Saturday, November 03, 2007

Sintesi della situazione :

L'ondata di sdegno e rabbia per l'assassinio della donna a Roma da parte ,a quanto pare, di un rom che stava accampato in uno dei tanti tuguri della baraccopoli nelle vicinanze del luogo del fattaccio ha , come sempre, smosso le acque della politica, o meglio ha riaperto le gabbie dei cani partitici che ringhiano vicendevolmente per dirla più grossa , per avere più visibilità mediatica, per sembrare meno coinvolto dall'accaduto, più attento alla sicurezza di noi cittadini, più vicino al paese, al popolo, e tutto si riduce ad una lotta di cani, di fazioni ringhiose eccitate dall'odore del sangue , la sinistra che ora corre ai ripari e che si rende conto di certe realtà di dis-ordine pubblico e la destra che si atteggia a fautrice della legalità ,mentre sappiamo bene che l'indulto è stato votato da quasi tutta l'opposizione di cnetrodestra , Forza italia su tutti, perché comunque sostenere il garantismo in periodi di processi agli amici è sempre utile. Ora ci troviamo in questo tristissimo interstizio di storia, assistendo annichiliti da tanta insulsaggine.
Silvio Berlusconi ora si atteggia a uomo di ordine politico e sociale, povera italia, lui che con il suo ingresso in politica ha causato un ritorno alle origini ciarlatane del dibattito politico, dopo la ventata di Mani Pulite da lui tanto odiata perché colpì il suo amicone Craxi, ed a cui deve essere tanto grato perché il vuoto Craxiano è stato riempito dal suo papocchio forzitaliota , dal suo partito azienda riempito di residui della prima repubblica, e da suoi avvocati, che fanno sempre comodo.
La situazione non è mai stata così triste, oggi manca la speranza, forse anche a causa del disastro prodotto da una legge elettorale partorita dalle menti di questa destra che oggi è in erezione per i sondaggi favorevoli, perché la gente è rapida a dimenticare e cambiare bandiera, a dimenticare la dittatura mediatica imposta con i vari Mimun e Del noce, con Vespa che imperava in Rai - e che continua a farlo,grazie alla debolezza di questa sinistra- con Enzo Biagi- un in bocca al lupo al grande giornalista che in queste ore sta lottando contro la morte - che in seguito al diktat Bulgaro del Silvione Rasiniano ,fu cacciato malamente dalla TV di stato ,allora sì presidiata politicamente da scherani che dovevano imporre la cosiddetta cultura di destra. La sinistra se avesse più voti e meno politicanti da prima repubblica potrebbe fare tanto, così come lo ha fatto in Spagna Zapatero, ma in questa situazione, in un'italia che ha paura di pagare le imposte (tasse ,per i tributariamente ignoranti) , in quest'italia che ,nonostante tutto è ancora ferma alla cultura da baracca , con milioni di semianalfabeti che si nutrono di trash televisivo e la cui unica fonte di cultura è striscia la notizia , in un 'italia dove chi si vanta di aver evaso le tasse per evitare una condanna per corruzione di giudici (vedi Previti - Squillante) , dove conta più mostrare di aver soldi che averli fatti onestamente, dove l'onesto muore solo ed il furbo intrallazzone vive allegramente , dove Tanzi è ancora in Villa e Geronzi è addirittura nel ai vertici di controllo di Mediobanca (e la figlia al TG5) , dove i gruppi di persone oneste si devono chiamare "ammazzateci tutti" ,mentre De Magistris viene trasferito con magre scuse e cavilli formalmente corretti e politicamente mostruosi , in quest'italia sta crescendo la tristezza, la rassegnazione anche in quei settori che potrebbero dare la nuova spinta verso maggiore civiltà,legalità (che non deve essere Legge -per-gli-amici ) , onestà,vitalità , a questo paese in cancrena,al moribondo che si lancia suicida verso il burrone perche ha perso la speranza di vivere. E su questo povero paese poi volano gli avvoltoi neri , i movimenti che ,tornati da un triste passato, vorrebbero riappropiarsi del potere , attraverso movimenti di opinione , almeno così chiamava il "bellissimo" e intelligentissimo Emanuele Filiberto Savoia il suo progetto messo su con l'appoggio di un acclarato mafioso , il Filiberto , simbolo di quest'italia tutta arie e evasione , cha ha ottenuto da un parlamento minchione il diritto di rientrare in italia in pompa magna senza però l'obbligo di pagare le imposte - tasse , visto che i trafficoni savoiardi hanno pensato bene di farsi la residenza in Svizzera , e le TV - compreso il buonista Fabio Fazio - tutte a contendersi la facciona pelosa del "bel" savoiardo, mentre tanti bravi ragazzi e lavoratori italiani stavano nel buio, nell'indifferenza, perché non abbastanza "nobili",perché il pubblico bue , i beoni, bisogna farlo sognare, bisogna distrarlo, rabbonirlo, mentre affonda nella merda assieme a tutto - tranne chi può fuggire all'estero col malloppo - il paese . E ci sarebbe tanto altro da dire ...
Auguri Italia.
Debord 3 novembre 2007

Thursday, November 01, 2007

Vigiliamo sulle concessioni per il Wi Max

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Paolo Gentiloni ha fatto il bando sul WiMax. Paolo è uno che non ha tempo da perdere. E’ sempre al tennis con il suo amico Ermete e nei momenti di relax è immerso nella lettura di Liala. Ha fatto carriera, da portavoce di Rutelli al Comune di Roma è diventato ministro delle Comunicazioni. Un ministero che richiede grande impegno e competenza. Paolo conosce i suoi limiti. Le leggi e i bandi li fa scrivere agli addetti del settore:- per la deroga dei termini del digitale terrestre ha telefonato a Confalonieri che gli ha dato un paio di dritte. Ora Fede non ha nulla da temere: non diventerà digitale fino al 2012. Rete4 è salva- per dare nuovi contributi alla stampa e tappare la bocca ai blog ha usato un prestanome. Dato che Paolo è il prestanome di Rutelli, si tratta quindi di un presta-prestanome, il mitico Ricardo (con una c sola) Levi. La Levi-Prodi, scritta sotto dettatura di Berlusconi e De Benedetti, lui non l’ha letta. L’ha anche confessato ai 700.000 blogger italiani e ha detto che in futuro sarà più attento- per il WiMax, la tecnologia che trasmette a 50 chilometri con costi di impianto molto bassi che dovrebbe risolvere il problema dell’ultimo miglio, Paolo ha avuto un’intuizione straordinaria: chi meglio dei responsabili del nostro digital divide può risolvere il problema del digital divide? Dopo un rapido consulto con Telecom, Vodafone, H3G e Wind ha deciso di farli partecipare al bando. “Per incrementare la competizione nelle telecomunicazioni” ha spiegato. Le frequenze per il WiMax di proprietà dello Stato saranno consegnate ai responsabili del ritardo dell’Italia che, secondo i dati dell’Unione Europea, è sotto la media dell’Europa allargata dei 27. Per facilitare l’ingresso dei grandi operatori Paolo ha fissato il prezzo d'asta complessivo di tutte le licenze WiMax in 45 milioni di euro. Un’elemosina per lo Stato. Un prezzo così basso era giustificabile per fare entrare nuovi operatori, come è successo in Francia, non per i soliti noti che guadagnano miliardi di euro. Dopo la pubblicazione del bando, preso dall’entusiasmo per aver superato Gasparri, Paolo ha dichiarato: “Il Governo conferma così gli impegni a ridurre il divario digitale ancora presente in molte Regioni italiane".Grazie a un ricorso della società MGM che non vuole l’ammissione degli operatori UMTS (quelli attuali) alla gara il bando WiMax ha subito un colpo d’arresto. Proviamo noi a dargliene uno mortale con una petizione alla Comunità Europea.Firmate la petizione e diffondete il box di Anti Gentiloni Divide in Rete come un virus.

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Tuesday, October 30, 2007

Altra puntata della vicenda giudiziaria del Berlusconi - Pagava Squillante ma non sarebbe reato...povera Italia

Assolto per aver commesso il fatto
di Marco Travaglio

Nell’orgia delle dichiarazioni entusiastiche per l’assoluzione di Silvio Berlusconi in Cassazione nel processo Sme-Ariosto, nessuno ha notato quella dell’on. avv. Gaetano Pecorella, che non è una toga rossa, ma il difensore del Cavaliere. Commentando la sentenza appena emessa dalla VI sezione del Palazzaccio, che ha confermato in toto quella della Corte d’appello di Milano, Pecorella ha detto all’Ansa: “Squillante per le sue funzioni non era in grado di ingerire con Sme: già per la Corte di Appello non c’era dubbio che il bonifico ‘Orologio’ sia riconducibile a Berlusconi, ma siccome non c’è stato alcun intervento di Squillante, quella dazione non prova l’iscrizione del magistrato al libro paga”. Per capire meglio, riepiloghiamo brevemente i fatti. Berlusconi, i giudici Renato Squillante e Filippo Verde e gli avvocati della Fininvest, Cesare Previti e Attilio Pacifico, vengono rinviati a giudizio per corruzione nel processo “Sme-Asriosto” in base a due diversi capi d’imputazione: 1) la sentenza firmata nel 1986 dal giudice Verde (confermata dalla Cassazione nel 1988) che diede ragione alla cordata Fininvest-Barilla-Ferrero e torto alla Cir di Carlo De Benedetti nella causa con l’Iri per la mancata privatizzazione della Sme, sarebbe stata comprata con soldi della Fininvest e Barilla, finiti poi in parte a Verde e in parte a Squillante (che, pur non coinvolto nella controversia, avrebbe “aiutato” il buon esito del processo); 2) Squillante sarebbe stato “a libro paga” della Fininvest per ogni evenienza del gruppo, a suon di bustarelle che Previti, usando denaro di Berlusconi, gli avrebbe versati brevi manu in contanti e via bonifico sul suo conto svizzero. Per il primo capo d’imputazione tutti gl’imputati, in tutti i processi, sono stati assolti: le prove che la sentenza Sme fosse comprata o non ci sono o sono insufficienti. Verde e Squillante ricevettero soldi in Svizzera, ma dopo il 1988, e non è sicuro che venissero pagato proprio per quel processo. Per il secondo capo d’imputazione, i verdetti divergono: ma nessuno può negare ciò che risulta dalle carte e nessuno dei protagonisti può negare, e cioè che il 5 marzo 1991, dal conto svizzero della All-Iberian-Fininvest, “Ferrido”, alimentato con denaro di Berlusconi, parte un bonifico di 434.404 dollari (500 milioni di lire dell’epoca), alla volta del conto svizzero “Mercier” di Previti, che nel giro di pochi minuti gira la stessa somma al conto svizzero “Rowena” del giudice Squillante (riferimento in codice dell’operazione: “Orologio”). Berlusconi paga Previti che paga Squillante: non si discute. Per il bonifico Orologio, infatti, Previti, Pacifico e Squillante vengono condannati a 6 anni dal Tribunale e dalla Corte d’appello di Milano; poi la Cassazione, in extremis, manda tutto a Perugia per competenza territoriale, e lì il processo muore, ma non prima che i giudici umbri abbiano stabilito che i tre imputati erano colpevoli: il reato però è prescritto. Berlusconi viene processato separatamente, dopo lo “stralcio” del 2003 che lo divide dal coimputati. Il Tribunale lo dichiara responsabile del bonifico Orologio, ma grazie alle attenuanti generiche il reato è prescritto. La Corte d’appello invece lo assolve in base al comma 2 dell’articolo 530 del codice di procedura, stabilendo che le prove sono insufficienti o contraddittorie; la Cassazione, l’altro giorno, conferma. Il procuratore generale Piero de Petris ricorre in Cassazione. Ma qui lo stesso Pg Oscar Cedrangolo, nella sua requisitoria, chiede alla VI sezione di rigettare il ricorso e confermare l’assoluzione “dubitativa” d’appello: sostiene che,se non si riesce a dimostrare che il giudice asservito agli interessi di un gruppo privato abbia compiuto un atto contrario ai doveri d'ufficio “nell'ambito della sfera di influenza delle sue funzioni”, cioè che è intervenuto ad aggiustare un processo, anche se ha preso soldi non può essere condannato. E nemmeno chi quei soldi gli ha versato. Curiosa interpretazione, che contrasta quanto stabilito dalla stessa Cassazione il 23 maggio 1986: e cioè che il “lento e progressivo condizionamento delle sue scelte (di Squillante da parte di Previti, nda) rispetto a gruppi economici… sulla base di procurate occasioni di incontri, di regalie, di mondanità, di soddisfacimento di esigenze di gratificazione individuale di ogni specie… impone una rilettura normativa dell’ipotesi criminosa di corruzione, tutte le volte che abbiamo come riferimento fatti non solo di mercimonio dei doveri dell’ufficio in relazione ad atti squisitamente formali ma coinvolgenti la condotta generale di favoritismo e quindi antidoverosa del pubblico ufficiale…; e ciò soprattutto quando, come nel caso in esame, la corruzione investendo i doveri di base di una organizzazione [quella giudiziaria, ndr)… comporta la sistematica abdicazione dalle sue finalità legali”. Insomma, se un gruppo paga un giudice perché sia sempre disponibile alle sue esigenze processuali, ancor prima che questo sentenzi i intervenga in suo favore, questa è ugualmente corruzione anche se poi non si riescono a collegare i versamenti con questo o quell’atto specifico. Ora invece il Pg – e, par di capire, anche la VI sezione che gli è andata dietro – stabilisce invece che, sì, è incontestabile che i 434 mila dollari del bonifico Orologio a Squillante provenivano dalla Fininvest, anzi da Berlusconi. Ma nessuno è riuscito a dimostrare un intervento di Squillante per alterare il corso della causa Sme. “In pratica – scrive l’Ansa riassumendo la requisitoria del Pg - la ‘generica disponibilità’ del capo dei gip della capitale e il fatto che abbia percepito soldi da fondi neri riconducibili a Silvio Berlusconi, non fanno di quest'ultimo un corruttore perchè alla ‘mazzetta’ in valuta statunitense è mancato un ‘controaltare’. E il solo ‘asservimento potenziale’ del magistrato, nonostante la tesi contraria sostenuta da De Petris, non ha ‘rilevanza penale’, ha concluso Cedrangolo”. Ma qui c’è un errore marchiano: nessuno ha mai sostenuto che il bonifico Orologio (del 1991) fosse legato alla sentenza Sme (del 1986). Era invece nel capo d’imputazione che accusava Squillante di essere “stabilmente a libro paga” della Fininvest. Legato alla causa Sme, secondo l’accusa, era il versamento di 100 milioni che Barilla, tramite Previti, fece recapitare a Squillante dopo il buon esito della causa Sme in Cassazione. Il fatto più paradossale è che questo errore viene ripetuto pari pari dall’avvocato Pecorella che, con l’aria di dire una cosa carina sul suo illustre cliente, non fa che ribadire che Berlusconi pagava Squillante. Ripetiamo testualmente le parole di Pecorella: “Squillante per le sue funzioni non era in grado di ingerire con Sme. Già per la Corte d’appello non c’era dubbio che il bonifico Orologio sia riconducibile a Berlusconi, ma siccome non c’è stato alcun intervento di Squillante, quella dazione non prova l’iscrizione del magistrato al libro paga”. Cioè: Berlusconi, secondo il suo stesso difensore, pagò un giudice tramite Previti, ma non è reato. Le motivazioni della Cassazione, a questo punto, si annunciano avvincenti: davvero la Suprema Corte metterà nero su bianco che è lecito pagare un giudice? O magari che è lecito solo quando lo fa Berlusconi?

Monday, October 29, 2007

Musica - Michael Angelo Batio

non so, ora ho in cuffia "Blues for Los Angeles" di Bill Frisell,e se penso al suono da midi che partorisce il nostro simpatico amico Batio ho conferma del fatto che bastano poche note di classe, intelligenza e gusto,cuore,originalità nel suono ,per spazzare via certi giocolieri tutti scale ed egocentrismo,tanto prevedibili quanto veloci,sempre a spararla grossa e veloce,al massimo,quasi che suonare meno -ma meglio- li faccia sentire impotenti. Se la velocità è l’unico spettacolo alla fine stufa, i veri grandi mettevano o mettono la velocità al servizio della rivoluzione musicale che concepivano nella loro testa, ma questo ben pochi l’han fatto o lo faranno, John Coltrane, col suo strumento lo ha fatto,ma non tocchiamo gli Dei, fra i quasi umani Holdsworth è riuscito a creare un suo universo sonoro,evolvendosi dalle origini prog hard rock ; Van Halen ha inventato tanto, Randy Rhoads nel metal ha scritto dei soli commoventi,che saranno ricordati nel tempo; Ma si può essere grandi anche senza velocità: Frisell ha un suono pazzesco, Ben Monder crea dei paesaggi sonori molto interessanti, o ascoltatevi Jim Hall con Ron Carter, chitarra e basso, ogni pezzo è una lezione di classe e tecnica, che non è velocità ma profonda conoscenza musicale messa al servizio dell’anima. Batio è una macchina, ho sentito la sua cover di Mr Crowley ed è indicativo il fatto che è bella la parte dove ripete il solo di Rhoads ,mentre le parti dove ci mette del suo, infarcite di scalette ultraveloci ,sanno di posticcio,superfluo,inutile, anonimo.
DEBORD 28 novembre 2007 - intervento su http://www.guitarlist.it/

Le amicizie mafiose del Filiberto Savoia

Mercoledí 24 Ottobre 2007Le amicizie pericolose e il sogno del partito dei Savoiadi Claudio GattiINTERVISTA / «Lo riconosco, con lui ho fatto un errore»Una delle idee che Valori e Futuro intende promuovere è quella del made in Italy, considerato uno dei valori più importanti. Tant'è che, quando decise di trasformare la sua associazione culturale in movimento d'opinione, Emanuele Filiberto volle legarsi a una persona che caldeggia il valore del made in Italy a tempo pieno. Si tratta di Mariano Turrisi, cinquantreenne di Piedimonte Etneo, provincia di Catania, padre-padrone del Made In Italy Group, un gruppo che ambisce a diventare una sorta di Istituto per il commercio estero privato. Turrisi è stato arrestato due giorni fa in Francia per associazione mafiosa. L'amicizia con Turrisi Il primo contatto tra i due risale alla fine dell'anno scorso. A gennaio di quest'anno, il principe e Turrisi andarono insieme a New York e in uno dei più esclusivi alberghi di Manhattan, il Peninsula Hotel, definirono i termini della loro collaborazione in base a quella che il sito di Valori e Futuro definì «la visione che li accomuna: entrambi ambasciatori, promotori e difensori dei valori e delle tradizioni millenarie che rendono unica la nostra Italia».Subito dopo quel viaggio, il principe non solo nominò Turrisi vicepresidente di Valori e Futuro, ma lo promosse "socio fondatore" sul campo (Valori e Futuro era nata nel 2005, quando Turrisi era in tutt'altre cose affaccendato). Contemporaneamente il nome del principe venne inserito nello special advisory board del Little Italy Resort, un progetto con cui Turrisi intende costruire una riproduzione dell'antica Roma nei pressi di Las Vegas (dove altro?), con tanto di anfiteatro da 85mila posti – definito «copia esatta del Colosseo» –, terme imperiali, centri commerciali, unità condominiali, alberghi e ovviamente casinò.L'antica Roma a Las Vegas Insomma, entrambi impegnati in grandi e ambiziosi progetti, Emanuele Filiberto e Mariano Turrisi si intesero subito, trovandosi complementari. Sul piatto il principe offriva il nome, la visibilità e l'ampia rete d'influenza del casato. Dalla sua, l'imprenditore siciliano metteva il network del Made In Italy e un affare – quello della replica dell'antica Roma a Las Vegas – che almeno sulla carta valeva più di un miliardo di dollari. Non solo. Turrisi prometteva anche grandi finanziamenti al movimento del principe. Progetti e promesse di Turrisi erano così grandiosi da meritare necessariamente una qualche verifica sulla loro effettiva consistenza, e soprattutto sul suo patrocinatore. Non sappiamo se il principe l'abbia fatta o meno. Ma nel farla, «Il Sole-24 Ore» ha aperto un vero e proprio vaso di Pandora. Perché su Mariano Turrisi è uscito di tutto e di più.Nel breve profilo ospitato fino a poche settimane fa sul sito di Valori e Futuro si leggeva: «Le sue solide relazioni con importanti uomini d'affari e il suo intuito negli affari culturali l'hanno reso capace di aprire porte a molte iniziative strategiche. Mariano Turrisi ha inoltre fondato un'organizzazione no-profit a Sydney in Australia e il Club di Forza Italia di cui ne (sic) è il Presidente dal 1997». Sulle sue attività imprenditoriali c'era solo scritto che «Mariano Turrisi ha lavorato come apprendista presso Mercedes Benz e Alfa Romeo in Italia e successivamente ha iniziato la sua carriera imprenditoriale nel settore degli autoservizi».Assegni scoperti Sarebbe però bastato fare una semplice visura camerale per scoprire che nel 2004 Turrisi era stato segnalato per due assegni scoperti per un totale di 25mila euro. Informazioni molto più complete «Il Sole–24 Ore» le ha trovate poi in un documento allegato a un procedimento penale della Procura di Roma: «Turrisi Mariano, alias Turrisi Mario, alias Viaros Mario, alias Tarraso Maurice è stato oggetto di diverse indagini dall'anno 1984, per riciclaggio, traffico di droga, richieste estorsive di ampliamento dei crediti, uso di documenti e valuta contraffatti, di assegni scoperti e truffe, ma sempre senza o quasi alcun risultato... (In Italia) risulta avere pregiudizi per reati contro il patrimonio (1994) ed essere stato condannato per reati contro la famiglia (1987). Da archivi dell'Fbi... risulta essere stato tratto in arresto più volte negli Usa. In particolare risulta che in data 11.06.1985 è stato oggetto di fermo in Florida da parte dell'Interpol in quanto trovato in possesso di banconote false... Turrisi è, inoltre, stato sospettato di essere inserito in un vasto traffico di stupefacenti, facente capo alle famiglie di Cosa Nostra a New York, nonché di aver riciclato centinaia di milioni di dollari; ha, infine, contatti in numerosi Paesi europei e del continente americano... Anche la Dea, agenzia antidroga americana, ha condotto indagini sul suo conto per narcotraffico, certificati di deposito falsi e valuta contraffatta».L'arresto di Turrisi Fin qui il passato. Il presente non risulta però meno torbido. Proprio ieri a Roma, in una conferenza stampa congiunta tenuta dal sostituto procuratore di Roma Italo Ormanni con la Dia e la Guardia di Finanza, è stato annunciato l'arresto di Mariano Turrisi per il reato 416 bis, associazione di tipo mafioso. Dall'indagine condotta dai funzionari della Dia, Silvia Franzé e Alessandro Mosca, in collaborazione con il maggiore della Guardia di Finanza Vincenzo Androne, è emerso che Turrisi avrebbe usato il suo Made in Italy Group per un'operazione di riciclaggio di denaro con il Canada da oltre mezzo miliardo di dollari che vede coinvolto il clan mafioso italocanadese che ha come padrino Vito Rizzuto. La Made in Italy Group – con sede a Piazza Colonna, a pochi passi da Palazzo Chigi – sarebbe stata creata, secondo gli inquirenti, proprio per riciclare il denaro proveniente dal traffico di droga. In particolare una partita di cocaina da 300 chilogrammi, dal Venezuela, era stata sequestrata l'anno scorso a Vancouver.Per quanto riguarda il riciclaggio, che si svolgeva attraverso un sistema di società a scatole cinesi, sono stati emessi 19 provvedimenti di cattura tra cui due funzionari di banca del Veneto che facevano la spola tra Svizzera e Italia per depositare il denaro in conti correnti (denominati Olio 1 e Olio2) che facevano capo all'associazione mafiosa. Estradato negli Usa e quindi condannato per un triplice omicidio da lui commesso nel 1981 a Brooklyn, Vito Rizzuto è oggi rinchiuso in un carcere di massima sicurezza americano. Anche da lì gli inquirenti pensano continui a controllare le attività di un'organizzazione un tempo strettamente legata al clan mafioso dei Caruana-Cuntrera e che secondo la Procura di Roma «domina il mondo del crimine organizzato in Montreal dagli inizi degli anni 80». In una sua testimonianza, il pentito della camorra ed ex trafficante di cocaina Oreste Pagano aveva poi spiegato che «Rizzuto può essere considerato una sorta di manager che, tramite i suoi affiliati, utilizza persone non facenti parte della famiglia per commettere reati comuni che consentono all'organizzazione di esistere anche senza sporcarsi le mani».I legami con il clan Rizzuto Nella richiesta di custodia cautelare il sostituto procuratore di Roma Adriano Iasillo, che ha coordinato le indagini con il supporto della collega di Milano Margherita Taddei, aveva spiegato che in questo network di affiliati del clan Rizzuto si distinguono i fratelli Robert e Anthony Papalia, per i quali ha anche chiesto e ottenuto le misure cautelari. Da tre decenni i Papalia sono coinvolti in una serie di episodi di frode un po' in tutto il mondo. Il primo riguarda la Penway Explorers Ltd, una società canadese che un tribunale dichiarò essere stata etero-diretta da Vito Rizzuto e che aveva Anthony Papalia come consigliere d'amministrazione. I Papalia vennero poi coinvolti nelle vicissitudini di svariate altre società, come Metals Research, Crys-Tel Communications, Nano-World Projects, tutte finite nel mirino delle autorità investigative per truffa. Nel 2005 la Consob canadese ha poi interdetto Robert da qualsiasi ruolo in società quotate per 25 anni, mentre negli Usa la Sec gli ha imposto l'interdizione «in perpetuità».«Il Sole-24 Ore» ha trovato evidenza del fatto che Turrisi è da anni associato ai Papalia. Nel 1999 la sua firma apparve a fianco a quella di Robert Papalia in un documento che lo presentava come managing director di Crys-Tel Australia, la sussidiaria australiana della società cui erano legati i Papalia. L'anno successivo, i Papalia presentarono Turrisi a un loro affiliato, Edward Nixon, il fratello incauto dell'ex Presidente americano che avevano coinvolto come consigliere in svariate operazioni di dubbia natura. «Robert Papalia mi invitò a Toronto a incontrare Turrisi. Il 24 maggio 2000 presi il volo da Seattle a Toronto», ci ha detto Nixon dopo aver consultato la sua vecchia agenda elettronica nel computer di casa (la carta di Edward Nixon è tra l'altro un jolly sempre a disposizione: nell'advisory board del Little Italy Resort, assieme al principe, abbiamo infatti trovato anche il suo nome.)Le intercettazioni con il padrino Negli ultimi anni il rapporto tra Turrisi e il padrino di Montreal non è stato solo mediato attraverso i Papalia. Le autorità canadesi hanno intercettato svariate telefonate tra Turrisi e Vito Rizzuto nel 2002 e nel 2003, mentre in una telefonata con un altro suo affiliato lo stesso don Vito ha definito Turrisi «un mio socio» con cui ha «fatto delle cose insieme». Non tutte quelle cose devono però essere andate felicemente in porto. Perché in un'altra telefonata intercettata il 1 novembre 2002 dai canadesi si sente don Vito chiedere a Robert Papalia «se quel ladro è ancora lì o se n'è andato». I due parlavano di tale Mario (o Mariano) e gli inquirenti ritengono si riferissero proprio a Turrisi. Papalia aveva risposto di aver visto «quell'idiota» all'Hotel Inghilterra (abituale punto di riferimento romano di Turrisi ndr.), dove stava «spendendo un sacco di soldi». «Questo ragazzo ci sta derubando», aveva poi commentato Papalia. E aveva aggiunto che stava ancora tentando di fare «quella cosa del caz...». Era un riferimento al progetto del Made in Italy? È impossibile stabilirlo, anche se nel corso di svariate telefonate avvenute nel 2005 Turrisi è stato intercettato mentre aggiornava Anthony Papalia sui suoi sforzi sul Made in Italy. Ma come è possibile che Emanuele Filiberto, presidente di un movimento interamente impostato su valori come il rigore morale e l'onestà, abbia finito con scegliere come vice un tipo come Turrisi? Nella sua intervista al Sole-24 Ore, il principe ha spiegato di essersi reso conto di aver commesso un errore. «Ho aperto troppo le braccia a una persona che mi raccontava tante belle cose – ha spiegato –. E forse gli ho dato un incarico troppo elevato». In un movimento che inneggia a valori quale il rigore morale e l'onestà, chissà quale incarico sarebbe stato più appropriato per un uomo legato a Don Vito Rizzato, killer e padrino della mafia italo-canadese?CHI È Nato a Piedimonte Etneo, in provincia di Catania, Mariano Turrisi, 53 anni, è stato arrestato due giorni fa per associazione mafiosa. È presidente di Made in Italy Group ed è stato fino al luglio scorso vicepresidente di Valori e Futuro, il movimento fondato da Emanuele Filiberto.Le identità e le inchieste Secondo un documento allegato a un procedimento penale della Procura di Roma, Turrisi è stato coinvolto in numerose inchieste giudiziarie con nomi diversi: Turrisi Mariano, Turrisi Mario, Viaros Mario, Tarraso Maurice. Sottoposto a diverse indagini per riciclaggio, traffico di droga, uso di documenti e valuta contraffatta, dagli archivi Fbi risulta essere stato arrestato più volte negli Usa.cgatti@ilsole24ore.us

dal Blog www.beppegrillo.it su Forleo

Paolo Mieli è il direttore del Corriere della Sera. Alcuni dicono che sia uno storico, altri lo credono un giornalista, molti pensano che sia il postino del consiglio di amministrazione di RCS. Paolone ha preso qualche anno fa, in tutta fretta, il posto di Ferruccio De Bortoli che si è rifugiato al Sole 24 Ore. I motivi della sua fuga non sono stati resi noti.Di sicuro, dopo la sua uscita, la schiena del Corriere si è piegata ancora. Non sembrava possibile, ma Paolone ha fatto il miracolo. Il Corriere è allineato più di Fede, meglio di Riotta.E’ il Popolo d'Italia con al posto di Mussolini i nuovi poteri forti. Il consiglio di amministrazione di RCS rappresenta la Confindustria e l’Associazione Bancaria Italiana. Cosa fa più paura ai poteri forti in quest’Italia senza guida e senza futuro? La risposta è una sola: la magistratura.I magistrati che alzano la testa vanno delegittimati.Sul perchè dei pubblici ministeri rischino la loro vita e quella dei loro cari di fronte all’ignavia dei politici e all’indifferenza (perchè disinformata) di gran parte dell’opinione pubblica non so darmi una risposta.Non so le ragioni per cui una donna che si batte per far luce sulla vicenda Unipol sia isolata dai politici, diffamata, indotta al silenzio, minacciata e, nonostante tutto, non si arrenda.Clementina Forleo ha pianto sabato mentre ritirava il «Premio Borsellino per l'impegno sociale e civile», perché stanca dei continui attacchi e dei tentativi di delegittimazione da parte di un giornale nazionale che da di lei “l'immagine di un fiume in piena e di una pazza”.Luciano Violante, il companero di D’Alema e Fassino coinvolti nell’inchiesta Uniipol, ha dichiarato ieri: “Un magistrato non deve utilizzare i mezzi d'informazione per cercare consenso o farsi pubblicità”.La Violante Rossa ha colpito ancora. I magistrati usano i media, quei pochissimi che ancora dicono la verità, per salvarsi la pelle. Più parlano, più rimangono in vita.Clementina ha ricevuto molte minacce, una di queste: “Preannunciava entro la fine dell'estate la morte di entrambi i miei genitori, che effettivamente morirono in un incidente stradale il 25 agosto 2005", considerata una fatalità. Un'altra la riguardava direttamente: “Se non fossi stata attenta analoga sorte sarebbe toccata a me e a mio marito". L'incidente fu preceduto da un incendio “doloso” che devastò l'azienda agricola e la casa di famiglia

Saturday, October 27, 2007

Sviluppo Italia e i figli di

Sviluppo Parentopoli, i sindacati dei figli di papa’Posted Ottobre 25th, 2007 by Piero FerrariCategories: Calabria, Italia, Politica, enti inutili, sindacati vogliono salvare i figli di papa' di Svi Cala
Due storie parallele, due vergogne infinite. Protagonista assoluta l’ azienda di Sviluppo Italia, sponsorizzata dal ministro Bersani che l’ ha affidata ad un suo uomo, quel Domenico Arcuri, che non perde occasione per manifestare la sua fedelta’ all’ ex esponente diessino. Sviluppo Italia nazionale ha fiutato l’ affare e si è precipitata a chiedere, ottenendola, la gestione dell’ Istituto Papa Giovanni XXIII di Serra Aiello. L’ accordo è stato firmato ieri ma non appare per niente foriero di nuove prospettive per i dipendenti dell’ Istituto e per la stessa sorte della struttura. Sviluppo Italia è famosa per aver scialaccquato centinaia di miliardi delle vecchie lire in operazioni che si sono rivelate fallimentari. Afffidare a questa azienda una struttura che avrebbe bisogno di una efficiente gestione manageriale significa perpetuare l’ equivoco di un carrozzone clientelare messo a disposizione negli anni passati della vecchia DC e affidato adesso al controllo degli ex diessini del Pd. L’ accordo che mette il Papa Giovanni sotto il protettorato di Sviluppo Italia pone in evidenza ancora una volta come anche i partiti della sinistra cosiddetta radicale ed i sindacati facciano parte in Calabria del club delle clientele e degli affari e partecipino alla spartizione del potere. Questa degenerazione è ancor piu’ evidente nelle vicende che riguardano l’ azienda Sviluppo Italia Calabria che deve cessare la sua attivita’ entro fine anno. SVI Calabria è balzata agli onori della cronaca nazionale quando il nostro giornale ha pubblicato un primo parziale elenco di dipendenti. Tutti assunti a tempo indeterminato per chiamata diretta de quasi tutti figli di papa’ congiunti o parenti di parlamentari, ex deputati o senatori, consiglieri regionali, dirigenti della Regione, figli o parenti di magistrati. Un’ elenco che ha fatto gridare allo scandalo l’ Italia che lotta contro i privilegi e le ingiustizie e di cui si è fatto interprete Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera in un’ articolo dal titolo esemplare di Sviluppo Parenti. Ora che Sviluppo Italia Calabria sta per chiudere i battenti, costringendo i dipendenti figli di papa’, a cercare lavoro altrove , ecco che scendono in campo i sindacati, che erano rimasti silenziosissimi quando la stessa Svi Calabria aveva mandato a casa nei mesi scorsi una decina di precari, anche loro raccomandati, ma evidentemente da personaggi meno influenti dei figli di papa’ che sono rimasti al loro posto. Isindacati vorrebbero adesso che la Regione assumesse direttamente i figli di papa’ che corrono il rishio di restare disoccupati. Su questo disegno sciagurato di cui si sono fatti portatori dirigenti sindacali, che dovrebbero arrossire per aver consentito assunzioni cosi’ scandalose dovesse andare avanti, se la magistratura dovesse continuare ad ignorare una vicenda esemplarmente indecente, vorra’ davvero dire che in Calabria, come paventa il pm Luigi De Magistris, lo stato di diritto non c’è piu’.TUTTI I PARENTI ASSUNTI A SVILUPPO ITALIA CALABRIAPaola Santelli sorella dell’ ex sottosegretario alla Giustizia ed attuale deputato di Forza Italia , JoleCecilia Rhodio, figlia di Guido, ex presidente democristiano della RegioneAnita Amatruda figlia di un ex giudice di LametiaNerina Pujia, figlia dell’ ex parlamentare della DC CarmeloGiorgio Pecioraro, figlio del dirigente regionale, DomenicoDaniele iOVENE, FRATELLO DEL SENATORE Nuccio ( DS, ora coordinatore regionale Sinistra Democratica )Marco Aloise, esponente di Alleanza nazionale, candidato a Paola 2003 )Carlo Caligiuri, figlio dell’ ex consigliere regionale Enzo, DsLuigi Camo, figlio dell’ ex senatore Geppino, ora presidente della SoricalCristiana Miceli, moglie di Luigi CamoGiovanna Campanaro, nipote dell’ ex deputato Annamaria Nucci, ora assessore al bilancio a Cosenza e dell’ ex assessore regionale Gianpaolo ChiappettaGianluca Julia, fratello del giudice di Acri SalvatorePietro Cicero, nipote dell’ ex segretario provinciale di An Gabriele LinidoGiuseppe Copani, figlio del giudice CarmeloAndrea Costabile, nipote dell’ ex assessore regionale ed attuale senatore UDC Gino TrematerraEmilio De Bartolo, Assessore comunale diessino di Rende, figlio dell’ ex assessore ed ex Preside di facolta’ di Economia all’ Unical, GiuseppeArmando Mascaro ed Anna Bonofiglio, figlio e nipote del dirigente regionale 2 Totolino ” MascaroGiada Fedele, moglie del vicepresidente del Consiglio regionale Roberto Occhiuto ( UDC)Maria Laura Funaro, nipote dell’ ex consigliere regionale DC ErnestoStefania Iannicelli, figlia del capitano della Guardia di Finanza di CosenzaRossella Marzullo, moglie del giudice Piero SanteseSandro Mazzuca e Fausta D’ Ambrosio, marito e moglie. Mazzuca è nipote di Pino Gentile, consigliere regionale di Forza ItaliaAntonio Mingrone, nipote dell’ ex deputato G.Battista Caligiuri 8 forza Italia )Giovanna Perfetti, figlia dell’ ex consigliere regionale PasqualinoAngelo Scola, autista del senatore UDC Gino TrematerraOlga Rizza, figlia dell’ ex presidente del Consiglio RegionaleDomenicoRita Fedele, cugina del deputato di Forza Italia LuigiSabrina Romeo, nipote dell’ ex senatore dello Psdi, PaoloDaniele Senise e Alberto Sifonetti, nipote e cognato dell’ ex sindaco di CassanoRobertoDomenico Perrone, figlio dell’ ex maresciallo di CassanoFrancesca Lopez, moglie del magistrato CarpinoDonatella De Grazia, nuora dell’ ex presidente del tribunale di Lametia GarofaloMaurizio Scagliola, segnalato dal Sindaco di Reggio Calabria ScopellitiErnesto Cirino, nipote di Roberto Caruso ex deputato di AnMafalda De Simone, sorella della moglie di Antonio Mingrone nipote del deputato G Battista CaligiuriArmando D’ Elia, figlio dell’ ex sindaco di Cassano JonioDal quotidiano La provincia cosentina del 25/10/2007

Un bell'articolo su Debord (il vero) , pubblicato su Liberazione.

• LE "OEUVRES" DI GUY DEBORDdi MARIO PEZZELLA
Nel pensiero di Guy Debord (di cui escono ora in Francia le Oeuvres, quasi duemila pagine, presso Gallimard), la "societa' dello spettacolo" non e' solo il mondo dello star-system o della televisione, ma l'intero modo di produzione capitalistico nella sua fase attuale. La societa' dello spettacolo - l'opera maggiore di Debord - sviluppa in modo originale la riflessione sul feticismo delle merci, compiuta da Marx.Per trasformarsi in danaro la merce deve rivestirsi di un corpo illusorio e seducente, deve rendersi visibile e appetibile come immagine. Nella moda, nella pubblicita', in ogni esposizione della merce, il desiderio del consumatore e' sollecitato da immagini incorporee che penetrano nella profondita' istintuale della sua vita. Sempre meno conta il valore d'uso o la qualita' specifica della merce prodotta. La merce viene venduta solo se e' in primo luogo immagine, capace di destare fantasmi, sogni, mitologie. La legge fondamentale della societa' dello spettacolo si potrebbe formulare in questo modo: quanto piu' l'esperienza deperisce e si degrada sul piano reale, tanto piu' la sua messa in scena spettacolare ne offre un surrogato seducente e potente. Ed anche: quanto piu' un fenomeno e' minaccioso per il potere esistente, tanto piu' viene rappresentato come effimero, contingente, gia' noto. Ovunque sia possibile, occorre mostrare un universo continuo, senza strappi, lacerazioni, fessure.Piu' la qualita' reale deperisce, piu' si incrementa lo splendore apparente della sua immagine, che cosi' nasconde la nullificazione effettiva dell'esperienza. La birra ha perso il suo sapore, diceva Debord, e il sapore e' in effetti la qualita' distintiva della birra; esso non c'e' piu', ma tanto piu' biondo e' il suo colore nell'immagine pubblicitaria, tanto piu' ribollente la schiuma sulle labbra, tanto piu' attraente il mare azzurro dello sfondo. Se non c'e' piu' il sapore, tanto piu' forte e' il ricordo o l'evocazione del sapore, che progressivamente sostituisce la percezione reale. La forma di merce simula l'intensita' corporea, e rende irrilevante e superflua l'esperienza effettiva della sua qualita'. La societa' dello spettacolo pratica un'inversione del vivo nel morto, in ogni ambito della vita.Essa non si limita a ribadire l'esistente e a ripeterlo in modo coattivo e incessante, come l'industria culturale nella concezione di Adorno; ma condiziona il modo stesso di percepire se stessi e il mondo. Come in Foucault, il potere non ha natura semplicemente repressiva, non si limita a confermare l'esistente, ma produce un ordine e un linguaggio, entro cui si esplica poi ogni vita possibile.I fantasmi della merce occludono il vuoto affiorante nella vita, il suo smarrimento di fronte alla perdita di relazioni corporee, sessuate, emotive, e lo rendono tollerabile. Si delinea cosi' una forma di immaginario che (a differenza di quello descritto da Sartre) non progetta di trascendere l'esistente, ma di rovesciarlo specularmente: "La' dove il mondo reale si cambia in semplici immagini, le semplici immagini divengono degli esseri reali, e le motivazioni efficienti di un comportamento ipnotico" (Debord). Non basta dire che esse confermano cio' che esiste: in realta' lo sostituiscono, accompagnando il suo processo di sparizione. Lo spettacolo non e' una "sovrastruttura" - nel tradizionale linguaggio marxista - e neanche una "simulazione" (Baudrillard). Esso e' allo stesso tempo una forma dell'immaginario, una tecnica di produzione, un motore della circolazione del capitale, e queste cose indissolubilmente insieme.*Nella sua opera maggiore, Debord aveva distinto una societa' spettacolare diffusa, segnata dal dominio della merce, e una societa' spettacolare concentrata, ove invece prevalgono le forme del dominio totalitario (il fascismo e lo stalinismo). Nei successivi Commentari alla societa' dello spettacolo introduce una terza forma, lo spettacolare integrato, che ha un particolare interesse nel momento politico attuale. Essa realizza un connubio delle due forme precedentemente indagate, e introduce elementi autoritari nella societa' "democratica" delle merci.Lo spettacolare "diffuso" viene "integrato" da centri decisionali ufficiosi, e la loro attivita' in ombra costituisce ora lo sfondo della celebrazione pubblica dello spettacolo. Associazioni parallele e servizi piu' o meno segreti si dispongono accanto alle istituzioni, alle leggi e agli ordini professionali visibili. L'apparato giuridico e istituzionale resta apparentemente intatto: ma le decisioni reali provengono dai poteri paralleli.Non si tratta solo di interventi clamorosi e violenti orchestrati da servizi "deviati", ma anche di misure che riguardano l'ordinaria quotidianita'. I concorsi pubblici sono sostituiti da riunioni preliminari segrete; la liberta' di stampa viene controllata prima di ogni censura da comitati editoriali, che scelgono i giornalisti affidabili; i reati finanziari sono di fatto depenalizzati, anche se le leggi che dovrebbero punirli restano ufficilmente in vigore. Si realizza cosi' una divergenza sistematica tra la regola pubblicamente ammessa e il centro decisionale occulto: cinismo e ipocrisia oggettiva divengono comportamenti sociali indispensabili per orientarsi in questa sorta di doppio comando sociale permanente.Nei Commentari, Debord indica la P2 italiana e le sue diramazioni come il prototipo sperimentale di un simile sistema di comando. Chi resta legato ingenuamente all'apparenza pubblica dello spettacolo (e per esempio si oppone a una decisione di fatto in nome di una norma del diritto) viene piegato, comprato, intimidito e - nei casi estremi e piu' gravi - eliminato.La mafia diviene - secondo Debord - un modello attuale di funzionamento associativo segreto: non dunque una sopravvivenza arcaica, ma un potere a pieno titolo esistente entro lo "spettacolare integrato". La mafia scorre - per cosi' dire - accanto al simulacro del potere pubblico, lasciandolo il piu' possibile intatto, colpendo le persone che volessero farlo funzionare oltre un livello semplicemente formale. Il suo modello e' seguito dai centri decisionali che ormai si affiancano ai poteri formali dello stato: "La mafia trova dappertutto le condizioni migliori sul terreno della societa' moderna" (Debord).I poteri paralleli e i servizi segreti proliferano comunque in una molteplicita' caotica, producendo eventi altrimenti inspiegabili (aerei che scoppiano misteriosamente in volo, incidenti ripetuti e sincronici, faide di cui non si sospetta l'origine): dopo tutto, essi non procedono secondo un piano unificato e omogeneo. Svalutato da codici "ufficiosi", il diritto pubblico agisce come una semplice messa in scena. "Nello spettacolare integrato le leggi dormono".Prevale cosi' la cooptazione e l'affiliazione diretta entro gli organismi paralleli, e cioe' un sistema di dipendenza personale, non dichiarato pubblicamente, che ha le sue regole e i suoi codici non scritti: la cui semplice conoscenza e' gia' un segno di familiarita' e di possibile accettazione entro le elites del potere. Queste regole - a loro modo inflessibili - segnano il tramonto della "legge scritta" e impongono "ovunque la formazione di nuovi legami personali di dipendenza e di protezione".*Contro il dominio dello spettacolo, Debord ha sperimentato forme critiche di linguaggio e di azione politica, sia scritto che cinematografico, di cui il volume offre un'ampia documentazione: il detournément, la "situazione costruita", la rivalutazione dell'esperienza politica consiliarista. Le situazioni costruite non erano banali happening. Esse avrebbero dovuto modificare consapevolmente l'esperienza dello spazio e del tempo, liberandoli dalla reificazione: "E' facile vedere a quale punto e' legato all'alienazione del vecchio mondo il principio stesso di spettacolo: il non intervento. Si vede, al contrario, come le piu' valide ricerche rivoluzionarie nella cultura hanno cercato di spezzare l'identificazione psicologica dello spettatore con l'eroe, per trascinare questo spettatore all'attivita'... La situazione e' cosi' fatta per essere vissuta dai suoi costruttori". Con un procedimento specularmente rovesciato rispetto a quello dell'alienazione spettacolare, gli oggetti, gli ambienti, i ritmi temporali, dovevano sciogliersi e risolversi in relazioni tra uomini.La situazione costruita e' destinata ad accogliere un evento che favorisca l'attivita' condivisa dei partecipanti. Possono essere situazioni teatrali, architettoniche, estetiche in senso lato; ma anche direttamente politiche, come le occupazioni durante il maggio 1968. Nella durata dell'evento, il tempo cronologico e' sospeso, a favore di un tempo vissuto e intensivo, che lega gli attori all'esperienza comune; questa sospensione - secondo i situazionisti - era una prefigurazione della sospensione rivoluzionaria del tempo storico.La teoria situazionista del linguaggio ruota intorno al concetto, difficilmente traducibile, di detournement. Il detournément e' qualcosa di piu' di una citazione: e' lo "spiazzamento" di un frammento della tradizione culturale, la sua "estrazione" dalla storia dei vincitori. Il detournément scompone in frammenti l'opera originaria, dissolve la sua totalita', la riduce a rovina: e' la rivelazione del perturbante nel familiare, della storia critica in quella monumentale, del possibile in cio' che era considerato necessario. In tal senso e' una riappropriazione critica della storia e del linguaggio. Se la citazione ancora rispetta - almeno in apparenza - il testo d'origine, il detournement ne disloca e ritocca gli elementi interni. Esso puo' perfino invertire il senso dell'originale, rivelando in esso un significato latente o dimenticato: e' un atto di rapina rivoluzionaria nel deposito della tradizione. Forse uno dei piu' celebri detournéments di Debord e' quello ricavato da un celebre passo di Hegel, a indicare lo statuto complessivo della societa' spettacolare: "Il vero e' un momento del falso".
Guy Debord, nato a Parigi nel 1931, tra i fondatori dell'Internazionale Situazionista, si e' tolto la vita nel 1994. Opere di Guy Debord: Oeuvres, Gallimard, Paris 2006; in traduzione italiana segnaliamo almeno La societa' dello spettacolo, la sua opera fondamentale del 1967, che e' stata pubblicata in italiano piu' volte e da diversi editori (tra le altre, vi e' una edizione senza indicazione tipografica, 1974), tra le edizioni recenti la piu' economica a nostra conoscenza e' quella di Stampa alternativa, Roma 1995; Opere cinematografiche complete, Arcana, Roma 1980 (uno dei testi qui inclusi, In girum imus nocte et consumimur igni, e' stato ripubblicato anche, in altra traduzione, da Mondadori, Milano 1998). Ovviamente si vedano anche i testi di Debord in Internazionale situazionista 1958-'69, Nautilus, Torino 1994. Opere su Guy Debord, altri materiali situazionisti e sul situazionismo: Anselm Jappe, Debord, Tracce, Pescara 1993; fondamentale e' Internazionale situazionista 1958-'69, Nautilus, Torino 1994; cfr. anche l'antologia di testi situazionisti a cura di Pasquale Stanziale , Situazionismo, Massari Editore, Bolsena 1998; cfr. anche Rene' Vienet, Arrabbiati e situazionisti nel movimento delle occupazioni, La Pietra, Milano 1978.
[da "Liberazione" del 6 giugno 2006]

Friday, October 26, 2007

petizione contro il coglione che in una mostra "d'arte" ha fatto morire di fame un cane legato .

http://www.petitiononline.com/13031953/petition.html Firmate la petizione contro la partecipazione alla mostra nazionale in Honduras nel 2008 di un "artista" sadico che ha esposto un cane legato lasciandolo morire di inedia (info in italiano : http://cotidievivere.blog.tiscali.it/Cucciolo_immolato_in_nome_dell_arte_1813799.shtml ).

Thursday, October 25, 2007

il centrodestra fino al collo nella vicenda De Magistris

Dall'inchiesta di Catanzaro è venuto fuori un unisverso putrscente di affari loschi, relazioni allegre tra politici,affaristi, logge segrete, esponenti di peso della compagnia delle opere,il braccio affaristico di Comunione eLiberazione. E' venuto fuori un intreccio mostruoso tra tanti soggetti che ,fondamentalmente ,facevano affaracci e soldi,nei modi che stanno trapelando dalle carte dell'indagine, soggetti che ,a quanto mi è parso , sono in grossa parte personaggi dell'area del centrodestra, politici locali di Forza ITalia e ,appunto, questo personaggio antipaticissimo della compagnia delle opere ,incaricato - come dicono - per la zona sud ,cioè un vassallo del millenario potere cattolico affaristico che costituisce, insieme ad altre, una delle cause della nostra miserabile situazione policita,civile,economica,etica.Il centrosinistra deve ,anche se mentre affonda, mettere in piazza i nomi di tutti questi personaggi, non del solo Mastellone ceppalonico, invece come sempre si dimostra ingenua, cadendo nella trappola della divulgazione -a mio parere organizzata e non certo da De MAgistris, che aveva da tempo diverbi in procura con soggetti che temeva potessero avvisare all'esterno delle sue indagini, segno che l'attacco a De Magistris è iniziato prima dell'affare Mastella, è iniziato quando ha messo gli occhi sulla cancerosa situazione venuta fuori e che i media poco spiegano, a parte la commedia tra Mastella e Di Pietro. De Magistris stava toccando poteri fortissimi a livello locale e influenti a livello nazionale -vista la mole di voti che,comunque, gli affari,i soldi, le conventicole estese, riescono a convogliare- e in quest'italia distratta, chiassosa e inconcludente, intrallazzona, incivile, familista e nepotista, terra di evasori e di politici di partiti cattolici "conservatori" che vanno a puttane e si fanno di cocaina, terra di analfabetismo diffuso e creduloneria ,ciarlatani,slogan televisivi per massaie che non leggono un quotidiano, puttanelle che spompinano i portavoce di partiti per arrivare alla televisione, terra di donnine che si vendono ai bancari per il posticino nel cazzo di banca sulla cui efficienza ci ridono addosso dal mondo, terra di assunzione medievali e di caste professionali intoccabili ,arretrate. In questa italia chiunque tocchi il potere,i poteri e il loro intrico ,le loro orge, rischia oltre che di perdere le indagini ,anche la vita.
E il centrodestra non può che essere allegro per come stanno andando le cose, perchè la vicenda si è rivelata un meccanismo perfetto, senza scorie inutili, almeno per come la sta gestendo il centrosinistra. I giornali Berlusconiani hanno pubblicato le "indiscrezioni" l'indagine, e queste sarebbe stato De Magistris a farle trapelare, quando nell'indagine erano coinvolti diversi esponenti di Forza Italia e La compagnia delle Opere, facile fonte di consenso per la pacchiana pseudopolitica della nostra destra da balera ,creatrice della peggiore legge elettorale del mondo occidentale, la Porcata di Calderoli, che inevitabilmente sta mettendo in crisi ,con i numeri, un centrosinistra già articolato e storicamente dialettico,che in più vede la presenza di portatori di voti come il Cappalonico Mastella e altri personaggi non da meno , anche se ,certo, Mastella oggi è sotto i riflettori per la mostruosa sproporzione tra i voti che ha preso alle elezioni il suo partito ed il peso politico che ha in parlamento ,ed è sotto i riflettori perchè il popolo della sinistra è stufo del tergiversare ,dei freni ,delle paure, del governo nel metter mano a riforme come quella della Televisione , o nel aggiustare i danni fatti da leggi schifosissime come le varie leggi sulla giustizia che seguivano l'andamento delle vicende giudiziarie di Berlusconi e del suo collaboratore Avvocato Previti. Ma questo quasi non lo ricorda più nessuno, dopo pochi mesi. L'italia non ha memoria politica, non ha vera informazione ma solo TG infarciti di proclami di portavoce messi in fila in base alla forza politica o ,come faceva Mimum , a panino, per far replicare le forze di governo dell'allora centrodestra e fargli dire così l'ultima parola (secondo lo schema : partiti di maggioranza - opposizione - governo ) . E poi ci si meraviglia se chiunque abbia un po' di visibilità mediatica ,come Bappe Grillo, spopoli non appena usi la sua ,indubitabile, bravura retorica, per svergognare chi merita di essere svergognato ,deriso, messo davanti all'opinione pubblica, anche se distratta e menfreghista come quella italiana,lobotomizzata da un duopoliio televisivo che non dà speranza a chi voglia cambiare l'aria dell'informazione popolare italiana,che è poi quella che porta i voti.
Resistere.Resistere.Resistere!Debord-25 ottobre 2007

Affaire De Magistris, Lettera del fratello di Borsellino

daL bLOG http://www.beppegrillo.it/

De Magistris ha messo d'accordo centro destra e centro sinistra, con l'eccezione di Di Pietro. Tutti insieme appassionatamente per salvarsi il c..o. Il centro destra ritrova in Mastella il suo Dna. Cicchitto e Casini lo adorano. E' la futura Brambilla del Sud di Berlusconi. Il centro sinistra invece tace. Prodi e Veltroni fanno il gioco del silenzio. La vecchia tattica democristiana del tirare a campare per non tirare le cuoia. Il ministro della Giustizia indagato, il ministro degli Esteri indagato, il Presidente del Consiglio indagato. Al prossimo Consiglio dei Ministri faranno una retata.Il fratello di Borsellino mi ha scritto una lettera da far gelare il sangue."La notizia dell'avocazione da parte della Procura Generale dell'inchiesta Why Not al Procuratore De Magistris e' di quelle che lascia senza fiato.Solo un'altra volta nella mia vita mi ero trovato in questo stato d'animo.Era il 19 Luglio del 1992 e avevo appena sentito al telegiornale la notizia dell'attentato il cui scopo non era altri che quello di impedire ad un Giudice che, nelle sue indagini, era arrivato troppo vicino all'origine del cancro che corrode la vita dello Stato Italiano, di procedere sulla sua strrada.Morto Paolo Borsellino l'ignobile patto avviato tra lo Stato Italiano e la criminalita' mafiosa aveva potuto seguire il suo corso ed oggi vediamo le conseguenze del degrado morale a cui questo scellerato patto ha portato.Ieri era stato necessario uccidere uno dopo l'altro due giudici che, da soli, combattevano una lotta che lo Stato Italiano non solo si e' sempre rifiutato di combattere ma che ha spesso combattuto dalla parte di quello che avrebbe dovuto essere il nemico da estirpare e spesso ne ha armato direttamente la mano.Oggi non serve piu' neanche il tritolo, oggi basta, alla luce del sole, avocare un'indagine nella quale uno dei pochi giudici coraggiosi rimasti stava per arrivare al livello degli "intoccabili", perche' tutto continui a procedere come stabilito.Perche' questa casta ormai completamente avulsa dal paese reale e dalla gente onesta che ancora esiste, anche se purtroppo colpevole di un silenzio che ormai si confonde con l'indifferenza se non con la connivenza, possa continuare a governare indegnamente il nostro paese e a coltivare i propri esclusivi interessi in uno Stato che considera ormai di propria esclusiva proprietà.Oggi basta che un ministro indegno come il signor Mastella ricatti un imbelle capo del governo, forse coinvolto negli stessi suoi luridi traffici, minacciando una crisi di governo, perche' tutta una classe politica faccia quadrato intono al suo degno rappresentante e si esercitino in conseguenza chissa' quale tipo di pressioni sui vertici molli della magistratura per ottenere l'avocazione di un'indagine e quindi l'inoffensivita' di un giudice sensa neanche bisogno del tritolo come era stato necessario per Paolo Borsellino.Siamo giunti alla fine della Repubblica Italiana e dello Stato di Diritto.In un paese civile il ministro Mastella non avrebbe potuto chiedere il trasferimento del Dr. De Magistris titolare dell'inchiesta in cui e' indagato il suo stesso capo di governo e lo stesso ministro.Se la decisione del Procuratore Generale non verrà immediatamente annullata dal CSM, saremo di fronte alla fine dell'indipendenza della magistratura e in conseguenza dello stesso Stato di Diritto.Il Presidente Giorgio Napolitano, nonostante sia stato più volte sollecitato, continua a tacere su queste nefandezze dimostrando che la retorica dello Stato e della figura istituzionale di garante della Costituzione Repubblicana non sono diventate, in questa disgraziata Italia, altro che vuote parole.Quaranta anni fa sono andato via dalla Sicilia perche' ritenevo impossibile di vivere la mia vita in un paese in cui la legalita' era solo una parola del vocabolario, ora non ritengo piu' che sia una vita degna di chiamarsi con questo nome e quindi una vita degna di esserre vissuta quella di vivere in un paese dove l'illegalita' e' diventata la legge dello Stato." Salvatore Borsellino

Sunday, June 18, 2006

Savoia , Sottile il portavoce di Fini, Gregoraci la soubrette e i favori in cambio di sesso. Quanto squallore.

Il portavoce di Fini indagato per concussione sessuale con un dirigente RaiE tra le ragazze spunta il nome di Elisabetta Gregoraci: incontri anche alla Farnesina
"Sottile e la showgirlsesso per un posto in tv"
dal nostro inviato FRANCESCO VIVIANO
"Sottile e la showgirlsesso per un posto in tv"'

Elisabetta Gregoraci con Flavio BriatoreMESSINA - Una storia che si ripete. Ragazze che sognano di sfondare nel mondo del cinema e della televisione, costrette a concedersi ai potenti, dirigenti televisivi o personaggi della politica, in cambio della possibilità di diventare star. Dall'inchiesta del pm di Potenza, Henry John Woodcock, emergono sconcertanti episodi che avrebbero coinvolto anche una nota show girl, Elisabetta Gregoraci, attuale fidanzata di Flavio Briatore, protagonista di alcune trasmissioni di successo della Rai, da "Il malloppo" a "Diglielo in faccia". Nell'ordinanza viene sottolineato il ruolo di Giuseppe Sangiovanni, vice direttore delle risorse tv della Rai e di Salvo Sottile (agli arresti domiciliari), portavoce dell'ex vicepresidente del consiglio, Gianfranco Fini. Entrambi sono accusati di concussione sessuale. Secondo gli atti dell'ordinanza di custodia cautelare, la soubrette sarebbe stata in pratica costretta ad avere ripetuti rapporti sessuali con il portavoce di Gianfranco Fini. Rapporti consumati, in alcuni casi, perfino alla Farnesina, sede del ministero degli Esteri. Il passaggio in questione dell'ordinanza di custodia cautelare evoca una storia di squallidi favori. Due i protagonisti: Salvatore Sottile "nella sua qualità di esperto, con funzioni di capo dell'ufficio del portavoce del vice presidente del Consiglio dei ministri, nonché ministro degli Esteri (Gianfranco Fini ndr)" e Giuseppe Sangiovanni, "vice direttore del settore risorse tv della Rai". I due, "abusando delle loro rispettive qualità e dei poteri loro spettanti" avrebbero indotto la "giovane ragazza aspirante ad entrare nel mondo dello spettacolo e in particolare nel settore televisivo, ad erogare, in più occasioni, prestazioni e favori sessuali di vario genere in favore del suddetto Salvo Sottile", persona presentata alla Gregoraci "come influente ed importante". L'ordinanza cita anche le date in cui si sarebbero consumate le prestazioni: il 10 marzo 2006 e nell'estate del 2005.
In cambio di che cosa? Della prospettiva - scrive l'ordinanza - "di potere "sfondare" nel mondo dello spettacolo e cioè di potere partecipare, anche grazie all'influenza del Sangiovanni, a trasmissioni o spettacoli televisivi: trasmissioni rappresentate per esempio dagli spettacoli "Diglielo in Faccia" e "Il malloppo" cui effettivamente la Gregoraci veniva chiamata a partecipare proprio grazie all'intervento del Sottile". Ma non è la sola vicenda a sfondo sessuale che compare nell'ordinanza. I componenti del clan che gestivano il gioco d'azzardo e le licenze per i videogiochi piazzati nei locali di tutta Italia dal messinese, Rocco Migliardi (anche lui arrestato), procuravano ragazze italiane e straniere a tutti i giocatori che portavano nel casinò di Campione d'Italia, ma anche al principe Vittorio Emanuele di Savoia. Sonia e Monica erano le più gettonate dal principe che le accoglieva anche nell'isola di Cavallo e nei suoi frequenti spostamenti in Svizzera ed in Francia. In alcune occasioni Vittorio Emanuele si sarebbe anche lamentato del prezzo pagato per le prestazioni sessuali, ritenendo "elevata", la tariffa di 200 o 300 euro a notte. (18 giugno 2006)

www.repubblica.it

Le intercettazioni rivelano il carattere e il comportamento di Vittorio Emanuelee dei suoi soci: "Speriamo ci siano belle bambine, così le..."Quei soldi in busta per il principe"Un'abitudine per lui delinquere"Al complice diceva: "Sono potente, chi mi ostacola è finito"
dai nostri inviati DARIO DEL PORTO e CRISTINA ZAGARIA
Vittorio Emanuele di SavoiaPOTENZA - Lo hanno fotografato mentre riceveva una busta, secondo l'accusa piena di soldi frutto di un affare illecito. Lo hanno intercettato mentre discuteva, al telefono, di operazioni finanziarie ritenute sospette. Ma lo hanno anche ascoltato mentre si lasciava andare a giudizi grevi sugli italiani, il popolo del quale pure avrebbe voluto diventare re. E mentre con il suo segretario parlava di "pacco" riferendosi a una ragazza "bruna e bellissima".
In oltre duemila pagine, il pm Henry John Woodcock e il gip Alberto Iannuzzi hanno sintetizzato le accuse nei confronti del principe Vittorio Emanuele di Savoia e degli altri protagonisti dell'inchiesta di Potenza. Con una precisazione: l'arresto si è reso necessario per evitare "il pericolo di fuga", stante la sua "palese ed indomabile tendenza a delinquere ed a sottrarsi ai rigori della legge".
Il principe, secondo i magistrati, faceva parte di una vera e propria "holding del malaffare impegnata nel settore del gioco d'azzardo fuorilegge, in particolare attiva nel cosiddetto mercato illegale dei nullaosta". Al telefono, Vittorio Emanuele viene spesso chiamato "il capo" oppure "il gran capo". Ha amicizie influenti con esponenti politici italiani e di tutto il mondo, come peraltro naturale per l'erede di una casa reale, e anche in Libia, dove avrebbe trattato con la famiglia del leader locale Gheddafi per l'apertura di casinò e sale da gioco.
Proprio il paese nordafricano - scrive il gip - potrebbe costituire un rifugio sicuro per l'indagato in fuga". Nell'inchiesta emergono inoltre spunti anche per altre vicende ancora opache, come il "Laziogate".
LAZIOGATE "La Mussolini è fuori, sono stato io"
Dalle intercettazioni realizzate nei confronti di Salvatore Sottile, il portavoce di An finito agli arresti domiciliari, vengono registrati elementi sulla intricata vicenda della esclusione della lista di "Alternativa sociale", facente capo ad Alessandra Mussolini, dalle elezioni regionali del Lazio del 2005. L'ex consigliere comunale di Roma Fabio Sabbatani Schiuma confida, il 12 marzo 2005, solo poche ore prima che le agenzie battessero la notizia della esclusione della lista, di essersi procurato 1300 schede anagrafiche del Comune violando, con l'aiuto di hacker, il sistema informativo dell'amministrazione capitolina. Gli atti saranno acquisiti dal procuratore aggiunto di Roma, Italo Ormanni, che indaga sul caso. Ecco alcuni stralci della conversazione.
Schiuma: "Gli ho portato 1300 schede anagrafiche del Comune di Roma che ho preso in maniera piratesca". Sottile: "Eh, Eh". Schiuma: "Però non ho utilizzato la procedura esatta nella richiesta di queste schede". Sottile: "Ah". Schiuma: "Alias con il computer". Sottile: "Ah, vabbé". Schiuma: "Un pirata, ci siamo inseriti dentro e abbiamo preso tutto quanto".
BUSINESS "Porto io diecimila euro al principe"
Uno delle operazioni finanziarie al centro dell'inchiesta riguarda il rilascio, da parte dei Monopoli di Stato, di 400 nulla osta per macchinette da videopoker. Affare ritenuto dai magistrati sospetto, e a fronte del quale, si evince dalle intercettazioni, il principe Vittorio Emanuele avrebbe ricevuto una somma di diecimila euro. L'indagato messinese Rocco Migliardi parla con l'imprenditore veneziano Ugo Bonazza il 3 marzo 2005.
Migliardi: "Glielo dici al principe che gli porto diecimila euro per come siamo?" Bonazza: "Sì, sì, vai tranquillo".
VIDEOPOKER "In questo campo nessuno è pulito"
Un'altra conversazione, intercorsa tra Bonazza e Vittorio Emanuele viene interpretata dai magistrati come indice della consapevolezza, da parte degli indagati, della illiceità dell'affare videopoker.
Bonazza: "In questo ambiente, principe, nessuno è pulito, diciamocelo. Ha già capito, no?" Vittorio Emanuele: (ride)
AFFILIAZIONE "Losche figure negli ordini sabaudi"
Secondo il gip, l'adesione di alcuni degli indagati "a uno degli ordini dinastici sabaudi, dei quali Vittorio Emanuele è Gran Maestro costituisce occasione e fattore aggiuntivo di coesione e affiatamento". Nell'inchiesta compaiono riferimenti all'ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro. Organizzazione benefica, che però il giudice definisce "utilizzata per reclutare, tra l'altro loschi e discutibili personaggi".
BENEFICENZA "Speriamo che ci siano belle bambine"
Il giudice definisce "quanto mai sconcertante e inquietante, nonché emblematico della personalità degli interlocutori", il passaggio di una conversazione tra Vittorio Emanuele e il suo segretario particolare Gian Nicolino Narducci del 15 settembre 2005. I due "commentano in termini oggettivamente raccapriccianti", scrive il gip, l'invito a una manifestazione organizzata per raccogliere fondi a favore di un'associazione milanese che presta assistenza a minori vittime di abusi e violenze sessuali.
Narducci: "Speriamo che ci siano delle belle bambine, così le..." Vittorio Emanuele: "Subito, sì", urlando. Narducci: (ride) Vittorio Emanuele: "Che bello, allora sono proprio contento perché tutto andrà bene e farà bel tempo".
INSULTI "La Sgrena? E' tutta colpa sua"
In un'altra conversazione, intercettata il 7 marzo 2005, Narducci e Savoia discutono della sparatoria che, in Iraq, costò la vita al funzionario dei servivi segreti Nicola Calidari, che stava conducendo in salvo la giornalista del Manifesto Giuliana Sgrena. Anche in questo caso, il gup rimarca i "toni grevi e insultanti" usati dai due interlocutori.
Vittorio Emanuele: "E' meglio che non si faccia vedere in giro". Narducci: "Chi è?" Vittorio Emanuele: "Quella m... che ha fatto morire il nostro capo dei servizi segreti". Narducci: "Quella è una comunista di m...".
NOVELLA 2000 Il biglietto al direttore: "Sei morto"
Vittorio Emanuele di Savoia deve rispondere anche di un episodio di minacce nei confronti del direttore del settimanale "Novella 2000", Luciano Regolo, al quale fu inviato un biglietto intimidatorio, con su scritto "Sei morto", dopo alcuni articoli ritenuti sgraditi. In una telefonata del 23 marzo scorso, il principe si rivolge a uno dei coindagati, Umberto Bonazza, per chiedergli di interessare della questione Rocco Migliardi (altro protagonista dell'inchiesta).
Vittorio Emanuele: "Bisogna dire al nostro amico Migliardi.... Regolo, Regolo, il giornalista ci dà molto fastidio". Bonazza: "Mi dice a voce... ok ho capito va bene". Vittorio Emanuele: "Molto, molto fastidio... gliele dica due parole".
INTERCETTAZIONI "Ho il telefonino più ascoltato d'Italia"
Nella stessa conversazione il principe si raccomanda con il suo interlocutore di non cercarlo al cellulare.
Vittorio Emanuele: "Mi raccomando, per piacere, i telefonini". Bonazza: "Sì, sì, sì". Vittorio Emanuele: "Lei mi deve chiamare in ufficio o casa. Perché si ricordi che il mio telefonino è il più ascoltato d'Italia". Bonazza: "Ho capito, è normale perché lei è una persona importante".
TRUFFE "Acqua e zucchero nelle flebo per il terzo mondo"
Il giudice definisce "emblematica della propensione criminale" di Vittorio Emanuele e di Narducci una telefonata dove quest'ultimo viene contattato da un avvocato, non indagato, che gli chiede di far da tramite tra il principe e alcuni clienti del legale disposti a spendere cifre rilevanti per acquistare medicinali da destinare all'Eritrea. Operazione che i magistrati definiscono "dalle connotazioni assai dubbie e sicuramente truffaldina".
Avvocato: "E' roba per il terzo mondo, per cui non dico roba tarocca ma di basso costo, in barba a qualsiasi brevetto". Narducci: "Ecco per esempio abbiamo un'azienda legata al principe che fa anche le flebo". Avvocato: "Tieni conto che deve essere roba di bassissimo costo perché è per il terzo mondo". Narducci: "Bassissimo costo, è acqua e zucchero".
Il segretario del principe fa riferimento a un'azienda legata a Savoia che lavora in Bulgaria e ha aperto anche in Giordania. La vicenda dell'operazione legata ai medicinali viene chiosata con durezza dal giudice: "Appare emblematica degli interessi e delle disponibilità finanziarie di Vittorio Emanuele, distribuiti in tutto il mondo, nonché della pericolosità e della inclinazione criminale del principe, per la verità di animo poco nobile".
INFLUENZA "In Italia sono diventato molto potente"
La rete di relazioni istituzionali di Vittorio Emanuele di Savoia è molto fitta e abbraccia tutto il mondo. Ma a poco più di tre anni dal suo rientro in Italia dopo la fine dell'esilio, il principe sostiene con Narducci di essere diventato molto influente anche nel suo paese d'origine.
Vittorio Emanuele: "Guardi che io adesso sono diventato molto potente in Italia, molto più di quel che credevo. Adesso faccio il c.. a tutti quelli che mi rompono i co.. O si fila come dico io oppure quello che sgarra fuori, capito".
(18 giugno 2006)

Savoia in Galera .

Savoia, con De Luca un "patto di corruzione"
"Dopo Campione, picchiamo Venezia"

Da approfondire, secondo il gip, gli affari "a tratti poco chiari"
gestiti da Proietti Cosimi e Daniela Di Sotto, moglie di Fini


L'avvocato di Vittorio Emanuele, Lodovico Isolabella, dice che il principe "ha argomenti forti da spendere davanti al gip". Ma la Procura di Potenza fa sapere che sono state raccolte "molte prove". E mentre il detenuto si appresta a trascorrere il suo secondo giorno nel carcere di Potenza (che sarà anche il primo degli interrogatori di garanzia davanti al gip Alberto Iannuzzi) emergono nuovi dettagli sull'inchiesta. Come alcune foto, scattate dagli investigatori e mostrate dal Tg3. O, ad esempio, che Achille De Luca, l'uomo individuato dal principe per risolvere, ai Monopoli (attraverso una tangente) la questione dei nulla osta per i videogiochi truccati, preparò un vero e proprio "rapporto" che contiene il "patto di corruzione": copia del fax, inviato il 17 febbraio 2005, è contenuta nell'ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Iannuzzi.

Il "patto di corruzione". Nel fax spedito da De Luca a Vittorio Emanuele, il faccendiere "relaziona con dovizia di particolari su presupposti, svolgimento e esiti della vicenda". De Luca riesce a ottenere, oltre ai nulla osta, "la riabilitazione della reputazione delle aziende" di Migliardi e "l'apertura di un canale preferenziale con Barbarito", e indica al principe "i soggetti contattati, destinatari e intermediari della tangente".

Nulla osta, un giro da 3 milioni. L'affare legato al gioco d'azzardo "legalizzato" dai nulla osta è "un grosso business da 3 milioni di euro": è Bonazza che parla, chiedendo al principe di agevolare Migliardi. Tutto comincia quando la Guardia di Finanza avvia in Veneto un'operazione contro i videogiochi illegali che Migliardi definisce "un massacro".
La persona giusta. Per evitare i sequestri servono i nulla osta. Narducci parla di un suo amico generale della Guardia di Finanza "abituato a mangiare, sicuramente ci darà una mano". Ma non è la persona giusta. Vittorio Emanuele individuerà "qualcuno più importante": si rivolge a De Luca, che sceglie un commercialista romano, amico di Salvatore Sottile, che a sua volta coinvolge Francesco Proietti Cosimi. E' lui che raggiunge Giorgio Tino e Anna Maria Lucia Barbarito.

Le foto dei "protagonisti". Alcune foto scattate dagli
investigatori a Migliardi e De Luca sono state mostrate nel corso del Tg3. Un gruppo riguarda l'incontro all'aeroporto di Catania tra Migliardi e De Luca: Migliardi ha una busta bianca in mano che, nella foto successiva, appare invece nelle mani di De Luca. Altre foto ritraggono Vittorio Emanuele con Migliardi e Bonazza. Ancora una busta, infine, è immortalata tra le mani del principe, ritratto con Migliardi e Bonazza che gliel'avrebbero appena consegnata.

"A Campione, quattro sacchi di soldi". In una telefonata il principe si mostra impaziente per l'affidamento dell'incarico di procacciatore di clientela, per il casinò di Campione, a Bonazza: "Ci tengo molto, lì ci sono quattro sacchi di soldi". Il sindaco di Campione, Roberto Salmoiraghi, opera affinché l'incarico vada a Bonazza perché considera "poco raccomandabile" Migliardi.

Il sindaco: "Tu cosa fai per me?". Salmoiraghi, assicurata la conclusione della trattativa per l'affidamento a Bonazza dell'incarico, vuole qualcosa in cambio: "Tu cosa fai per me?" chiede - "con tono incalzante", annota il gip di Potenza - al suo interlocutore. Al sindaco di Campione andranno - gli spiega il delegato per la Lombardia dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro - il titolo di "dottore mauriziano", una "commenda" e la nomina a "ambasciatore". Prevista anche una ricompensa alla famiglia, probabilmente un posto di lavoro.

"Andiamo a picchiare Venezia". Campione non basta, il principe dice a Bonazza "e dopo andiamo anche a picchiare Venezia". Bonazza è più cauto: "Loro sanno già che stiamo collaborando con Campione e sono interessati a vedere qualcosa, a fare un discorso, buttiamo giù le basi".

"Quella brama di guadagnare". Altra telefonata, parla l'assistente del principe, Narducci: "Lui ha brama di guadagnare, però molte cose non è che si possono fare così, dal giorno al momento". Narducci racconta a Bonazza degli incitamenti ricevuti dal principe affinché trovi un "canale" per i nulla osta. Ma le sollecitazioni giungono nel periodo natalizio del 2005, a uffici pubblici semivuoti: "Comunque - dice Bonazza - c'era un centone da dividere fra me e te, e capisci...".

L'avvocato: "Si sente raggirato". L'avvocato Isolabella ha incontrato il suo assistito: "L'abbiamo trovato bene, sereno, lo trattano bene, da re. Però non può guardare la televisione. Non ha voluto guardare i giornali". Secondo l'avvocato Bardi, il principe ha ribadito di essere "assolutamente innocente": "Si sente raggirato da qualcuno che gli stava vicino". Precisa Isolabella: "No, non da qualcuno in particolare, ma da tutto il sistema".

Gli affari di Cosimi e Di Sotto. Le vicende societarie riguardanti "gli affari gestiti in comune da Francesco Proietti Cosimi e Daniela Di Sotto meritano un sicuro, ulteriore approfondimento investigativo": lo ha scritto il gip Iannuzzi, nell'ordinanza di arresto. Il riferimento alla "fitta rete di affari, a tratti poco chiari", fra Proietti Cosimi e la moglie dell'ex vicepresidente del Consiglio, è contenuto nella parte vicina a quella che l'ordinanza dedica al gioco d'azzardo e alle schede per videogiochi truccate ma "regolarizzate" dai nulla osta.

Sunday, June 11, 2006

http://www.articolo21.info/ sito su problematiche attinenti la libertà di informazione.

http://www.antimafiaduemila.com/ sito antimafia

SILVIO BERLUSCONI E MAFIA

Silvio Berlusconi e Cosa Nostra
Sei indagini archiviate a Palermo su richiesta della stessa Procura per scadenza dei termini massimi concessi per indagare. Ma, nella sentenza emessa l’11 dicembre 2004 dalla II sezione del Tribunale di Palermo a carico di dell’Utri (condannato a 9 anni per concorso esterno) e motivata il 5 luglio 2005, i giudici scrivono che il gruppo Berlusconi ha ricevuto finanziamenti “non trasparenti” a cavallo fra gli anni Settanta e Ottanta. E ha versato “per diversi anni somme di denaro nelle casse di Cosa Nostra”. Dell’Utri infatti “anziché astenersi dal trattare con la mafia…, ha scelto, nella piena consapevolezza di tutte le possibili conseguenze, di mediare tra gli interessi di Cosa Nostra e gli interessi imprenditoriali di Berlusconi (un industriale, come si è visto, disposto a pagare pur di stare tranquillo )”. Quando poi, nel 1993, la Fininvest si tramutò in Forza Italia, il capo di Cosa Nostra Bernardo Provenzano “ottenne garanzie” che lo convinsero a “votare e far votare per Forza Italia”, con cui aveva “agganci” anche il boss stragista Leoluca Bagarella. Garanzie fornite da Marcello Dell’Utri, che ha avuto “ per un trentennio contatti diretti e personali” con un boss del calibro di Stefano Bontate e Mimmo Teresi, oltre al “fattore” Vittorio Mangano, assunto ad Arcore nel 1974 “pur conoscendone lo spessore delinquenziale, e anzi proprio per tale sua <­<­qualità>> con l’avallo compiaciuto di Bontate e Teresi”. Da tre decenni Dell’Utri svolge un’”attività di costante mediazione tra il sodalizio criminoso più pericoloso e sanguinario del mondo e gli ambienti imprenditoriali e finanziari milanesi, in particolare la Fininvest”, nonché una “funzione di <­<­garanzia>> nei confronti di Berlusconi”. Nei “momenti di crisi tra Cosa Nostra e la Fininvest” Dell’Utri fa da mediatore, “ottenendo favori” dalla mafia e “promettendo appoggio politico e giudiziario”. Tutte condotte “pienamente e inconfutabilmente provate da fatti, testimonianze, intercettazioni”. I rapporti fra Dell’Utri e Cosa Nostra “sopravvivono alle stragi del 1992-93, quando i tradizionali referenti, non più affidabili, venivano raggiunti dalla “vendetta” di Cosa Nostra, e ciò nonostante il mutare della coscienza sociale di fronte al fenomeno mafioso nel suo complesso”. Il senatore berlusconiano è sempre “disponibile verso l’organizzazione mafiosa nel campo della politica, in un periodo in cui Cosa Nostra aveva dimostrato la sua efferatezza criminale con stragi gravissime, espressioni di un disegno eversivo contro lo Stato, e, inoltre quando la sua figura di uomo pubblico e le responsabilità connesse agli incarichi istituzionali assunti, avrebbero dovuto imporgli ancora maggiore accortezza e rigore morale”. Insomma, Dell’Utri ha continuato a “mafiare” anche dopo l’entrata in Parlamento nel ’96 e a “inquinare le prove” durante il suo processo. Fatti, non teoremi, secondo i giudici: la “pluralità delle sue attività ha costituito un concreto, volontario, consapevole, specifico e prezioso contributo al mantenimento, consolidamento e rafforzamento di Cosa Nostra, cui è stata offerta l’opportunità, con la mediazione di Dell’Utri, di entrare in contatto con importanti ambienti dell’economia e della finanza”. Ed esistono “prove certe della compromissione mafiosa dell’imputato Dell’Utri anche relativamente alla sua stagione politica”. Sempre secondo i giudici, Forza Italia nasce nel ’93 da un’idea di Dell’Utri, il quale “non ha potuto negare” che ancora nel novembre ’93 incontrava Mangano a Milano, come risulta dalle sue agende, mentre era “in corso l’organizzazione del partito Forza Italia e Cosa Nostra preparava il cambio di rotta verso la nascente forza politica”. Il perché, secondo i giudici, è semplice: Dell’Utri incontrava Mangano nel 1993-94 per promettere “aiuti concreti e importanti a Cosa Nostra in cambio del sostegno a Forza Italia”. Tant’è che ancora nel ’99, come risulta da intercettazioni, Cosa Nostra impone ai suoi uomini di votare Dell’Utri “per tirarlo fuori dai suoi guai giudiziari: i rappresentanti delle istituzioni “lo volevano fottere” a tutti i costi, ma non avrebbero più potuto fargli nulla se fosse andato al Parlamento Europeo”. Dunque fin dal ’94 “vi è prova che Dell’Utri aveva promesso alla mafia precisi vantaggi politici e la mafia si era vieppiù orientata a votare Forza Italia”.Quanto all’origine delle fortune di Berlusconi, che incamerò a cavallo fra gli anni Settanta e Ottanta centinaia di miliardi di lire di provenienza ignota, i sospetti della Procura sono condivisi dal Tribunale: “La scarsa trasparenza o l’anomalia di molte operazioni Fininvest negli anni 1975-84 non hanno trovato smentita dal consulente della difesa Dell’Utri; non è stato possibile risalire… all’origine, qualunque essa fosse, lecita od illecita, dei flussi di denaro investiti nella creazione delle holding Fininvest. E allora le <­<­indicazioni>> dei collaboranti e del Rapisarda [sul riciclaggio di denaro mafioso, nda] non possono ritenersi del tutto <­<­incompatibili>> con l’esito degli accertamenti svolti”. Poteva chiarire tutto Berlusconi. Ma quando il Tribunale si è recato a Palazzo Chigi per interrogarlo, nel 2002, il premier “si è avvalso della facoltà di non rendere interrogatorio” e così “si è lasciato sfuggire l’imperdibile occasione di fare personalmente, pubblicamente e definitivamente chiarezza sulla delicata tematica, incidente sulla correttezza e trasparenza del suo precedente operato di imprenditore che solo lui, meglio di qualunque consulente o testimone, avrebbe potuto illustrare. Invece ha scelto il silenzio”.

INDRO MONTANELLI SU BERLUSCONI 2001

È il bugiardo più sincero che ci sia, è il primo a credere alle proprie menzogne. È questo che lo rende così pericoloso. Non ha nessun pudore. Berlusconi non delude mai: quando ti aspetti che dica una scempiaggine, la dice. Ha l’allergia alla verità, una voluttuaria e voluttuosa propensione alle menzogne. “Chiagne e fotte”, dicono a Napoli dei tipi come lui. E si prepara a farlo per cinque anni.
Indro Montanelli, 2001

Tuesday, June 06, 2006

un'articolo sulle possibili cause della scomparsa di EOLO

IL COMPLOTTO DELL’ARIA COMPRESSA


Di Ugo Bardi – Gennaio 2005 (rivisto e corretto Marzo 2005)

Dipartimento di Chimica, Università di Firenze

www.aspoitalia.net









Siamo in una situazione in cui il problema dell’esaurimento delle risorse, quelle energetiche tradizionali in primo luogo, non si può più considerare come qualcosa di remoto e che non ci riguarda. Il fatto che il problema stia cominciando a porsi porta a due reazioni emotive; la prima è di negare che il problema esista l’altra che il problema si risolverebbe facilmente se non fosse per il complotto del governo/compagnie petrolifere/multinazionali/alta finanza/gnomi di Zurigo o chi altro che affossano qualche meravigliosa soluzione tecnologica che altrimenti tutti già utilizzerebbero invece del petrolio.



Ci sono molte ben note bufale in questo campo, fra le quali citiamo a mo’ di esempio l’ “energia orgonica”, l’ “energia di punto zero” e vari altri casi che si riducono alla fine dei conti al buon vecchio moto perpetuo. Andremo invece a esaminare in un certo dettaglio un caso più complesso e più difficilmente valutabile, quello della vettura stradale ad aria compressa, che è stato definito una “bufala” da alcuni ma che si presenta anche come una possibile cosa seria. Questo veicolo è noto col nome di “EOLO,” prototipo progettato e brevettato dall’ing. Negré e promosso e propagandato dalla ditta MDI del Lussemburgo. La Eolo esiste da svariati anni e ogni anno, un po’ come l’influenza cinese, si ripresenta solo leggermente mutata a generare l’entusiasmo di molti che vi vedono la soluzione a tanti problemi, primo fra tutti l’inquinamento urbano da traffico che è una cosa estremamente grave e seria.



E’ interessante notare la reazione all’annuncio di questo oggetto come la si può vedere nei vari forum che si occupano di energia, ambiente e inquinamento. Di solito, c’è sempre qualcuno che non aveva mai sentito parlare della Eolo e che annuncia la grande “novità” della vettura ad aria compressa con entusiasmo, a volte come l’arrivo di una vera e propria nuova era ecologica. La reazione si suddivide fra commenti altrettanto entusiasti da una parte, mentre da un’altra si denuncia il fatto che la macchina ad aria compressa semplicemente sposta il problema dell’inquinamento dal tubo di scappamentto alla centrale elettrica, senza risolverlo. Una frazione dei commentatori esprime dubbi sulla fattibilità tecnica del concetto e fa notare come non esiste nessuna prova che l’oggetto in questione sia in grado di dare veramente le prestazioni conclamate. Qualcuno parla francamente di “bufala” e di “imbroglio”. A questo, gli entusiasti rispondono che se la Eolo non è ancora sul mercato questa è, ovviamente, colpa del complotto delle compagnie petrolifere che non vogliono concorrenza.



Come possiamo valutare questo pasticcio di proclami e controproclami? I dati disponibili riguardo a effettive prove su strada della Eolo, della quale sembra esistano pochissimi esemplari, sono molto scarsi. Una cosa che possiamo dire è che la Eolo è un caso del tutto isolato in un panorama tecnologico nel quale, apparentemente, la maggior parte degli attori nel campo (case automobilistiche, piccoli costruttori, ecc.) hanno deciso a priori che il concetto di propulsione ad aria compressa non è interessante in confronto ad altre tecnologie a “inquinamento zero” come la trazione elettrica accoppiata a batterie o a pile a combustibile.



Possiamo escludere senz’altro che questo sia il risultato di qualche complotto, altrimenti i costruttori avrebbero smesso di lavorare anche su tutte le altre soluzioni. Piuttosto, il fatto di scartare a priori l’aria compressa deve essere il risultato di una stima dai principi fisici di base. Proveremo ora a fare, appunto, questa stima. Teniamo conto che questo tipo di stima non sostituisce né uno studio ingegneristico completo né i test sperimentali, ma ci serve per definire in quale ordine di grandezza ci muoviamo e che cosa possiamo aspettarci. Potrebbe la macchina ad aria compressa fare concorrenza come autonomia a una macchina tradizionale a benzina o diesel? Oppure rientriamo nel settore delle “microvetture da città” a bassa velocità e scarsa autonomia come quelle a batteria? Quello che segue è moderatamente tecnico e il lettore non interessato ai dettagli può semplicemente saltare questa sezione per andare direttamente alla sezione “conclusioni”





Veicoli ad aria compressa.



La tecnologia dell’aria compressa non è certamente cosa nuova. Se vogliamo andare alle radici storiche dell’idea, possiamo addirittura risalire al periodo alessandrino, quando gli ingegneri del tempo sperimentarono delle catapulte ad aria compressa. Si scontrarono però per la prima volta con i problemi della gestione termica della compressione e dell’espansione; fra le altre cose gli prendeva fuoco il catrame usato per sigillare i cilindri pieni d’aria. Alla fine dei conti, le catapulte tradizionali ad arco o a tendine di cavallo funzionavano molto meglio. Verso la seconda metà dell’800 si cominciarono a costruire delle locomotive ad aria compressa per usi particolari, per esempio per trasporto nei tunnel delle miniere. Queste macchine non riuscirono mai a far concorrenza alle macchine a vapore tradizionali e questo la dice lunga sulle difficoltà della cosa, dato che l’efficienza dei motori a vapore è notoriamente infame. Non si riportano casi storici di vetture stradali azionate ad aria compressa. Oggi, l’aria compressa come sistema di immagazzinamento di energia ha ripreso interesse nei sistemi cosiddetti “CAES” (compressed air energy storage). Questi sistemi utilizzano cavità sotterranee per immagazzinare grandi quantità di aria compressa a pressioni relativamente basse. Vengono utlizzati in combinazione con sistemi di turbine a gas di grandi dimensioni. La tecnologia CAES non è adatta per applicazioni mobili.



Mancando veicoli ad aria compressa circolanti su strada, i dati disponibili sono necessariamente incerti. Per questa ragione potremo solo dare una valutazione di massima, di ordine di grandezza, senza pretendere di arrivare a delle conclusioni esatte. Questi dati di ordine di grandezza ci permetteranno comunque un confronto con altre tecnologie veicolari. Occorre anche definire i criteri di giudizio. Sostanzialmente ci sono due parametri tecnologici principali da considerare, uno è l’efficienza di “ciclo di vita” ovvero con quanta efficienza il veicolo utilizza l’energia primaria di partenza – di solito energia elettrica generata da una centrale termica. L’altro è il rapporto peso/energia trasportata del veicolo stesso, che ne determina la capacità di trasporto e l’autonomia. Non possiamo poi trascurare la questione dei costi e, per finire, ci limiteremo nella valutazione a tecnologie che siano disponibili sul mercato, tralasciando nuove tecnologie, possibili ma incerte.



Consideriamo per prima cosa la questione dell’efficienza di ciclo di vita. Senza andare in calcoli dettagliati, diciamo che in confronto a un sistema che usa direttamente un motore elettrico, un sistema come quello EOLO deve prima comprimere l’aria mediante un compressore (ovvero un motore elettrico) per poi utilizzarla per mandare un motore a pistoni. Questo porta necessariamente a una perdita di efficienza, ulteriormente aumentata dal fatto che il motore a pistoni della Eolo viene dichiarato come avente un efficienza del 70% contro l’efficienza di oltre il 90% dei motori elettrici moderni. Questa minore efficienza del veicolo ad aria compressa sarebbe tuttavia sopportabile se ci fossero in cambio di prestazioni superiori in termini di autonomia, che è oggi il punto debole delle vetture elettriche.



Vediamo allora di fare un po’ di conti. Come prima approssimazione, supponiamo che il gas segua la legge dei gas perfetti. Ne consegue che l’energia immagazzinabile è:



L= nRT ln(Pf/Pi)



dove i suffissi “i” e “f” stanno per “iniziale” e “finale.” Risulta dalle descrizioni della MDI che la Eolo monta delle bombole da sub come contenitori dell’aria compressa. Questa è una tecnologia già ottimizzata in termini di pesi per garantire la miglior trasportabilità possibile. Una bombola da sub in acciaio di 15 litri pesa circa 16 kg e contiene circa 4 kg di gas compresso a 200 bar. Sostituendo questi valori troviamo un’energia di 1.8 MJ, ovvero circa 440 Wh. Il rapporto energia/peso è circa 25 Wh/kg. In principio, si potrebbe anche lavorare a pressioni più alte, diciamo fino a 300 bar usando bombole in carbonio. Queste bombole sono costose e non è chiaro se sarebbe possibile omologarle per un veicolo circolante, comunque in questo caso l’energia immagazzinata potrebbe salire fino a 30-40 Wh/kg.



Possiamo confrontare questo valore con quello delle batterie elettriche (vedi, p. es. http://www.batteryuniversity.com/partone-3.htm). Abbiamo circa 30-50 Wh/kg per le batterie al piombo tradizionali, circa 80-100 Wh/Kg per le batterie al Ni/Cd e circa 100-130 Wh/Kg per le batterie al litio - polimero. Quindi, potenzialmente l’aria compressa potrebbe fare altrettanto bene delle batterie tradizionali al piombo, meno bene delle batterie al litio-polimero e decisamente meno bene al confronto dei combustibili tradizionali, benzina e gasolio, che immagazzinano fino a 10 kWh/kg (è questo, incidentalmente, il fattore che rende accettabile, al momento attuale, l’utilizzo di motori inefficienti come quelli a pistoni a combustione interna.)



Il calcolo di cui sopra quantifica l’energia immagazzinata dall’aria compressa ma la cosa importante è quanta di questa energia può essere effettivamente sfruttata. Per prima cosa, consideriamo che il motore ad aria compressa deve necessariamente funzionare a una pressione superiore a quella atmosferica, per cui non si può sfruttare tutta l’aria immagazzinata nelle bombole. Se, per esempio, in condizioni di regime il pistone richiede una pressione di 40 bar, questo vuol dire che il 20% dell’energia immagazzinata a 200 bar non potrà essere utilizzata. Come ulteriori elementi di svantaggio per l’aria compressa, notiamo la minore efficienza del motore ad aria rispetto a quello elettrico, già citata prima (70% contro >90%). Notiamo anche che una vettura elettrica ha la possibilità di recuperare energia in frenata, possibilità che viene implementata in molte delle vetture elettriche sul mercato. Questo recupero è possibile, in teoria, anche per l’aria compressa, ma molto difficile in pratica per le complicazioni meccaniche associate e non sembra che questa possibilità sia stata implementata nella Eolo.



Per finire, il punto forse più importante è che sarebbe possibile recuperare tutta l’energia immagazzinata in un gas compresso solo se si potesse fare avvenire l’espansione a temperatura costante (“isoterma”). Viceversa, un gas si raffredda quando si espande e questo diminuisce di parecchio il lavoro che se ne può estrarre. Questo tipo di espansione si dice “adiabatica”. Utilizzando le appropriate formule, si trova che per un’espansione puramente adiabatica, l’energia effettivamente sfruttabile dal gas potrebbe essere ridotta di un fattore 10 circa rispetto al caso isotermo. Nella pratica, l’espansione del gas può essere fatta in stadi, lasciando progressivamente riscaldare il gas. Questo tipo di espansione viene detta “politropica” e le formule che descrivono l’energia utile ottenibile dipendono dalla differenza di temperatura, dalla capacità termica del gas e da un “fattore politropico” che dipende dalle condizioni di espansione. E’ difficile dire che livello di efficienza possa raggiungere l’espansione politropica del sistema della Eolo, ma sicuramente non sarà pari a quella del ciclo ideale isotermo e potrebbe essere, in effetti, molto inferiore.



A questo riguardo, si pone il problema di come la Eolo possa gestire le problematiche termiche create dall’espansione adiabatica dell’aria ad alta pressione. Nel normale uso dell’aria compressa, si lavora a pressioni molto più basse; per intendersi, un avvitatore di quelli usati dai gommisti funziona normalmente a soli 6 bar e in un officina raramente si trovano applicazioni dell’aria compressa oltre qualche decina di bar. In queste condizioni, non ci sono problemi di raffreddamento dovuti all’espansione del gas. Ma per pressioni di 200 bar o superiori, l’espansione può causare il congelamento dell’acqua contenuta nel gas con la conseguente ostruzione degli ugelli. In effetti, nel caso della Eolo si può pensare che esistano delle notevoli difficoltà a evitare il problema considerando le piccole masse in gioco in una microvettura.



Le incertezze inerenti ai pochi dati disponibili sono tali che non possiamo arrivare a dei numeri precisi, ma possiamo comunque arrivare a concludere che: una vettura ad aria compressa ha efficienza e prestazioni dello stesso ordine di grandezza (e probabilmente inferiori) di quelle di una vettura a batteria al piombo e sicuramente inferiori a quelle di una vettura con batterie al litio. Queste prestazioni non sono neanche lontanamente comparabili a quelle di una vettura con motore tradizionale a benzina o a gasolio.





Conclusioni.



Per il momento, l’aria compressa come mezzo di stoccaggio di energia si presenta come pratica soltanto per grandi volumi, ovvero per sistemi stazionari di grande potenza. Non è da escludere che sia possibile costruire un veicolo ad aria compressa utilizzabile in certe condizioni. Il sistema ad aria compressa avrebbe l’indubbio vantaggio del numero quasi infinito di cicli di carica/ricarica delle bombole, ma risulterebbe senza vantaggi significativi (e probabilmente in svantaggio) in termini di prestazioni rispetto alla tecnologia tradizionale delle batterie al piombo e quasi sicuramente svantaggioso rispetto alla nuova generazione di veicoli a batteria al litio (tipo Toyota Prius).



Possiamo dunque scartare senza problemi l’ipotesi che il fatto che oggi non possiamo comprare la Eolo da un concessionario sia dovuto a un complotto. Se così fosse, bisognerebbe spiegare come mai i cospiratori non si siano preoccupati di affossare anche la tecnologia delle macchine a batteria. E’ assai più probabile che i promotori della Eolo si trovino effettivamente in difficoltà a sviluppare una vettura veramente pratica e utilizzabile.



D’altra parte, anche se si vendesse dai concessionari, la vettura ad aria compressa non risolverebbe il problema che ci troviamo di fronte, ovvero di eliminare l’attuale parco macchine inefficienti e inquinanti, sostituendolo con veicoli a “emissioni zero” se possibile alimentati da fonti rinnovabili. Purtroppo, gli acquirenti sono abituati ai motori a combustione interna a benzina o a gasolio e non sembrano minimamente interessati a passare a veicoli che, pur non inquinanti, non danno le stesse prestazioni e non hanno la stessa autonomia. Anzi, negli ultimi anni il mercato si è sempre più orientato verso veicoli dispendiosi e inefficienti, quali gli “Sport Utility Vehicles”; SUV, rifiutando di dare spazio ai veicoli a batteria. La vettura ad aria compressa non avrebbe speranze di fare di meglio.



Di fronte a questa situazione, lascia perplessi l’aggressiva strategia di marketing della MDI. Che senso ha vendere licenze per la costruzione di un veicolo che per il momento non circola su strada e non esiste sul mercato? Che senso ha promuovere con tanta insistenza una tecnologia che non ha prestazioni superiori a quelle delle vetture a batteria che, per il momento, non riescono a quadagnarsi una fetta di mercato significativa?



Tralasciando di addentrarsi nei sospetti peggiori, forse è comunque il caso di dire anche qualcosa di buono della piccola Eolo, che ha il merito di aver generato un dibattito sulla necessità di auto veramente a “emissione zero” per i centri urbani. La situazione di inquinamento è oggi tale da configurarsi come una vera e propria epidemia. Il Comitato sugli effetti sanitari dell’inquinamento atmosferico in Gran Bretagna (COMEAP, 2001) ha stimato che l’inquinamento da PM10 nelle aree urbane dell’Inghilterra provochi 8.100 morti ogni anno e 10.500 ricoveri ospedalieri; questo danno è esprimibile anche come una diminuzione della speranza di vita media compresa tra 2 e 20 mesi per ciascun cittadino, attribuibile all’inquinamento atmosferico. In media, è quasi un anno di vita in meno per ciascuno di noi e questo è soltanto per i danni causati dalle polveri sottili. E’ comprensibile, dunque, l’entusiasmo di molte persone di fronte a quella che si presenta come una soluzione.



Tecnicamente, è molto probabile che la Eolo non sia la soluzione giusta, ma il problema è reale. Fortunatamente, esistono anche soluzioni reali. La nuova generazione di batterie al litio si presenta come in grado di fornire vetture con autonomie dell’ordine dei 300 km con velocità massime intorno agli 80 km/h, perfettamente adatte per uso urbano e extraurbano a breve e media distanza. Anche senza aspettare le batterie al litio (comunque già in produzione con la Toyota Prius) le vetturette a batteria al piombo potrebbero già essere utilizzate per dare una boccata di ossigeno alle nostre città asfissiate se solo volessimo deciderci a fare a meno del rombo di quegli aggeggi che ci piacciono tanto ma che ci fanno anche tanto male alla salute. L’abbiamo fatto per le sigarette, possiamo farlo anche per le automobili.



La cosa importante, comunque, è analizzare le soluzioni senza credere nè nei miracoli nè nei complotti. Ci sono tecnologie buone, altre meno buone, e alcune pessime. La scelta fra una SUV sprecona e inquinante e una microvettura leggera e pulita dovrebbe essere ovvia (ma, per qualche ragione, non lo è per tutti).









L’autore ringrazia il sig. Vito Ciavarella e per i suoi commenti e il sig. Sandro Kensan per la correzione di un errore di calcolo in una versione precendente. Segnala anche la discussione di Sandro Kensan sull’argomento, che si trova a http://www.kensan.it/articoli/Eolo.php. Kensan usa dati leggermente diversi da quelli usati qui, ma arriva a conclusioni sostanzialmente uguali.