dicembre 2009)
Almeno per le carte che conosco, l'arresto di Pier Gianni Prosperini non mi pare sufficientemente motivato”. Dice proprio così il presidente della regione Lombardia, Roberto Formigoni, quando gli chiedono del suo assessore al Turismo Prosperini, un tempo leghista e da molti anni di An, che da 12 ore si rigira tra le mani un'ordinanza di custodia cautelare in cui lo si accusa di corruzione, truffa e turbativa d'asta.
La lettura delle 49 pagine offre il ritratto -ovviamente ancora da verificare - di un politico corrotto fino al midollo. Ci sono 230 mila euro che arrivano sui suoi conti svizzeri. C'è il suo fiduciario nel Canton Ticino che descrive le operazioni per mascherare la presunta mazzetta. Ci sono gli appunti per effettuare il bonifico trovati a casa di Raimondo Lagostena, il proprietario di Odeon Tv, che si è appena aggiudicato un appalto da 7 milioni e 200 mila euro per la promozione delle località turistiche lombarde.
Un brutto quadro, cui bisogna aggiungere sette diverse società off shore dove sarebbero girati almeno altri 800 milia euro provenienti da un'intermediazione (ma secondo i pm è corruzione internazionale) per vendita di pescherecci al sanguinario dittatore marxista Isaias Afewerki (MINISTRO ERITREO ndr). E pacchi di intercettazioni e dichiarazioni: lunghe chiacchierate da cui emerge con chiarezza come le mazzette e i sodi dei contribuenti venissero utilizzate per condizionare il consenso elettorale tramite le una serie di tv private. Telecity e Telelombardia, che negli anni precedenti avevano venduto a Prosperini decine di spazi autogestiti per le sue comunicazioni politiche, erano in credito con lui per duecentomila euro. Un bel problema che vien risolto a spese dei lombardi. Gli uomini di Prosperini, ma in qualche caso lui stesso, autorizzano le emittenti a gonfiare le fatture della campagna pubblicitaria regionale per il Bit 2008 (la fiera del turismo) in modo da coprire i debiti privati con soldi pubblici. “Una vicenda provata e circostanziata” scrive il giudice che non calca nemmeno troppo la mano quando, candido candido, uno dei responsabili di Telecity, racconta come funzionasse la libera informazione da quelle parti. La sua emittente non solo aveva garantito al politico gli “spazi autogestiti” a pagamento. Si era pure resa disponibile a dargli visibilità: “sia in veste istituzionale nei vari tg o nelle varie trasmissioni da noi mandate in onda”. Anche nelle radio, come è accaduto per esempio a Radio Reporter, si faceva lo stesso: l'editore garantiva all'assessore un'intervista alla settimana e dalla regione piovevano altri appalti. E allora perché Formigoni si espone così tanto? Perché persino il ministro della Difesa, Ignazio Larussa, scende in campo per dire: "Io di Prosperini ho, ho sempre avuto e avrò sempre fiducia"? La sensazione è quella che all'ombra della Madoninna ci si senta davanti alla punta di iceberg. Il caso Prosperini potrebbe essere tutt'altro che isolato. In questi mesi si sono moltiplicati i segnali che dimostrano come la capitale morale d'Italia sia a un passo dal ritornare quella del 1992. Diciassette anni dopo torna ad aleggiare gelido lo spettro di Mani Pulite.
Nelle stanze della Regione non è un mistero per nessuno che sia partita la caccia a fortunati possessori degli orologi (dal valore di molte decine di migliaia di euro ciascuno, per un totale di 6,5 milioni) che il re delle bonifiche, Giuseppe Grossi, ancora in carcere per lo scandalo Zunino-Santa Giulia, ha regalato ai politici a lui più vicini. In giunta si trema poi per la sorte di due assessori: il brianzolo Massimo Ponzoni (Ambiente) e il suo collega varesotto, Massimo Buscemi (Reti e servizi pubblica utilità ). Nessuno dei due risulta indagato (Ponzoni è stato sentito come teste per dieci ore), ma è certo sconcertate scoprire che i due politici pidiellini conducevano affari per molti milioni di euro in società con Rosanna Garibodi, la moglie del potentissimo deputato Pdl, Giancarlo Abelli, finita in manette perché titolare di un conto a Montecarlo sul quale piovevano i soldi di Grossi. Il fatto che i tre, più l'ex assessore regionale all'Innovazione e Artigianato, Giorgio Pozzi, si fossero ritrovati nelle medesime società immobiliari che costruivano palazzi nei nell'hinterland milanese, fa intuire come ormai a Milano la politica sia sempre più una lotta tra comitati di affari. Tutto però viene considerato normale, tutto (se non c'è reato) è regolare. Non per niente a Pavia, dove la Gariboldi era stata nominata assessore provinciale per motivi di famiglia, nessuno nella maggioranza di centro-destra si è stracciato le vesti quando sui giornali, prima dell'arresto,erano uscite le prime notizie sul conto estero, non dichiarato al fisco, di Lady Abelli. Come dire: ha solo evaso il fisco? E chi se ne frega.
Adesso però tocca a Prosperini. "Il Baluardo della Cristianità, il Flagello dei Centri Sociali, il Condottiero del nord", come si definiva l'assessore, uomo simpatico e dalle maniere spicce, spesso chiamato "boss" per telefono dai suoi più stretti collaboratori. Nei suoi interventi televisivi ad ogni ora del giorno e della notte,fino a un paio d'anni fa sempre in compagnia di Carla De Albertis (allora assessore a Milano e oggi finita sotto i riflettori dei pm per una consulenza da 240.000 euro), Prosperini chiedeva leggi durissime contro gli immigrati che vessavano "i poveri e onesti cittadini". E intanto si accompagnava con un'amica russa alla quale faceva avere lavori come hostess nelle fiere della regione. Peccato che - almeno in un caso - la ragazza al lavoro non si presentasse. Tanto che la Guardia di Finanza la sente per telefono dire: "Come è andata al Bit?". "Bene", risponde lui ridendo, "dovresti saperlo no? Te lo avevo detto che non venivi". Il risultato è che la donna incassa mille euro alle spalle dei contribuenti ed è felice. Per Prosperini invece cominciano i problemi. Quando gli investigatori interrogano le sue amiche lui tenta d'incontrarle, un po' per sapere che cosa hanno detto e un po', secondo i giudici, per inquinare le indagini. Ma in fondo per Prosperini queste sono bazzecole. I problemi veri sono altri. Il nodo di tutto è l'Eritrea. Gli italiani lì, a partire da una serie d'imprenditori amici di Paolo Berlusconi, hanno concluso molti affari. Spesso grazie a lui, i "baluardo della cristianità", considerato da regime marxista un vero e proprio ambasciatore. Per questo oggi a preoccuparsi sono in molti.
Tuesday, October 20, 2009
Arrestata Rosanna Gariboldi moglie del deputato PdL Giancarlo Abelli - Bonifica Santa Giulia Milano - SADI - Giuseppe Grossi - Cesarina Ferruzzi
Milano, bonifica area Santa Giulia
arrestata moglie di deputato del Pdl
http://milano.repubblica.it/dettaglio/articolo/1754062
Rosanna Gariboldi, assessore a Pavia, è sposata con Giancarlo Abelli
Cinque nuovi arresti a Milano nell'ambito dell'inchiesta sulla bonifica dell'area Santa Giulia. Destinatari della misura cautelare sono stati, fra gli altri, Rosanna Gariboldi, assessore a Pavia e moglie del parlamentare pdl Giancarlo Abelli, e Giuseppe Grossi, a capo della Sadi, il maggior imprenditore italiano delle bonifiche ambientali di ex aree industriali.
Fra gli arrestati ci sono anche i più stretti collaboratori dell'imprenditore: Cesarina Ferruzzi, Paolo Titta e Maria Ruggero.
Per Grossi e i suoi collaboratori le accuse sono associazione per delinquere finalizzata alla frode fiscale, appropriazione indebita, truffa e riciclaggio.
I quattro sono indagati anche per corruzione.
Rosanna Gariboldi è accusata di concorso in riciclaggio perchè aveva aperto un conto corrente a lei intestato e denominato "Associati" a Montecarlo e sul quale sono transitate tra il 2001 e il 2008 somme in entrata e in uscita provenienti dal gruppo Grossi.Nel febbraio scorso erano stati arrestati nell'ambito dell'inchiesta l'avvocato svizzero Fabrizio Pessina e due ex finanzieri, accusati di aver realizzato fondi neri gonfiando i costi di bonifica dell'area.
(20 ottobre 2009)
http://milano.repubblica.it/dettaglio/articolo/1754062
arrestata moglie di deputato del Pdl
http://milano.repubblica.it/dettaglio/articolo/1754062
Rosanna Gariboldi, assessore a Pavia, è sposata con Giancarlo Abelli
Cinque nuovi arresti a Milano nell'ambito dell'inchiesta sulla bonifica dell'area Santa Giulia. Destinatari della misura cautelare sono stati, fra gli altri, Rosanna Gariboldi, assessore a Pavia e moglie del parlamentare pdl Giancarlo Abelli, e Giuseppe Grossi, a capo della Sadi, il maggior imprenditore italiano delle bonifiche ambientali di ex aree industriali.
Fra gli arrestati ci sono anche i più stretti collaboratori dell'imprenditore: Cesarina Ferruzzi, Paolo Titta e Maria Ruggero.
Per Grossi e i suoi collaboratori le accuse sono associazione per delinquere finalizzata alla frode fiscale, appropriazione indebita, truffa e riciclaggio.
I quattro sono indagati anche per corruzione.
Rosanna Gariboldi è accusata di concorso in riciclaggio perchè aveva aperto un conto corrente a lei intestato e denominato "Associati" a Montecarlo e sul quale sono transitate tra il 2001 e il 2008 somme in entrata e in uscita provenienti dal gruppo Grossi.Nel febbraio scorso erano stati arrestati nell'ambito dell'inchiesta l'avvocato svizzero Fabrizio Pessina e due ex finanzieri, accusati di aver realizzato fondi neri gonfiando i costi di bonifica dell'area.
(20 ottobre 2009)
http://milano.repubblica.it/dettaglio/articolo/1754062
Monday, October 12, 2009
Milva : Berlusconi è un povero folle che non capisce più nulla - Italia insostenibile - ARD -
ROMA (11 ottobre) - La cantante italiana Milva ha definito Silvio Berlusconi «un povero folle che non capisce più nulla», in un programma registrato per la rete televisiva tedesca Ard che andrà in onda domani sera. «Semplicemente, non è intelligente. Pensa di essere migliore degli altri, ma non lo è - ha detto Milva - Ci sono persone che non hanno senso del bene comune, ma che pensano solo ai loro interessi». Milva ha detto che la situazione politica italiana la porta a voler lasciare il Paese: «L'Italia è semplicemente insostenibile. Forse mi stabilirò a Zurigo, a Berlino, o da qualche altra parte in Germania».
http://www.ilmessaggero.it/articolo_app.php?id=22784&sez=HOME_INITALIA&npl=&desc_sez=
http://www.ilmessaggero.it/articolo_app.php?id=22784&sez=HOME_INITALIA&npl=&desc_sez=
Sunday, October 11, 2009
Augusta Montaruli - astro nascente del PDL - giovani pdl - Anno Zero - Travaglio - Predappio - Pinochet - X Mas -
Chi è Augusta "Fascistorum" Montaruli?
di Luigi Nervo
di Luigi Nervo
Dalla città che un tempo si chiamava Augusta Taurinorum arriva Augusta "Fascistorum" Montaruli, l'ultima delle donne del presidente, quella che dovrebbe rappresentare il volto giovane e pulito del centrodestra. La fanciulla, coordinatrice nazionale dei giovani del PDL, è diventata l'emblema dei ragazzi del suo partito per aver "zittito", così dicono loro, Marco Travaglio in diretta ad Annozero, mentre in realtà ha solo coperto la voce del giornalista nel suo mirino urlando senza nemmeno rispondere alle domande che le erano state rivolte. Conosciuta dai suoi sostenitori come "la passionaria del PDL", è già molto nota nell'ambiente universitario torinese e negli uffici della Questura per i suoi anni di militanza in alcuni gruppi giovanili neofascisti e per episodi di violenza a sfondo politico presso l'ateneo piemontese.
"Nooo. Non sono fascista. Sarebbe ridicolo, oggi" aveva detto la Montaruli a un giornalista del quotidiano "La Stampa" nel giugno dello scorso anno. In realtà, prima della svolta normalizzatrice che le ha permesso di entrare nei ranghi del PDL, il suo curriculum registra una lunga attività come coordinatrice di Azione Giovani, organizzazione nata dopo la svolta di Fiuggi su spinta degli storici MSI, Fronte della Gioventù, Fare Fronte, Fronte Universitario e Fronte Nazionale, ma anche del movimento studentesco Fuan nel quale in passato avevano militato alcuni dei presunti responsabili della strage di Bologna. Tutte organizzazioni finanziate con i soldi ricavate dalle tasse universitarie. In questi anni di militanza, orgoglio della Montaruli, ha partecipato a numerosi cortei di neofascisti che giravano per le strade di Torino portando striscioni con svastiche e croci celtiche e ha preso parte anche a dei pellegrinaggi a Predappio, città natale di Mussolini, come si vede in alcune foto dove fa il saluto romano insieme ai suoi compagni di viaggio.
Durante gli anni della militanza aveva anche un sito, ilfronte.org, il cui nome riporta alla mente il terrorismo nero degli anni di piombo, che è stato poi oscurato in vista della svolta normalizzatrice. Nella pagina di presentazione si leggeva: "Sarebbe ipocrita, oltre che scorretto, nascondere la realtà. Ciò non significa tuttavia che il movimento giovanile sia totalmente appiattito sulle posizioni politiche espresse da Fini o dagli altri dirigenti del partito (anzi!). Noi di Azione Giovani Torino rivendichiamo espressamente la nostra autonomia su alcuni temi (come l'ingresso della Turchia in Europa, la lotta a favore del mutuo sociale... Ma potremmo citarne altri!), mantenendo molte delle vecchie tradizioni del Fronte della Gioventù di Torino (da qui il nome del sito ilfronte.org)". In queste poche righe viene delineato in modo chiaro e conciso di cosa si tratta: un movimento di ispirazione fascista, autonomo rispetto al partito politico di riferimento, ma molto vicino alle idee di altri gruppi neofascisti, come per esempio i circoli di Casa Pound. I contenuti del sito poi non lasciavano dubbi: in ogni pagina erano presenti banner con simboli nazisti e i post pubblicati contenevano foto e slogan dei protagonisti del ventennio fascista. Se la Montaruli diceva ad Annozero che la D'addario sarebbe la nuova icona della sinistra, i suoi "eroi", ai quali era dedicata un'intera sezione del sito, erano quelli della X Mas, il corpo militare della Repubblica Sociale Italiana di Salò, e persino Augusto Pinochet. "Lui sì andrebbe preso come simbolo" si leggeva a proposito del tiranno cileno.
La Montaruli si è poi contraddistinta tra i corridoi di Palazzo Nuovo per aver organizzato azioni violente contro i movimenti studenteschi orientati politicamente verso sinistra. Proprio lei, che si lamentava perché è costretta a girare con la scorta, che in verità è composta da energumeni dei movimenti neofascisti, e che sosteneva di non aver potuto dare un esame per colpa delle intimidazioni ricevute, ma a quell'appello non si era proprio iscritta. Con il suo fidanzatino, il picchiatore ben conosciuto dalla Digos Maurizio Marrone, umiliato e schiaffeggiato persino dai suoi camerati di Forza Nuova perché troppo badogliano, si è resa protagonista di diversi episodi di provocazione e ha spesso impedito, per mezzo di intimidazioni, l'attività ai gruppi studenteschi che considera nemici. Una delle ultime azioni violente dei Romeo e Giulietta in camicia nera, nonché una delle più gravi, è quella del marzo di quest'anno quando un gruppo di studenti stava manifestando contro la presenza di movimenti neofascisti negli spazi dell'università, peraltro contraria alla Costituzione (XII disposizione transitoria e legge Mancino). I camerati hanno attaccato i manifestanti, tra i quali erano presenti anche studenti che non appartenevano al Collettivo o all'Onda, e ha dato inizio a una vera e propria battaglia. Uno dei ragazzi è pure finito all'ospedale, secondo testimoni colpito con un pugno proprio da Marrone. La sua colpa? Essere antifascista.
Questa è quindi la vera faccia di Augusta Montaruli: una neofascista che, una volta entrata nei ranghi del PDL sostiene di non esserlo mai stata, ma fino a ieri inneggiava al duce.
Monday, September 21, 2009
3 ottobre 2009 in piazza per la libertà di stampa
Roma, 20.09.2009 di Tonio dell\'Olio
L'editoriale
Il 3 ottobre in piazza per la libertà di stampa
http://www.liberainformazione.org/news.php?newsid=8758
La gente di Libera ha imparato da tempo a leggere negli occhi dei familiari delle vittime di mafia quanto sia drammatica e quanto la morte violenta segni profondamente e indelebilmente. In questo senso abbiamo affinato un codice di lettura e comprensione che ci consente una vicinanza forte e concreta alle famiglie dei militari italiani uccisi a Kabul. Proprio perché il sangue ha lo stesso colore al di là della pelle e della carta d’identità, la stessa vicinanza sentiamo di esprimerla ai familiari di tutte le vittime di quella trappola in cui è stato trasformato l’Afghanistan. Se è vero che è difficile capire le ragione degli altri, non deve diventare altrettanto difficile comprendere il loro dolore. Non è questa né l’ora né la sede di ipotizzare “exit strategy” ma sicuramente diventa utile e importante ritornare con la mente ad alcune coordinate che ci fanno comprendere le ragioni non-giornalistiche e non-propagandistiche della nostra presenza in quella regione. Sarebbe utile ad esempio ricordare che quella guerra fu iniziata dall’aviazione USA l’8 ottobre 2001, prima di qualunque avallo dell’ONU e da una nazione profondamente ferita e turbata dagli attentati di poco meno di un mese prima. Quell’attacco aveva più i contorni di un regolamento di conti che di una soluzione militare. Prima ancora che il diritto internazionale, è il buon senso a suggerirci che le responsabilità devono sempre essere individuate da un’autorità riconosciuta e che la pena deve essere eseguita da una parte terza non coinvolta nella vicenda. Il contrario è la legge della giungla. In ogni caso a voler essere rigorosi, la nazionalità di tutti gli attentatori coinvolti nell’attacco dell’11 settembre è quella saudita. Degli stessi è fin troppo noto il collegamento anche economico con la dinastia dei principi wahabbiti. Ma si sa, l’Arabia Saudita è considerato Paese amico e soprattutto un partner commerciale intoccabile da parte di tutte le nazioni occidentali. L’intervento militare in Afghanistan secondo le dichiarazioni ufficiali aveva il solo scopo di disinnescare la rete di Al Qaeda fortemente sostenuta dal regime dei talebani. Tuttavia non c’è bisogno di essere strateghi militari per comprendere che il terreno afghano ha costituito da sempre un ostacolo insormontabile per tutti gli eserciti di invasione, dall’Impero Britannico all’Unione Sovietica. A distanza di ben 8 anni dall’intervento armato dobbiamo prendere coscienza di una realtà cruda e scomoda: gli spazi di manovra dei talebani così come il consenso attorno a loro, si è ampliato piuttosto che ridursi. C’è da ritenere che viste le condizioni in cui versa la popolazione di quel paese, se avessimo sbilanciato la missione sul piano del sostegno umanitario invece che su quello della presenza militare, avremmo generato consenso e sostegno da parte degli afghani sottraendolo ai fa natici della violenza. Prima che strategico, l’errore è politico: aver contribuito con truppe e mezzi a far crescere il potenziale di violenza e a creare maggiori tensioni e destabilizzazione. I nostri militari caduti sono il tragico risultato di queste scelte. Il 3 ottobre in piazza per rivendicare la libertà di parola bisognerà rendere omaggio a tutte le vittime della guerra in Afghanistan usando parole in grado di smarcarsi dalla propaganda per raccontare i fatti e i responsabili visti con gli occhi delle vittime. È l’unico contributo alla pace che l’informazione può offrire. 3 ottobre in piazza per rivendicare la libertà di parola Con profondo rispetto verso i caduti, nell’espressione di un’autentica, permanente volontà di pace quale condizione indispensabile di una informazione libera e pluralecapace di rappresentare degnamente i valori della convivenza civile, la Federazione Nazionale della Stampa Italiana, ha deciso, d’intesa con le altre organizzazioni aderenti (Cgil, Acli, Arci, Art. 21, Libertà è Giustizia e numerose associazioni sindacali, sociali e culturali), di rinviare ad altra data la manifestazione per la libertà di stampa programmata a Roma per sabato prossimo. In un momento tragico come questo ci stringiamo attoniti accanto ai nostri morti in Afghanistan. Sono mortidell’Italia che paga oggi un pesante tributo nella frontiera della sicurezza internazionale e della lotta al terrorismo. Il nostro rispettoso pensiero va subito ai soldati caduti, alle loro famiglie, alle Forze Armate che, in un Paese martoriato, rappresentano la nostra comunità in ossequio a risoluzioni dell’Onu, in una complicata ricerca di una via di uscita dell’Afghanistan dal terrore verso la democrazia. I giornalisti, che hanno pagato alti prezzi di sangue per il diritto-dovere di informare compiutamente i cittadini su dolorose vicende belliche e del terrorismo in ogni parte del mondo, rinnovando la solidarietà e il cordoglio nei confronti di tutti i caduti e delle loro famiglie, riconfermano l’impegno permanente per un’informazione libera.
L'editoriale
Il 3 ottobre in piazza per la libertà di stampa
http://www.liberainformazione.org/news.php?newsid=8758
La gente di Libera ha imparato da tempo a leggere negli occhi dei familiari delle vittime di mafia quanto sia drammatica e quanto la morte violenta segni profondamente e indelebilmente. In questo senso abbiamo affinato un codice di lettura e comprensione che ci consente una vicinanza forte e concreta alle famiglie dei militari italiani uccisi a Kabul. Proprio perché il sangue ha lo stesso colore al di là della pelle e della carta d’identità, la stessa vicinanza sentiamo di esprimerla ai familiari di tutte le vittime di quella trappola in cui è stato trasformato l’Afghanistan. Se è vero che è difficile capire le ragione degli altri, non deve diventare altrettanto difficile comprendere il loro dolore. Non è questa né l’ora né la sede di ipotizzare “exit strategy” ma sicuramente diventa utile e importante ritornare con la mente ad alcune coordinate che ci fanno comprendere le ragioni non-giornalistiche e non-propagandistiche della nostra presenza in quella regione. Sarebbe utile ad esempio ricordare che quella guerra fu iniziata dall’aviazione USA l’8 ottobre 2001, prima di qualunque avallo dell’ONU e da una nazione profondamente ferita e turbata dagli attentati di poco meno di un mese prima. Quell’attacco aveva più i contorni di un regolamento di conti che di una soluzione militare. Prima ancora che il diritto internazionale, è il buon senso a suggerirci che le responsabilità devono sempre essere individuate da un’autorità riconosciuta e che la pena deve essere eseguita da una parte terza non coinvolta nella vicenda. Il contrario è la legge della giungla. In ogni caso a voler essere rigorosi, la nazionalità di tutti gli attentatori coinvolti nell’attacco dell’11 settembre è quella saudita. Degli stessi è fin troppo noto il collegamento anche economico con la dinastia dei principi wahabbiti. Ma si sa, l’Arabia Saudita è considerato Paese amico e soprattutto un partner commerciale intoccabile da parte di tutte le nazioni occidentali. L’intervento militare in Afghanistan secondo le dichiarazioni ufficiali aveva il solo scopo di disinnescare la rete di Al Qaeda fortemente sostenuta dal regime dei talebani. Tuttavia non c’è bisogno di essere strateghi militari per comprendere che il terreno afghano ha costituito da sempre un ostacolo insormontabile per tutti gli eserciti di invasione, dall’Impero Britannico all’Unione Sovietica. A distanza di ben 8 anni dall’intervento armato dobbiamo prendere coscienza di una realtà cruda e scomoda: gli spazi di manovra dei talebani così come il consenso attorno a loro, si è ampliato piuttosto che ridursi. C’è da ritenere che viste le condizioni in cui versa la popolazione di quel paese, se avessimo sbilanciato la missione sul piano del sostegno umanitario invece che su quello della presenza militare, avremmo generato consenso e sostegno da parte degli afghani sottraendolo ai fa natici della violenza. Prima che strategico, l’errore è politico: aver contribuito con truppe e mezzi a far crescere il potenziale di violenza e a creare maggiori tensioni e destabilizzazione. I nostri militari caduti sono il tragico risultato di queste scelte. Il 3 ottobre in piazza per rivendicare la libertà di parola bisognerà rendere omaggio a tutte le vittime della guerra in Afghanistan usando parole in grado di smarcarsi dalla propaganda per raccontare i fatti e i responsabili visti con gli occhi delle vittime. È l’unico contributo alla pace che l’informazione può offrire. 3 ottobre in piazza per rivendicare la libertà di parola Con profondo rispetto verso i caduti, nell’espressione di un’autentica, permanente volontà di pace quale condizione indispensabile di una informazione libera e pluralecapace di rappresentare degnamente i valori della convivenza civile, la Federazione Nazionale della Stampa Italiana, ha deciso, d’intesa con le altre organizzazioni aderenti (Cgil, Acli, Arci, Art. 21, Libertà è Giustizia e numerose associazioni sindacali, sociali e culturali), di rinviare ad altra data la manifestazione per la libertà di stampa programmata a Roma per sabato prossimo. In un momento tragico come questo ci stringiamo attoniti accanto ai nostri morti in Afghanistan. Sono mortidell’Italia che paga oggi un pesante tributo nella frontiera della sicurezza internazionale e della lotta al terrorismo. Il nostro rispettoso pensiero va subito ai soldati caduti, alle loro famiglie, alle Forze Armate che, in un Paese martoriato, rappresentano la nostra comunità in ossequio a risoluzioni dell’Onu, in una complicata ricerca di una via di uscita dell’Afghanistan dal terrore verso la democrazia. I giornalisti, che hanno pagato alti prezzi di sangue per il diritto-dovere di informare compiutamente i cittadini su dolorose vicende belliche e del terrorismo in ogni parte del mondo, rinnovando la solidarietà e il cordoglio nei confronti di tutti i caduti e delle loro famiglie, riconfermano l’impegno permanente per un’informazione libera.
Anche io ho firmato per la libertà di stampa - Repubblica - Censura - RAI - Siamo tutti farabutti - Berlusconi Rispondi!
Oltre 400mila firme sono state raccolte all'appello dei tre giuristi in favore della libertà di stampa e contro la querela di Silvio Berlusconi nei confronti di Repubblica, 'colpevole' secondo il premier di aver fatto dieci domande retoriche e diffamanti. Un'iniziativa che sta avendo grande successo in vista della manifestazione del 3 ottobre a piazza del Popolo, a Roma.
Tuesday, September 15, 2009
Appeal by three Jurists against Berlusconi attempts at silencing the free press - RAI - Censura - Feltri - Vespa - Berlusconi Rispondi
Appeal by three Jurists
The libel action against “Repubblica” is the last in a long list of attacks against this daily which can only be seen as attempts at silencing the free press, at benumbing public opinion, at removing us from the international information scene and ultimately at making our Country the exception to the rule of Democracy.The questions addressed to our Prime Minister are real questions that have prompted people’s interest not only in Italy but also in the media across the world. If they are considered to be “rhetorical” questions that suggest answers that displease the person to whom they are addressed, then there is only one and very easy way of responding: the reaction should certainly not be that of silencing the people who ask those questions.The response instead is that of intimidating those who exercise the right and duty of “seeking, receiving and imparting information and ideas through any media and regardless of frontiers”, as stated in the 1948 Universal Declaration of Human Rights approved by the Assembly of Nations when memory was still very much alive of the way information degenerated into propaganda under the illiberal and antidemocratic regimes of the 20th century. What is astonishing and worrying is that not only are these initiatives not unanimously stigmatized, but they are not even reported by the media, and that furthermore there are jurists who are even willing to give them legal form, utterly dismissing the harm this will cause to the very seriousness and credibility of the Law.CLICK HERE TO SIGN
The libel action against “Repubblica” is the last in a long list of attacks against this daily which can only be seen as attempts at silencing the free press, at benumbing public opinion, at removing us from the international information scene and ultimately at making our Country the exception to the rule of Democracy.The questions addressed to our Prime Minister are real questions that have prompted people’s interest not only in Italy but also in the media across the world. If they are considered to be “rhetorical” questions that suggest answers that displease the person to whom they are addressed, then there is only one and very easy way of responding: the reaction should certainly not be that of silencing the people who ask those questions.The response instead is that of intimidating those who exercise the right and duty of “seeking, receiving and imparting information and ideas through any media and regardless of frontiers”, as stated in the 1948 Universal Declaration of Human Rights approved by the Assembly of Nations when memory was still very much alive of the way information degenerated into propaganda under the illiberal and antidemocratic regimes of the 20th century. What is astonishing and worrying is that not only are these initiatives not unanimously stigmatized, but they are not even reported by the media, and that furthermore there are jurists who are even willing to give them legal form, utterly dismissing the harm this will cause to the very seriousness and credibility of the Law.CLICK HERE TO SIGN
Monday, September 14, 2009
BERLUSCONI DILEGGIATO DALLA STAMPA ESTERA - premier degli ultimi 150 anni - Le monde - Figaro - El Pais - Censura - Lega Nord -
Molti articoli dopo la conferenza stampa con Zapatero
Su Le Figaro analisi della frattura con Gianfranco Fini
Berlusconi-show, la stampa spagnola attacca
"Un personaggio ormai vicino al ridicolo"
L'ironia di Le Monde: "Il migliore da 150 anni? No, dai tempi di Romolo..."
dal nostro corrispondente ENRICO FRANCESCHINI
http://www.repubblica.it/2009/09/sezioni/politica/berlusconi-divorzio-27/rassegna-12-settembre/rassegna-12-settembre.html
LONDRA - La "smarcatura" di Fini da Berlusconi, le controversie sulla conferenza stampa insieme a Zapatero, le minacce di azioni legali del premier contro "la escort": sono i temi a cui la stampa estera dedica oggi l'attenzione riguardo allo scandalo attorno al nostro presidente del Consiglio. Non senza qualche pesante ironia, come quella di Le Monde: "Berlusconi ha detto nella conferenza stampa di essere il miglior primo ministro degli ultimi 150 anni, cioè dall'unità d'Italia in poi", scrive in un commento l'autorevole quotidiano francese. Ma perché solo degli ultimi 150 anni? Gli italiani sanno che egli è il loro miglior leader da Romolo in poi".
E' un altro quotidiano francese, il Figaro, a mettere l'accento sulle crescenti tensioni tra il premier e il presidente della Camera Gianfranco Fini. In un articolo intitolato "Fini si smarca da Berlusconi", il giornale osserva che le relazioni trai due alleati del Pdl stanno "peggiorando" e che ormai "non passa settimana senza che Fini critichi il primo ministro su immigrazioni, bioetica, rapporti con la giustizia, lotta alla mafia". Il Figaro sottolinea il recente discorso in cui Fini ha criticato la direzione "monocratica" impressa da Berlusconi al Pdl e rileva l'apparente volontà del presidente della Camera di "smarcarsi" non solo dal premier ma pure dalla Lega Nord, a causa delle "posizioni populiste e xenofobe" assunte dal partito di Bossi.
Un'altra dura presa di posizione contro Berlusconi è su El Pais, che già aveva dedicato un editoriale molto critico verso il premier all'indomani della conferenza stampa congiunta con Zapatero. "Nessuna critica è sufficiente vicino al ridicolo che questo personaggio rappresenta per l'Unione Europea ogni volta che parla in pubblico", scrive il più importante quotidiano di Spagna. "Ma la cosa più grave non è il suo machismo, bensì il fatto che per la prima volta nella storia della Ue sotto la sua leadership in Italia vengono perseguitati gli immigrati. Per il momento la Ue tace, dimenticando che le posizioni xenofobe di Haider in Austria provocarono dure condanne e ritiro di diplomatici da Vienna per protesta".
El Pais dedica vari articoli anche alla visita di Zapatero in Italia, soffermandosi in particolare sul fatto che il premier spagnolo si è brevemente recato, su invito di Berlusconi, a Villa Certosa, la villa del presidente del Consiglio italiano in Sardegna, teatro dei party con donne in topless e delle fotografie di cui Berlusconi ha ottenuto il divieto di pubblicazione in Italia ma che proprio El Pais ha pubblicato in Spagna. I portavoce di Zapatero, scrive il quotidiano spagnolo, hanno spiegato che egli è andato a Villa Certosa solo per "ragioni di cortesia", le stesse ragioni che lo hanno obbligato a evitare un "conflitto diplomatico" durante la conferenza stampa quando Berlusconi parlava delle donne. "Tutto il mondo conosce la mia opinione sull'uguaglianza dei sessi", è la frase dello stesso Zapatero riportata dal Pais, "ma il rispetto istituzionale mi ha obbligato a essere prudente".
I portavoce del leader spagnolo aggiungono che sarebbe stato senza precedenti rifiutare l'invito a Villa Certosa, perché è consuetudine che nelle visite si accetti l'agenda proposta dal padrone di casa. Ciononostante, sia El Pais che El Mundo sottolineano che la pur breve presenza di Zapatero a Villa Certosa è stata "sfruttata" dal Giornale, il quotidiano "di famiglia" di Berlusconi, per attaccare la sinistra italiana: come dire che se uno dei leader della sinistra europea non trova sconveniente andare sul luogo delle feste contestate a Berlusconi, la sinistra italiana dovrebbe stare zitta. El Pais, in particolare, critica in un breve corsivo anche il commento estemporaneo fatto da Zapatero durante la conferenza stampa, quando Berlusconi si è interrotto per un attimo nella sua lunga risposta al corrispondente del quotidiano spagnolo e si è scusato con Zapatero, il quale ha risposto, "no, è interessante". La parola scelta dal premier spagnolo sconcerta El Pais. "Interessante? Era il termine giusto?"
Tra gli altri commenti e servizi della stampa internazionale di stamani sono da segnalare un articolo di El Periodico sul "rischio" rappresentato da Berlusconi e dalla sua "tattica a base di minacce"; uno del Times di Londra, sulla reazione di Bossi secondo cui sarebbe stata la mafia a organizzare lo scandalo di sesso che coinvolge Berlusconi; uno del Daily Telegraph, sulla "minaccia di azioni legali" lanciata da Berlusconi apparentemente contro Patrizia D'Addario, accusata di avere "danneggiato la sua reputazione sostenendo di avere fatto sesso con lui"; e uno del francese Liberation, che parla di "Repubblica", definito "un quotidiano che non abdica dal denunciare le menzogne del Cavaliere, nonostante i suoi colpi bassi".
(12 settembre 2009)
http://www.repubblica.it/2009/09/sezioni/politica/berlusconi-divorzio-27/rassegna-12-settembre/rassegna-12-settembre.html
alessandra amoroso , bettarini simona ventura, juventus diego moggi fini xfactor amici mediaset premium
Su Le Figaro analisi della frattura con Gianfranco Fini
Berlusconi-show, la stampa spagnola attacca
"Un personaggio ormai vicino al ridicolo"
L'ironia di Le Monde: "Il migliore da 150 anni? No, dai tempi di Romolo..."
dal nostro corrispondente ENRICO FRANCESCHINI
http://www.repubblica.it/2009/09/sezioni/politica/berlusconi-divorzio-27/rassegna-12-settembre/rassegna-12-settembre.html
LONDRA - La "smarcatura" di Fini da Berlusconi, le controversie sulla conferenza stampa insieme a Zapatero, le minacce di azioni legali del premier contro "la escort": sono i temi a cui la stampa estera dedica oggi l'attenzione riguardo allo scandalo attorno al nostro presidente del Consiglio. Non senza qualche pesante ironia, come quella di Le Monde: "Berlusconi ha detto nella conferenza stampa di essere il miglior primo ministro degli ultimi 150 anni, cioè dall'unità d'Italia in poi", scrive in un commento l'autorevole quotidiano francese. Ma perché solo degli ultimi 150 anni? Gli italiani sanno che egli è il loro miglior leader da Romolo in poi".
E' un altro quotidiano francese, il Figaro, a mettere l'accento sulle crescenti tensioni tra il premier e il presidente della Camera Gianfranco Fini. In un articolo intitolato "Fini si smarca da Berlusconi", il giornale osserva che le relazioni trai due alleati del Pdl stanno "peggiorando" e che ormai "non passa settimana senza che Fini critichi il primo ministro su immigrazioni, bioetica, rapporti con la giustizia, lotta alla mafia". Il Figaro sottolinea il recente discorso in cui Fini ha criticato la direzione "monocratica" impressa da Berlusconi al Pdl e rileva l'apparente volontà del presidente della Camera di "smarcarsi" non solo dal premier ma pure dalla Lega Nord, a causa delle "posizioni populiste e xenofobe" assunte dal partito di Bossi.
Un'altra dura presa di posizione contro Berlusconi è su El Pais, che già aveva dedicato un editoriale molto critico verso il premier all'indomani della conferenza stampa congiunta con Zapatero. "Nessuna critica è sufficiente vicino al ridicolo che questo personaggio rappresenta per l'Unione Europea ogni volta che parla in pubblico", scrive il più importante quotidiano di Spagna. "Ma la cosa più grave non è il suo machismo, bensì il fatto che per la prima volta nella storia della Ue sotto la sua leadership in Italia vengono perseguitati gli immigrati. Per il momento la Ue tace, dimenticando che le posizioni xenofobe di Haider in Austria provocarono dure condanne e ritiro di diplomatici da Vienna per protesta".
El Pais dedica vari articoli anche alla visita di Zapatero in Italia, soffermandosi in particolare sul fatto che il premier spagnolo si è brevemente recato, su invito di Berlusconi, a Villa Certosa, la villa del presidente del Consiglio italiano in Sardegna, teatro dei party con donne in topless e delle fotografie di cui Berlusconi ha ottenuto il divieto di pubblicazione in Italia ma che proprio El Pais ha pubblicato in Spagna. I portavoce di Zapatero, scrive il quotidiano spagnolo, hanno spiegato che egli è andato a Villa Certosa solo per "ragioni di cortesia", le stesse ragioni che lo hanno obbligato a evitare un "conflitto diplomatico" durante la conferenza stampa quando Berlusconi parlava delle donne. "Tutto il mondo conosce la mia opinione sull'uguaglianza dei sessi", è la frase dello stesso Zapatero riportata dal Pais, "ma il rispetto istituzionale mi ha obbligato a essere prudente".
I portavoce del leader spagnolo aggiungono che sarebbe stato senza precedenti rifiutare l'invito a Villa Certosa, perché è consuetudine che nelle visite si accetti l'agenda proposta dal padrone di casa. Ciononostante, sia El Pais che El Mundo sottolineano che la pur breve presenza di Zapatero a Villa Certosa è stata "sfruttata" dal Giornale, il quotidiano "di famiglia" di Berlusconi, per attaccare la sinistra italiana: come dire che se uno dei leader della sinistra europea non trova sconveniente andare sul luogo delle feste contestate a Berlusconi, la sinistra italiana dovrebbe stare zitta. El Pais, in particolare, critica in un breve corsivo anche il commento estemporaneo fatto da Zapatero durante la conferenza stampa, quando Berlusconi si è interrotto per un attimo nella sua lunga risposta al corrispondente del quotidiano spagnolo e si è scusato con Zapatero, il quale ha risposto, "no, è interessante". La parola scelta dal premier spagnolo sconcerta El Pais. "Interessante? Era il termine giusto?"
Tra gli altri commenti e servizi della stampa internazionale di stamani sono da segnalare un articolo di El Periodico sul "rischio" rappresentato da Berlusconi e dalla sua "tattica a base di minacce"; uno del Times di Londra, sulla reazione di Bossi secondo cui sarebbe stata la mafia a organizzare lo scandalo di sesso che coinvolge Berlusconi; uno del Daily Telegraph, sulla "minaccia di azioni legali" lanciata da Berlusconi apparentemente contro Patrizia D'Addario, accusata di avere "danneggiato la sua reputazione sostenendo di avere fatto sesso con lui"; e uno del francese Liberation, che parla di "Repubblica", definito "un quotidiano che non abdica dal denunciare le menzogne del Cavaliere, nonostante i suoi colpi bassi".
(12 settembre 2009)
http://www.repubblica.it/2009/09/sezioni/politica/berlusconi-divorzio-27/rassegna-12-settembre/rassegna-12-settembre.html
alessandra amoroso , bettarini simona ventura, juventus diego moggi fini xfactor amici mediaset premium
VIDEOCRACY - BERLUSCONI - NOEMI LETIZIA - CARFAGNA - CINEMA - CENSURA - PATRIZIA D'ADDARIO
La rai non mostra il trailer di Videocracy e noi ce lo pubblicizziamo da soli perchè siamo stufi di una televisione che decide la nostra cultura!
INVIA LA RICHIESTA DI ISCRIZIONE A TUTTI I TUOI CONTATTI E RECUPERIAMO LA PUBBLICITA' NON FATTA DA RAI E MEDIASET!
Sinossi (da CinemaItaliano.info):
Erik Gandini vive in Svezia ma è nato e cresciuto in Italia. Con Videocracy, torna nel suo paese d’origine, per raccontare dall’interno le conseguenze di un esperimento televisivo che gli italiani subiscono da trenta anni. E riesce a ottenere l’accesso esclusivo alle sfere più potenti, rivelando una storia significativa, derivata dalla spaventosa realtà della televisione italiana, un paese in cui il passaggio da showgirl a Ministro per le Pari Opportunità è puramente naturale
Friday, August 07, 2009
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