Sunday, February 27, 2005

Media e libertà. Berlusconi testimonial sbertucciato per la TV svedese

Media e libertà. Berlusconi testimonial sbertucciato per la TV svedese

Sono 41 secondi al suono di “O sole mio”, con tanto di mandolini. Davvero una “chicca” del montaggio televisivo. Uno spot pubblicitario per autopromuovere la Tv pubblica di Svezia con protagonista, suo malgrado, Berlusconi. Il messaggio è chiaro e diretto: “noi siamo una tv libera, mentre in Italia il 90% delle tv è in mano a Berlusconi che grazie a questo è diventato anche il Presidente del consiglio”. E fare da corollario a questo messaggio del tipo “Pubblicità Progresso”, la TV svedese accompagna un altro spot promozionale con il premier russo Putin protagonista. Giusto per far capire come l’Italia e la Russia si trovano sullo stesso piano, scivoloso e irto di pericoli, della libertà mediatica, vista anche la grande amicizia tra i due leader ( vi ricordate le ultime vacanze del “piccolo zar” russo in Costa Smeralda, ospite dello chansonnier Berlusconi con annessa bandana?).
Per montare lo spot con Berlusconi, la SVT ha scelto immagini “rassicuranti”, familiari, scanzonate, con il premier che saluta i suoi fans, si deterge il sudore della fronte, arringa alla folla e con frames di programmi Mediaset. Più angoscianti risultano, invece, le immagini per lo spot di Putin ( anche perché forse la Russia è ancora una “vicina ingombrante” per la Svezia?): il “piccolo zar” che parla da tutti gli schermi, i gruppi speciali antiterrorismo in azione, primi piani duri e inquietanti. Il tutto condito con una musica cupa da film spionistico.
Un plauso ai realizzatori dei due spot: sono riusciti a identificarsi con l’anima dei due paesi presi a confronto, l’Italia e la Russia, soggiogati da un regime mediatico che ne soffoca la libertà creativa, artistica e informativa.
Una energica tirata d’orecchie, invece, a quanti nel nostro paese se la prendono con le “indebite ingerenze” di un paese straniero nella politica interna di uno stato sovrano. Siamo proprio al limite del provincialismo e dell’incultura, che ha accomunato due esponenti politici come il ministro “Pinocchietto de’ Roma” Gasparri ( “non ho visto il filmato, ma per quel che mi hanno raccontato è infarcito di falsità”, ha detto al Corriere della Sera), e il senatore dei DS Franco De Benedetti, il fratello meno fortunato dell’industriale Carlo, noto per le sue idee privatizzatrici della RAI e titolare di una rubrica su Panorama, settimanale di punta della famiglia Berlusconi (“ è un’intromissione negli affari di un paese straniero…qui c’è qualcosa di peggio, perché tocca direttamente il capo del nostro governo”, sempre sul Corriere).
Chi vuole, può connettersi attraverso Articolo 21 e giudicare con i propri occhi lo spirito e la qualità dei due spot svedesi ( basta sintonizzarsi sul sito www.svt.se, entrare nel video con su scritto “Fri television” e seguire le freccette per arrivare allo spot berlusconiano). Il testo in sovrimpressione recita più o meno così: Svt: noi siamo una televisione libera. In Italia il 90% dei mass media è in mano a Silvio Berlusconi. Nel 2001, dopo un’ intensiva campagna elettorale (grazie ai propri mezzi di comunicazione) vince le elezioni. Ora è anche Presidente del Consiglio.
Nel sito si può anche leggere la filosofia, la morale, che permea il servizio pubblico svedese: “Qual è la cosa che più importa ai telespettatori?” si chiede nell’introduzione alla campagna autopromozionale la SVT, per poi dare la propria risposta tanto semplice quanto “rivoluzionaria” per chi vive oggi in Italia: “Che la TV sia indipendente. Il Parlamento svedese ha stabilito che la SVT deve limitare la presenza delle autorità, delle aziende e di altri soggetti che hanno potere”.
“Roba da matti! Sono proprio sovietici questi svedesi!”, si sarà detto nel suo salotto dorato di Palazzo Grazioli, il nostro padre-pardone dei media, mentre ascoltava con il suo fedele “strimpellatore” Mariano Apicella le note di “O sole mio”, colonna sonora allo spot.
Ora alla SVT si attendono che uno stuolo di avvocati italiani chieda una rogatoria per citare in giudizio tutto il vertice della “RAI svedese” e lo staff tecnico, realizzatore dello spot: pare che non abbiano pagato i diritti d’autore ad Apicella per la stornellata e non abbiano chiesto la liberatoria per lo sfruttamento delle immagini al testimonial Berlusconi.
Roba da matti!!!



http://www.articolo21.com/notizia.php?id=1651 17/02/2005, ore 16:18:23

Saturday, February 26, 2005

Le peggiori corporation del 2004

Le peggiori corporation del 2004
by Multinational Monitor - Trad. a cura di Vichi Saturday, Jan. 29, 2005 at 1:02 AM mail:



DI RUSSELL MOKHIBER E ROBERT WEISSMAN Traduzione a cura di Vichi http://www.comedonchisciotte.luogocomune.net/modules.php?name=News&file=article&sid=518)

Una delle regole adottate dai giudici del Multinational Monitor nella scelta delle peggiori società dell’anno è quella di non includere i nomi di chi già è apparso nell’anno precedente. (A meno di circostanze particolari.)
Per l’elenco del 2004, ciò significa che non ci sarà la Bayer (anche se nel 2004 ha cercato di introdurre in Europa il riso geneticamente modificato, ha inquinato l’acqua di un paese Africano con il carcinogeno cromo-esavalente, c’è stata la prova che il suo antidolorifico Aleve (naproxen) aumenta i rischi di attacchi cardiaci, e così via), non ci sarà la Boeing (malgrado nuove prove che indicano come lo scandalo dell’aereo cisterna, già costato decine di miliardi di dollari, sia molto peggiore di quanto sembrava), non ci sarà la Clear Channel (anche se la gigantesca emittente ha raggiunto nuovi vertici negativi con la trasmissione “Breast Christmas Ever” con cui si premiavano una dozzina di concorrenti con impianti gratis di seni finti), e nemmeno la Halliburton (implicata in una nuova serie di accuse di corruzione e contratti truffaldini, nel 2004.)
Del restante gruppo di chi aumenta i prezzi, inquina le acque, attacca i sindacati, circuisce i dittatori, insomma dei truffatori, avvelenatori, ingannatori, e malfattori in genere, abbiamo stilato, in ordine alfabetico, il seguente elenco delle 10 peggiori società del 2004.

ABBOTT LABORATORIES: Abbott fa parte dell’elenco perché ha aumentato del 400 per cento il prezzo del Norvir, un importante farmaco anti Aids, sviluppato con un ingente aiuto governativo. L’aumento però non si applica se il farmaco viene acquistato con un altro prodotto Abbott, creando così concorrenza sleale nei confronti di altri produttori e inducendo il consumatore a scegliere i prodotti Abbott sulla base del prezzo.

AIG. La più grande società assicuratrice del mondo. American International Group Inc. è stata accusata di avere istigato la PNF Financial Services a compiere una transazione fraudolenta di circa 750 milioni di dollari, per escludere dai propri libri contabili una serie di prestiti e capitali a rischio delle proprie succursali. AIG ha accettato di pagare 126 milioni di dollari per far cadere le denunce, ma se l’è cavata a poco prezzo, avendo concluso un accordo per il “rinvio del processo”, con ciò si intende che le accuse cadranno entro 12 mesi se verranno rispettati i termini dell’accordo.

COCA-COLA. I lavoratori della Coca-Cola di una fabbrica in Colombia sono stati terrorizzati per anni dalle forze para-militari di destra. Una commissione inviata per indagare, con a capo un membro del Comune di New York, ha scoperto che, fra gli altri abusi, “ci sono state 179 violazioni gravi dei diritti umani contro i lavoratori della Coca-Cola, compresi nove omicidi. Alcuni famigliari di sindacalisti sono stati rapiti e torturati.” La Coca-Cola afferma di essere contraria alla violenza anti sindacale ma che, in ogni caso, essa non era responsabile della conduzione dell’impianto di imbottigliamento (anche se ora lo è, avendo acquistato la società colombiana che lo deteneva). Nel 2004 si sono dimessi, in parte perché non hanno appoggiato una inchiesta indipendente sulle accuse colombiane, sia l’ex consulente legale sia l’ex Procuratore Generale Deval Patrick.

DOW CHEMICAL. Il più grande produttore di plastica, la Dow ha acquistato la Union Carbide nel 1999. Nella mezzanotte del 2 dicembre 1984, 27 tonnellate di gas letale fuoriuscì da una fabbrica della U.C. a Bophal, in India, causando la morte immediata di 8.000 persone e l’avvelenamento di altre migliaia. Oggi a Bophal, almeno 150.000 persone, compresi bambini nati da parenti sopravvissuti al disastro, soffrono per gli effetti correlati all’incidente come cancro, danni neurologici disturbi mestruali e malattie mentali. Dow respinge ogni responsabilità. In una dichiarazione si afferma “Anche se Dow non è mai stata proprietaria della fabbrica, abbiamo tratto lezione, come il resto dell’industria, da questo tragico accaduto, e abbiamo cercato di fare del nostro meglio perché simili fatti non si ripetino più.”

GLAXOSMITHKLINE. A seguito di alcune rivelazioni e azioni intraprese in Gran Bretagna nel 2003 e 2004, si è finalmente appreso, anche negli USA, la storia dei gravi effetti collaterali derivanti dall’uso del Glaxo Paxil ( e altri farmaci della stessa famiglia) in particolare l’effetto dipendenza e l’aumento della tendenza al suicidio fra i giovani. A giugno il Procuratore Generale Eliot Spitzer ha presentato una denuncia contro la Glaxo, accusando il gigante farmaceutico di aver soppresso le prove della nocività del Paxil contro i giovani, e di aver indotto in errore i medici. Glaxo ha respinto le accuse, ma ha accettato una nuova linea di condotta, in base alla quale saranno resi pubblici tutti i risultati delle loro ricerche. A ottobre la U.S. Food and Drug Administration, ha ordinato alla Glaxo ed ai fabbricanti di farmaci rientranti nella classe Paxil di fornire i loro prodotti con una avvertenza di massima evidenza.

HARDEE’S: Il grande produttore di fast-food si sta vantando al massimo come sia poco salubre il suo ultimo prodotto, il Monster Thickburger. “Prima c’erano i burgers, poi vennero i Thick burgers,. Ora Hardee’s vi presente la madre di tutti i burgers—il Mostro Thickburger.. Con un peso di circa 3 etti questo 100 per cento manzo Angus è un monumento alla decadenza.” Il Mostro Thickburger è un sandwich di circa 1.420 calorie. Ingerire un Thickburger è come ingerire due Big Mac o cinque MacDonald’s. Aggiungete 600 calorie di patate e avrete più di 2.000 calorie, che per la maggior parte della gente dovrebbero bastare per un’intera giornata, come afferma Michael Jacobson del Centro per la scienza nell’interesse pubblico, il quale definisce il Thickburger “porno cibo.”

MERCK: Il dottor David Graham, dipendente della Food and Drug Administration, lo chiama “forse la più grave catastrofe per un solo prodotto farmaceutico di questo paese.” Testimoniando a novembre di fronte a una commissione del Senato il dottor Graham ha citato il numero di chi ha subito negli Stati Uniti attacchi cardiaci o infarti, a causa del farmaco Vioxx, nell’ordine di 88.000 e 139.000. Ha quindi affermato che circa il 40 per cento dei colpiti, e cioè da 35.000 a 55.000 persone, sono deceduti. Secondo una ricerca condotta dal periodico “Lancet” l’inaccettabile rischio cardiovascolare rappresentato dal Vioxx era evidente sin dall’anno 2.000, cioè ben quattro anni prima che il prodotto venisse ritirato dal mercato dal suo produttore la Merck. La ditta afferma di avere comunicato immediatamente tutto quanto scoperto sulla sicurezza del Vioxx non appena ne è venuta a conoscenza, e di aver ritirato il prodotto dalla vendita subito dopo avere avuto le prove conclusive della sua pericolosità.

MCWANE: McWane Inc. è una grande ditta privata, con sede in Alabama, che costruisce tubazioni idriche e fognarie. Il New York Times, con una serie di articoli devastanti, ha rivelato il dubbio grado di sicurezza sul lavoro della ditta, e il continuo fallimento delle organizzazioni preposte al controllo della pericolosità in cantiere. Nove dipendenti hanno perso la vita in incidenti avvenuti dal 1995, di cui tre dovuti alla deliberata volontà di non adeguarsi allo standard di sicurezza previsti. Fra i 5.000 dipendenti sono state riscontrati più di 4.600 infortuni. Secondo il Times la ditta ha ostacolato gli ispettori nel loro lavoro trattenendoli ai cancelli, mentre venivano nascoste le attrezzature fuori norma. In violazione delle leggi federali sono stati manomessi i luoghi degli incidenti, prima che gli ispettori potessero intervenire. Quando infine gli ispettori hanno potuto contestare delle gravi violazioni, secondo il Times: “la sanzione inflitta dalle autorità era così ridotta che la ditta ha potuto considerarla un semplice costo aziendale”.

RIGGS BANK: Secondo un clamoroso rapporto redatto da un sottocomitato del senato USA, apparso a luglio, è risultato che la Riggs Bank, con sede a Washington D.C., ha tenuto illegalmente conti bancari dell’ex dittatore cileno Augusto Pinochet, ignorando correntemente prove di corruzione su più di 60 conti del governo della Guinea equatoriale. Anche se queste e altre attività sembrano violazioni delle regole bancarie USA, l’ufficio competente (Comptroller of the currency) non ha intrapreso nessuna azione contro la banca pur essendo venuto a conoscenza già nel 2002 di quanto succedeva. Questo comportamento presumibilmente non è estraneo al fatto che l’ispettore dell’OCC sia passato successivamente a lavorare con la Riggs. Nel maggio 2004 la banca ha dovuto pagare 25 milioni di dollari come sanzione per pratiche di riciclaggio di denaro sporco relative alla Guinea e all’Arabia saudita. Attualmente è sotto inchiesta da parte degli organi federali.

WAL-MART: Anche se oggi la Wal-Mart si trova un po’ sulla difensiva dal lato delle pubbliche relazioni, la società rimane comunque un colosso americano della vendita al dettaglio, sia in America che, sempre più, nel mondo. Il ricavato delle vendite supera un quarto di trilioni di dollari. Le entrate rappresentano il 2% del PIL USA. Per due anni di seguito è stata considerata da “Fortune” la ditta più ammirata in America. Si può dire che oggi sia la ditta più rappresentativa del momento attuale. Un fattore chiave, probabilmente il principale, che distingue il suo modo di gestire gli affari è costituito dalla pratica di sottopagare i dipendenti e di passare ad altri i propri costi. Un rapporto del febbraio 2004, da parte del deputato democratico Gorge Miller, California, ha elencato alcuni di questi costi. Il rapporto ha calcolato che un punto vendita con 200 dipendenti può risultare in un costo per i contribuenti di 420.750 dollari all’anno, circa 2.103 dollari per dipendente. Questi costi, a carico della collettività, comprendono pasti gratis o a prezzo ridotto per 50 famiglie della Wal-Mart, assistenza per gli alloggi, crediti per tasse federali e deduzioni per famiglie a basso reddito, oltre ai contributi federali per l’assistenza sanitaria di bambini appartenenti a famiglie a basso reddito.

Russell Mokhiber and Robert Weissman
Fonte:http://www.commondreams.org/views05/0124-21.htm
24.01.05

Saturday, December 11, 2004

con Berlusconi Si assumono altri docenti di religione mentre rimangono scoperte migliaia di cattedre nelle materie obbligatorie

Buonsenso di destra"
» Si assumono altri docenti di religione mentre rimangono scoperte migliaia di cattedre nelle materie obbligatorie

Non ci sono soldi e la Finanziaria del Governo taglia del 2% i fondi destinati alla scuola pubblica già agonizzante, ma il nuovo ministro della Funzione pubblica, Mario Baccini (UDC), trova i soldi per assumere altri nuovi insegnanti di religione anche se la finanziaria Berlusconi ha disposto il blocco delle assunzioni per tutto il pubblico impiego e persino delle supplenze. Dopo lo scandaloso bando di concorso ( www:radicalidisinistra.it/2004/iniziative/scuola.htm) in cui fu concessa la corsia preferenziale per gli insegnanti di religione cattolica, con la firma del suo primo atto ministeriale, il Ministro Baccini ha pensato bene di fare il regalo di Natale al Vaticano, assumendo altri 9229 insegnanti di religione. Cambiano i ministri ma prosegue quella politica di sfascio della scuola e della Repubblica italiana: si continua a dare a chi ha molto e si toglie a chi ha già poco, per giunta facendolo passare come "un atto dovuto, in base ai patti vigenti tra Stato italiano e Chiesa". Ma i Patti Lateranensi istituiti dal regime fascista, ai quali si riferisce il Ministro, non impongono la clericalizzazione della Scuola Pubblica e, anzi, prevedono la libertà di scelta per lo studente tra ora di religione e materie alternative. Quindi sarebbe utile l'assunzione di nuovi insegnanti per organizzare le ore alternative (ad esempio lo studio guidato con insegnanti, invece di dover pagare ripetizioni private), invece si assumono in massa insegnanti di religione e l'alternativa nelle scuole è tra il frequentare l'ora di religione oppure essere abbandonati a sé stessi nei corridoi. Tra l'altro: perché dobbiamo mantenere decine di migliaia di insegnanti di religione quando ci sono parrocchie e oratori (peraltro costruiti e mantenuti sempre con i soldi pubblici) dove, chi vuole, può mandare i propri figli? Quello di Baccini è uno spreco inaccettabile: si assumono i docenti di religione mentre rimangono scoperte migliaia di cattedre nelle materie obbligatorie. Vengono assunti nuovi insegnanti di religione, ma il Governo licenzia insegnanti di sostegno e supplenti. I primi non hanno mai svolto alcun concorso di merito, ma vengono scelti dalla curia vescovile a suo insindacabile giudizio, tanto che il circa il 26% sono ecclesiastici. Un'autorità esterna allo Stato Italiano ha oggi il diritto di decidere chi ha diritto a lavorare nella scuola pubblica! Lo Stato paga lo stipendio a persone su cui non ha il minimo controllo, e che utilizzano lo spazio concesso per un insegnamento di parte, spesso in contrasto con i principi di laicità dello Stato stesso. Il tutto in sfregio al principio d'uguaglianza dei cittadini. In difesa di Baccini è ovviamente scesa la Moratti, la quale ha già raddoppiato nella sua "Riforma" le ore di religione (riducendo le ore di altre materie, come ad esempio Educazione tecnica nelle Scuole Medie Inferiori) e ha affermato che si tratta "solo della prima tranche dei 15.366 insegnati necessari per il triennio prossimo". Necessari a chi?

Wednesday, December 08, 2004

INDSP REPORT : why ogm free?

Why GM Free?
1. GM crops failed to deliver promised benefits

The consistent finding from independe esearch and on-farm surveys since 1999 is that GM crops have failed to deliver the promised benefits of significantly increasing yields or reducing herbicide and pesticide use. GM crops have cost the United States an estimated $12 billion in farm subsidies, lost sales and product recalls due to transgenic contamination. Massive failures in Bt cotton of up to 100% were reported in India.

Biotech corporations have suffered rapid decline since 2000, and investment advisors forecast no future for the agricultural sector. Meanwhile worldwide resistance to GM has reached a climax in 2002 when Zambia refused GM maize in food aid despite the threat of famine.

2. GM crops posing escalating problems on the farm

The instability of transgenic lines has plagued the industry from the beginning, and this may be responsible for a string of major crop failures. A review in 1994 stated, "While there are some examples of plants which show stable expression of a transgene these may prove to be the exceptions to the rule. In an informal survey of over 30 companies involved in the commercialisation of transgenic crop plants….almost all of the respondents indicated that they had observed some level of transgene inaction. Many respondents indicated that most cases of transgene inactivation never reach the literature."

Triple herbicide-tolerant oilseed rape volunteers that have combined transgenic and non-transgenic traits are now widespread in Canada. Similar multiple herbicide-tolerant volunteers and weeds have emerged in the United States. In the United States, glyphosate-tolerant weeds are plaguing GM cotton and soya fields, and atrazine, one of the most toxic herbicides, has had to be used with glufosinate-tolerant GM maize.

Bt biopesticide traits are simultaneously threatening to create superweeds and Bt- resistant pests.

3. Extensive transgenic contamination unavoidable

Extensive transgenic contamination has occurred in maize landraces growing in remote regions in Mexico despite an official moratorium that has been in place since 1998. High levels of contamination have since been found in Canada. In a test of 33 certified seed stocks, 32 were found contaminated.

New research shows that transgenic pollen, wind-blown and deposited elsewhere, or fallen directly to the ground, is a major source of transgenic contamination. Contamination is generally acknowledged to be unavoidable, hence there can be no co-existence of transgenic and non-transgenic crops.

4. GM crops not safe

Contrary to the claims of proponents, GM crops have not been proven safe. The regulatory framework was fatally flawed from the start. It was based on an anti-precautionary approach designed to expedite product approval at the expense of safety considerations. The principle of ‘substantial equivalence’, on which risk assessment is based, is intended to be vague and ill-defined, thereby giving companies complete licence in claiming transgenic products ‘substantially equivalent’ to non-transgenic products, and hence ‘safe’.

5. GM food raises serious safety concerns

There have been very few credible studies on GM food safety. Nevertheless, the available findings already give cause for concern. In the still only systematic investigation on GM food ever carried out in the world, ‘growth factor-like’ effects were found in the stomach and small intestine of young rats that were not fully accounted for by the transgene product, and were hence attributable to the transgenic process or the transgenic construct, and may hence be general to all GM food. There have been at least two other, more limited, studies that also raised serious safety concerns.

6. Dangerous gene products are incorporated into crops

Bt proteins, incorporated into 25% of all transgenic crops worldwide, have been found harmful to a range of non-target insects. Some of them are also potent immunogens and allergens. A team of scientists have cautioned against releasing Bt crops for human use.

Food crops are increasingly used to produce pharmaceuticals and drugs, including cytokines known to suppress the immune system, induce sickness and central nervous system toxicity; interferon alpha, reported to cause dementia, neurotoxicity and mood and cognitive side effects; vaccines; and viral sequences such as the ‘spike’ protein gene of the pig coronavirus, in the same family as the SARS virus linked to the current epidemic. The glycoprotein gene gp120 of the AIDS virus HIV-1, incorporated into GM maize as a ‘cheap, edible oral vaccine’, serves as yet another biological time-bomb, as it can interfere with the immune system and recombine with viruses and bacteria to generate new and unpredictable pathogens.

7. Terminator crops spread male sterility

Crops engineered with ‘suicide’ genes for male sterility have been promoted as a means of ‘containing’, i.e., preventing, the spread of transgenes. In reality, the hybrid crops sold to farmers spread both male sterile suicide genes as well herbicide tolerance genes via pollen.

8. Broad-spectrum herbicides highly toxic to humans and other species

Glufosinate ammonium and glyphosate are used with the herbicide-tolerant transgenic crops that currently account for 75% of all transgenic crops worldwide. Both are systemic metabolic poisons expected to have a wide range of harmful effects, and these have been confirmed.

Glufosinate ammonium is linked to neurological, respiratory, gastrointestinal and haematological toxicities, and birth defects in humans and mammals. It is toxic to butterflies and a number of beneficial insects, also to the larvae of clams and oysters, Daphnia and some freshwater fish, especially the rainbow trout. It inhibits beneficial soil bacteria and fungi, especially those that fix nitrogen.

Glyphosate is the most frequent cause of complaints and poisoning in the UK. Disturbances of many body functions have been reported after exposures at normal use levels.

Glyphosate exposure nearly doubled the risk of late spontaneous abortion, and children born to users of glyphosate had elevated neurobehavioral defects. Glyphosate caused retarded development of the foetal skeleton in laboratory rats. Glyphosate inhibits the synthesis of steroids, and is genotoxic in mammals, fish and frogs. Field dose exposure of earthworms caused at least 50 percent mortality and significant intestinal damage among surviving worms. Roundup caused cell division dysfunction that may be linked to human cancers.

The known effects of both glufosinate and glyphosate are sufficiently serious for all further uses of the herbicides to be halted.

9. Genetic engineering creates super-viruses

By far the most insidious dangers of genetic engineering are inherent to the process itself, which greatly enhances the scope and probability of horizontal gene transfer and recombination, the main route to creating viruses and bacteria that cause disease epidemics. This was highlighted, in 2001, by the ‘accidental’ creation of a killer mouse virus in the course of an apparently innocent genetic engineering experiment.

Newer techniques, such as DNA shuffling are allowing geneticists to create in a matter of minutes in the laboratory millions of recombinant viruses that have never existed in billions of years of evolution. Disease-causing viruses and bacteria and their genetic material are the predominant materials and tools for genetic engineering, as much as for the intentional creation of bio-weapons.

10. Transgenic DNA in food taken up by bacteria in human gut

There is already experimental evidence that transgenic DNA from plants has been taken up by bacteria in the soil and in the gut of human volunteers. Antibiotic resistance marker genes can spread from transgenic food to pathogenic bacteria, making infections very difficult to treat.

11. Transgenic DNA and cancer

Transgenic DNA is known to survive digestion in the gut and to jump into the genome of mammalian cells, raising the possibility for triggering cancer.

The possibility cannot be excluded that feeding GM products such as maize to animals also carries risks, not just for the animals but also for human beings consuming the animal products.

12. CaMV 35S promoter increases horizontal gene transfer

Evidence suggests that transgenic constructs with the CaMV 35S promoter might be especially unstable and prone to horizontal gene transfer and recombination, with all the attendant hazards: gene mutations due to random insertion, cancer, reactivation of dormant viruses and generation of new viruses. This promoter is present in most GM crops being grown commercially today.

13. A history of misrepresentation and suppression of scientific evidence

There has been a history of misrepresentation and suppression of scientific evidence, especially on horizontal gene transfer. Key experiments failed to be performed, or were performed badly and then misrepresented. Many experiments were not followed up, including investigations on whether the CaMV 35S promoter is responsible for the ‘growth-factor-like’ effects observed in young rats fed GM potatoes.

In conclusion, GM crops have failed to deliver the promised benefits and are posing escalating problems on the farm. Transgenic contamination is now widely acknowledged to be unavoidable, and hence there can be no co-existence of GM and non-GM agriculture. Most important of all, GM crops have not been proven safe. On the contrary, sufficient evidence has emerged to raise serious safety concerns, that if ignored could result in irreversible damage to health and the environment. GM crops should be firmly rejected now.

Why Sustainable Agriculture?
1. Higher productivity and yields, especially in the Third World

Some 8.98 million farmers have adopted sustainable agriculture practices on 28.92 million hectares in Asia, Latin America and Africa. Reliable data from 89 projects show higher productivity and yields: 50-100% increase in yield for rainfed crops, and 5-10% for irrigated crops. Top successes include Burkina Faso, which turned a cereal deficit of 644 kg per year to an annual surplus of 153 kg; Ethiopia, where 12 500 households enjoyed 60% increase in crop yields; and Honduras and Guatemala, where 45 000 families increased yields from 400-600 kg/ha to 2 000-2 500 kg/ha.

Long-term studies in industrialised countries show yields for organic comparable to conventional agriculture, and sometimes higher.

2. Better soils

Sustainable agricultural practices tend to reduce soil erosion, as well as improve soil physical structure and water-holding capacity, which are crucial in averting crop failures during periods of drought.

Soil fertility is maintained or increased by various sustainable agriculture practices. Studies show that soil organic matter and nitrogen levels are higher in organic than in conventional fields.

Biological activity has also been found to be higher in organic soils. There are more earthworms, arthropods, mycorrhizal and other fungi, and micro-organisms, all of which are beneficial for nutrient recycling and suppression of disease.

3. Cleaner environment

There is little or no polluting chemical-input with sustainable agriculture. Moreover, research suggests that less nitrate and phosphorus are leached to groundwater from organic soils.

Better water infiltration rates are found in organic systems. Therefore, they are less prone to erosion and less likely to contribute to water pollution from surface runoff.

4. Reduced pesticides and no increase in pests

Organic farming prohibits routine pesticide application. Integrated pest management has cut the number of pesticide sprays in Vietnam from 3.4 to one per season, in Sri Lanka from 2.9 to 0.5 per season, and in Indonesia from 2.9 to 1.1 per season.

Research showed no increase in crop losses due to pest damage, despite the withdrawal of synthetic insecticides in Californian tomato production.

Pest control is achievable without pesticides, reversing crop losses, as for example, by using ‘trap crops’ to attract stem borer, a major pest in East Africa. Other benefits of avoiding pesticides arise from utilising the complex inter-relationships between species in an ecosystem.

5. Supporting biodiversity and using diversity

Sustainable agriculture promotes agricultural biodiversity, which is crucial for food security and rural livelihoods. Organic farming can also support much greater biodiversity, benefiting species that have significantly declined.

Biodiverse systems are more productive than monocultures. Integrated farming systems in Cuba are 1.45 to 2.82 times more productive than monocultures. Thousands of Chinese rice farmers have doubled yields and nearly eliminated the most devastating disease simply by mixed planting of two varieties.

Soil biodiversity is enhanced by organic practices, bringing beneficial effects such as recovery and rehabilitation of degraded soils, improved soil structure and water infiltration.

6. Environmentally and economically sustainable

Research on apple production systems ranked the organic system first in environmental and economic sustainability, the integrated system second and the conventional system last. Organic apples were most profitable due to price premiums, quicker investment return and fast recovery of costs.

A Europe-wide study showed that organic farming performs better than conventional farming in the majority of environmental indicators. A review by the Food and Agriculture Organization of the United Nations (FAO) concluded that well-managed organic agriculture leads to more favourable conditions at all environmental levels.

7. Ameliorating climate change by reducing direct & indirect energy use

Organic agriculture uses energy much more efficiently and greatly reduces CO2 emissions compared with conventional agriculture, both with respect to direct energy consumption in fuel and oil and indirect consumption in synthetic fertilizers and pesticides.

Sustainable agriculture restores soil organic matter content, increasing carbon sequestration below ground, thereby recovering an important carbon sink. Organic systems have shown significant ability to absorb and retain carbon, raising the possibility that sustainable agriculture practices can help reduce the impact of global warming.

Organic agriculture is likely to emit less nitrous dioxide (N2O), another important greenhouse gas and also a cause of stratospheric ozone depletion.

8. Efficient, profitable production

Any yield reduction in organic agriculture is more than offset by ecological and efficiency gains. Research has shown that the organic approach can be commercially viable in the long-term, producing more food per unit of energy or resources.

Data show that smaller farms produce far more per unit area than the larger farms characteristic of conventional farming. Though the yield per unit area of one crop may be lower on a small farm than on a large monoculture, the total output per unit area, often composed of more than a dozen crops and various animal products, can be far higher.

Production costs for organic farming are often lower than for conventional farming, bringing equivalent or higher net returns even without organic price premiums. When price premiums are factored in, organic systems are almost always more profitable.

9. Improved food security and benefits to local communities

A review of sustainable agriculture projects in developing countries showed that average food production per household increased by 1.71 tonnes per year (up 73%) for 4.42 million farmers on 3.58 million hectares, bringing food security and health benefits to local communities.

Increasing agricultural productivity has been shown to also increase food supplies and raise incomes, thereby reducing poverty, increasing access to food, reducing malnutrition and improving health and livelihoods.

Sustainable agricultural approaches draw extensively on traditional and indigenous knowledge, and place emphasis on the farmers’ experience and innovation. This thereby utilises appropriate, low-cost and readily available local resources as well as improves farmers’ status and autonomy, enhancing social and cultural relations within local communities.

Local means of sale and distribution can generate more money for the local economy. For every £1 spent at an organic box scheme from Cusgarne Organics (UK), £2.59 is generated for the local economy; but for every £1 spent at a supermarket, only £1.40 is generated for the local economy.

10. Better food quality for health

Organic food is safer, as organic farming prohibits routine pesticide and herbicide use, so harmful chemical residues are rarely found.

Organic production also bans the use of artificial food additives such as hydrogenated fats, phosphoric acid, aspartame and monosodium glutamate, which have been linked to health problems as diverse as heart disease, osteoporosis, migraines and hyperactivity.

Studies have shown that, on average, organic food has higher vitamin C, higher mineral levels and higher plant phenolics – plant compounds that can fight cancer and heart disease, and combat age-related neurological dysfunctions – and significantly less nitrates, a toxic compound.

Sustainable agricultural practices have proven beneficial in all aspects relevant to health and the environment. In addition, they bring food security and social and cultural well-being to local communities everywhere. There is an urgent need for a comprehensive global shift to all forms of sustainable agriculture

OGM pericolosi , un gruppo di scienziati chiede il bando dall'Europa

Rapporto dell''ISP (Independent Science Panel - Gruppo di Scienziati Indipendenti)
Sommario del documento reso pubblico il 15/06/03

Traduzione italiana:
Daniela Conti email: danielaATcomplessita.it (per favore sostituite AT con @)


Dozzine di noti scienziati da sette diversi paesi, specialisti in discipline quali agroecologia, agronomia, biomatematica, botanica, chimica medica, ecologia, istopatologia, ecologia microbica, genetica molecolare, biochimica nutrizionale, fisiologia, tossicologia e virologia, hanno unito le loro forze per costituire un gruppo di ricerca indipendente sugli OGM, presentato ufficialmente nel corso di un incontro pubblico tenutosi a Londra il 10 maggio 2003, incontro a cui hanno partecipato il ministro britannico dell'ambiente Michael Meacher e altre 200 persone.

In occasione di questo incontro è stata ufficialmente presentata la bozza di un rapporto, The Case for a GM-free Sustainable World (Per un mondo sostenibile, libero da OGM), con cui l'ISP chiede di vietare le colture GM e implementare invece ogni forma di agricoltura sostenibile. Questo autorevole rapporto, presentato come "il più forte e il più completo dossier di prove sperimentali" mai compilato sui rischi e i problemi connessi con le colture GM, da un lato, e dall'altro sui molteplici benefici dell'agricoltura sostenibile, è stato reso pubblico il 15 giugno 2003 ed è visibile nel sito dell'ISP: http://www.indsp.org.
E' inoltre nei seguenti siti:
Institute of Science in Society, UK http://www.i-sis.org.uk
Third World Network http://www.twnside.org.sg
Institute for Food and Development Policy (Food First), USA http://www.foodfirst.org.

Prima della pubblicazione della relazione finale di 120 pagine, l'ISP ha rilasciato il sintetico riassunto di quattro pagine, qui presentato, quale contributo al dibattito sugli OGM che sta avvenendo a livello nazionale nel Regno Unito. Questo documento sfida i fautori degli OGM a rispondere su tutti i punti qui presentati. Si prega di dare a questo documento la più ampia circolazione possibile.

Perchè no agli OGM?
1. Le colture GM non hanno portato i benefici promessi
1.1 Nessun aumento della produttività, né significativa riduzione dell'uso di antiparassitari ed erbicidi;

1.2 L'ammontare delle vendite perdute dagli Stati Uniti, in seguito al rifiuto delle colture GM in tutto il mondo, è stimato in 12 miliardi di dollari;

1.3 In India la percentuale dei raccolti GM falliti arriva fino al 100%;

1.4 Futuro ad alto rischio per l'agrobiotech: "Monsanto potrebbe essere un altro disastro incombente sugli investitori".


2. Le colture GM pongono problemi crescenti all'agricoltura
2.1 Le linee transgeniche sono instabili: "la maggior parte dei casi di inattivazione di transgeni non arriva mai ad apparire nella letteratura scientifica";

2.2 Erbacce e piante dotate di resistenza simultanea a tre diversi diserbanti sono emerse in America del Nord;

2.3 Piante resistenti al glifosato infestano ormai i campi di cotone e soia GM; per controllarle, si ricomincia a usare l'atrazina;

2.4 Le piante che producono tossine Bt minacciano di causare l'emergenza di piante superinfestanti e di parassiti Bt-resistenti.


3. Un'estesa contaminazione da transgeni è INEVITABILE
3.1 Estesa contaminazione da transgeni riscontrata nelle varietà locali di mais, in remote regioni del Messico;

3.2 In Canada si sono rivelati contaminati da OGM 32 su 33 stock commerciali di semi;

3.3 Il polline viene disperso e trasportato dal vento per ore e una velocità del vento di 35 miglia all'ora non è affatto eccezionale;

3.4 Non ci può essere coesistenza tra raccolti GM e non-GM.


4. Le colture GM non sono sicure
4.1 La sicurezza delle colture GM non è stata provata: la regolamentazione è stata sin dall'inizio inficiata da errori fatali;

4.2 il principio della 'sostanziale equivalenza', vago e mal definito, non ha fatto altro che dare alle industrie la totale possibilità di dichiarare che i prodotti GM sono 'sostanzialmente equivalenti' ai prodotti non-GM e perciò 'sicuri'.


5. I cibi GM sollevano gravi preoccupazioni circa la loro sicurezza
5.1 Malgrado la scarsità di studi credibili, i risultati di cui già oggi possiamo disporre sollevano serie preoccupazioni circa la sicurezza dei cibi da OGM;

5.2 Effetti simili a quelli prodotti da un "fattore della crescita" [proliferazione e crescita cellulare], osservati nello stomaco e nell'intestino tenue di giovani ratti, sono stati attribuiti al processo stesso della transgenesi o al costrutto transgenico [vettore + gene estraneo]; è quindi possibile che si tratti di effetti generali che qualsiasi cibo ottenuto con l'ingegneria genetica può provocare;


6. Geni per prodotti pericolosi sono incorporati in piante transgeniche alimentari
6.1 Le proteine Bt [del Bacillus thuringiensis], incorporate nel 25% del totale delle piante GM coltivate in tutto il mondo, sono nocive per molti insetti non-target; alcune sono potenti immunogeni [= sostanze che scatenano risposte immunitarie] e allergeni [= sostanze che scatenano risposte allergiche] per gli esseri umani e gli altri mammiferi;

6.2 Colture alimentari [soprattutto mais] vengono sempre più spesso ingegnerizzate per produrre sostanze farmaceutiche e medicinali, tra cui: a) le citochine, note per agire da soppressori del sistema immunitario e associate a demenza, neurotossicità e ad effetti secondari sia sull'umore che sui processi cognitivi; b) vaccini e sequenze virali, ad esempio il gene di un coronavirus del maiale, appartenente alla stessa famiglia del virus della SARS che è all'origine dell'attuale epidemia; c) il gene gp120 per una glicoproteina del virus dell'AIDS, che potrebbe interferire con il sistema immunitario e ricombinare con virus e batteri già presenti nell'ospite, in modo da generare nuovi e imprevedibili agenti patogeni;


7. Le colture Terminator diffondono tra le piante la sterilità maschile
7.1 Le colture transgeniche in cui sono stati inseriti geni 'suicidi' per la sterilità maschile, reclamizzate come un mezzo per prevenire la diffusione dei transgeni, in realtà diffondono nell'ambiente, attraverso il polline, sia la sterilità maschile sia la tolleranza al diserbante.

8. I diserbanti ad ampio spettro sono altamente tossici per gli esseri umani e per le altre specie animali
8.1 L'ammonio glifosinato e il glifosato, i diserbanti usati con le piante GM resistenti a questi stessi erbicidi (e che attualmente rappresentano il 75% di tutte le piante GM coltivate al mondo), sono veleni metabolici sistemici;

8.2 L'ammonio glifosinato viene associato a varie forme di tossicità - neurologiche, respiratorie, gastrointestinali ed ematologiche - e a difetti congeniti nelle varie specie di mammiferi, compresa quella umana; questo composto è tossico anche per le farfalle e per molti insetti utili, per le larve dei molluschi e delle ostriche, per la dafnia e per alcuni pesci d'acqua dolce, in particolare per la trota iridea; esso inibisce i batteri e i funghi che svolgono nel terreno azioni vantaggiose, e in particolare i batteri fissatori dell'azoto;

8.3 Nel Regno Unito il glifosato è la causa più frequente di avvelenamento e vi sono stati casi di disturbi a molte funzioni organiche anche in seguito all'esposizione ai normali livelli d'uso del composto; l'esposizione al glifosato ha quasi raddoppiato, tra gli utilizzatori del composto, il rischio di aborti spontanei e di procreare bambini con difetti neurocomportamentali; il glifosato ritarda lo sviluppo dello scheletro fetale nei ratti di laboratorio, inibisce la sintesi degli steroidi ed è genotossico nei mammiferi, nei pesci e negli anfibi; l'esposizione alle dosi di irrorazione in campo ha causato nei lombrichi una mortalità di almeno il 50% e significativi danni intestinali nei lombrichi sopravvissuti; il Round Up (ovvero il glifosato nella formulazione prodotta da Monsanto) ha causato disfunzioni della divisione cellulare, un fenomeno che potrebbe essere collegato al cancro nell'uomo;


9. L'ingegneria genetica genera supervirus
9.1 I pericoli più insidiosi dell'ingegneria genetica sono inerenti al suo stesso processo, il quale fa aumentare notevolmente l'estensione e la probabilità del trasferimento genico orizzontale e della ricombinazione, la via principale con cui si generano virus e batteri patogeni;

9.2 Tecniche recenti, come il DNA shuffling [rimescolamento], consentono ai genetisti di generare in pochi minuti in laboratorio milioni di virus ricombinanti, mai esistiti in miliardi di anni di evoluzione;

9.3 I virus, i batteri patogeni e il loro materiale genetico costituiscono le materie prime e gli strumenti di elezione sia per l'ingegneria genetica, sia per la produzione di armi batteriologiche;


10. Il DNA transgenico presente nei cibi viene assorbito dai batteri a livello dell'intestino umano
10.1 E' stato osservato che il DNA transgenico delle piante alimentari viene assorbito dai batteri, sia nel terreno che nell'intestino di volontari umani; i geni marcatori per la resistenza ad antibiotici, presenti nei cibi transgenici, possono trasmettersi a batteri patogeni, fatto che rende poi molto difficile il trattamento delle infezioni.


11. DNA transgenico e cancro
11.1 E' provato che il DNA transgenico sopravvive alla digestione nell'intestino e che 'salta' nel genoma delle cellule di mammifero, dando luogo alla possibilità che si comporti da elemento cancerogeno;

11.2 L'uso di prodotti GM, ad esempio mais, per l'alimentazione animale può comportare rischi non solo per gli animali, ma anche per gli esseri umani che consumano i prodotti di quegli animali;


12.Il promotore 35S del CaMV [virus del mosaico del cavolfiore] rende più probabile e frequente il trasferimento orizzontale dei geni
12.1 Le prove sperimentali suggeriscono che i costrutti transgenici contenenti il promotore 35S del CaMV possono essere particolarmente instabili e inclini al trasferimento orizzontale e alla ricombinazione dei geni, con tutti i rischi che ne derivano: mutazioni geniche dovute a inserzione casuale, cancro, riattivazione di virus latenti e generazione di nuovi virus.


13. Una storia fatta di falsità e occultamenti di prove scientifiche
13.1 La storia degli OGM è fatta di falsità e occultamenti di prove scientifiche, in particolare per ciò che riguarda il trasferimento orizzontale dei geni. Gli esperimenti-chiave non sono stati effettuati, o sono stati effettuati male e poi presentati in modo distorto. Molti esperimenti non sono stati ripetuti nel tempo, comprese le ricerche sulla possibilità che il promotore 35S del CaMV sia responsabile degli effetti da fattore di crescita, osservati in giovani ratti alimentati con patate GM.


In conclusione, le colture GM non hanno portato i benefici promessi e stanno ponendo all'agricoltura problemi sempre più gravi.
LA CONTAMINAZIONE DA TRANSGENI È OGGI UN DATO DI FATTO AMPIAMENTE RICONOSCIUTO COME INEVITABILE, quindi NON PUÒ ESSERVI COESISTENZA tra agricoltura GM e non-GM.

Cosa più importante di tutte, la sicurezza delle colture GM non è mai stata provata.

Al contrario, le prove già emerse sono sufficienti a suscitare serie preoccupazioni circa i rischi posti dagli OGM, rischi che se ignorati potrebbero provocare danni irreversibili alla salute e all'ambiente.
LA COSA PIÙ OPPORTUNA SAREBBE QUINDI RESPINGERE E METTERE IMMEDIATAMENTE AL BANDO LE COLTURE GM.




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Perchè Sì all'agricoltura sostenibile?
14. Produttività e rese maggiori, soprattutto nel terzo mondo
14.1 8,98 milioni di agricoltori hanno adottato pratiche agricole sostenibili, per un totale di 28,92 milioni di ettari così coltivati in Asia, America latina e Africa; i dati, scientificamente affidabili, raccolti da 89 progetti dimostrano che queste pratiche portano a un aumento della produttività e delle rese del 50-100% per le colture non irrigate e del 5-10% per le irrigue. I maggiori successi si sono avuti in Burkina Faso, dove si è passati da un deficit di cereali di 644 chili all'anno a un'eccedenza annuale di 153 chili, in Etiopia, dove 12 500 famiglie di agricoltori hanno goduto di un aumento del 60% nelle rese dei raccolti e in Honduras e Guatemala, dove 45 000 famiglie hanno visto aumentare le rese da 400-600 kg/ha a 2.000-2.500 kg/ha;

14.2 Studi a lungo termine condotti in paesi industrializzati dimostrano che le rese dell'agricoltura biologica sono equiparabili a quelle dell'agricoltura convenzionale e spesso sono superiori.


15. Miglioramento dei terreni
15.1 Le pratiche agricole sostenibili riducono l'erosione del suolo, migliorano la struttura fisica del terreno e la sua capacità di ritenzione dell'acqua, tutti fattori di cruciale importanza per evitare la perdita dei raccolti durante i periodi di siccità;

15.2 La fertilità del suolo è mantenuta e aumentata dalle pratiche agricole sostenibili;

15.3 I suoli coltivati con le pratiche agricole sostenibili mostrano una maggiore attività biologica: un più alto numero di lombrichi, artropodi, micorrize ed altri funghi, e di microorganismi, tutti organismi utili per il riciclo dei nutrienti e per l'eliminazione naturale degli agenti patogeni;


16. Ambiente più pulito
16.1 Nell'agricoltura sostenibile è scarso o del tutto assente l'uso di prodotti chimici inquinanti;

16.2 Minori quantità di nitrati e fosforo raggiungono la falda freatica;

16.3 La filtrazione dell'acqua è migliore nei sistemi ad agricoltura biologica, che quindi sono meno esposti all'erosione e contribuiscono meno all'inquinamento delle acque per dilavazione delle superfici.


17. Riduzione degli antiparassitari, senza aumento dei parassiti
17.1 La lotta integrata ai parassiti ha ridotto il numero delle irrorazioni con antiparassitari da 3,4 a una per stagione in Vietnam, da 2,9 a 0,5 in Sri Lanka e da 2,9 a 1,1 in Indonesia;

17.2 Nella produzione californiana di pomodori, la scelta di non usare insetticidi di sintesi non ha comportato alcun incremento delle perdite di raccolto per danni da parassiti;

17.3 Il controllo dei parassiti si può realizzare senza ricorrere a antiparassitari e senza che ciò comporti perdite del raccolto, usando ad esempio colture 'trappola' per attirare la piralide, come si è visto nell'Africa orientale dove la piralide è un parassita importante;


18. Mantenimento e utilizzo della biodiversità
18.1 L'agricoltura sostenibile promuove la biodiversità in agricoltura, cruciale per la sicurezza alimentare; l'agricoltura biologica può sostenere un livello molto maggiore di biodiversità, con grande vantaggio per le specie che hanno subito significative riduzioni;

18.2 A Cuba i sistemi agricoli integrati sono da 1,45 a 2,82 volte più produttivi delle monocolture;

18.3 In Cina migliaia di coltivatori di riso hanno raddoppiato i raccolti e quasi eliminato una delle malattie del riso più devastanti, semplicemente piantando una mescolanza di due diverse varietà;

18.4 L'agricoltura biologica fa crescere la biodiversità, portando effetti benefici quali il recupero di terreni degradati, il miglioramento della struttura del suolo e della sua capacità di filtrazione dell'acqua.


19. L'agricoltura biologica è sostenibile sia dal punto di vista dell'ambiente che dell'economia
19.1 Una ricerca sulla produzione delle mele con sistemi agricoli diversi ha rivelato che l'agricoltura biologica si colloca al primo posto per quanto riguarda la sostenibilità ambientale ed economica; al secondo posto si piazza il sistema della lotta integrata e all'ultimo quello dell'agricoltura convenzionale; le mele biologiche si sono rivelate le più redditizie per il loro più alto prezzo di mercato, per il più rapido ritorno degli investimenti e un più veloce recupero dei costi;

19.2 Uno studio condotto su tutta l'Europa ha indicato che l'agricoltura biologica dà risultati migliori di quella convenzionale, rispetto alla grande maggioranza degli indicatori ambientali;

19.3 Un'indagine condotta dall'Organizzazione per l'alimentazione e l'agricoltura delle Nazioni Unite (la FAO) ha concluso che le pratiche di agricoltura biologica opportunamente applicate portano a un miglioramento delle condizioni ambientali, a tutti i livelli.


20. Effetti positivi sui cambiamenti climatici, tramite la riduzione del consumo diretto e indiretto di energia
20.1 L'agricoltura biologica usa l'energia in modo molto più efficiente, e riduce notevolmente le emissioni di CO2, rispetto all'agricoltura convenzionale sia per quanto riguarda il consumo diretto di energia sotto forma di combustibili fossili, sia riguardo al consumo indiretto connesso con l'uso di fertilizzanti e antiparassitari chimici di sintesi;

20.2 L'agricoltura sostenibile ristabilisce la materia organica del suolo, aumentando la quantità di carbonio sequestrato nel terreno, quindi sottraendo significative quantità di carbonio dall'atmosfera;

20.3 L'agricoltura biologica probabilmente emette meno biossido di azoto (N2O), un altro importante gas serra e una delle cause della distruzione dello strato di ozono.



21. Produzione efficiente, ad alto profitto
21.1 Nell'agricoltura biologica qualunque eventuale riduzione delle rese è più che compensata dai miglioramenti ecologici e dagli aumenti di efficienza;

21.2 Le aziende biologiche, più piccole, producono molto di più per unità di superficie che non i ben più grandi appezzamenti di terreno caratteristici dell'agricoltura convenzionale;

21.3 Nell'agricoltura biologica i costi di produzione sono spesso più bassi che nell'agricoltura convenzionale, portando a ritorni netti equivalenti o più alti anche senza il premio sui prezzi dei prodotti biologici; quando si tiene conto dei prezzi più alti per i prodotti biologici, i profitti di questo sistema di agricoltura sono quasi sempre superiori.


22. Aumento della sicurezza alimentare e dei vantaggi alle comunità locali
22.1 Un'indagine sui risultati dei progetti di agricoltura sostenibile ha dimostrato che la produzione media alimentare per famiglia è aumentata di 1,71 tonnellate all'anno (fino al 73%) per 4,42 milioni di coltivatori che lavorano 3,58 milioni di ettari, portando alle comunità locali grandi benefici in termini di sicurezza alimentare e di salute;

22.2 L'aumento della produttività fa aumentare la quantità di cibo disponibile e i redditi, quindi riduce la povertà aumentando l'accesso al cibo, riducendo la malnutrizione e migliorando le condizioni di salute e di vita;

22.3 I metodi dell'agricoltura sostenibile attingono intensamente dalle conoscenze tradizionali indigene e danno importanza all'esperienza dei coltivatori e alle loro innovazioni, quindi ne migliorano la condizione sociale e l'autonomia, rafforzando le relazioni sociali e culturali all'interno delle comunità locali;

22.4 Per ogni sterlina spesa per acquistare prodotti dell'agricoltura biologica (in uno studio condotto nel Regno Unito), vengono generate 2.59 sterline per l'economia locale; per ogni sterlina spesa in un supermercato, vengono generate soltanto 1,40 sterline per l'economia locale.


23. Prodotti alimentari migliori per la salute
23.1 Il cibo biologico è più sicuro, poiché nell'agricoltura biologica è vietato l'uso di antiparassitari; è perciò raro trovare in questi alimenti residui chimici nocivi;

23.2 Nella produzione biologica è vietato l'uso di additivi artificiali, come i grassi idrogenati, l'acido fosforico, l'aspartame e il glutammato monosodico, che sono stati messi in relazione con patologie molto diverse quali le cardiopatie, l'osteoporosi, l'emicrania e l'iperattività;

23.3 Vari studi hanno dimostrato che, in media, i cibi biologici hanno un contenuto più alto di vitamina C, di minerali e di fenoli - composti vegetali che possono combattere le cardiopatie e il cancro e alleviano le disfunzioni neurologiche correlate con l'età - e un contenuto significativamente più basso di nitrati, che sono sostanze tossiche


Le pratiche dell'agricoltura biologica hanno dimostrato di avere effetti positivi su tutti gli aspetti riguardanti la salute e l'ambiente. In più queste pratiche agricole sono ovunque fonte di sicurezza alimentare, benessere sociale e culturale per tutte le comunità locali. E' necessario e urgente il completo passaggio, a livello mondiale, a tutte le forme di agricoltura sostenibile.

Alcuni degli scienziati che formano l'ISP (il gruppo di scienziati indipendenti) sugli OGM:
Prof. Miguel Altieri
Professore di Agroecologia, University of California, Berkeley, USA

Dr. Michael Antoniou
Senior Lecturer in Genetica Molecolare, GKT School of Medicine, King's College, London

Dr. Susan Bardocz
Biochimica, già attiva al Rowett Research Institute, Scotland

Prof. David Bellamy OBE
Botanico di fama internazionale, ambientalista, giornalista; insignito di numerosi premi e riconoscimenti; Presidente & Vice Presidente di molte organizzazioni per la conservazione e la tutela ambientale

Dr. Elizabeth Bravo V.
Biologa, ricercatrice e attivista nelle campagne di informazione sui temi della biodiversità e degli OGM; cofondatrice di Acción Ecológica; part-time lecturer alla Universidad Politécnica Salesiana, Ecuador

Prof. Joe Cummins
Professor Emeritus di Genetica, University of Western Ontario, London, Ontario, Canada

Dr. Stanley Ewen
Istopatologo presso il Grampian University Hospitals Trust; già Senior Lecturer di Patologia, University of Aberdeen; responsabile dello Scottish Colorectal Cancer Screening Pilot Project

Edward Goldsmith
Ambientalista, insignito di numerosi premi e riconoscimenti, studioso, autore e fondatore di The Ecologist

Dr. Brian Goodwin
Studioso attivo a Residence, Schumacher College, England

Dr. Mae-Wan Ho
Cofondatrice e Direttrice dell'Institute of Science in Society; Editore di Science in Society; Consulente scientifico per The Third World Network e per the Roster of Experts for the Cartagena Protocol on Biosafety; Visiting Reader, Open University, UK e Visiting Professor di Fisica organica, Università di Catania, Sicilia, Italia

Prof. Malcolm Hooper
Professor Emeritus presso la University of Sunderland; già Professore di Chimica Medica, Faculty of Pharmaceutical Sciences, Sunderland Polytechnic; Chief Scientific Consulent per i Gulf War Veterans

Dr. Vyvyan Howard
Medico patologo, Developmental Toxico-Pathology Group, Department of Human Anatomy and Cell Biology, The University of Liverpool; Membro dell'UK Government's Advisory Committee on Pesticides

Dr. Brian John
Studioso di geomorfologia e scienze ambientali; Fondatore e per lungo tempo Presidente del West Wales Eco Centre

Prof. Marijan Jost
Professore di Plant Breeding and Seed Production, Agricultural College Križevci, Croatia

Lim Li Ching
Ricercatrice, Institute of Science in Society e Third World Network; deputy-editor di Science in Society

Dr. Eva Novotny
Astronoma, attivista in campagne sugli OGM per Scientists for Global Responsibility, SGR

Prof. Bob Orskov OBE
Capo della International Feed Resource Unit in Macaulay Institute, Aberdeen, Scotland; Membro della Royal Society of Edinburgh, FRSE; Membro della Polish Academy of Science

Dr. Michel Pimbert
Ecologo, International Institute for Environment and Development

Dr. Arpad Pusztai
Consulente privato; già Senior Research Fellow al Rowett Research Institute, Aberdeen, Scotland

David Quist
Docente di ecologia microbica, Ecosystem Science Division, Environmental Science, Policy and Management, University of California, Berkeley, USA

Dr. Peter Rosset
Ecologo ed esperto di sviluppo rurale; Codirettore di the Institute for Food and Development Policy (Food First), Oakland, California, USA

Prof. Peter Saunders
Professore di Matematica Applicata al King's College, London

Dr. Veljko Veljkovic
Virologo, esperto di AIDS, Center for Multidisciplinary Research and Engineering, Institute of Nuclear Sciences, VINCA, Belgrade, Yugoslavia

Roberto Verzola
Philippine Greens; Membro del Board of Trustees, PABINHI (network per un'agricoltura sostenibile), Coordinatore, SRI-Pilipinas

Dr. Gregor Wolbring
Biochimico, University of Calgary, Alberta, Canada; Adjunct Assistant Professor su temi di bioetica, University of Calgary; Adjunct Assistant Professor, University of Alberta; Fondatore e Direttore Esecutivo dell'International Center for Bioethics, Culture and Disability; Fondatore e Coordinatore dell'International Network on Bioethics and Disability

Prof. Oscar B. Zamora
Professore di Agronomia, Department of Agronomy, University of the Philippines Los Banos-College of Agriculture (UPLB-CA), College, Laguna, The Philippines

Saturday, November 27, 2004

Giovanni Raboni -sul nostro premier - CANZONE DEL DANNO E DELLA BEFFA

CANZONE DEL DANNO E DELLA BEFFA
(Giovanni Raboni)

Stillicidio di delitti, terribile:
si distruggono vite,
si distruggono posti di lavoro,
si distrugge la giustizia, il decoro
della convivenza civile.
E intanto l’imprenditore del nulla,
il venditore d’aria fritta,
forte coi miserabili
delle sue inindagabili ricchezze,
sorride a tutto schermo
negando ogni evidenza, promettendo
il già invano promesso e l’impossibile,
spacciando per paterno
il suo osceno frasario da piazzista.
Mai così in basso, così simile
(non solo dirlo, anche pensarlo duole)
alle odiose caricature
che da sempre ci infangano e sfigurano…
Anche altrove, lo so,
si santifica il crimine, anche altrove
si celebrano i riti
del privilegio e dell’impunità
trasformati in dottrina dello Stato.
Ma solo a noi, già fradici
di antiche colpe e remissioni
a noi prima untori e poi vittime
della peste del secolo
è toccata, con il danno, la beffa,
una farsa in aggiunta alla sventura.




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Breve biografia

Giovanni Raboni era nato a Milano nel 1932, conseguita la laurea in Giurisprudenza, abbandonò presto l'avvocatura per dedicarsi alla letteratura. Poeta, traduttore e critico letterario, collaborò con diverse riviste, fra le quali «Quaderni piacentini», «Paragone» e «Corriere della Sera». Tradusse Flaubert, Baudelaire, Apollinaire e l'intera Recherche di Proust. Negli anni Settanta fu anche direttore editoriale per la casa editrice Guanda, e fine scopritore di nuovi giovani talenti. La sua fu una poesia legata a diversi registri linguistici, tipici della "linea lombarda" (che affonda le proprie radici in Parini e Manzoni), specchio di una poetica dai toni attenuati, discreti, molto attenta al quotidiano, ma anche ai grandi temi morali, sia politici che civili. In un secondo momento, dalla raccolta Canzonette mortali (1985), il tono di Raboni si fa più formale e le sue liriche raggiungono livelli di notevole perfezione stilistica. Vincitore di numerosi premi letterari, nel 2002 ricevette il premio Moravia per l'insieme della sua opera.
E' morto il 16 settembre 2004.

il sito dell'autorità Antitrust

il sito dell'autorità garante della concorrenza e del mercato.
Potete trovare il documento con l'indagine sul mercato televisivo.

http://www.agcm.it/

Mediaset sotto accusa Antitrust

Antitrust critica duramente la concentrazione del mercato televisivo
di Redazione www.articolo21.com

Il mercato della raccolta pubblicitaria nel settore televisivo è caratterizzato da «un livello di concentrazione che non ha riscontro negli altri Paesi europei, e che è determinato dalla posizione dominante del gruppo Fininvest», con una percentuale del 65%, «e dalla quota di Rai che detiene, con il 29%, la quasi totalità della parte residuale del mercato». È una delle conclusioni dell'indagine conoscitiva svolta dall'Autorità garante della concorrenza e del mercato sul settore televisivo e in particolare sul mercato della raccolta pubblicitaria, avviata il 29 maggio 2003. Nell'indagine, l'Antitrust ha rilevato come «il settore nazionale della raccolta pubblicitaria, ed il mercato della raccolta televisiva in particolare, sia caratterizzato da un' elevata concentrazione, nonchè da elevate barriere all'ingresso, a causa soprattutto di alcuni fattori di natura strutturale che ostacolano il corretto funzionamento del mercato».

Tra questi fattori, l'Autorità cita «la disponibilità, in un contesto di scarsità della risorsa frequenziale, di tre reti in capo a ciascuno dei due principali gruppi televisivi, che ha consentito a Fininvest e Rai di attuare strategie che hanno limitato l'entrata e la crescita di nuovi concorrenti», e «la disciplina che regola le condotte della società cui è affidato il servizio pubblico radiotelevisivo, che, da un lato, ha favorito la creazione di un duopolio simmetrico nel versante dell'offerta di contenuti televisivi; dall'altro, ha rafforzato gli incentivi dei due operatori 'incumbents' ad attuare politiche commerciali accomodanti nella raccolta pubblicitaria televisiva».

Per questi e altri fattori, «mentre i mercati della raccolta pubblicitaria su quotidiani, periodici e radio presentano una struttura piuttosto competitiva, quello della raccolta televisiva - la cui caratteristica principale è di essere composto da gruppi televisivi che forniscono contenuti ai telespettatori e offrono contemporaneamente inserzioni ai clienti pubblicitari è contraddistinto da un livello di concentrazione che non ha riscontro negli altri Paesi europei, e che è determinato dalla posizione dominante del gruppo Fininvest, in virtù di una percentuale di raccolta pari al 65%, e dalla quota di Rai che detiene, con il 29%, la quasi totalità della parte residuale del mercato».

Questi gli altri fattori di natura strutturale che, secondo l'Antitrust, hanno determinato l' 'anomalià del mercato televisivo italiano rispetto all'Europa: «l'asimmetrica allocazione delle risorse frequenziali, dovuta alla mancanza di un processo centralizzato di assegnazione delle frequenze radiotelevisive che, congiuntamente all'integrazione a monte degli operatori televisivi nel mercato della trasmissione del segnale, ha determinato una significativa differenziazione delle reti televisive nazionali, in termini di copertura effettiva, a vantaggio dei due operatori storici»; «una scarsa penetrazione delle piattaforme trasmissive alternative a quella terrestre, che ha limitato le possibilità di accesso al mercato della raccolta pubblicitaria televisiva da parte di nuovi soggetti»; «l'assetto proprietario della società di rilevazione degli ascolti televisivi, su cui Fininvest e Rai esercitano un'influenza determinante»; «la fitta rete di partecipazioni azionarie e di legami di tipo non azionario attraverso cui Fininvest riesce ad esercitare una propria influenza sulle decisioni di alcuni importanti operatori, ed in particolare delle società neo-entranti Telecom Italia e TF1-HCSC».

Alla luce di queste valutazioni, l'Autorità suggerisce alcuni interventi correttivi. In primo luogo, la divisione della Rai in due società distinte, una di servizio pubblico finanziata dal canone, l'altra a carattere commerciale e basata sulla raccolta pubblicitaria, per la quale «sarebbe auspicabile sia il collocamento delle azioni sul mercato borsistico sia la definizione di regole di corporate governance». Un intervento, questo, che secondo l'Antitrust andrebbe effettuato prima del collocamento in Borsa di una quota delle azioni Rai, previsto per la primavera 2005.

In secondo luogo, per l'Autorità «risultano necessari interventi di attuazione del Piano digitale e di riallocazione, attraverso meccanismi di mercato, dello spettro frequenziale destinato ai servizi radiotelevisivi, per evitare che le attuali posizioni detenute nelle reti analogiche (ovvero la disponibilità in capo a Fininvest e Rai di un numero di impianti e frequenze tale da rendere possibile la diffusione di tre reti nazionali, peraltro caratterizzate dalla più ampia copertura effettiva della popolazione) non si trasferiscano al futuro mercato digitale terrestre».

Proprio per stimolare la competizione nel mercato digitale, «andrebbero anche favorite, così come accade all'estero, misure di separazione verticale degli operatori di rete, mediante la separazione proprietaria delle società Rai Way e Elettronica Industriale, attualmente facenti capo rispettivamente ai gruppi Rai e Fininvest». Ancora, l'Antitrust suggerisce di stimolare la «competizione tra piattaforme per la trasmissione del segnale televisivo digitale, attraverso politiche di incentivazione alla diffusione tra le famiglie italiane di apparecchiature di decodifica.

Tali interventi dovrebbero salvaguardare il principio della neutralità tecnologica, e quindi non possono limitarsi ad alcuni mezzi trasmissivi, ma devono estendersi con identiche modalità a tutte le piattaforme televisive digitali: digitale terrestre, satellite, cavo e tecnologie x-DSL». Sul fronte degli ascolti, l'Autorità auspica che venga rivisto l'assetto proprietario dell'Auditel, «prevedendo un soggetto privato indipendente che abbia quale funzione-obiettivo la massimizzazione dei profitti derivanti dalla vendita dei dati sugli ascolti televisivi». In conclusione, «in una fase di transizione tecnologica e di eliminazione dei precedenti limiti normativi alle concentrazioni orizzontali e diagonali», l'Autorità ritiene «opportuno monitorare le condotte degli operatori televisivi, in particolare in materia di predisposizione delle offerte di prodotti pubblicitari, di accesso alle reti digitali ed ai contenuti televisivi, di acquisizione di frequenze ai fini della costituzione di nuovi multiplex nazionali, nonchè, infine, di partecipazioni e di legami non azionari tra gli operatori televisivi».





26/11/2004






Friday, November 26, 2004

Gli americani che ci piacciono

http://www.sorryeverybody.com

simpatiche foto di statunitensi che non sono per nulla fieri dell'inqualificabile presidente che si ritrovano e dicono "sorry" mi dispiace di avere un presidente così cretino :-)

squallida TV di regime : RAI2 Punto e a capo

La nuova strategia di comunicazione del centrodestra interpreta perfettamente la fase attuale del berlusconismo, il "muoia sansone con tutti i filistei" che ogni giorno il presidente del consiglio fa riportare come suo nuovo slogan ai cronisti di palazzo. Quindi, alla faccia dell'emergenza informazione e di una Rai più che monocolore, anzi ormai nera, ecco pronto il messaggio alla nazione da trasmettere. E se magistrati e avvocati alzano la testa, eccoli serviti con una bella manganellata elettronica di "Punto e a capo", la nuova, traballante trasmissione d'informazione di Raidue.

Cattaneo non bada a spese, quando deve difendere i suoi: e pur di far raggrenellare a "Punto e a capo" un modestissimo ma presentabile 7 per cento, fa pagare dazio a Raiuno, costretta a trasmettere contro il Grande fratello di Canale 5 delle repliche di "Don Matteo". Risultato complessivo, una disastrosa performance della Rai, ma che importa?! Intanto su Raidue passano, praticamente senza contraddittorio, le veline anti-giudici scritte personalmente dall'autore Giancarlo Lehner, noto come agiografo del vittimismo di Cesare Previti. Alla prova della quarta puntata, con una media ridicola del 6,6 per cento, la formula di "Punto a capo" dei due conduttori si è rivelata una frana: ormai il programma appare molto più nelle mani della ex segretaria di Almirante Daniela Vergara, in quota An, e il nuovo vicedirettore dell'informazione di Raidue Giovanni Masotti quasi si limita ai suoi interventi ufficiali di censore. Masotti rimedia persino la figuraccia in diretta, si becca i rimproveri dei pochissimi ospiti non allineati, come Bruti Liberati e Diliberto, per poi farsi trattare come uno zerbino dagli ospiti di casa, vedi un siparietto tragicomico con Lino Iannuzzi.

Ma poco conta quel che succede in dettaglio a "Punto e a capo", altresì detto "Punto e basta": la questione fondamentale è politica, ed è chiaro che l'unico utile della serata di ieri è quello più grosso, ossia il guadagno diretto di Canale 5 che stava vedendo colare a picco il Grande fratello, quando Raiuno controprogrammava per esempio con Nonno libero. E a proposito delle veline di regime della coppia Masotti& Vergara, viene da chiedersi ormai che senso abbia una presenza isolata e così minoritaria di esponenti di centro-sinistra, o peggio ancora, come segnalato da "Micromega" nel nuovo numero, il ruolo da opinionista della signora Palombelli-Rutelli.

www.articolo21.com

Thursday, November 25, 2004

Esercito: tangenti per mi$$sioni, indaga la procura

ESERCITO

tangenti per missioni, caso scoppiato a luglio,
indaga la procura



Roma, 15 ott.

La procura della Repubblica di Roma ha aperto un'inchiesta sulla denuncia di alcuni sottufficiali dell'Esercito dei carabinieri i quali in occasione di trasmissioni televisive hanno denunciato che i militari che si erano offerti per andare in missione di pace o di guerra all'estero, dovevano versare una tangente ai loro superiori. L'inchiesta è affidata al pubblico ministero Adelchi D'Ippolito che ipotizza i reati di corruzione e concussione.

È scoppiato nel luglio scorso il caso delle presunte tangenti pagate per poter partecipare alle missioni militari all'estero, sul quale oggi la Procura di Roma ha avviato un'inchiesta affidata al pubblico ministero Adelchi D'Ippolito che ipotizza i reati di corruzione e concussione. A denunciare i fatti, alcuni militari italiani, carabinieri e soldati dell'Esercito. E a raccoglierne le rivelazioni Rai New 24 che mandò in onda un ampio reportage il 29 luglio a firma di Sigfrido Ranucci, nel corso del quale alcuni sottoufficiali dei carabinieri raccontavano di aver presentato senza successo richieste per partecipare alle missioni all'estero e che erano venuti a conoscenza del fatto che »bisognava pagare una o due mensilità per poter andare in Iraq, Bosnia, Kossovo«. Il servizio dava voce anche a un militare dell'esercito operativo a Udine, che era stato costretto a pagare per poter essere trasferito.

Immediata la replica di fonti dello Stato maggiore della Difesa, che ammisero solo l'esistenza di un caso che si era verificato a Motta di Livenza, in provincia di Treviso, relativo ad un ufficiale che aveva chiesto soldi ad un militare in cambio della partecipazione alle missioni all'estero. L'ufficiale, riferirono, era stato scoperto, denunciato alla magistratura militare e processato. E che il giudizio si era concluso con un patteggiamento. Sulla vicenda intervenne anche il maggior generale Vladimiro Alexitch, comandante del contingente italiano in Iraq, sottolineando che non gli risultava nessuna notizia di presunte tangenti per quanto riguardava l'Iraq.«Per quanto mi risulta -tenne a sottolineare- non ci sono stati episodi di questo genere. C'era stato in passato un caso di deviazione prontamente scoperta e repressa. Il responsabile che si voleva far pagare per promuovere l'invio di un militare in missione all'estero ha fatto i conti con la giustizia. Ma se si trattasse di un fenomeno diffuso -aggiunse- dopo la notizia di quest'unico caso sarebbero probabilmente uscite allo scoperto altre vittime. Cosa che non è avvenuta, quindi penso che si tratti di una semplice ombra circoscritta».

L'inchiesta aperta dalla Procura romana si affianca a quella già avviata da tempo dalla Procura militare per aspetti diversi da quelli affidati all'esame di D'Ippolito e ha tratto spunto appunto dall'intervista fatta a luglio scorso dal maresciallo dell'Esercito Domenico Leggero durante una trasmissione televisa e successivamente anche da un maresciallo dei carabinieri. Le loro versioni dei fatti sono state confermate anche da altri due sottufficiali dell'Arma , che incappucciati confermarono tutte le accuse recentemente durante il programma 'Le Jenè, spiegando come avevano fatto i loro colleghi che chi intendeva partecipare alle missioni di pace o di guerra all'estero era costretto a versare ai suoi superiori una somma di danaro calcolata sulla base della diaria che veniva percepita a seconda del tipo di missione. Il magistrato ha già acquisito un'ampia documentazione comprese le dichiarazioni fatte in televisione. Inoltre sono stati già sentiti come testimoni diversi militari che hanno confermato le accuse. (Adnkronos).

http://www.articolo21.com/news.php?id=3575

IRAQ :100.000 uccisi

Umanità Nova, numero 35 del 7 novembre 2004, Anno 84
Iraq: il "Bisturi" USA
Contabilità di un massacro


Ma questi inglesi non si smentiscono proprio mai?!
Nonostante siano lontani cugini, non hanno ancora digerito, a quanto pare, la sollevazione delle colonie inglesi in America, che portò, più di duecento anni orsono, alla dichiarazione d'Indipendenza e alla nascita degli attuali Stati Uniti. E nonostante oggi ne siano diventati i più fedeli alleati - o vassalli? -, sono sempre loro, i figli della perfida Albione, a fare i peggiori dispetti alla superpotenza americana. Una vendetta postuma, tanto più se coronata da una attestazione di superiorità morale, non guasta mai.
E così, dopo aver denunciato per primi, alcuni mesi fa, le menzogne sulle famigerate armi di distruzione di massa del kattivo satrapo levantino, inventate per giustificare "democraticamente" l'intervento armato della coalizione, ecco gli agghiaccianti dati sulle conseguenze della guerra in Iraq, fornitici in questi giorni da una delle più prestigiose e autorevoli riviste scientifiche del mondo: l'inglese (appunto) "The Lancet".
In base a proiezioni statistiche, tra l'altro per difetto, eseguite da una équipe di studiosi americani ed iracheni, è stato possibile calcolare il numero reale (sempre per difetto) dei civili, in gran parte vecchi donne e bambini, uccisi dall'inizio della guerra dai bombardamenti alleati. Dati, nella freddezza delle cifre, semplicemente terrificanti. Se fino ad ora, infatti, le stime più pessimistiche parlavano di circa trentamila vittime, i nuovi studi, pubblicati con velenosa meticolosità da Il Bisturi - The Lancet, contabilizzano almeno centomila morti, centomila "morti extra" rispetto a quelli che ci si aspetterebbe in un paese in pace. Centomila, si badi bene, senza contare quelli fisiologici in una guerra che si rispetti: poliziotti, militari, spie, collaborazionisti e fiancheggiatori vari.
Come intervento umanitario, non si poteva certo chiedere di più!
Con l'apparente asetticità dei dati statistici, ma con l'evidente intento di stigmatizzare ferocemente il feroce intervento angloamericano, la rivista inglese spiega che centomila civili uccisi in 18 mesi, in un paese come l'Iraq, significa che un iracheno ha 58 probabilità in più di morire rispetto a prima dell'intervento, che il numero dei decessi ogni mille abitanti per anno è passato da 5 a 12,3, che il tasso di mortalità per la sventurata popolazione irachena è superiore di una volta e mezzo al periodo anteguerra. E che quello infantile, già altissimo in conseguenza del precedente embargo, è passato da 29 a 57 ogni mille. E si tenga presente che questi studi statistici non hanno volutamente preso in considerazione la zona di Falluja, perché in tal caso i calcoli, vista la situazione particolarmente drammatica di quella città, avrebbero avuto risultati semplicemente sconvolgenti.

Fra i motivi solitamente addotti per giustificare una guerra, qualsiasi guerra ma a maggior ragione queste guerre "umanitarie" oggi così di moda, c'è quello di creare migliori condizioni di vita e benessere per popolazioni altrimenti soggette al pugno di ferro del dittatore di turno. E poco importa che queste popolazioni soggette si guardino bene, solitamente, dal richiedere l'intervento "amico". Fatto sta che in questi ultimi lustri, con una progressione preoccupante, le grandi democrazie occidentali hanno offerto sempre più spesso queste famose "migliori condizioni di vita" a popolazioni che, a nostro modesto parere, avrebbero volentieri evitato di pagare con morte e distruzione quel loro andare a stare meglio. Iraq, Balcani, Somalia, Afganistan e ancora Iraq, e chissà cosa ancora ci aspetta, sono lì a ricordarcelo, a mostrare che non è con l'intervento armato delle potenze straniere che si costruisce la libertà dei popoli.
Saremo degli inguaribili nostalgici, legati a una visione retrò delle dinamiche sociali e delle motivazioni ideali che dovrebbero, a parer nostro, muovere la storia, ma non riusciamo a rassegnarci all'idea che pace, benessere e libertà siano merci di consumo, reclamizzabili con ingegnosi spot pubblicitari, utili per giustificare le mortifere politiche di potenza degli stati-canaglia di turno, Stati Uniti d'America, Inghilterra e Italia in testa. E altrettanto non riusciamo a rassegnarci a una visione del mondo impostata sulla prevalenza di stati-gendarme cui è concesso celare i propri interessi egemonici dietro la sordida facciata della più pelosa delle ingerenze "umanitarie". Come pure non riusciamo a rassegnarci all'eterna favola dei poteri buoni impegnati in una lotta epocale contro i poteri cattivi; all'infame escamotage dello scontro fra civiltà e culture differenti, le une cui tutto è lecito, le altre destinate a soccombere a causa di pretese inferiorità; a una realtà fatta di violenza e sopraffazione, nella quale il quotidiano massacro di fanciulli e bambini diventa solo uno sgradevole incidente di percorso.
Ricorre, in questi giorni, l'anniversario della "vittoria", di quando, 86 anni fa, seicentomila italiani si fecero ammazzare per difendere e favorire gli interessi del nostro nascente capitalismo. Di quando, nelle campagne europee, milioni di soldati e civili si "immolarono in olocausto" sull'altare del nazionalismo e del profitto. "Mai più guerre", si disse in seguito. E "mai più guerre" fu nuovamente gridato dai popoli stremati quando, nel 1945, la bomba di Hiroshima suggellò il più immane massacro di tutti i tempi. "Mai più guerre" vorremmo ancora gridare noi, mai più vittime innocenti sepolte sotto le case bombardate o soldati mandati a uccidere e a farsi ammazzare. "Mai più guerre" vorremmo gridare, convinti che l'amore per la vita e per un'esistenza in pace dovrebbe rendere collettivo questo nostro grido. Ma consapevoli anche che solo un processo di liberazione che parta dal basso, che sappia sbarazzarsi del cappio del potere politico ed economico, delle lusinghe del nazionalismo, delle menzogne delle credenze religiose, renderà i popoli finalmente fratelli e le guerre il lontano "ricordo di infame passato".
Massimo Ortalli












Berlusconi e Legge "salva Previti"

La Repubblica


L´AGGRESSIONE ALLE SENTENZE

24-11-2004

A pensarci bene, sono molto coerenti. C´è una lucida, anche se viziosa, razionalità in quanto sta per accadere in Parlamento con la legge «Salva Previti!». Ricordiamo brevemente. Per liberare dai grattacapi milanesi se stesso e Cesare Previti, amico, sodale, avvocato, onorevole e ministro di giustizia "ombra", Silvio Berlusconi ha prima modificato il reato (il falso in bilancio).Poi, con la legge sulle rogatorie, ha voluto annichilire le prove. Non è stato sufficiente per mandare per aria il lavoro della procura di Milano. E allora sono state manipolate le regole del processo con la legge Schifani. Bersaglio mancato. La manovra è stata sventata dalla Suprema Corte che ha cancellato la legge perché incostituzionale. Al rosario delle manomissioni del principio dell´uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, mancava all´appello - dopo il reato, la prova e il processo - la sentenza. L´aggressione alle sentenze si è consumata ieri alla Camera, in commissione giustizia. Come è naturale, una sentenza non si può cancellare. Ma se ne possono cancellare gli effetti, ovvero la condanna. Come? Estinguendo, come si dice, il reato. In una parola, cancellandolo, considerandolo morto. E´ una mossa meno complicata di quanto si possa immaginare. Se non si può modificare l´esito di un processo - faccenda alquanto ardua: come si fa a gettare nel cestino la corruzione magari aggravata dalla circostanza che il corrotto è un giudice? - lo si può aggirare. Per esempio, definendo dei tempi di prescrizione più ridotti. Se passa troppo tempo dal giorno della consumazione del reato, il reato non c´è più: questa è la prescrizione. Dunque, se si accorciano i tempi della prescrizione anche il reato di corruzione in atti giudiziari può evaporare. Finora la corruzione in atti giudiziari - reato per il quale Cesare Previti è stato condannato, in un processo, a undici anni di carcere e, in un altro, per corruzione semplice a cinque - si estingueva in quindici anni (dieci più cinque). La commissione giustizia della Camera propone ora di cambiare le regole del gioco. Senza farsi imprigionare dai tecnicismi, è sufficiente dire che i dieci anni più cinque, diventano otto più due. Il massimo della pena prevista da quel reato (otto anni) aumentata per le circostanze aggravanti di un quarto. Dunque otto più due, dieci anni. Non ci crederete, ma il processo milanese ha accertato che l´ultima manovra corruttiva di Cesare Previti (affare Imi-Sir) risale al giugno del 1994 (Previti si preparava a diventare ministro della Difesa e intascava una ventina di miliardi in Svizzera). Dunque, dieci anni e cinque mesi fa. Conclusione. Se la legge dovesse essere approvata come è stata confezionata oggi, il reato di corruzione in atti giudiziari di Cesare Previti, e manco a dirlo anche quello (ancora a giudizio) di Silvio Berlusconi, sarebbe estinto già da cinque mesi. Alla Camera, comunque, non vogliono proprio correre rischi. Si devono essere detti che bisogna garantire a Cesare Previti un´ulteriore opportunità nel caso l´operazione fallisse, la manipolazione saltasse e i tempi della prescrizione restassero quel che sono oggi. Il relatore della legge Luigi Vitali ha infilato così nella proposta un piccolo emendamento. Prevede che gli imputati condannati che abbiano compiuto i 70 anni, «a meno che non siano stati dichiarati delinquenti abituali o professionali», non faranno un solo giorno di carcere. Sconteranno la pena a casa. Anche in questo caso, sarete increduli nell´apprendere che, soltanto per un caso, Cesare Previti ha compiuto i settant´anni il mese scorso, il 21 ottobre. E´ la legge «Salva Previti!», anche se i burattinai e i burattini di quest´ultima manovra lo smentiscono. Al di là del disegno legislativo che si adatta alla figura di Previti come una giacca tagliata da Caraceni, ci sono due circostanze che lo confermano. La prima la offre, forse inconsapevolmente, proprio il relatore della legge. A frittata fatta, Luigi Vitali salta fuori con una dichiarazione a prima vista senza senso. Dice Vitali: «Ieri Silvio Berlusconi ha inaugurato il nuovo corso, ricatti non li accettiamo». Non si comprende che cosa c´entra il presidente del Consiglio. Il disegno di legge presentato alla commissione giustizia è formalmente un´iniziativa parlamentare, non una mossa del governo. E allora, perché invocare Berlusconi a meno che non sia di Berlusconi la sollecitazione a togliere a se stesso e a Previti le castagne dal fuoco? E´ un´ipotesi che trova una conferma nella seconda circostanza. Questa doveva essere la settimana del regolamento di conti con la magistratura. La riforma dell´ordinamento giudiziario è all´ultimo giro di boa, alla Camera. E´ la legge a cui il governo e la maggioranza hanno affidato, come sostengono le toghe, la vendetta contro pubblici ministeri e giudici. Ordine giudiziario fortemente gerarchizzato, umiliazione del consiglio superiore della magistratura, invasività dei poteri del ministro e delle commissioni di esame e di disciplina che egli contribuirà a formare. Sembrava fatta. Il ministro di giustizia addirittura sperava di chiudere la partita oggi togliendosi la soddisfazione di vincerla mentre la magistratura scioperava per la terza volta nella legislatura. Così non sarà. Il condono ambientale con la fiducia fa slittare il voto alla prossima settimana. Ma Palazzo Chigi ha fatto sapere che prima dell´ordinamento giudiziario bisognerà approvare la «Salva Previti!». Anche qui con molta coerenza perché prima la fai franca, eviti il pericolo e poi ti vendichi di chi te lo ha procurato. Quindi, prima si salva Previti, poi si puniscono i magistrati. Coerente. Come le riforme di giustizia del governo. Anche se, favorendo uno (Previti), sono riforme che salvano moltissimi e per reati socialmente minacciosi come la rapina, l´usura, la bancarotta... Ma questo a Palazzo Chigi deve essere apparso un insignificante dettaglio.

GIUSEPPE D´AVANZO


Norma salva-Previti Il Polo si spacca

La Stampa


Norma salva-Previti Il Polo si spacca

24-11-2004

La maggioranza si è spaccata in commissione Giustizia della Camera: Forza Italia e An hanno votato gli emendamenti sui tempi della prescrizione, l’Udc contro, la Lega si è defilata e ha espresso le sue perplessità, mentre per l’opposizione erano assenti Verdi e Rifondazione. L’Ulivo darà battaglia. Se dovesse passare il testo approvato dal Comitato dei nove, si introdurrà nel sistema delle prescrizioni un doppio binario: per i reati più gravi la prescrizione si calcolerà aumentando il massimo della pena prevista fino a due terzi della stessa. Per tutti gli altri, si ridurrà dalla metà a un quarto l’aumento del massimo della pena previsto per calcolare la prescrizione. Questo significa che se prima un imputato per un reato che prevedeva la pena massima di sei anni doveva aspettarne nove per la prescrizione, adesso saranno sufficienti sette e mezzo. «E’ cambiato il vento, non siamo più disposti a subire ricatti». Luigi Vitali, relatore del provvedimento in materia di recidiva e di termini di prescrizione - norma salva Previti, secondo l’opposizione -, commenta il colpo di scena nel Comitato dei nove. Fino all’altra sera, lo stesso Vitali aveva annunciato che in assenza di un accordo tra gli alleati sulla proposta dei suoi emendamenti, il Comitato avrebbe discusso soltanto gli emendamenti del centrosinistra. Ieri, invece, da palazzo Grazioli è arrivata l’indicazione di «forzare». Amareggiato, Edmondo Cirielli, An, che aveva presentato la proposta originaria, chiede che non venga più citato il suo nome, disconoscendo il testo: «Hanno snaturato e falsato il senso della mia proposta». L’opposizione denuncia i rischi di «una amnistia mascherata che cancellerà con un colpo di spugna migliaia e migliaia di processi» (Franco Bonito, Ds), di «impunità per chi si difende dal processo e non nel processo» (Gianni Kessler, Ds). E paventa - Giuseppe Fanfani, Margherita - che «la norma istigherà a tirare per le lunghe i processi». «E’ indecente - tuona Paolo Cento, Verdi -, ancora una volta per salvare un imputato eccellente, Cesare Previti, si sovrappone una vicenda giudiziaria personale alla necessità di riformare seriamente la giustizia». Spiega Giuseppe Fanfani, Margherita: «Le Sezioni unite della Cassazione avevano stabilito che non si doveva considerare, ai fini della prescrizione, la sospensione del processo richiesta di difensori». L’emendamento Vitali, invece, stabilisce: «In nessun caso la sospensione e l’interruzione della prescrizione, anche congiuntamente computate, possono comportare l’aumento di più di un quarto del tempo necessario a prescrivere». Insomma, chiarisce Anna Finocchiaro, Ds, «basterà che un avvocato chieda due o tre rinvii al massimo in un processo perché quel reato si prescriva, salvo reati di criminalità organizzata». L’opposizione è determinata a dare battaglia, convinta che le modifiche presentate, se diventassero legge, allungherebbero i tempi del processo. Ma anche dentro la maggioranza non tutti sono d’accordo con il testo Vitali. Erminia Mazzoni, Udc, motiva così il suo voto contrario nel Comitato dei nove: «Con questi emendamenti si introduce una distorsione nel sistema. Se c’è qualcuno che ci convince sull’urgenza di questo provvedimento, siamo disposti a ragionare. Rilevo che nel giorno in cui il ministro dell’Interno, Beppe Pisanu, invoca maggiore severità sulla recidiva, certezza ed effettività della pena, in commissione Giustizia della Camera si va nella direzione opposta». L’esponente supplente della Lega, Rossi, al momento del voto nel Comitato dei nove, si è assentato. Carolina Lussana, capogruppo della Lega in commissione Giustizia, giustifica la sua assenza con un ritardo dell’aereo: «Sul testo di Vitali abbiamo delle perplessità, la nostra contrarietà è riferita a quegli emendamenti che vogliono riportare nell’ambito della discrezionalità del giudice l’aumento delle pene nei casi di recidiva. Noi siamo per l’obbligatorietà. Complessivamente, valuteremo come votare quando il provvedimento sarà in aula». Ieri sera la conferenza dei capigruppo di Montecitorio ha deciso che sia l’ordinamento giudiziario che la legge sulla prescrizione e la recidiva slitteranno a martedì della prossima settimana. Una decisione maturata anche per l’incertezza del quadro politico.

Guido Ruotolo


Sunday, November 21, 2004

Il centro-destra "riforma" il codice militare: in galera i giornalisti che raccontano la guerra

Il centro-destra "riforma" il codice militare: in galera i giornalisti che raccontano la guerra
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di Toni Fontana
19 Nov 2004

Arrivano le manette per i giornalisti scomodi al governo, contrari alla guerra e critici sulla missione in Iraq. Su proposta del centrodestra il Senato ha infatti approvato ieri una «riforma» del codice penale militare che prevede tra l’altro pene gravissime e lunghe detenzioni per i giornalisti che scriveranno articoli sulle missioni militari, compresa quella in corso a Nassiriya. L’iniziativa della maggioranza di governo sta già provocando proteste e suscitando polemiche. Il senatore Ds, Elvio Fassone, sostiene che la riforma «rischia di avere conseguenze molti gravi anche nel campo della libertà di informazione». Il segretario della Federazione della Stampa italiana, Paolo Serventi Longhi, parla di «misura gravemente lesiva dell’indipendenza e dalla libertà dell’informazione».

La riforma, che appare studiata allo scopo di chiudere la bocca a tutti coloro che contestano le finalità e la natura della missione italiana nella guerra dell’Iraq, si configura come un’estensione del codice penale militare di guerra anche alle missione di pace.

La missione a Nassiriya è appunto considerata dal governo un missione di pace e, di conseguenza, la nuova normativa verrà estesa (se la Camera confermerà il giudizio del Senato) anche ai servizi giornalistici che provengono dall’Iraq.

Per effetto delle norme approvate ieri dalla maggioranza di centrodestra a palazzo Madama diventano «operativi», cioè pienamente in vigore anche gli articoli 72 e 73 del codice penale militare italiano là dove la legge recita che viene punita «l’illecita raccolta, pubblicazione e diffusione di notizie militari».

Viene punito con la reclusione militare, viene cioè affidato ad un carcere militare, il giornalista che «procura notizie concernenti la forza, la preparazione o la difesa militare, la dislocazione o i movimenti delle forze armate, il loro stato sanitario, la disciplina e le operazioni militari e, ogni altra notizia che, essendo stata negata, ha tuttavia carattere riservato». Il giornalista che verrà accusato di questi «reati» potrà essere condannato ad una pena variante tra i due e i dieci anni di carcere, ovviamente militare.

Non è tutto.

Se queste notizie verranno «divulgate» la pena potrà essere raddoppiata e arrivare fino a venti anni di carcere. Il minimo della condanna per il cronista che osa scrivere qualcosa che disturba è in questo caso di cinque anni. Se la riforma seguirà il suo iter e verrà approvata dai due rami del Parlamento ai militari verrà dunque affidato un potere assoluto e arbitrario di discrezione e di intervento sulle attività dei cronisti che seguono le missioni all’estero.

Le disposizioni sono così precise e dettagliate che, nei fatti, ogni articolo inviato dai teatri di guerra, in special modo da Nassiriya, potrà diventate un atto di accusa contro gli lo avrà scritto che rischierà pene superiori a quelle comminate a molti incalliti criminali.

Il senatore Ds Elvio Fassone interviene sulla decisione della maggioranza di «estendere l’ambito del codice militare di guerra» giudicando l’iniziativa «una scelta molto inopportuna sotto molti aspetti, che rischia di avere conseguenze molto gravi anche nel campo della libertà dell’informazione». Fassone si augura un «ripensamento» alla Camera.

Serventi Longhi ricorda dal canto suo che la riforma «prevede il carcere duro per i giornalisti che diffondono notizie sull’attività del contingente italiano e, forse, anche sulle operazioni dei contingenti alleati». Per il segretario della Fnsi si tratta di una misura «ricattatoria per i giornalisti invitati di fatto all’autocensura». Serventi Longhi auspica di conseguenza che la riforma venga ritirata nella seconda lettura parlamentare, cioè a Montecitorio.

Le misure approvate ieri al Senato appaiono appunto ispirate da quella parte del mondo politico e militare che da tempo sta tentando di erigere un muro di gomma per impedire alla stampa di ribadire i pressanti interrogativi che circondano la missione a Nassiriya sulla quale non si sanno molte cose avvenute nel corso dei combattimenti con i miliziani.

Toni Fontana
(grazie per la segnalazione a Daniele John Angrisani, agli amici di forumdelteatro.org e alla redazione dell'Unità on-line. Oltre che alle decine di messaggi di lettori sconcertati e indignati.)

redazione@reporterassociati.org