Tuesday, May 27, 2008

Marco Travaglio diretta su www.beppegrillo.it - testo . Alberoni - ICI - Ponte sullo stretto

Riporto di seguito la trascrizione della diretta video di Marco Travaglio del 26 maggio 2008 sul sito http://www.beppegrillo.it/


"Volete farvi quattro risate? Leggete Francesco Alberoni - sociologo del nulla, scalatore delle discese, esperto dell'ovvio - sul Corriere di oggi. Sulla prima pagina del Corriere, dove una volta scriveva Pasolini; oggi Alberoni. Dice Alberoni: "Sono convinto che l'Italia si riprenderà rapidamente. Prima di quanto tutti credano. E si riprenderà perché finalmente ha riacquistato il senso della realtà. Oggi tutti chiedono sicurezza, vogliono i termovalorizzatori, trovano giusto che il capo del Governo si incontri con il capo dell'opposizione, condannano i minorenni che stuprano o uccidono le adolescenti - (prima invece eravamo tutti solidali con gli stupratori) - e accettano che un ministro proponga che i funzionari che non lavorano possano venire licenziati. I giornali e la televisione cominciano a descrivere oggettivamente i fatti di cronaca nera, di corruzione e di povertà, senza ubriacarci con cento pareri politico-ideologici". - (È bastato che Berlusconi vincesse le elezioni, guardate quanti miracoli in due settimane) - "La gente può riflettere e giudicare con la sua testa, usare il suo buon senso. Naturalmente ci sono personaggi che non hanno ancora capito che la società è cambiata e si comportano come quei giapponesi che, a guerra finita, continuano a combattere. Ma spariranno." Parola di Francesco Alberoni. Insomma, il titolo è "Il Paese sta riconquistando il senso della realtà". E vediamo subito qualche esempio di questo riconquistato senso della realtà. Per esempio l'abolizione dell'ICI. Che peraltro, per le case più modeste, era stata già abolita prima. Ma quelli che l'avevano abolita non ce lo avevano nemmeno raccontato, perché non sapevano comunicare. Bene, adesso l'hanno abolita anche per i ricchi e dicono di voler fare il federalismo fiscale. In realtà non c'è tassa più federale di una tassa comunale come l'ICI, che essendo basata sul patrimonio e non sul reddito, costringeva a pagare un po' di tasse anche quelli che sul reddito evadono completamente o parzialmente. E soprattutto era il polmone che finanziava i comuni. Cioè era la tassa più federale che si potesse immaginare. I federalisti l'hanno cancellata e adesso ci diranno che vivremo tutti in un mondo migliore perché risparmieremo tutti un sacco di soldi. In realtà non è vero niente, perché se sparisce l'ICI si aprono voragini nei bilanci dei comuni. Il governo ha già detto che rimborserà i comuni dei mancati introiti dell'ICI e che cosa farà? Aumenterà altre tasse per ripianare. Cioè, non pagheremo più una tassa che si chiama ICI, ma ne pagheremo un'altra che si chiamerà "rimborso dell'ICI". Al comune di Palermo, in questi giorni, hanno circa raddoppiato l'IRPEF e il comune di Palermo è una delle avanguardie di questo nuovo modo di fare il federalismo fiscale fregando la gente. Detassazione degli straordinari. Altra grandissima conquista. E tutti ci credono. E tutti ne discutono. In realtà, come spiegava ieri Scalfari su Repubblica, ci sarà semplicemente uno spostamento nei salari dalla parte fissa alla parte variabile in modo da poter pagare e incassare, diciamo, nella quota che sarà detassata, e questo aumenterà l'elusione e l'evasione fiscale. In ogni caso la detassazione degli straordinari non riguarda gli statali, cioè per esempio le forze dell'ordine, che sono pagate pochissimo e che fanno un lavoro molto spesso difficile non avranno alcun beneficio. Inoltre non saranno coinvolte praticamente le donne, perché le donne di rado fanno straordinari. Non emergerà il nero, perché le aziende in nero continueranno a pagare in nero senza i contributi e senza pagare le tasse. Ci sarà un effetto che bloccherà ancora di più le assunzioni e farà ancora di più ricorso al precariato e agli straordinari di quelli che sono già assunti...

Altro annuncio che non ha nessuna attinenza con i fatti. Il grande risparmio che avremo con la rinegoziazione dei mutui. In realtà, come le associazioni dei consumatori hanno già dimostrato, tornare al tasso fisso del 2006 e rinegoziare i mutui non significherà che risparmieremo, significherà che pagheremo rate per più tempo e quindi alla fine il nostro mutuo ci costerà molto di più di quello che ci costa adesso. Le banche non fanno niente in perdita, quindi ci guadagneranno. Solo che pagheremo a lunga scadenza e non ce ne renderemo conto. Forse qualcuno si farà anche l'idea di avere risparmiato mentre gli viene prelevato qualche centinaio, migliaio di euro di più dalle tasche.L'annuncio del nucleare: "Avremo quattro nuove centrali nucleari". Nessuno fa caso al fatto che le avremo forse fra quindici anni, che quando nasceranno saranno già vecchie o morte perché useranno tecnologie di terza generazione mentre in tutto il mondo si sta già parlando della quarta generazione. Non si sa dove mettere le scorie. Perché noi le riforme le facciamo a costo zero, senza prevedere le conseguenze di quello che facciamo. Tutto ciò ammesso e non concesso che poi queste centrali nascano perché pare che costino circa 30 miliardi, che ci daranno un'energia costosissima e assolutamente fuori mercato e alla fine, se anche nascessero, coprirebbero il 7% del nostro fabbisogno energetico. Insomma, un altro annuncio buttato all'aria che tutti prendono sul serio, ma che probabilmente non si realizzerà. È tutto finto. Tutto finto, come il ponte. Il Ponte sullo Stretto, che ancora una volta viene rilanciato per buttare un po' di soldi in progettazione e in opere preparatorie e che poi non si sa nemmeno se starà in piedi, ma possiamo tranquillamente dirci - così inter nos - che il ponte non ci sarà mai. Servirà semplicemente a buttare dell'altro denaro pubblico. Del resto, a vincere l'appalto è stata l'Impregilo, quella che si è comportata così bene nel non smaltimento dei rifiuti a Napoli. Infine, apoteosi della ricomparsa dei fatti, come ci racconta il professor Alberoni: il reato di clandestinità per gli immigrati, che dovrà garantire grande sicurezza ai cittadini italiani, perché finalmente adotterà la linea dura nei confronti di chi circola per l'Italia senza i documenti e il permesso di soggiorno. Non lo dico io, perché io sono un noto mascalzone, uno di quei giapponesi che sono destinati a sparire, secondo il prof. Alberoni. Ma lo dicono il professor Valerio Onida, che è l'ex presidente della Corte Costituzionale e, il giudice, procuratore aggiunto di Torino, Bruno Tinti, in un articolo che abbiamo pubblicato nel blog www.voglioscendere.it e in un altro articolo che oggi sta su La Stampa di Torino. Bene, che cosa dicono? Che il reato di clandestinità di cui tutti parlano, discutono, si accapigliano, si dividono, pro/contro, ecc. in realtà non esiste. È stato annunciato, ma nell’articolato di legge che è stato presentato da Maroni e dal governo Berlusconi non c'è il reato di clandestinità, cioè di permanenza clandestina in Italia. Ce n'è un altro che sembra la stessa la cosa ma è completamente diverso. Dice l'articolo incriminato: "Ingresso illegale nel territorio dello Stato. Lo straniero che fa ingresso nel territorio dello Stato in violazione delle disposizioni della legge Bossi-Fini è punito con la reclusione da 6 mesi a 4 anni e deve essere obbligatoriamente arrestato e processato per direttissima." Intanto non sarà mai processato per direttissima perché per le direttissime nei tribunali sono intasate per reati ben più gravi, tipo spaccio di droga, tipo omicidi ecc. e poi soprattutto non prevede la presenza sul territorio. Prevede l'ingresso da uno Stato straniero all'Italia. Che cosa vuol dire l'ingresso? Che, o lo prendi mentre entra, l'immigrato, e allora non si vede per quale motivi lo devi arrestare e processare andando a intasare la macchina della giustizia: lo respingi direttamente alla frontiera. Basta la polizia. Basta la guardia di frontiera. Non c'è bisogno che intervengano la magistratura, gli avvocati, gli interpreti, i cancellieri, ecc. Se lo prendi mentre entra, lo rimandi indietro. Viceversa, se lo trovi già mezz'ora dopo che è entrato, come fai a sapere che è entrato dopo l'entrata in vigore di questa legge, e che quindi ha commesso il reato? Perché naturalmente il reato è nuovo e si applica solo da oggi in poi, non può essere applicato retroattivamente. Lui naturalmente non avendo un bollino di ingresso sulla pelle, per fortuna, potrà raccontare di essere entrato in Italia, un mese fa, 6 mesi fa, 2 anni fa, quando non era ancora reato entrare clandestinamente in Italia. E quindi che cosa succederà? Che non sarà né processato, né arrestato, né condannato. Semplicemente gli verrà detto di andarsene. Lui non se ne andrà perché o il Paese d’origine non lo vuole, visto che non si riesce a dimostrare che lui arrivi proprio da lì, oppure non se ne andrà perché gli dicono di andarsene e lui non ha i mezzi per pagarsi il biglietto aereo per tornarsene al suo Paese, dovrebbe pagarglielo una questura, o una prefettura ma come è noto non hanno i mezzo per finanziare tutti quelli che se ne devono andare. E quindi resterà qua a ingrossare le schiere dei clandestini che molto spesso sono semplici irregolari perché poi lavorano cono l'unica differenza che appunto sono al nero. Ecco questo è un esempio tipico di come si fa a prendere in giro la gente raccontandole una cosa che non esiste ma dando degli annunci altisonanti usando delle parole molto feroci in modo che la gente si senta rassicurata. "Tolleranza zero", "Reato di clandestinità". Il reato di clandestinità non esiste. Esiste un reato impossibile da provare perché è difficilissimo prendere l'immigrato nel momento stesso in cui immigra nel nostro Paese. È l'effetto placebo per i gonzi, per coloro che non leggono le leggi ma ne parlano. E questo riguarda molti politici di destra e di sinistra che hanno esultato o che hanno maledetto questa legge senza mai andare a vedere che cosa succede. Lo hanno fatto l'ex presidente della Corte Costituzionale e il giudice Tinti e ne hanno ricavato l'impressione che non cambierà nulla se non aggravare un po’ la macchina della giustizia che è già al collasso. Berlusconi da questo punto di vista è un maestro. Lui ogni giorno prende un lepre e la lancia essendo sicuro che tutti andranno all’inseguimento della lepre senza rendersi conto che è un'ombra, che la lepre è un miraggio. È un incantesimo. E intanto lui ci guadagna anche se non risolve nessuno dei problemi. Ma continua a fare spot, continua a fare annunci e la gente, compreso il povero Alberoni, scambia lo spot per la realtà.Ecco, se molti mi chiedono che cosa dobbiamo fare, che cosa possiamo fare: informarci. Quando uno si informa è molto più difficile prenderlo per il culo."

Tuesday, May 20, 2008

Oggi alle ore 14.00 Marco Travaglio ha inaugurato la rubrica "passaparola", il suo appuntamento settimanale col blog www.beppegrillo.it
Riporto di seguito la trascrizione della diretta video.

"Buongiorno a tutti. Iniziamo questo appuntamento settimanale. Sono un po' inesperto in questa materia e quindi spero che la cosa venga bene, ma verrà meglio nelle prossime settimane. Io vorrei sfogliare con voi i giornali della settimana per mostrare quali sono i problemi che affliggono l'informazione dei quali tutti noi, tutti voi credo, siamo molto preoccupati. Parto da un caso che mi ha coinvolto ma che, in realtà, non è il mio caso: si chiama "caso Schifani" anche se molti l'hanno chiamato "caso Travaglio". Dieci giorni fa sono stato da Fabio Fazio a raccontare alcune cose già presenti in alcuni libri mai querelati e in alcuni articoli querelati da Schifani che però ha perso la causa perché un giudice ha stabilito che tutto quello che aveva scritto di lui l'Espresso era sostanzialmente vero, non c'era alcuna diffamazione. Quella sera, come già mi era capitato sette anni fa quando ero andato a presentare un altro libro nelle stesse identiche condizioni da Daniele Luttazzi, è intervenuta la prima gallina che fa l'uovo, sempre in questi casi, cioè l'allora ministro e ora capogruppo del Popolo della Libertà provvisoria Maurizio Gasparri il quale ha dichiarato che ci sarebbero state delle conseguenze politiche. Per un attimo mi sono domandato "fanno dimettere Schifani?", in realtà volevano far dimettere me da non so cosa e far cacciare tutti i capi possibili e immaginabili della Rai come se io avessi chiesto il permesso o addirittura avessi ricevuto ordini dai capi della Rai, figuriamoci, per dire quelle cose. Mi ha molto colpito il fatto che tra i più solerti a intervenire contro il fatto che avessi raccontato una cosa vera, documentata e già nota, c'è stato il direttore di Rai3 Paolo Ruffini, già noto per aver collaborato alla chiusura del programma di Sabina Guzzanti "Raiot" - anche lì perchè si dicevano troppe cose vere tutte insieme. Ha dichiarato che ho "gratuitamente offeso la seconda carica dello Stato". Effettivamente era gratis, perché nessuno mi ha pagato per farlo. In realtà, Ruffini ha un conflitto di interessi quando parla di Schifani. Forse nessuno, o pochi, lo sanno ma Paolo Ruffini non è [solo] omonimo dell'ex ministro democristiano e dell'ex Cardinale di una certa Palermo anni Settanta: è il figlio del ministro e il nipote del Cardinale. Ma di più: la mamma del direttore di Rai3 Ruffini è la sorella dell'On. La Loggia che non è omonimo dell'attuale parlamentare di Forza Italia (che era socio di Schifani e di Nino Mandalà, poi condannato per mafia, nella famosa società Siculabroker tra la fine degli anni Settanta e la fine degli anni Ottanta): è proprio lui! Praticamente, Ruffini è il nipote di La Loggia. Quindi, le storie della Siculabroker gli basterebbe fare un giro di opinioni in famiglia per conoscerle...
E quando afferma che io non posso raccontarle in televisione... diciamo che sta dicendo che non dovrei rinvangare certe storie di famiglia. Della sua famiglia. Si chiama conflitto di interessi, anche se in questo caso Berlusconi non c'entra, ma nessuno l'ha fatto notare. Pazienza! Meglio sapere con chi si ha a che fare, chi parla e chi dirige la rete progressista della Rai; poi ci sono anche le reti dirette dal centrodestra. A quel punto cos'è successo? Nessuno ha chiesto a Schifani conto e ragione di quello che è nei documenti ma, in compenso, hanno cominciato a chiedere conto a me di una serie di cose che peraltro non ho mai fatto. Per esempio, l'ottimo giornalista di "Repubblica" D'Avanzo ha addirittura insinuato in un articolo mellifluo che io mi fossi fatto pagare le vacanze estive del 2002 o del 2003 da un signore che è stato poi condannato per mafia e che io non ho mai visto, né conosciuto, né sentito nominare. Poi, però, ha scritto "chi potrebbe credere a questa cosa?". Forse è il primo caso di un giornalista che nella riga sopra scrive una notizia e in quella sotto "ma nessuno ci crede!". Ma se nessuno ci crede perché la scrivi? Perché non la verifichi? Perché non fai il tuo mestiere? Pazienza, ma questo ha portato a parlare di me e delle mie vacanze invece di parlare delle società e delle consulenze urbanistiche del presidente del Senato. Consulenze urbanistiche che, guarda caso, sono state commissionate a Schifani dal comune di Villabate, uno dei comuni più infiltrati dalla mafia, e proprio da quel Nino Mandalà che proprio quindici-vent'anni prima sedeva nella stessa società di brokeraggio con Schifani e La Loggia. Comune che poi è stato sciolto due volte per mafia, per cui Schifani non ha potuto portare a termine il suo lavoro a proposito del Piano Regolatore che secondo il presidente del Consiglio Comunale di Villabate, Francesco Campanella attualmente in carcere e pentito, Schifani e La Loggia avevano concordato direttamente con il boss. Altra lezione di D'Avanzo: come fai ad accusare della gente di aver avuto rapporti, anche d'affari, [con queste persone] prima della loro incriminazione e della loro condanna? Uno non diventa mafioso il giorno in cui lo condannano per mafia o lo arrestano. Di solito è mafioso fin dalla più tenera età, è difficile la vocazione adulta nella mafia. Ti reclutano da giovane. Chi sta a Palermo e si mette in società con certe persone dovrebbe prima informarsi di chi siano. Chi accetta consulenze da un comune pesantemente infiltrato dalla mafia non può dire "non lo sapevo". Prima di lavorare in certi ambienti devi prendere informazioni, e su Mandalà le informazioni in loco erano piuttosto copiose. I magistrati, quando arrivano, sono sempre gli ultimi a sapere, un po' come i cornuti. Negli ambienti politici - lo diceva già Paolo Borsellino ma anche Giuseppe Aiala nel suo ultimo libro - chi ha certi rapporti lo si viene a sapere ben prima che la magistratura lo possa mettere nero su bianco. Altrimenti oggi dovremmo dire che Al Capone non era un mafioso. Al Capone non è mai stato condannato per mafia ma solo per evasione fiscale. Dovremmo definire Al Capone il "noto evasore fiscale italo-americano", secondo il metodo D'Avanzo. Ma andiamo avanti, non voglio parlare troppo di questo caso ma dei giornali, di come titolano i loro articoli e di quello che scrivono nei loro articoli. Naturalmente, la fonte che D'Avanzo indicava, cioè l'avvocato di questo Aiello che avrebbe detto di avermi pagato le vacanze, ha scritto a D'Avanzo una letterina su Repubblica in cui diceva "io non posso essere la sua fonte perché non l'ho mai sentita ne vista". La risposta di D'Avanzo non è stata "chiedo scusa, mi sono sbagliato, era una balla". Non ce n'è uno che si prenda la responsabilità di aver detto questa balla. Nessuno lo sa. La risposta di D'Avanzo sono due righe, uno vera lezione di giornalismo: "Il ricordo di Michele Aiello - cioè il ricordo che mi aveva pagato le vacanze, che non è vero - è stato raccolto da fonti vicine all'inchiesta". "Fonti vicine all'inchiesta". Tenete presenti queste parole, sono tutte espressioni nuove, neologismi che vengono fuori per l'occasione. "Fonti vicine all'inchiesta". Non si sa chi l'ha detto, sentito, riferito. "Fonti vicine all'inchiesta". Fonti purissime... Il Riformista: "Travaglio si discolpa su Repubblica: 'Ho pagato io quella vacanza'". Il titolo è già interessante: "si discolpa". Ma di che? Io non mi discolpo di niente, non ho fatto niente! Ho raccontato le mie vacanze proprio perché non ho niente da nascondere, mentre a dieci giorni da "Che tempo che fa" l'unico che non ha ancora spiegato è il presidente del Senato. Anche perché spontaneamente non lo farà mai. Ci vorrebbe un giornalista che gli mettesse un microfono sotto il naso e gli facesse la domanda sulla Siculabroker, sul comune di Villabate e sulle sue consulenze. Ma purtroppo non è accaduto. L'unico che gli ha messo sotto il naso il microfono è stato un giornalista del TG1 che, sdraiato carponi, gli ha chiesto: "Presidente, come agevolare il dialogo tra destra e sinistra?". Il presidente, naturalmente, ha risposto che il dialogo è importante. Meglio del dialogo che ha visto in questi giorni: è stato baciato da Anna Finocchiaro con grande trasporto. Non se lo poteva immaginare. Seconda domanda: "Anna Finocchiaro l'ha difesa, è contento?" Fine dell'intervista. Nessuna domanda. Che risponda lui a domande che nessuno gli fa sarebbe abbastanza impensabile, infatti questo è l'unico Paese in cui uno che ha avuto certi rapporti e ha certi particolari biografici può diventare, di fatto, il vicepresidente della Repubblica in quanto seconda carica dello Stato. En passant cito Il Giornale, che invece di parlare di Schifani parla di me in un articolo pieno di balle. A un certo punto c'è scritto che io avrei una rubrica settimanale su Repubblica Torino, ed è vero, in cui rispondo alle lettere "con il vezzo di un autoritratto firmato dal disegnatore Mannelli". Ma come faccio ad avere un autoritratto firmato da un disegnatore che non sono io? Quello si chiama ritratto, l'autoritratto è quello che mi faccio io! Non si sa più nemmeno che parole usare, in certi casi. Si usano parole completamente fasulle. A questo punto che succede? Le nebbie si diradano, si viene a scoprire che anche la storia delle mie vacanze è una balla, nessuno chiede scusa - anzi si scrive "fonti vicine all'inchiesta" - e partono tutte le procedure legali per cercare di tappare la bocca o a chi ha ospitato o a chi ha raccontato questi fatti. Partono le solite authority, i soliti consigli di amministrazioni, le solite commissioni parlamentari di vigilanza. Tutti organismi politici dove ci sono dentro D'Alema, Fassino, Berlusconi, Fini, Mastella, travestiti tramite i loro emissari, che aprono pratiche, minacciano sanzioni, annunciano codici. Addirittura denunciano violazioni che nessuno ha mai commesso perché i codici li conoscono soltanto loro e le regole le conoscono soltanto loro. Io personalmente una regola conosco: verificare se una cosa è vera, accertarmi se sia interessante. Se è vera ed interessante, dirla. L'unica regola che conosco è che non bisogna violare il codice penale. Qualcuno ritiene che l'abbia violato? Lo dimostri in Tribunale. Qualcuno ritiene di avere qualcosa da rispondere? Risponda. Non ho sentito nessuna risposta, solo tante parole al vento. Segnatevi anche questa: contraddittorio. Fabio Fazio è l'intervistatore, io l'intervistato. La cosa accade tutti i sabati e le domeniche sera, si chiama intervista. Prevede che uno faccia le domande e l'altro dia le risposte. In questo caso hanno detto che ci voleva il contraddittorio, una terza persona - non so, la Finocchiaro o Schifani sotto la poltrona - che sbuca fuori per dire di starmi zitto o che sto raccontando balle. Ma questo non è mai avvenuto in nessuna intervista! Tra l'altro al presidente del Senato non mancano i mezzi, basta che faccia un gesto e si ritrova tutte le telecamere ai suoi piedi pronte a riferire qualunque sospiro esca dalla sua bocca. Perfino quando annuncia una lotta solenne e feroce alla mafia, che verrebbe anche meglio se uno non fosse socio dei mafiosi, ma non si può avere tutto dalla vita. La cosa che più mi ha fatto piacere è che questa manovra per screditare chi racconta i fatti non è andata a buon fine: chi riesce a conquistarsi una credibilità col proprio lavoro, con la propria serietà, alla fine ottiene quei famosi riconoscimenti dal basso di cui parlava Enzo Biagi, che sono incompatibili con i riconoscimenti dall'alto. Si deve scegliere: se li vuoi dal basso non li avrai dall'alto, e viceversa. Quindi, svanita la manovra, mi rimangono alcuni messaggi che mi sono appuntato. Uno viene da un mio amico che lavora alla Rai a Londra il quale mi ricordava che, a differenza che nella sua azienda, in Inghilterra quando un giornalista del servizio pubblico, la BBC, viene attaccato succede esattamente il contrario di quanto accade in Italia. Nel 2004 alcuni giornalisti della BBC fecero emergere il dossier Irak, cioè il dossier di bugie organizzate dal governo Blair d'intesa col governo Bush per mentire ai popoli occidentali, raccontare le balle delle armi di distruzione di massa mai trovate e dei rapporti tra Bin Laden e Saddam Hussein che non esistono. Quando andò in onda questo scoop il governo attaccò questi giornalisti. Bene, il presidente e il direttore generale della BBC, servizio pubblico radiotelevisivo pagato con i soldi degli inglesi, anziché prendersela con i giornalisti che li avevano messi in difficoltà con i loro scoop sul governo, si dimisero per difendere i loro cronisti. Da noi avete visto cos'hanno fatto i vertici della Rai, hanno detto che io avevo fatto qualcosa di inqualificabile, evidentemente perché non sono abituati a sentir raccontare la verità mentre quando vedono uno scendiletto che mette il microfono sotto il naso del presidente Schifani per chiedergli come agevolare il dialogo... beh quello gli piace, gli sembra un'intervista vera. Lì non chiedono il contraddittorio e neanche le domande! E' una questione di abitudine. Quando parlano di BBC, se la guardassero almeno un paio di secondi al giorno per capire così un servizio pubblico radiotelevisivo. Altra cosa che mi ha fatto piacere è che molti mi hanno mandato delle citazioni, delle frasi, degli articoli e persino dei detti. Vorrei concludere con un detto catalano che una studentessa di Barcellona in Italia per una borsa di studio mi ha mandato, insieme a uno di Paul Valéry che già conoscevo. Il detto di Paul Valéry è: "c'è un solo modo per vedere realizzati i propri sogni: svegliarsi". C'è un altro detto di Paul Valéry: "se non riesci a demolire il ragionamento, cerca almeno di demolire il ragionatore". La stessa cosa avviene quando non riesci a demolire i fatti, che hanno una loro forza intrinseca, cerca almeno di demolire chi li ha raccontati. Infine, il detto catalano, che questa ragazza mi ha segnalato dicendomi che non le viene in mente niente di più preciso per descrivere la situazione che sta vivendo in Italia, la qual cosa la sgomenta parecchio. E con questa vi lascio: "ci pisciano addosso e ci dicono che sta piovendo". Ciao, a lunedì prossimo

Monday, April 28, 2008

Roma Elezioni comunali 2008 - vince il camera Alemanno - ordine e sicurezza e tassisti - ci sara' da ridere

CHISSA' PERCHè MI VIENE IN MENTE "ACCATTONE" IL FILM DI PASOLINI...ORA I ROMANI POSSO DIRE "AH MO' STO BBENE" ...
AH ..MO' SPERO CHE I TASSISTI VE FACCIAN PAGà 20EURI DE PIù PER OGNI TRATTAMO' RIDERò A VEDERE LI ZZINGARI PIù DE PRIMA ..ANCHE SE IN TIVVù NUN SE VEDRà PIù MANCO UN BORGATARO A ROMA, SOLO PARIOLINI GRIFFATI..IN ORDINE E SICUREZZA
ORA LA DROGA A ROMA SCOMPARE PERCHè ESCE PER LE STRADE ALEMANNO CON MITRA, COLTELLI, MAZZE, LASER E FARA' FUORI TUTTA LA DROGA SMERCIATA DALLE COSCHE CALABRESI AI PICCOLI SPACCIATORI LOCALI..LE STESSE COSCHE CALABRESI CHE LA SMERCIANO IN GRAN QUANTITà ALLA MILANO BBENE E ALLA MILANO MALE, GLI STESSI CHE METTONO LE MICROSPIE NELLE STANZE DEI MAGISTRATI, GLI STESSI MAGISTRATI CHE INDAGANO SU DELL'UTRI...COME SEMPRE...
AUGURI ITAGLIA

Thursday, April 24, 2008

Bossi su Berlusconi

Il dramma di Berlusconi - aggiunge il leader leghista - e' che e' un palermitano che parla in meneghino, mandato apposta per fregare il Nord. Io questo lo compresi subito, compresi che bisognava evitare l'annientamento della Lega e mi comportai di conseguenza (Umberto Bossi, 21 Luglio 1998)
C'e' qualche differenza tra noi e lui... Peccato che lui sia un mafioso. Il problema e' che al Nord la gente e' ancora divisa tra chi sa che Berlusconi e' un mafioso e chi non lo sa ancora (Umberto Bossi, 12 Settembre 1998)
"E' un palermitano che parla meneghino, e' il meno adatto a parlare di riforme. L'unica riforma che veramente sta a cuore a Berlusconi e' che non vengano toccate le sue televisioni. Invece io dico che bisogna portargliele via, perche' le sue televisioni sono contro la Costituzione. La prima riforma da attuare e' quella di mettere in circolazione l'informazione. Berlusconi e' tutto tranne che un democratico" (Umberto Bossi, 12 Settembre 1998)
"Ci risponda: da dove vengono i suoi soldi? Ce lo spieghi, il Cavaliere. Dalle finanziarie della mafia? Ci sono centomila giovani al Nord che sono morti a causa della droga". (Umberto Bossi, 12 Settembre 1998)
La Fininvest ha qualcosa come trentotto holding, di cui sedici occulte. Furono fatte nascere da una banca di Palermo a Milano, la banca Rasini, la banca di Cosa Nostra a Milano (Intervento di Umberto Bossi al Congresso Federale della Lega, Brescia, 27 Ottobre 1998)

Thursday, April 17, 2008

Placido Rizzotto (10 marzo 1948), Strage di Portella della Ginestra: 11 morti e 56 feriti Strage di Ciaculli (30 giugno 1963)Giovanni Spampinato (27 ottobre 1972), Francesco Ferlaino (3 luglio 1975), Peppino Impastato (9 maggio 1978), Mario Francese (26 gennaio 1979), Boris Giuliano (21 luglio 1979), Cesare Terranova (25 settembre 1979), Emanuele Basile (4 maggio 1980), Gaetano Costa (6 agosto 1980), Pio La Torre (30 aprile 1982), Strage della circonvallazione (16 giugno 1982),Strage di via Carini (3 settembre 1982): Carlo Alberto Dalla ChiesaGiangiacomo Ciaccio Montalto (26 gennaio 1983), Strage di via Pipitone (29 luglio 1983): Rocco Chinnici,Giuseppe Fava, (5 gennaio 1984),Strage di Pizzolungo (2 aprile 1985),Giuseppe Montana (28 luglio 1985), Ninni Cassarà (6 agosto 1985), Graziella Campagna (12 dicembre 1985),Claudio Domino (7 ottobre 1986), Mauro Rostagno (26 settembre 1988), Rosario Livatino (21 settembre 1990), Antonino Scopelliti (9 agosto 1991),Libero Grassi (29 agosto 1991), Strage di Capaci (23 maggio 1992): Giovanni Falcone,Strage di via d'Amelio (19 luglio 1992): Paolo Borsellino,Beppe Alfano (8 gennaio 1993),Strage di via dei Georgofili (27 maggio 1993),Pino Puglisi (15 settembre 1993), Giuseppe Montalto (23 dicembre 1995), Domenico Geraci (8 ottobre 1998), Vincenzo Vaccaro Notte (3 dicembre 1999),Salvatore Vaccaro Notte (5 febbraio 2000).

Friday, March 14, 2008

CIARRAPICO - BERLUSCONI -PDL - I DELINQUENTI DELLE LIBERTA'

CiarrapicoIl simbolo del nuovo potere
I delinquenti senatori
Ciarrapico: una fedina penale più nera della camicia nera
Una collezione di condanne, arresti, rinvii a giudizio, prescrizioni e processi in corso da non temere rivali
4 condanne definitive, confermate dalla Cassazione, dalla bancarotta fraudolenta alla ricettazione fallimentare, dallo sfruttamento di lavoro minorile alla truffa pluriaggravata
In 1° grado, condannato per truffa sulle trasfusioni73, la Corte di Appello di Roma conferma la sentenza del Tribunale di Cassino:
condanna per truffa aggravata e continuata a Inps, Inail e Inam per non aver registrato sui libri paga gli stipendi dei dipendenti. La Cassazione conferma la truffa 74, il pretore di Cassino lo multa per aver violato 4 volte la legge sul lavoro minorile93,

arresto per una stecca di 250 milioni al segretario del Psdi
nuovo arresto per un miliardo ad Andreotti nello scandalo delle Poste
Condanna a 6 mesi per diffamazione97,
rinvio a giudizio per peculato, abuso e falso: a Fiuggi, omise di versare 20 miliardi al Comune e si appropriò di denaro per spese pubblicitarie, interessi passivi e acquisto di beni capitalizzati 95, falso in bilancio delle Terme Bognanco98,
condanna in Cassazione a 4 anni e 6 mesi per bancarotta fraudolenta del Banco Ambrosiano

99, condanna definitiva a 3 anni per il crac da 70 miliardi della società che controllava la Casina Valadier99,
condanna in appello per emissione di assegni falsi, assolto in Cassazione perché il reato è stato depenalizzato2000, prescritto per la condanna sulla violazione della legge sulle assunzioni obbligatorie di invalidi2001,
condanna per abuso d’ufficio con il giudice fallimentare di Frosinone che nel ’93 regalò l’amministrazione controllata alla sua capogruppo Italfin 80, evitandogli il crac: reato poi prescritto2002,
condanna a 1 anno e 8 mesi per truffa e violazione della legge sulle trasfusioni: insieme ad alcuni dirigenti della Quisisana, avrebbe imposto a 50 di pazienti sottoposti a trasfusioni parcelle gonfiate 2005, rinvio a giudizio per ricettazione nelle tangenti al ministero delle Poste11 finte cooperative di giornali, indagato a Roma per truffa ai danni di Palazzo Chigi: pare che tra il 2002 e il 2005 abbia incassato il doppio dei contributi, attestando falsamente che le società Editoriale Ciociaria Oggi e Nuova Editoriale Oggi avevano gestione separata. In attesa, il Gip ha sequestrato i 2,5 milioni della Presidenza del ConsiglioIeri Berlusconi ha detto di averlo candidato per avere finalmente qualche giornale amico: tra qualche mese, Burlesconi farà del santo uomo meritatamente un senatore

Tuesday, March 11, 2008

Benito Mussolini

PALAZZO VENEZIA - BERLUSCONI


NEL VENTENNIO AVEVAMO IL MASCELLONE MUSSOLINIANO CHE ,IN CARNE E OSSA FASCISTE ,INCITAVA LE FOLLE. OGGI ....MI CONSENTA

Saturday, March 08, 2008

facce della CDL - BERLUSCONI GASPARRI LOMBARDO PERA ROTONDI BOSSI DINI : il mucchio selvaggio


Berlusconi,Raffaele Lombardo,Calderoli , Bossi, Gasparri, Rotondi,Dini ,Pera e tanti altri ,ma che bella comitiva!volete davvero votare questa gente? Siete proprio sicuri?

Friday, February 29, 2008

Lunardi - Giugovaz - Tanzi - Berlusconi - Stone - Appalti

Giochi di società made in Lunardi

http://espresso.repubblica.it/dettaglio/Giochi-di-societa-made-in-Lunardi/1995958&ref=hpsp

di Paolo Biondani e Vittorio Malagutti
L'ex ministro cede la Stone al consigliere di Tanzi. Grazie agli appalti di Anas e Autostrade l'azienda aumenta di valore. E a questo punto viene venduta a un gruppo elvetico. Dove compare di nuovo il politico

Pietro Lunardi e Calisto TanziMentre era ministro, Pietro Lunardi era anche amministratore di una società d'ingegneria svizzera. Che in quegli stessi cinque anni ha ottenuto ricchi appalti dall'Anas, l'azienda di Stato guidata da un fedelissimo di Lunardi. È un doppio conflitto d'interessi che il ministro berlusconiano non aveva mai dichiarato. Un incrocio pericoloso tra affari e politica che nasce da una storia a due facce, in bilico tra Italia e Svizzera. Da una parte c'è Pietro Lunardi, l'ingegnere di Parma che è stato il responsabile delle Infrastrutture nel secondo governo Berlusconi (2001-2006). Dall'altra (o dalla stessa parte?) c'è Ettore Giugovaz, per gli amici Franco, un manager italo-ecuadoriano che per più di vent'anni è stato il primo, più fidato e riservato collaboratore di Calisto Tanzi, padre-padrone della Parmalat fino allo storico fallimento da 15,5 miliardi di euro. A cementare l'unione tra Lunardi e Giugovaz è la Stone, una società d'ingegneria che progetta gallerie stradali e ferroviarie. Questa ditta, che nel 2006 ha prodotto ricavi per oltre 14 milioni di euro (con utili netti per 1,2 milioni), è stata oggetto di un doppio passaggio azionario, prima e dopo il crack Parmalat. Tappa di partenza, l'unica finora conosciuta: la famiglia Lunardi nel 2002 cede il 95 per cento delle azioni a Giugovaz, all'epoca 'consulente personale' dell'ancora riveritissimo cavalier Tanzi. Ma ora si scopre che quel compratore è già uscito di scena, perché nel 2007 Giugovaz ha rivenduto il 95 per cento della Stone a un'impresa elvetica di progettazione, la MM Ingegneri consulenti. Da qui però, ed ecco la sorpresa, si fa presto a tornare a Lunardi. La MM Ingegneri e consulenti nasce infatti da una costola di un'altra società svizzera, la Marcionelli & Winkler, con cui condivide, tra l'altro, la sede a Lugano. Ebbene, dal 2000 al 2005 l'allora ministro delle Infrastrutture ha occupato anche la carica privata di consigliere d'amministrazione della Marcionelli & Winkler. E in quegli stessi anni, con Lunardi al ministero, l'azienda luganese ha conquistato sostanziosi appalti in Italia dall'Anas.
La doppia operazione sulla Stone documenta un incrocio finanziario, di portata imprevedibile, tra gli interessi personali dell'ingegnere berlusconiano e le fortune private di Giugovaz, un businessman internazionale che conosce molti misteri di Parma e della Parmalat. Nato a Venezia 68 anni fa, Giugovaz è stato per un quarto di secolo una specie di agente di Tanzi nelle missioni più delicate. Già nei primi anni '80, è lui a rappresentare la Bonatti, l'industria di costruzioni controllata da Calisto, in un Paese ad alto rischio come la Libia di Gheddafi. Nella seconda metà del decennio Giugovaz si trasferisce in Ecuador, per gestire appalti petroliferi della Bonatti. Nello stesso periodo diventa l'anello di collegamento tra il sistema Parmalat e il mondo Fininvest. Il ragionier Calisto arriva a richiamarlo dal Sudamerica per presenziare a una trattativa delicatissima: c'è da siglare nientemeno che un'alleanza televisiva fra Silvio Berlusconi e Tanzi (con la sua Odeon Tv). Di quel contratto preliminare, firmato personalmente dal Cavaliere di Arcore e da mister Parmalat a metà anni Ottanta, è proprio Giugovaz a conservare l'originale (ora in mano ai pm di Parma). Il patto segreto salta, secondo Giugovaz, solo perché Berlusconi si sente abbastanza forte di appoggi politici e bancari da andare avanti da solo. Per Tanzi invece l'avventura nell'etere si chiude con un passivo di 300 miliardi di lire, che sarà il primo mattone della futura bancarotta. Da allora Giugovaz occupa ininterrottamente la poltrona di consigliere d'amministrazione della Parmalat fino al 1997. E fino al 2001 è il gestore unico di alcune società controllate. Benché ormai stabilitosi in Ecuador, continua a intascare un lauto stipendio come "consulente personale del presidente Tanzi". E tra il 19 e il 26 dicembre 2003, quando il mondo scopre chela multinazionale italiana è solo una montagna di falsi in bilancio, chi si rivede in viaggio con Calisto? Chi lo accompagna in Ecuador in quella settimana cruciale che va dal crack all'arresto? Ancora Giugovaz. Passata la bufera, nel 2007 Giugovaz ha potuto patteggiare (due anni e due mesi coperti dall'indulto) l'accusa di concorso nella bancarotta di Collecchio. Ed è proprio in quei mesi di trattative legali sul caso Parmalat che si colloca la partita di ritorno dell'affare Stone.Questa società era stata fondata nel 1991 da Pietro Lunardi come una piccola srl con il minimo di capitale sociale: 20 milioni di lire. Nel 2001, quando Berlusconi lo nomina a sorpresa ministro, con tanto di superpoteri garantiti dall'apposita legge-obiettivo, a Parma le malelingue vociferano di una raccomandazione di Tanzi. L'unico fatto certo è che il futuro bancarottiere allora aveva ottimi rapporti con Berlusconi. Non a caso dal 1994 al 2001 la Parmalat ha dirottato pubblicità per decine di milioni di euro dalla Rai alla Fininvest. Dopo l'arresto, Tanzi arriverà a dichiarare che quel travaso di spot sarebbe stato il mezzo concordato con Berlusconi per finanziare occultamente Forza Italia. È in questo quadro di rapporti incrociati che s'inserisce la soluzione del primo conflitto d'interessi di Lunardi, quello visibile che riguarda la Stone. Accusato dalla stampa per il suo doppio ruolo di ministro pubblico e progettista privato, infatti, il 3 settembre 2001 Lunardi tenta di trarsi d'impaccio cedendo il 75 per cento della società a sua figlia Martina, che già controlla il restante 25. Ma la soluzione in famiglia non placa le critiche. A quel punto, il 16 gennaio 2002, arriva Giugovaz: è lui ad acquistare da Martina Lunardi il 95 per cento della Stone. L'affare tra il ministro e il consigliere personale di Tanzi diventa pubblico solo dopo il crack, nel gennaio 2004, conuno scandalizzato articolo del 'Financial Times'. Ma intanto la Stone vede crescere il suo giro di affari. Nel 2002 si trasforma in società per azioni e aumenta il capitale sociale a 350 mila euro. Nel 2006 il senatore diessino Massimo Brutti, in un'interrogazione, sostiene che la Stone, fra il 2001 e il 2004, avrebbe decuplicato il fatturato ottenendo una lunga serie di appalti e subappalti di opere inserite nella legge-obiettivo: decine di gallerie delle autostrade Adriatica, Parma-La Spezia, Grande raccordo anulare, tunnel ferroviari per l'alta velocità Torino-Milano-Venezia, due nuove metropolitane milanesi. La galleria Loreto dell'autostrada Asti-Cuneo, sempre secondo Brutti, sarebbe stata assegnata alla Stone direttamente dall'Anas. Sul conflitto d'interessi di Lunardi, per quanto se ne sa, ha indagato solo l'Antitrust, che ha assolto il ministro in un caso che peraltro riguardava i finanziamenti concessi dal governo tramite il Cipe.All'epoca la Stone, comunque, risultava di Giugovaz. Ma la svolta finale arriva nel gennaio 2007. Poche settimane prima della condanna per il crack Parmalat, Giugovaz cede il proprio 95 per cento alla MM Ingegneri e consulenti di Lugano, cioè a un'azienda appena nata, costituita solo a febbraio 2006. I registri del Canton Ticino informano che la MM, con un capitale di 400 mila franchi svizzeri, ha lo stesso oggetto sociale della sua controllata italiana ("Progettazione e direzione di opere stradali e ferroviarie", anche "sotterranee o idrauliche") ed è amministrata dall'ingegner Marco Marcionelli, partner della società di progettazione Marcionelli & Winkler di Bellinzona. In apparenza questa è un'azienda tutta straniera, se non fosse per quell'amico italiano, ingegnere e ministro al tempo stesso. Solo nel 2005, a cinque anni dalla prima nomina, Lunardi fa un passo indietro e si dimette dalla Marcionelli & Winkler.Strana ma vera, insomma, l'avventura societaria della Stone: dalla famiglia Lunardi ai soci svizzeri di Lunardi, passando per le tasche del custode dei segreti di Tanzi. Ma ancora più singolare è la lista degli appalti pubblici che la Marcionelli & Winkler, con precisione elvetica, elenca sul proprio sito Internet. Tra i contratti siglati in Italia tra il 2001 e il 2006, spiccano il nuovo viadotto Torre del Lago dell'autostrada Sestri-Livorno, il Ponte Cadore sulla statale 51 di Belluno e il viadotto Granaro sulla strada transcollinare Piceno-Aprutino. Tutti appalti banditi dall'Anas, l'azienda di Stato allora guidata da Vincenzo Pozzi, un fedelissimo di Lunardi. Chissà se qualcuno, all'interno dell'Anas, ha mai sospettato che tra gli amministratori di quella società svizzera c'era anche il ministro in carica. E chissà cosa o chi ha spinto l'impresa elvetica a scendere in Italia per comprarsi proprio la Stone da Giugovaz, già condannato per Parmalat.
(28 febbraio 2008)

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Sunday, February 24, 2008

Raffaele Lombardo - Movimento autonomie e USL - ASL - Ecco il candidato ideale della destra in Sicilia - con la benedizione di Cuffaro

In fondo Raffaele Lombardo farebbe più notizia se non esistesse affatto. Tanto la sua figura politica, contrariamente al clamore che ha sollevato, appare scontata e priva di novità. Lombardo è infatti un democristiano, ha una sua corrente e un sacco di clientele, eccelle nel fare la guerra ai suoi compagni di partito e di coalizione, vive per il potere, ha avuto problemi con la giustizia, si professa autonomista come molti siciliani e tanto per non smentirsi, si pettina con il riporto. Che c’è di nuovo in uno così? Vale la pena occuparsi di lui solo perché conferma come la politica nel tempo del berlusconismo sia ormai il luogo ideale per nascondersi o trovare un alibi. Una fiction in cui tutto o quasi è fasullo, pretestuoso e strumentale e dove la moneta cattiva scaccia quella buona. Un vialone notturno e di periferia pieno di trans, un palcoscenico per maschere morte che serve solo a nascondere l’avidità di potere e il cinismo irresponsabile. La bufala più grossa che Lombardo, insieme al suo compagno di avventura Totò Cuffaro, cerca di rifilarci è che il suo Mpa, il Movimento per l’autonomia, sia una spina nel fianco del berlusconismo. In realtà Lombardo per il Cavaliere è stata una vera e propria grazia di Dio («l’avrei voluto ministro della Salute ma lui ha detto di no», ha civettato il premier) perché ora si trova nell’isola come presunto interlocutore forte un politico che finge di porgli condizioni e in realtà si limita a chiedere cose già presenti nel programma della Casa delle libertà sulle quali Berlusconi è perfettamente d’accordo, come il rilancio del turismo, le infrastrutture e il ponte sullo Stretto («l’era del ponte», ha enfaticamente dichiarato Lombardo). Perché l’operazione Lombardo è solo l’ennesimo sortilegio trasformistico della politica meridionale: una volta capito che con Berlusconi si perde, gli intramontabili democristianoni Lombardo & Cuffaro si sono inventati un partitino fata Morgana per accalappiare i voti in libera uscita dal centrodestra, mentre ora stanno raccogliendo nell’isola i resti di quelle formazioni localistiche che con lo sbarramento del 5 per cento non entreranno in Consiglio regionale. Il tutto però senza perdere i contatti con il magnate di Palazzo Chigi che bene o male controlla ancora i cordoni della borsa pubblica. Per il Cavaliere, Lombardo è come il cacio sui maccheroni: l’obiettivo polemico dello psichiatra catanese è il segretario del suo partito, ovvero Marco Follini, detestatissimo da Berlusconi. La vera colpa di Follini è di non averlo fatto diventare ministro della Salute o del Mezzogiorno la scorsa estate, quando il titubante Harry Potter stava meditando se uscire o meno dal governo con i suoi ministri. È in quell’occasione infatti che Lombardo rompe gli indugi e dopo essere tornato a Catania con il bell’abito blu da ministro mestamente incellofanato, decide di marciare contro Roma. Ecco come nasce il nobile neoautonomismo siciliano: da una poltrona negata. L’altra bufala che Lombardo è riuscito a rifilarci è che abbia stravinto le comunali di Catania. In realtà rispetto a cinque anni fa ha perso voti: nel 2000 le sue due liste, quella del Ccd e «Catania Viva», ne hanno presi 19.529, mentre lo scorso 15 maggio Lombardo, con quattro liste, ne ha raccolti 16.231, 3.298 in meno, mentre il centrodestra ha perso il 7 per cento a vantaggio del centrosinistra. Inoltre la Giunta Scapagnini alla prima vera prova politica, la nomina degli assessori, si è persa per strada Alleanza nazionale, che ha rifiutato sdegnosamente i due assessorati che il sindaco le ha offerto (ne voleva tre) scegliendo l’appoggio esterno, mentre il vorace caimano autonomista ha spalancato le fauci e si è pappato quattro poltrone, una per lista. Come inizio non c’è male. Ideali chiari. Un’altra balla di Lombardo è che il Movimento per l’autonomia siciliana (Mpa) sia nato sulla spinta di una nobile idealità, una progettualità «alta». In realtà che l’Mpa sia sbocciato in fretta e furia lo provano i continui rabberciamenti programmatici: Lombardo ha inizialmente parlato di un partito regionale, poi di un partito regionalistico a valenza nazionale che doveva coinvolgere gli inconsapevoli Formigoni e Fitto (che hanno smentito), poi di una sorta di Lega del Sud, quindi di una semplice corrente e infine si è inventato il paragone con la Csu bavarese che si federa con il partito nazionale. Da qualche settimana ha iniziato a orbitare con circospezione intorno alla nuova Dc di Rotondi, Cutrufo e Pomicino, il quale il 25 giugno scorso, durante la prima assemblea costituente all’Hotel Summit di Roma, ha paragonato Mani pulite al fascismo. Pomicino & Co. ora reclamano più Stato nell’economia e il ritorno al proporzionale, premessa per una nuova politica democratica, dice lui, in realtà corollario indispensabile di un voto controllato e dunque clientelare. Comprensibile che uno come Lombardo si trovi bene in questa compagnia. Ma per non dare l’impressione che lui, l’autonomista, ha già deciso senza nemmeno sentire i suoi, solo a settembre sapremo se Mpa si federa con la nuova Dc e per ora si è accontentato di aggiungere al glorioso scudo crociato, la dicitura «Per le autonomie». Una cosa tuttavia per ora sembra certa: don Raffaele resta ancorato al centrodestra e, dopo aver dimostrato che l’Udc in Sicilia è lui, vorrebbe convincere Berlusconi a non continuare a pensare solo a iddu. Che Sua Emittenza gradisca il duo Lombardo/Cuffaro lo si capisce anche dalla nomina avvenuta il 23 aprile di Francesco Saverio Romano a sottosegretario al Welfare. A Romano, Udc siculo e fedelissimo di Totò vasa vasa, i giudici di Palermo hanno recentemente archiviato l’accusa di concorso in associazione mafiosa ed estorsione. Secondo il pubblico ministero, Romano aveva chiesto telefonicamente a un altro imputato dell’Udc, Domenico Miceli, un incontro con il medico Giuseppe Guttadauro, boss mafioso del quartiere palermitano di Brancaccio, ma non è stato possibile provare se poi l’incontro ci fosse stato davvero. D’altra parte Berlusconi ha sempre avuto un occhio di riguardo per le proteste pseudoautonomiste siciliane. Basti pensare a Sicilia libera, il partito che Leoluca Bagarella cerca di fondare nel 1993 con il consenso di suo cognato Totò Riina, affidando l’incarico all’uomo d’onore Tullio Cannella. Il partito viene presentato a Catania nel novembre dello stesso anno da Nino Strano, attuale parlamentare di An, che spara ad alzo zero contro il consociativismo romano e la corruzione, ispirandosi anche lui a Bossi. È proprio Berlusconi che nel 1994 incarica il dirigente di Publitalia in Sicilia, Gianfranco Miccichè, di prendere contatti con Sicilia libera, come lo stesso Miccichè ha raccontato ai giudici del processo Dell’Utri. Poi però l’exploit di Forza Italia segna la fine del partito perché Cosa nostra, come ha raccontato Cannella divenuto collaboratore di giustizia, sceglie di abbandonare Sicilia libera che a Catania aveva appena avuto un ottimo risultato, preferendo appoggiare gli azzurri. Ora Lombardo e Cuffaro, dopo aver attaccato per anni proprio Forza Italia, vagheggiano di fondare insieme al viceministro Miccichè il partito Forza Sicilia. La verità è che il federalismo e il supposto autonomismo dell’Mpa altro non sono che un espediente per rifarsi una verginità e che il vero ideale di Lombardo e Cuffaro è la convinzione, tutta democristiana, che solo la gestione del potere consenta di conservarlo nelle proprie mani. Insomma il potere per il potere. L’unica differenza è che adesso ci tocca sentire Lombardo che scimmiotta l’antipolitica nordista e borbotta a Vespa che «la gente è stufa del teatrino della politica»! (Panorama, 26 maggio 2005). Peccato che una volta andati al potere, i neo Dc ci facciano assistere proprio al solito teatrino al quale siamo stati abituati da mamma Dc: come nell’ultima campagna elettorale etnea, quando la Giunta Scapagnini, per illustrare agli elettori le opere realizzate dalla Giunta, utilizza parte dei generosi finanziamenti concessi da Berlusconi per l’emergenza traffico, sfruttando un articolo della legge opportunamente e non certo disinteressatamente predisposto ad hoc. Una campagna elettorale che ha sollevato parecchi dubbi sulla liceità dei mezzi utilizzati dal centrodestra, tanto che il pubblico ministero catanese Ignazio Fonzo ha aperto un fascicolo giudiziario per voto di scambio. O come quando avvicinandosi le elezioni catanesi, il 2 aprile scorso Lombardo incontra 524 precari e promette loro la stabilizzazione in un ente pubblico della Provincia entro il 30 settembre del 2005 (controlleremo); o come quando nove giorni dopo, insieme a Scapagnini, posa la prima pietra del più grande mercato alimentare del Sud Italia, un’opera da 60 milioni di euro che sarà completata nel 2008 (controlleremo anche questo); o come quando il 16 aprile del 2004, avvicinandosi le elezioni europee, Lombardo se ne esce con i duemila futuri posti di lavoro del centro commerciale Etneapolis. Solidarietà agli amici inquisiti. Quando gli amici democristiani vengono raggiunti da avvisi di garanzia o arrestati in prossimità di elezioni, Lombardo è il primo a parlare di «tempistica sospetta», elargendo poi la sua solidarietà ai molti inquisiti per mafia del suo partito, come Mannino, Borzacchelli, Lo Giudice, Costa ecc. D’altra parte non si ricorda che Lombardo abbia mai espulso dal partito di cui era segretario regionale, l’Udc e prima ancora la Dc, qualche iscritto condannato per mafia. Eppure avrebbe avuto solo l’imbarazzo della scelta. Non meravigli dunque che Lombardo abbia già cominciato a imbarcare nel suo Mpa persone che hanno o hanno avuto qualche grana con la giustizia, come l’ex primo cittadino di Agrigento Roberto Di Mauro, detto «il sindaco degli abusivi», condannato in primo grado nel 2003 a due anni di carcere per truffa, abuso d’ufficio e falso e salvatosi con la prescrizione nel processo per gli abusi edilizi nella Valle dei Templi. O come il consigliere regionale pugliese ex Forza Italia, Simone Brizio, coinvolto nel 2002 con suo padre in una storia di tangenti alla Asl di Taranto. O come l’altro neo adepto, Angelo Paffumi, ex Dc, arrestato per una storia di tangenti nel 1996 quando era sindaco di un paese del messinese. Don Raffaele preferisce infatti aspettare che il tempo, galantuomo, faccia giustizia. Come è accaduto a lui. Arrestato la prima volta il 22 aprile del 1992 e condannato il 5 novembre del 1998 dal Tribunale di Catania a un anno e sei mesi di reclusione per abuso d’ufficio. Secondo i giudici la sua segreteria politica aveva rivelato in anticipo ai candidati risultati poi vincitori i temi di un concorso della Usl 35 di Catania. In quel periodo Lombardo era assessore regionale Dc agli Enti locali e partecipava egli stesso a un concorso per 13 posti di assistente medico bandito sempre dalla Usl 35. Dalle intercettazioni del processo, risultò come secondo i giudici «Giuseppe Salmeri, primario dell’ospedale Biancavilla (membro del Comitato dei garanti della Usl 35, ndr), e Lombardo erano uniti da enormi interessi in concorsi e pratiche di enti pubblici».Una passione, quella per i medici e le strutture sanitarie pubbliche, che ha accompagnato lo psichiatra forense Lombardo per tutta la sua carriera politica. Ma dopo la condanna in primo grado, Lombardo fu definitivamente assolto. La seconda volta è stato arrestato il 23 luglio del 1994 con l’accusa di corruzione, insieme a tre big della politica siciliana di quegli anni: l’ex presidente democristiano della Regione Siciliana Rino Nicolosi, l’ex ministro socialista della Difesa Salvo Andò e l’ex deputato nazionale della Dc, Antonino Drago, leader degli andreottiani della Sicilia orientale. Tutti gli arrestati, secondo i magistrati, avevano fatto ottenere all’ex presidente dell’Inter Ernesto Pellegrini un appalto pubblico da 48 miliardi di lire per la fornitura di pasti all’ospedale Vittorio Emanuele di Catania, in cambio di tangenti per cinque miliardi di lire. Lombardo inoltre era accusato dai giudici anche di associazione per delinquere, facendo parte, insieme ai tre big politici, di un comitato d’affari che gestiva la Usl 35. Il 17 marzo del 2000 Pellegrini ha patteggiato una condanna a due anni di carcere per corruzione, ma Lombardo e tutti gli altri sono stati assolti dalla stessa accusa perché, secondo i giudici catanesi, i cinque miliardi che l’ex presidente dell’Inter ha pagato non erano tangenti ma finanziamento illecito dei partiti, un reato ormai prescritto. Lombardo e gli altri sono stati poi assolti anche dall’accusa di associazione a delinquere. Per i giudici catanesi il comitato d’affari non era mai esistito. Un carico di cariche. Un’altra caratteristica che lo lega alla democristianeria è che Lombardo passa il suo tempo a fare rimpasti anziché governare: nominato presidente della provincia regionale di Catania nel luglio 2003, nel marzo successivo già redistribuisce 14 nuove deleghe, mentre il 16 aprile imbarca quattro nuovi assessori e il 6 agosto dello stesso anno ancora altri due. La verità è che Lombardo è il continuatore di tutti gli atavici difettacci della politica siciliana e il suo Mpa è un escamotage gattopardesco per continuare con il solito malgoverno: avete mai sentito Lombardo tuonare contro i fastosi sprechi della Regione siciliana, contro il deficit della Sanità per esempio, cresciuto del 43 per cento in quattro anni di governo del suo amico Cuffaro? Una Sanità con il record europeo di strutture private convenzionate, oltre 2.500. Opportunismo, ambiguità e ipocrisia continuano infatti a essere le costanti della politica dei neodemocristiani: Lombardo, dapprima ha consolidato una straordinaria e ben amministrata rete di clientele grazie all’Udc, è stato eletto segretario regionale, consigliere e assessore regionale, vicesindaco, deputato europeo, presidente della Provincia, presidente dell’Unione delle province regionali siciliane e poi, una volta fatto il pieno di voti e clientele, si è liberato del vessatorio giogo romano scoprendosi autonomista e federalista. Senza però avere la decenza di dimettersi dalle cariche ottenute grazie al suo ex partito. Perché prima di reinventarsi autonomista a nome e per conto dell’Udc, Lombardo ha ottenuto il controllo di tutta la Sanità siciliana; ha fatto nominare parecchi manager delle Asl; ha dettato al suo sodale Totò Cuffaro la nomina dell’assessore regionale alla Sanità e di quello dei Lavori pubblici; ha deciso i nomi di diversi direttori generali della Regione siciliana, dei commissari dei consorzi di bonifica, dei vertici di Sicilia acque e dell’Ato rifiuti, dei vertici della Fondazione Banco di Sicilia, degli assessori provinciali e comunali di Catania, delle aziende partecipate del Comune di Catania, degli istituti autonomi delle case popolari, delle cooperative e della Protezione civile. E poi come se niente fosse si è messo a rinverdire i miti del passato autonomista: «La Sicilia, da Gaio Verre in poi si lascia impunemente saccheggiare di tutto: dal grano, alla foresta fino al consenso e alla rappresentanza politica» (Ansa, 6 marzo 2005). Contro quello stesso partito romano, l’Udc, con il quale in realtà condivide i pochi sparuti progetti di fondo: rifare la Dc, cambiare in senso proporzionale il sistema elettorale e aumentare l’influenza del Sud nella politica italiana. Come? Rispolverando gli argomenti dell’autonomismo separatista di Finocchiaro Aprile (personaggio di livello nettamente superiore a Lombardo) che nel dopoguerra reclamava per la Sicilia privilegi fiscali e «zone industriali franche», esattamente come Lombardo, che chiede a Berlusconi la cosiddetta fiscalità di vantaggio o la defiscalizzazione della benzina. Con la differenza che Lombardo butta alle ortiche l’aspetto marcatamente liberale e antiprotezionistico, oltreché antifascista, che quel movimento aveva e rispolvera quell’eterno «milazzismo» presente nella politica siciliana e meridionale, ammalate di trasversalismo.Dal duo Lombardo-Cuffaro aspettatevi pure qualche tentativo di alleanza con il centrosinistra, soprattutto adesso che è dato vincente. Basti pensare che il 27 maggio, Lombardo e il suo fedele seguace Giovanni Pistorio, assessore regionale alla Sanità, hanno tenuto a San Giovanni La Punta due comizi, Lombardo con il centrodestra, Pistorio con il centrosinistra. E Lombardo non ha disdegnato un incontro con Piero Fassino, accompagnato dal segretario regionale dei Ds Angelo Capodicasa. Non si sa mai alle politiche dovesse vincere il centrosinistra… Quanto sia credibile poi la lotta contro il centralismo romano di uno come Lombardo, lo prova la gestione padronale, autoritaria e solitaria che ha sempre fatto del partito in Sicilia, da tempo oggetto di critiche da parte della corrente dei cosiddetti quarantenni isolani dell’Udc. Lo scorso anno Lombardo ha lanciato un anatema politico contro quattro liste civiche nate da una costola dell’Udc di Caltanissetta per le elezioni comunali, proprio lui che un anno dopo a Catania metterà insieme quattro liste civiche contro il suo stesso partito, utilizzando le clientele sviluppate nella sanità e nel facilmente manipolabile precariato catanese. D’altronde chi lo conosce bene, come il deputato nazionale dell’Udc Filippo Drago, dice di lui: «Lombardo è l’artefice della ricostruzione del peggiore sistema clientelare» (Ansa, 3 marzo 2005). E se lo dice Drago…

http://www.diario.it/home_diario.php?page=cn05072211

Raffaele Lombardo - movimento autonomie - Cuffaro - USL- ASL -concorsi truccati - Sicilia

Saturday, February 23, 2008

Mondragone - Landolfi - Chianese - Capacchione - AN - Chi voteranno a Mondragone?

ROSARIA CAPACCHIONE Una banda. Una struttura stabile che sfruttava leggi, fame di lavoro, finanziamenti pubblici. E il potere politico e istituzionale, quello personale e quello derivato dall’appartenenza all’entourage del ministro. Grazie al nome di famiglia e al rango di segretari particolari di Mario Landolfi, hanno truffato Regione, Stato e Unione europea incassando in proprio i fondi destinati alla formazione professionale e ai contratti di formazione-lavoro. Oltre cinquecentomila euro, riscossi o ipotecati, transitati sui conti di un mobilificio e di un bar e finiti nelle tasche della famiglia Chianese: zio, nipoti, mogli, segretarie. Gli avvisi di garanzia e le perquisizioni portano la data del maggio 2006. All’alba di ieri l’epilogo della vicenda giudiziaria: sei arresti, due obblighi di dimora. Sono stati i carabinieri della compagnia di Mondragone a notificare le ordinanze cautelari (con concessione degli arresti domiciliari) a Cosimo Chianese, 45 anni, capo della segreteria particolare dell’allora ministro delle Comunicazioni Mario Landolfi; a Raffaele Chianese, 40 anni, responsabile della segreteria mondragonese del parlamentare di An, ex vicesindaco e superassessore comunale, già coinvolto nelle inchieste della Dda sul consorzio Ce4; a Luca Chianese, 35 anni, fratello di Raffaele e nipote di Cosimo; a Enza Ceraso, 41 anni, moglie di Raffaele Chianese e vigile urbano a Mondragone; a Renato Verrengia, 39 anni, avvocato civilista specializzato in risarcimenti per incidenti stradali; a Giovanni Ranieri, 46 anni, di Pozzuoli, titolare della Gest.In., società accreditata presso la Regione Campania per i corsi di formazione del progetto Aifa. Obbligo di dimora per Elvira Verrengia, 44 anni, sorella dell’avvocato; e per Cinzia Moscatiello, 32 anni, segretaria di Raffaele Chianese. Rispondono tutti di associazione per delinquere finalizzata alla truffa ai danni dello Stato e dell’Unione europea. L’inchiesta - coordinata dal pm Silvio Guarriello - era partita nella primavera del 2006, quando ai carabinieri erano giunti alcuni esposti che segnalavano la promessa di posti di lavoro alle Poste in cambio di voti (era in corso la campagna elettorale per le amministrative). L’attività d’indagine - intercettazioni telefoniche e dichiarazioni testimoniali - ha consentito di scoprire «una stabile macchina truffaldina», come l’ha definita il gip Raffaele Piccirillo nell’ordinanza cautelare, «messa in campo per il perseguimento degli obiettivi di illecito arricchimento a scapito delle pubbliche risorse». Nelle trenta pagine che compongono l’atto di accusa, vengono documentate «la rete di relazioni politiche trasversali, gli strumenti e i rapporti professionali» e la «spregiudicatezza delle relazioni allacciate con le burocrazie regionali e con i soggetti preposti al controllo dell’effettività dei corsi di formazione e delle assunzioni». Corsi fasulli, svolti solo sulla carta: falsi i tutor, falsi gli allievi, falsi i fogli di presenza, falsi i contratti di lavoro, di cui erano nominalmente beneficiari la colf e la baby-sitter di Raffaele Chianese o disoccupati che nulla sapevano e che mai hanno incassato contributi e stipendi. Il giudice Piccirillo fa espresso riferimento alla «rete di contatti familiari sfruttata nelle fasi del reclutamento degli attori da far recitare nella messinscena dei corsi fantasma e della simulazione dei pagamenti mai avvenuti» e censura «l’approfittamento sistematico e spregiudicato delle condizioni di precarietà economica e di frustrazione professionale dei giovani coinvolti nella pantomima». Perché di recita si trattava, come qualcuno degli indagati - come Gianni Ranieri - ha ammesso durante gli interrogatori fatti nel corso delle indagini. I contributi risultano incassati dal mobilificio Chianese e dal bar Augusto, che avevano fittiziamente assunto gli «allievi» da formare. In realtà, come ha dimostrato la documentazione bancaria, sono finiti direttamente nelle casse di famiglia. E gli assegni riscossi dai «corsisti»? Quelli ci sono, ma si tratta di tutt’altro, e cioè delle somme liquidate dalle assicurazioni per incidenti stradali e transitati per lo studio Verrengia, terminale della truffa. Ma questa è un’altra storia.

Il clan di persone legate a Mario Landolfi è finito in carcere. L’accusa per tutti è quella di aver truffato lo Stato. Con la copertura dell’attuale presidente della commissione di Vigilanza Rai. In esclusiva le intercettazioni che li incastranodi Sergio Nazzaro da Caserta Ealla fine hanno arrestato tutti gli amici di Mario. In una terra affamata di lavoro, avevano creato quattro diverse società paravento per ottenere i finanziamenti destinati ai corsi di formazione. Cosimo Chianese, ex segretario di Mario Landolfi, e Raffaele Chianese, vice sindaco di Mondragone e capo segreteria, finiscono in manette per truffa. Il bottino è di qualche centinaio di migliaia di euro. Intanto la Dda di Napoli indaga sulla gestione dei rifiuti e i fratelli Orsi chiamano in causa, ancora una volta, Raffaele Chianese e l’onorevole Mario Landolfi, attuale presidente della commissione di Vigilanza Rai ed ex ministro per le Poste e Telecomunicazioni nel secondo governo Berlusconi. Mario Landolfi intanto discetta imperturbabile delle intercettazioni Saccà. Tutti i suoi uomini sono stati arrestati, ma lui non ha nulla da aggiungere. Forse la notizia non passa per davvero. Percorrendo la Domiziana, fino a qualche tempo fa incuriosivano i camion targati Chianese-Poste Italiane. Quel quesito oggi trova una risposta. La Chianese Trasporti srl aveva ottenuto, senza averne i requisiti, un contratto di trasporto sulla tratta Bologna-Bari. Nell’ordinanza che ha portato agli arresti i Chianese, spuntano i nomi di Franco Casucci, amministratore delegato di Poste italiane trasporti spa, e Fabrizio Penna, presidente del consiglio d’amministrazione di Poste italiane spa. Fabrizio Penna era stato collaboratore di Mario Landolfi, come caposegreteria del ministero delle Telecomunicazioni. Come sia arrivato nel consiglio d’amministrazione di Poste italiane trasporti non è un mistero: fu nominato da Mario nell’ultima settimana di gennaio 2005 e ottenne l’incarico nel giugno dello stesso anno. Nelle carte che hanno portato agli arresti domiciliari i Chianese, si leggono molte promesse di assunzione nelle poste, in cambio di voti. Il che rende meno difficile capire come mai una lettera arriva in ritardo, o perchè facciamo lunghe fila alla posta. Chissà la gioia dei lavoratori onesti delle poste che se lo guadagnano ogni giorno il pane. Nelle intercettazioni disposte dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere, ora in possesso di left, Chianese a un certo punto si lamentano addirittura di essersi dedicati troppo a Landolfi: «’sta questione dell’Aifa (Accordo di inserimento formativo per l’assuzione ndr.) no, riflettendoci ieri, anche questo è un danno che ci ha fatto Mario (…) eh, perché alla fine nasce tutto dal fatto che noi dal mese di marzo, abbiamo trascurato tutto e’ ammo pensato a fa chello…perché se noi dal mese di marzo anziché ‘sta apresso a Mario c’avessimo seguito le cose nostre come abbiamo fatto, noi non è che aspettavamo che a dicembre veniva chilo a chiederce ‘e cart’ a noi (…) cioè se l’avessero liquidato prima, noi avremmo già i soldi in tasca e non correremmo il rischio di perdere tutto. Invece, ovviamente, avendo trascurato e avendo aspettato che veniva chillo da noi e avendolo fatto solo quando siamo stati messi alle strette e non quando lo avremmo fatto in una situazione diversa, è un altro danno che ci ha fatto Mario…». È una storia surreale quella dei Chianese, che facevano affari e truffavano lo Stato, forti delle connessioni politiche. A Mondragone prima c’erano i La Torre, poi i Frugnoli, poi piccoli gruppi criminali. Ora finalmente la magistratura e i carabinieri lavorano e c’è un “vuoto” criminale. Ma non è lo Stato a riempirlo. E comunque non i suoi pezzi migliori. È in tale assenza, che permetterebbe la rinascita di questa terra, che il gruppo di persone legate tra loro da vincoli di parentela, giocava con la politica e la cosa pubblica, appropriandosene.Neanche veri camorristi, ma personaggi qualunque che con arroganza indicibile derubavano la comunità. Falsificando bilanci, carte d’identità, libri contabili, libri matricole. Ne emerge una figura come quella del vicesindaco, che sembra passare tutto il suo tempo a falsificare, invece che a lavorare per il “bene comune”. E tutto per qualche centinaio di migliaia di euro. Ancora più inquietante forse, il fatto che nessuno reagisca nella società civile. È nota la vicenda di Cosimo Chianese, che telefona con il cellulare del ministero per “autoricaricare” i parenti. In un’altra intercettazione Cosimo Chianese e Renato Verrengia, avvocato esperto di sinistri, discutono di quanto dare a uno dei figuranti nei corsi di formazione fantasma: Renato Verrengia: «Va buò, senti mia sorella voleva sapere quanto deve dare di contributo a Trano».Raffaele Chianese: «Eh, almeno 500 euro ce l’addà dà».RV: «Lei aveva pensato a 50 euro».RC: «No, ahe, o’cazzo!... almeno 500!».Su tutto veglia il buon Mario Landolfi, che manda in crisi amministrativa il comune di Mondragone per un anno, dopo l’avviso di garanzia a Raffaele Chianese, per reinserirlo come assessore, anche sfasciando il centrodestra cittadino, nella giunta del sindaco di Mondragone Ugo Conte che cerca di opporsi. Ugo Conte, a sua volta indagato con Mario Landolfi per “concorso esterno in associazione camorristica, estorsione e corruzione di pubblico ufficiale, aggravate dalla finalità camorristica, e truffa ai danni dello Stato”, insieme a Giuseppe Valente, e i fratelli Orsi, quelli della spazzatura. Il sostituto procuratore della Dda di Napoli, Alessandro Milita, ha definito il contesto come: «Un patto scellerato fra camorra e politica, garanti a vicenda per la loro stessa sopravvivenza, che si autoalimentava con il sostegno di operazioni legate al settore dei rifiuti». Qualcuno si domanda dove sia il confine politica-camorra. La verità è che la politica non c’è mai stata. Eppure pochi sanno che Mario Landolfi, nel suo passato, è stato anche nel mirino dei clan. Il giovane Mario è cresciuto ai tempi della Dc, in un paese del Sud. Intelligente, onesto, disturbava come poteva il comune di Mondragone. In un paese del Sud gli onesti sono troppo pochi per mettersi a fare battaglie politiche di merito. Servono forze per una sola lotta: quella della legalità. E così Landolfi te lo ritrovavi anche come compagno di avventura. E finì sui giornali per un’alleanza ben strana: Verdi-Destra. Altri tempi, quelli in cui Landolfi non era simpatico al clan. Si opponeva. Poi tutto è cambiato, come a confermare che il potere al Sud deve essere sempre inquinato.Sostenere oggi che non si sapeva è assurdo. Come affermare di non sapere cosa facessero parenti e collaboratori. Alla fine di questa storia rimane solo questa terra ferita. E il sogno che qualcuno, finalmente, si dimetta. 18 gennaio 2008

Wednesday, February 20, 2008

Marco Travaglio su Klaus Davi - fatevi due risate

siccome ogni tanto bisogna cercare di farci una risata, niente di meglio dell'articolo di Marco Travaglio sul personaggio Klaus Davi, onnipresente guru , -ologo televisivo che difficilmente sfuggite se accendente la tv, imperversa nei talk show, nei tg,è ovunque; l'articolo di Travaglio esprime compiutamente quello che già pensavo sul Davi e non posso non postarlo .

"Santa Klaus
Incerto se occuparsi dei processi Berlusconi e Dell’Utri, o se invece presentare il suo ultimo libro anche a Porta a Porta avendo esaurito gli altri programmi Rai, lunedì Bruno Vespa ha optato per un caso ben più serio che lacera la società contemporanea: le gemelle Lecciso. Erano con lui, in quell’ora grave, Barbara Palombelli e Paolo Crepet, che distillavano gli stessi alti concetti espressi di solito sul pigiama della mamma di Cogne. Poi, al posto del criminologo Francesco Bruno, c’era Klaus Davi. Gli storici che studieranno l’Italia di inizio millennio si occuperanno, nel reparto peli superflui, di questo eroe dei nostri tempi che riciccia su tutti i canali, a tutte le ore, in tutti i programmi, a discutere di tutto senza dire nulla né aver nulla da dire. Chi è Klaus Davi? Svizzero, 37 anni, è quel wurstel coi capelli unti, gli occhialini tondi, l’abitino di carta stagnola e la vocina bianca che ride sempre senza spiegare né sapere perché. Si presenta come “massmediologo”, ma nelle redazioni dei giornali è noto da diversi anni, da quando si aggirava come un postulante molesto tentando di piazzare sondaggini su argomenti improbabili e veniva gentilmente accompagnato all’uscita. Poi convinse incolpevoli vip e mezzivip, fra i quali la psicologa Vera Slepoj, ad affidarsi a lui per promuovere la loro “immagine” e cominciò a creare “eventi” intorno a loro, nella speranza di una citazione, o almeno una didascalia. A furia di insistere e di presenziare, entrò a far parte del paesaggio, anche se nessuno capiva bene chi fosse e che volesse. Un po’ come gli imbucati ai pranzi di matrimonio, che i parenti della sposa credono amici dello sposo, e viceversa; intanto quelli mangiano a sbafo. Che cosa sia poi accaduto non si sa. Si sa soltanto che, a un certo punto, l’uomo-wurstel “svoltò”. Continuò a piazzare vip e mezzivip in tv e nei giornali e poi, già che c’era, piazzò anche se stesso. Da quando in tv non possono più metter piede Biagi, Santoro e gli altri criminosi, il Negronetto della massmediologia sbuca in ogni dove come “opinionista” dispensando il suo nulla a piene manine. Perché lui ha questo, di buono: riesce a parlare di tutto con la stessa, enciclopedica incompetenza. Ospite fisso di Quelli che il calcio e del Processo di Biscardi, ma anche di Vespa e di Costanzo, ha addirittura un contratto col Tg3: ogni sera traduce due o tre titoli di giornale dal francese e dall’inglese, impresa così ardua da non poter essere realizzata in redazione, e da imporre un appalto esterno al Davi medesimo. Il quale, la domenica, al Tg3 della notte, balbetta addirittura un “editoriale”. Negli ultimi tempi s’è dato pure alla politica, curando immagini a destra e a sinistra. Il che non gli impedisce di tenere rubriche di argomento televisivo sull’ Espresso e Sorrisi e Canzoni, in triplo conflitto d’interessi. Per non farci mancare niente, ha persino scritto un libro,“Dì qualcosa di sinistra”,dal sottotitolo che è tutto un programma: “Come vincere in politica senza parlar male del Cavaliere”. Per incredibile che possa sembrare, ha trovato persino nei Ds qualcuno che gli desse retta, a riprova del fatto che la “circonvenzione di capace” (definizione di Agnelli) non è riuscita soltanto ad Adornato con Romiti ai tempi di Liberal. La cura Davi, catastrofica per il centrosinistra, si rivela però fruttuosa almeno per Davi. Che infatti viene continuamente invitato nelle tv controllate o possedute da Berlusconi, intervistato dai giornali di Berlusconi, ingaggiato dalle regioni targate Berlusconi (come Piemonte e Lazio). Segno evidente che Berlusconi lo teme come una spina nel fianco. Lui comunque lavora per destra e sinistra: così, mal che vada, vince sempre.Il 12 novembre, intervistato dal Giornale, Wurstel Man ammoniva la sinistra a guardarsi “dalla sindrome da Michael Moore”, sosteneva che in Rai “sembra di essere all’era Santoro-Zaccaria”, intimava alla Dandini a non invitare più Santoro e invitava l’Ulivo a elogiare la riforma fiscale di Berlusconi e a frequentare Biscardi. Il 5 dicembre, sempre sul Giornale, elogiava Rete4 (“più brillante di Rai3”) e bocciava Rai3 (“una rete ghetto”) e Ballarò, reo di aver invitato un “registucolo qualsiasi” come Ken Loach. Per fortuna alla rete-ghetto rimane un gigante come Davi, che tutto il mondo ci invidia. “La mission – si legge nel suo sito - della Klaus Davi & Co. consiste nell’assistere il cliente in ogni passo del processo di decisione... A questi plus si aggiunge un nuovo approccio di comunicazione ambientalista... Inizialmente votata alla comunicazione pubblicitaria, al fashion e all’implementazione della brand awareness, si è oggi sviluppata e organizzata nelle divisioni Practice Corporate Communications (Posizionamento/ riposizionamento strategico; relazioni con enti/istituzioni/ altri stakeholder; reputation management; image building), Practice Mass Marketing & Fashion Communications (relazioni con trendsetter, iniziative di co-marketing)...”. Ecco: mentre gli altri dormono, Davi approccia il plus, riposiziona la mission, monitora il fashion e implementa il brand awareness. Fra i beneficiari più prestigiosi delle sue “grandi strategie di comunicazione”, oltre a Rai e Ds, si segnalano i Giovani Imprenditori, la Fiat Auto, ma soprattutto i reggipetto Wonderbra e il Consorzio Nazionale Recupero e Riciclo Imballaggi Cellulosici. Senza dimenticare il Consorzio Prosciutto S.Daniele che, per motivi autobiografici, è il suo preferito."

Martin Luther King

Un giornalista un giorno venne a dirmi:"Professor King, non crede di dover modificare la sua posizione, visto che sono così tanti a criticarla? Sta perdendo il rispetto che una volta le persone avevano nei suoi confronti. E immagino che la sua posizione provocherà danni anche all’associazione: sono stati annunciati tagli ai finanziamenti. Era una buona domanda: il giornalista mi chiedeva se in questa situazione intendevo pensare a quel che sarebbe accaduto a ma, oppure a quel che sarebbe accaduto alla verità e alla giustizia.In certe situazioni, la vigliaccheria domanda: "E’ una cosa sicura?". E l’utilitarismo domanda:" E’ politicamente opportuno?". Poi arriva la vanità a domandare: "E’ una cosa che ha il favore del pubblico?". Ma la coscienza domanda: "E’ Giusto?". E arriva il momento in cui si deve prendere una posizione che non è sicura, non è opportuna politicamente, non riscuote il favore del pubblico: però si deve fare così, perché la coscienza dice che è giusto.In ultima analisi, un uomo non si misura dalla posizione che assume nei momenti di convenienza, ma da quella che assume nel cimento, nelle grandi crisi e controversie.Ed è qui che oggi scelgo di tentare la mia sorte. Ed è per questo che voglio andare fino in fondo così.
Martin Luther King

Monday, February 18, 2008

STRALCI DALLA VITA DI DELL'UTRI

http://gigionetworking.wordpress.com/glia-amici-degli-amici-quando-un-reato-tira-laltro-come-fossero-baci-in-bocca-ecco-il-partito-forza-mafia/

Il 19 aprile 1980 si sposa a Londra Jimmy Fauci, pluripregiudicato amico dei boss, che gestisce il traffico di droga fra Italia, Gran Bretagna e Canada; alle nozze partecipa anche Dell’Utri con l’amico di una vita Cinà.

storia europa7 rete4

Europa 7: è un’emittente televisiva italiana priva di frequenze, caso unico al mondo. È al centro della vicenda riguardante l’assegnazione di frequenze nazionali. Il circuito nasce per volontà dell’imprenditore Francesco di Stefano con cui sostituisce Italia 7 tra il 1997 ed 1998. Il palinsesto consiste nel mandare in onda più volte a giornata vari programmi di cui alcuni sono della precedente emittente e gli stessi film varie volte al mese a ciclo continuo. Una delle poche ed ultime cose autoprodotte con successo è il “Seven Show” la cui ultima edizione viene condotta da Teo Mammuccari fino al 1999 e fino a poco tempo fa veniva continuamente replicato. Proprio in quell’anno Di Stefano decide di avventurarsi nel progetto di creare una televisione nazionale con frequenze proprie e deve cedere sia l’emittente di cui è proprietario, la laziale TVR Voxson, sia il circuito (quest’ultimo verrà poi gestito dal gruppo Media 2001). Nel corso degli anni il network si è via via ridimensionato arrivando ad oggi a contare solo 6 emittenti che coprono 7 regioni. Dal gennaio 2006 poi non vengono più trasmesse serie animate, con una programmazione che si compone così di alcune pellicole cinematografiche e programmi di vario genere. Nel luglio 1999, Francesco di Stefano, dopo aver messo da parte i soldi derivati dalla precedente attività di syndication (12 miliardi di lire), decide di partecipare ad una gara pubblica per l’ assegnazione delle frequenze televisive nazionali (in totale 11: 3 per la RAI e 8 per i gruppi privati) con richiesta di 2 reti televisive: Europa 7 e 7 plus. Riesce a vincere una concessione per Europa 7, al posto di Rete 4, il quale perde il diritto di trasmettere. La commissione ministeriale della gara nega la richiesta per 7 plus, ma Francesco di Stefano fa ricorso al Consiglio di Stato, il quale ordina al ministero di dare anche una seconda concessione. Nel fratempo, Europa 7 si prepara per inziare le nuove trasmissioni entro il 31 dicembre 1999 come prevede la licenza: il piano prevede 700 assunzioni, uno centro di produzione a Roma di 20000 mq composto da altri 8 studios all’avanguardia, e un imprtante library di programmi (nella graduatoria Europa 7 è prima in programmazione). In ogni caso, fino ad oggi, Europa 7 non riuscirà mai a trasmettere; il ministero contravvenendo al risultato della gara pubblica non concede le frequenze, e con una autorizzazione ministeriale del 1999 (non prevista da nessuna legge) permette la prosecuzione delle trasmissioni analogiche a Rete 4, che in base alla gare pubblica non ne aveva diritto; occorre ricordare che il sistema di trasmissione delle tv analogiche permette in Italia solo 11 reti nazionali, di cui le 3 reti RAI. Comincia da parte della società di Europa 7 una serie di rincorsi al Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) del Lazio), al Consiglio di Stato e alla Corte Costituzionale. Nel novembre 2002, interviene la Corte Costituzionale, la quale con la sentenza 466/2002, decide (come nel 1994) che nessun privato può possedere più di 2 frequenze televisive e le reti eccedenti, in questo caso Rete 4 (e Telepiù nero), devono cessare la trasmissione in via analogica terrestre. La Corte, inoltre, fissa un limite improrogabile entro il 31 dicembre 2003, e così dal 2004 le frequenze occupate da Rete 4 (che deve migrare sul satellite) devono andare ad Europa 7. Nel estate del 2003, il ministro delle communicazioni Maurizio Gasparri presenta un disegno di legge per il riordino del sistema radiotelevisivo italiano e l’introduzione della trasmissione digitale terrestre. La legge (nota come legge Gasparri) verrà approvata dal Parlamento il dicembre 2003, la quale permette a Rete 4 di continuare a trasmettere in via analogica terrestre in netto e palese contrasto con la sentenza della Corte Costituzionale. Successivamente, il presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, rifiuta di firmare la legge come incostituzionale e la rinvia alle camere. Così, per poter garantire a Rete 4 di continuare a trasmettere via etere, il 24 dicembre 2003 il governo Berlusconi vara un decreto legge (noto come decreto “salva Rete 4″). La legge Gasparri si approva definitivamente nell’aprile 2004, anch’essa senza prendere in considerazione la sentenza 466/2002 della Corte Costituzionale. Nel luglio 2005, il Consiglio di Stato, dopo il ricorso di Europa 7, ha chiesto alla Corte di Giustizia Europea di rispondere a 10 quesiti, dove si mettono in discussione le leggi italiane in materia di televisioni ed è in ballo una richiesta sempre da parte di Europa 7 per risarcimento danni da parte dello Stato di 3 miliardi di euro per la mancata attività televisiva. Oggi la società Europa 7 è praticamente ferma. Di Stefano, suo fondatore, intervistato da la Stampa, attende la sentenza della Corte di Giustizia Europea. La sua vicenda è seguita da pochissime persone, tra gli altri il giornalista di Repubblica Giovanni Valentini e il portavoce di Articolo 21 Giuseppe Giulietti.

rete 4 - Rete4 - Europa 7 - la corte di giustizia europea condanna il regime di assegnazione frequenze

BRUXELLES - La Corte europea di giustizia ha condannato, oggi a Lussemburgo, il regime italiano di assegnazione delle frequenze per le attività di trasmissione televisiva, nella sentenza sulla causa che opponeva l’emittente privata Centro Europa 7 al Ministero delle Comunicazioni. Secondo la Corte il regime di assegnazione delle frequenze non rispetta il principio della libera prestazione dei servizi e non segue criteri di selezione obiettivi, trasparenti, non discriminatori e proporzionati.

Secondo la Corte: «L’applicazione in successione dei regimi transitori strutturati dalla normativa a favore delle reti esistenti ha avuto l’effetto di impedire l’accesso al mercato degli operatori privi di radiofrequenze. Questo effetto restrittivo è stato consolidato dall’autorizzazione generale, a favore delle sole reti esistenti, ad operare sul mercato dei servizi radiotrasmessi. Tali regimi hanno avuto l’effetto di cristallizzare le strutture del mercato nazionale e di proteggere la posizione degli operatori nazionali giá attivi su questo mercato». Il giudice del rinvio sottolinea che «in Italia il piano nazionale di assegnazione per le frequenze non è mai stato attuato per ragioni essenzialmente normative, che hanno consentito agli occupanti di fatto delle frequenze di continuare le loro trasmissioni nonostante i diritti dei nuovi titolari di concessioni. Le leggi succedutesi, che hanno perpetuato un regime transitorio, hanno avuto l’effetto di non liberare le frequenze destinate ad essere assegnate ai titolari di concessioni in tecnica analogica e di impedire ad altri operatori di partecipare alla sperimentazione della televisione digitale».

IL CASO - Il caso Europa 7 risale al 1999, quando l’emittente tv ha ottenuto dalle autorità italiane competenti un’autorizzazione a trasmettere a livello nazionale in tecnica analogica, ma non è mai stata in grado di trasmettere in mancanza di assegnazione di radiofrequenze. Il giudice amministrativo, ricorda la Corte Ue nella nota diffusa a Bruxelles, ha respinto una domanda di Europa 7 di accertamento del diritto ad ottenere l’assegnazione delle frequenze, nonchè il risarcimento del danno subito. Il Consiglio di Stato, dinanzi al quale pende attualmente la causa, ha interrogato la Corte di giustizia Ue sull’interpretazione delle disposizioni previste dal diritto comunitario per i criteri di assegnazione di radiofrequenze al fine di operare sul mercato delle trasmissioni tv.

MEDIASET: «NESSUN RISCHIO PER RETEQUATTRO» - La sentenza della corte di giustizia Ue che definisce «contrario al diritto comunitario» il regime italiano di assegnazione delle frequenze tv «non può comportare alcuna conseguenza sull’utilizzo delle frequenze nella disponibilità delle reti Mediaset». Lo dichiara l’azienda in una nota diffusa poco prima dell’ufficializzazione della posizione della corte, anticipata oggi da alcuni giornali.
«Il giudizio cui la sentenza si riferisce riguarda infatti esclusivamente una domanda di risarcimento danni proposta da Europa 7 contro lo Stato italiano e non può concludersi in alcun modo con pronunce relative al futuro uso delle frequenze», «Quanto all’insinuazione che retequattro occuperebbe indebitamente spazi trasmissivi a danno di europa 7», aggiunge, «Mediaset ribadisce che Retequattro è pienamente legittimata all’utilizzo delle frequenze su cui opera. Quindi nessun rischio per Retequattro».

GIULIETTI: «SUPERARE IL DUOPOLIO» - «La sentenza della Corte di Strasburgo sul regime di assegnazione delle frequenze sanziona in modo definitivo l’anomalia italiana. Adesso bisogna consentire a Europa7 di trasmettere», ha detto a Radio Radicale il deputato del Pd Giuseppe Giulietti. «Sarebbe davvero grave se qualcuno stesse già pensando ad una nuova legge porcata, bisognerebbe piuttosto accettare i rilievi della Corte di Strasburgo per superare il duopolio», ha continuato Giulietti, chiedendosi: «C’è per caso nel centro destra qualcuno che voglia fare qualche passo in questa direzione? La legge Gentiloni cercava di rimediare in qualche modo a questa situazione, ma devo con dispiacere constatare che fin dall’inizio nel centro sinistra hanno lavorato dei basisti che ne hanno impedito l’approvazione».

www.corriere.it
31 gennaio 2008

P2 Berlusconi ,Cicchitto, Martino , Selva, Publio Fiori , Donelli Sorrisi e Canzoni TV

“Le pagine gialle della P2″
di Marco Travaglio – tratto da “Avvenimenti” dell’ 08.04.2005

Ovvero, cosa fanno adesso?

- Berlusconi Silvio (tessera n.1816): …

- Cicchitto Fabrizio (tessera n.2232): deputato e vicecoordinatore nazionale di Forza Italia, nonchè editorialista de Il Giornale.

- Ciuni Roberto (tessera n.2101): collaboratore de Il Giornale e Panorama.

- Costanzo Maurizio (tessera n.1819): conduttore di Buona Domenica e de Il diario su Canale 5 nonché consulente per La 7.

- Croce Giuseppe (tessera n. 2071): Giudice per le Indagini Preliminari a Roma.

- De Carolis Massimo (tessera n.1815): avvocato, amico di Siniscalco, attuale esponente di Forza Italia.

- Donelli Massimo (tessera n. 2207): attuale direttore di TV Sorrisi e Canzoni (Gruppo Mediaset).

- Fiori Publio (tessera n. 1878): deputato di AN e attuale vicepresidente della Camera.

- Gervaso Roberto (tessera n. 1813) : ha una rubrica fissa su Rete 4 (Peste e corna) e sul Messaggero.

- Manca Enrico (tessera n. 2148): dirige l’associazione “Pol-Is” per il “rinnovamento della politica e della democrazia”. Attualmente nelle file della Margherita.

- Martino Antonio (aveva presentato domanda scritta di affiliazione, non fecero in tempo ad approvare il suo ingresso nella P2): attuale Ministro della Difesa.

- Memmo Roberto (tessera n. 1651): avvocato e finanziere dirige la “Fondazione Memmo per l’arte e la cultura”.

- Mosca Paolo (tessera n.2100): oggi direttore del rotocalco Vip e titolare di rubrica fissa quotidiana su Unomattina, in Rai.

- Nebiolo Gino (tessera n. 2097): attuale giornalista del Foglio di Ferrara e del Giornale di Sicilia.

- Picchioni Rolando (tessera n.2095): attuale segretario della Fondazione del Libro di Torino (ente organizzatore del Salone del Libro) e direttore esecutivo del World Political Forum. Viene dato come candidato alla poltrona di assessore alla cultura nella nuova giunta regionale piemontese.

- Rizzoli Angelo (tessera n. E.19.77): attuale produttore di cinema/ tv per Rai e Mediaset.

- Savoia Vittorio Emanuele (tessera n. 1621): mediatore d’affari.

- Selva Gustavo (tessera n.1814): deputato di An, attuale presidente della Commissione Esteri.

- Sensini Alberto (piduista “interruptus”, come Antonio Martino): giornalista del Gazzettino.

- Trifone Trecca Fabrizio (tessera n. 1748): titolare di rubrica fissa di medicina “Vivere bene” su Rete 4.

- Valori Giancarlo Elia (fascicolo n. 0283, espulso dallo stesso Gelli): Presidente della Società Italiana Autostrade e del consorzio di telefonia “Blu” e attuale Presidente dell’Unione Industriale di Roma.

Instructio de modo procedendi in causis sollicitationis - Ratzinger - Pedofilia - scomuniche ai molestati

Dal Texas giunge notizia dell'iscrizione di Papa Ratzinger nel registro degli indagati in un processo per pedofilia. Come sono andati i fatti?
"Questo è un caso in sede civile in cui è stato denunciato Ratzinger per una lettera del 2001 nella quale ribadiva il contenuto della Instructio de modo procedendi in causis sollicitationis del 1962... (documento inviato a tutti i vescovi e desecretato di recente, in cui il Vaticano ordinava che un minore qualora avesse dichiarato al suo vescovo di un abuso sessuale da parte di un sacerdote avrebbe dovuto giurare il segreto perpetuo, sotto eventuale pena di scomunica. Ed eventuali documenti comprovanti scandali di questo genere commessi da sacerdoti avrebbero dovuto essere tenuto in un archivio segreto, N.d.R.)

La Instructio è opera di Giovanni XXII, vero?
"Sì. Diciamo del Cardinale Ottaviani, per mettere le cose in chiaro, così come la lettera del 2001 (lettera confidenziale che l'allora Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, Joseph Ratzinger, oggi Papa Benedetto XVI, ribadiva il diritto della Chiesa non solo di rivendicare a sé la competenza giurisdizionale nei casi di abusi su minori da parte di esponenti religiosi, ma di svolgere le indagini e conservare le prove acquisite nel più assoluto segreto, fino al decorrere di dieci anni dal compimento della maggiore età della vittima. "Casi di questo tipo - conclude la lettera - sono soggetti al segreto pontificio", N.d.R.) non è di Giovanni Paolo II, ma di Ratzinger. A detta di Daniel Shea, l'avvocato che oltretutto è teologo, ex seminarista, e che ha conoscenze interne alla struttura, ritiene che Ratzinger in quel momento abbia agito al di fuori dei poteri propri del Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede per innalzare i tempi della prescrizione. In questo modo ha impedito alla giurisdizione americana di intervenire in sede penale: difatti, tutti questi processi sono in sede civile perché sono andati in prescrizione i tempi dell'azione penale, e questa lettera del 2001, in pieno caos americano, ha spostato avanti - da 16 a 18 di due anni - l'età in cui per la Chiesa Cattolica si diventa maggiorenni anche negli Stati Uniti, e prolungato i termini per la prescrizione da 5 a 10 anni, guadagnando vantaggio sui termini della prescrizione in uso negli States. Per questo Ratzinger è stato denunciato come "individuo", non come Prefetto, ma come individuo per aver dato quelle disposizioni, e in quanto tale nel processo vi è rappresentato. C'è insomma un imputato che si chiama Joseph Ratzinger e che è presente davanti alla giustizia americana a titolo individuale".

E quindi?
"Questa cosa non è stata contestata dal Vaticano, che ha solo dichiarato che avrebbe chiesto l'immunità diplomatica per il Papa in quanto Capo di Stato. Ma c'è da sottolineare che al momento in cui è stato commesso il reato Ratzinger non era capo di stato, c'è da sottolineare che è stato denunciato a titolo individuale, non come prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, e comunque il giudice ha accettato questo stop chiesto dagli avvocati di Ratzinger per la richiesta dell'immunità, ma chiedendo loro un "rapporto" mensile sull'avanzamento dei lavori. Nel senso che l'immunità al capo di stato in America può essere concessa solo dal Presidente. E' Bush che deve dire al magistrato: 'Fermi tutti, il signor Ratzinger gode dell'immunità in quanto Capo di Stato'. Già per due volte - sono passati circa 75 giorni - Bush non ha risposto a questa richiesta. A fine Agosto ci sarà un'altra udienza nella quale gli avvocati di Ratzinger dovranno presentare il terzo rapporto mensile, e in quella sede l'avvocato Shea chiederà che si proceda comunque, visto che la pendenza del parere di Bush non è indispensabile, si può comunque procedere".

Dunque si è fermi a livello procedurale?
"E' tutta una questione aperta, ma il dato di fatto è che nel silenzio, da sei mesi, Ratzinger si trova iscritto come, diciamo così, imputato in un processo civile negli Stati Uniti".

Se il Papa dovesse essere condannato, che cosa accadrebbe?
"E' un processo civile, non è penale."

E finora che richieste di risarcimento sono state avanzate?
"Su questo processo nessuna. Intanto è stato accertato e accettato dal giudice che ci possa essere richiesta di risarcimento nei suoi confronti. Ancora alla fase della richiesta dei risarcimenti non ci siamo arrivati, siamo nella fase della 'costituzione' dell'imputato per iniziare il processo. Che in quanto civile ha un altro significato, chiaramente: anche noi, dovendo chiedere qualcosa non chiederemmo di arrestare Ratzinger, questo è chiaro. Sicuramente, come cose urgentissime chiediamo il ritiro di queste disposizioni e la trasparenza su quello che è accaduto perché, ricordiamoci, quei 4.000 preti riconosciuti dalla Conferenza episcopale americana come colpevoli di aver commesso delle violenze sessuali soprattutto nei confronti di minorenni sono 4.000 che siedono sui banchi della giustizia civile".

Cioè?
"In altre parole, non c'è stato un prete denunciato dalle autorità ecclesiastiche alla giustizia civile, hanno praticamente preso quello che è stato già accertato e l'hanno dato come buono senza dire però qual è stata l'attività a partire dal '62, tutti i dossier che loro hanno e che ancora non sono di dominio pubblico. Quindi noi vorremmo un po' di trasparenza su questo sapendo comunque che, a prescindere da questi documenti la causa prima delle deviazioni e sofferenze sessuali è la sessuofobia, la politica vaticana sul sesso".

Quindi voi chiedete anche una revisione della morale sessuale cattolica?
"La denunciamo questa politica. Così come denunciamo la politica proibizionista perché arricchisce i narcotrafficanti, la politica sessuofobica è causa di disastri e non di felicità. Noi pensiamo che la risposta sia libertà sessuale e di coscienza, libertà dell'individuo".

Antonino D'Anna
Mercoledí 17.08.2005 17:50

http://canali.libero.it/affaritaliani/politica/papaccusatoprocesso.html

Sunday, February 03, 2008

Cartimandua - Alias Deborah Bergamini

Ecco quello che rimane del vecchio blog anonimo di Deborah Bergamini, che qualcuno ha trovato nella cache di gooooogle ; forse dietro questo linguaggio fantasy c'era dell'altro, non saprei, ma trovo il fantasy già in sè noioso, a parte forse Tolkien , se poi passiamo al fantasy da Blog , il Blogtasy , le saghe celtiche di mitici popoli nordici ,del metallo e della luna, della magia etcetc rimango perplesso, non voglio credere che il mito celtico fosse un primario interesse della nostra amica Bergamini , magari era un divertissement, uno straniamento rilassante fuori orario lavorativo e poverina , forse ne aveva bisogno, avere a che fare ogni giorno con Saccà, Del Noce, Vespa, essere comunque un punto di riferimento di Berlu in RAI non deve essere il massimo della vita..In ogni caso eccovi un estratto dell'ormai cancellato Blog celtico della Bergy.

"Taliesin canta con voce di conchiglia. E' una melodia che ricorda alla Regina dei Celti i suoi tempi di ragazza, quando la luce era d'avorio, e il grande capo le sorrideva nella quiete della piccola spiaggia sul Lago Maestro. Il silenzio non era pesante, allora. Domani la più grande battaglia aspetta la Regina dei Celti: dimenticare. E così rinascere, farsi nuova, ancora una volta. Non tenere nulla di sé, mai, per non consentirsi di ripetere. Chiedere due volte è farsi dire di no due volte.
(dal "blog di Cartimandua", Oblivion, alias Deborah Bergamini)
...e ancora...
C'è una nuova cotta per la regina dei Celti. Luce di luna, strepito di tuono e abbraccio di ferro sono serviti al fido amico Odhran per omaggiare la sua regina. All'alba del terzo giorno, nella tenue luce di peltro, lei aveva uno sguardo denso, troppo denso. Soffriva, muta. Una cotta impenetrabile la proteggerà, aveva pensato Odhran. Ma nessun tuono poteva coprire il tumulto del cuore della regina. La passeggiata nel bosco liquido le era costata un momento d'anima. E lei aveva pagato di buon grado. Glielo aveva insegnato il grande capo, mentre nuotavano insieme nelle acque ghiacciate del Lago Maestro. Mai essere in debito. La sorte si disamora in fretta degli impari.
(dal "blog di Cartimandua", Oblivion, alias Deborah Bergamini)