Saturday, February 02, 2008

Totò Cuffaro - Comprereste un'auto usata da quest'uomo?

E ce lo ritroveremo candidato alle prossime politiche. Siamo ostaggio dei voti della sicilia ..e non credo della migliore sicilia.

Thomas Schael - Asl Crotone - Cacciato per sostituirlo con Peppino Biamonte che ora è stato arrestato - Malasanità e Politica

http://npacalabria.wordpress.com/

I motivi della mia cacciata, l’ ex dg dell’ Asl di Crotone presenta il conto alla politicaPosted Gennaio 31, 2008 by Piero FerrariCategories: Calabria, Italia, Malapolitica, Malasanita' in Calabria, Politica, Problemi, Riflessioni, Sanita' in Calabria, il degrado calabrese
Una lunga lettera per esprimere amarezza. La scrive l’ ex direttore generale dell’ Asl di Crotone , Thomas Schael alla luce dell’ ultima inchiesta giudiziaria che si è abbattuta sulla sanita’ calabrese. Il manager tedesco vuota il sacco e racconta tutto quello che è accaduto nei due anni che ha diretto l’Asl di Crotone per poi essere sostituito da Peppino Biamonte da lunedi’ agli arresti domiciliari. Dopo la nomina racconta l’ ex dg per eliminare eventuali comportamenti illeciti sono state attivate numerose collaborazioni con le forze dell’ ordine e con la Procura della Repubblica. Schael ammette di aver scoperto un disavanzo pregresso per la sola Asl di Crotone di quasi 70 milioni di euro non dichiarato nei bilanci di esercizio fino al proprio insediamento. <<>>. Scheal ammette di aver licenziato tre dipendnti assunti senza concorso pubblico. E forse qualche santo padrone politico si è sentito delegittimato con questo atto “barbarico” visto che le raccomandazioni politiche a sistemare qualcuno non sono mancate. Su questa vicenda il manager fa riferimento ad una nota della Cgil che svela come Pepino Biamonte abbia assunto recentemente a suo avviso, in modo illegittimo , quattro dipendenti a tempo determinato all’ Asl di Crotone. <<>>. <<>>. <<>>. <<>>. << Ammetto di avere chiuso transizioni legali per parecchi milioni di Euro facendo l’ interesse pubblico. Forse qualche politico era abituato ad essere coinvolto nelle trattative per far pensare ai beneficiari che per ottenere il proprio diritto bisogna cercare la disponibilita’ politica. Adriano Mollo. Il Quotidiano della Calabria. Ritengo che il titolo ed il contenuto di tale articolo non meritino ulteriori commenti aggiuntivi. Piero Ferrari segretario regionale del Nuovo Partito D’Azione della Calabria e della Basilicata

Friday, February 01, 2008

Elisabetta Tulliani . Nella foto è col precedente fidanzato Gaucci .
Italy's government
Unsteady as she goes
Jan 31st 2008From The Economist print edition
Italy has enough problems already: does it really need Silvio Berlusconi once again?
AP
ITALY is notorious for its perpetually changing governments. Between 1981 and 2007, it had 16 prime ministers, including some repeats, compared with Britain's four. Yet lately Italian politics had acquired a patina of stability. Under pressure from voters, its fissiparous parties had coalesced into recognisable blocks of right and left. The centre-right government of Silvio Berlusconi (pictured right) served a full five-year term; when the media tycoon was defeated at the polls by the centre-left in April 2006, the hope was that Romano Prodi (on the left) would also see out his term. It was not to be.
The upheaval triggered two weeks ago, when a tiny centrist party quit Mr Prodi's coalition, unseated the prime minister when he lost a vote of confidence in the Senate. After consultations, the Italian president this week has asked Franco Marini, speaker of the Senate, to form a short-term interim government. But Mr Berlusconi, hungry for power, is baying for an election as soon as possible. His commanding lead in the opinion polls suggests he would win, and return to Palazzo Chigi just 20 months after he left it (see article).




Everybody agrees that the last thing that Italy needs is another succession of fractious, short-lived governments. It could just about get away with them when growth was strong, and vibrant private enterprise, especially in the north, more than made up for a shoddy (and often corrupt) public sector and the sclerotic Mezzogiorno. More recently, though, Italy's economic prospects have worsened. It is the slowest-growing big economy in Europe; the south is barely moving forward at all. Spain has just overtaken Italy by the measure of GDP per head, say the statisticians. Italy's competitive sparkle has dimmed. And the OECD, a think-tank, finds that it has the most heavily regulated economy in the rich world.
The country, in short, desperately needs both stable government and painful economic reform. The question is how to get these things. In 2001 voters overwhelmingly backed Mr Berlusconi (rejecting this paper's view that his chequered business history made him unfit to lead Italy). But he squandered his opportunity, using up political capital to protect his media interests and fend off judicial cases against him, and dithering over economic reform. After a disastrous term, he left behind his own “poison pill”: a law to change Italy's electoral system back to one based largely on proportional representation. By the time Mr Prodi lost his confidence vote, no fewer than 39 political parties were represented in parliament.
The poison has thus done for Mr Prodi. Ironically, it is also hurting Mr Berlusconi, who finds it increasingly hard to control small parties in his coalition. Both sides agree that electoral reform is needed to strengthen big parties at the expense of little ones. Yet the smalls will resist, making it hard for any interim government to get a new electoral law passed. So the odds are that Italy is heading for a fresh election under the existing system. Mr Berlusconi seems likely to win—although Mr Prodi's successor as centre-left leader, Walter Veltroni, a popular mayor of Rome, may whittle down his lead.
In search of liberalismo
New election rules are needed if stable government is to return. But Italy's deeper problem is that so few of its political leaders are genuinely liberalising reformers. Mr Prodi's government cut public borrowing and improved tax collection, but proved too timid to take on the vested interests that always resist change. It left the public sector mostly unreformed. As the renewed Naples rubbish crisis confirms, it failed utterly to sort out the Mezzogiorno. A younger and more energetic Mr Veltroni might be bolder, but his reform credentials are untested and his grip on any centre-left coalition may prove no firmer than Mr Prodi's.
There is not a glimmer of hope that a returning Mr Berlusconi would prove a better bet than Mr Prodi. Judging by his record, he might be worse, starting by undoing the Prodi government's successful tax-collecting reforms. Mr Berlusconi has made clear that his first priority would again be to protect his own interests, by making it harder to use evidence from wiretapping in court cases. However successful he has been in business, he remains unfit for the job he covets. Poor Italy.
Ieri ho seguito l'interessantissima puntata di ANNO ZERO su Vasa Vasa Cuffaro, che dire? Mi ha sconvolto il fatto che un personaggio totalmente indifendibile, un pessimo esempio di uomo e di politico venga invece difeso a spada tratta dai suoi colleghi di partito. In questa povera italia conta solo portare voti al mulino del partito, poi non importa come siano stati ottenuti e da dove arrivano. Dobbiamo prepararci ad avere Cuffaro ministro della Sanita?

Thursday, January 31, 2008

Cosa scrivono all'estero su Berlusconi - Piccola rassegna stampa

Dicono di Berlusconi:
1)È una vergogna per l'Europa (Le Monde, 9-11-2003);


L'Economist: «Ma davvero l'Italia vuole un altro governo Berlusconi?»Il settimanale si schiera: «disastrosi» i suoi 5 anni a Palazzo Chigi. «Con lui il Paese non ha speranze

Nel panorama economico europeo l'Italia è una delle esperienze più positive. Peccato che la debba rappresentare Berlusconi. I suoi problemi personali, il carnevale di procedimenti penali nei quali è coinvolto, stanno oscurando seriamente il paese e lo stanno trasformando in una sorta di zimbello della Unione Europea. Nessun politico statunitense si potrebbe permettere di essere al centro di così tante polemiche e procedimenti penali. (Newsweek);
È un politico vanitoso e demagogo, un promotore della tv spazzatura, un campione di tutte le categorie dell'impunità (Le Nouvel Observateur, 26-6-2000;

Berlusconi non è adatto a guidare il governo di alcun Paese, tanto meno quello di una delle democrazie più ricche del mondo (The Economist, 27/4/2001);
Noi un uomo così non lo toccheremmo neppure con la punta di un bastone (Daily Telegraph);

Per molte persone non italiane, e sicuramente per molti americani, è difficile capire come il primo ministro italiano S. Berlusconi possa restare al potere. (New York Times, 28-5-2003);


Per Berlusconi e i criminali della sua corte ella – Bocassini - è un incubo. La giurista dai capelli rossi è l'inflessibile punta di diamante, o meglio di rubino, della Giustizia italiana. (Frankfurter Allgemeine Zeitung, 24-7-2003);

Il problema principale dell'Italia è Berlusconi stesso, non tanto per quello che dice o per quello che ha detto in passato, ma per quello che è. (Financial Times, 6-5-2001);
Berlusconi, vergogna dell'Europa (Liberation, 5-12-2001;

Ha ritenuto più importante il varo del decreto per Rete4, la depenalizzazione del falso in bilancio ed altre leggi ad personam che ben conosciamo, rispetto alle urgenze di un Paese che sta conoscendo un nuovo momento di crisi esemplificato dal caso Parmalat. (Sueddeutsche Zeitung);

Il ritorno politico di Berlusconi, il tycoon dei media e l'obiettivo di numerose inchieste penali, è un segno di quanto sia profondo questo cinismo [italiano]. (New York Times, 9-4-2001);

Comprereste un auto usata da lui? (Manifesti norvegesi antieuropei);

Il telegiornale sovietico di Breznev non avrebbe saputo fare di meglio. (Financial Times);

Quello che altrove in Europa sarebbe da molto tempo motivo di dimissioni, per Silvio Berlusconi è motivo per un cambiamento della legge. (Der Tagesspiegel, 3/8/2002);

Pecora nera d'Europa (Ta nea);

Berlusconi non è un caso unico nella nostra storia. È però la prima volta che pubblichiamo un dossier di queste dimensioni su un singolo individuo. Berlusconi è un caso estremo e merita estreme misure. In Berlusconi non esiste un singolo problema, ma una accumulazione di problemi. È l'esempio più eclatante di un uomo che ha usato la politica per costruire il proprio impero e per proteggersi dai guai giudiziari. Che Silvio Berlusconi possa portare l'Italia alla rovina è evidente per chiunque. (Der Standard);

È alto solo un metro e sessantaquattro, ma ha una grande considerazione di sé. Ciò che gli conviene, diviene legge. Ciò che disturba va eliminato. Berlusconi è entrato in politica, lo dice lui stesso, per risolvere i suoi problemi legali ed economici. E lo ha fatto in un modo finora inaudito per le democrazie europee: l'Italia viene ristrutturata secondo le esigenze del suo Capo di governo. [...](Der Spiegel)
Tanto più grave visto lo smisurato controllo dei media e l'incredibile conflitto di interessi. Non esistono precedenti nei paesi del mondo industrializzato. (The Economist);

Wednesday, January 30, 2008

Giornali : Libero , contributi pubblici, Famiglia Angelucci,quelli delle cliniche

Feltri è sempre lì, col suo faccione in TV a fare il paladino saputello e finto - indipendente , finto libero, erede fallito di Montanelli a cui non sarebbe degno di leccare le scarpe, mentre il suo finto libero giornaletto, edito dalla famiglia Angelucci, quella delle cliniche private, con grosse entrature nella politica che conta, prende milioni di contributi pubblici.

"LIBERO: DA COOP A FONDAZIONE.
Già titolare di contributi come organo del Movimento Monarchico Italiano, poi confermato beneficiario delle stesse regalìe mediante trasformazione in cooperativa, Libero a fine dicembre 2006 diventava “s.r.l.”. «E i contributi assicurati dalla legge per l’editoria a tutte le testate edite da cooperative di giornalisti?», si chiedeva retoricamente Italia Oggi (anch’essa cooperativa, si fa per dire, di giornalisti). «Niente paura, gli amministratori di Libero hanno pensato a ogni eventualità e, ispirandosi alla formula di Avvenire, il quotidiano della Conferenza Episcopale che mai come questa volta ha fatto scuola, hanno creato una Fondazione ONLUS che controllerà la s.r.l. e quindi, a cascata, il giornale».Sarebbero salvi, dunque, «i circa 5,5 milioni di euro di contributi che Libero incassava ogni anno come prodotto edito da cooperativa, e che continuerà a percepire in quanto edito da fondazione».E comunque, cooperativa o fondazione, «a tirare le fila del discorso, sempre la famiglia Angelucci». Famiglia ovviamente non di giornalisti, ma di titolari di lucrose imprese sanitarie. Che tirava le fila – senza aver nulla da spartire col socialismo – anche del Riformista, il noto organo del “Movimento per le Ragioni del Socialismo”".
Beppe Lopez, La Casta dei giornali, ed. Nuovi Equilibri/Stampa Alternativa

Tuesday, January 22, 2008

Pasolini ,uno che aveva capito benissimo gli italiani

Pier Paolo Pasolini :” C’e’ da chiedersi cos’e’ piu’ scandaloso se la provocatoria ostinazione della “casta” a restare al potere, o l’apolitica passivita’ del popolo ad accettare la loro stessa fisica presenza“.

Saturday, January 12, 2008

SArdegna - la montatura ecologica della destra per la questione "monnezza" - rifiuti campani già smaltiti in 12 ore.

le ecoballe spaziali di UnioneSarda e Polo

http://www.altravoce.net/2008/01/12/ecoballe.html


Chi ha istigato e pagato gli ultrasper le violenze con gli squadristi?Trama politica: per occultarele ecoballe spaziali di Unione e Polo
di Giorgio Melis
Prima le domande più gravi, inquietanti e inaudite: obbligatorie per la magistratura e le forze dell'ordine, inutili per certe forze e gruppi politici di destra che conoscono già la risposta o possono facilmente immaginarla guardando intorno a sé. Chi ha slegato, assieme agli squadristi “travisati” ma con qualche bandiera della destra, gli ultras dello stadio, per istigarli e scagliarli come una massa d'assalto contro la villa di Renato Soru e poi contro polizia e carabinieri?
Stavolta non ci sono, neppure avvistati e immaginabili, gli ingenui e strumentalizzati indipendentisti di Gavino Sale e Bustianu Cumpostu: caduti in trappola come minchioni benché con nobili quanto inaccettabili intenzioni. Stavolta la “targa” politica degli assalti è univoca, monocolore, benché si sia tentato di camuffarla con una massa di manovra di ultras a pagamento. Chi sono i mandanti e i burattinai politici dei mercenari che si sono uniti ai “militanti” di destra, scatenando una notte di guerriglia urbana che non si vedeva a Cagliari da decenni, con distruzioni e aggressioni pazzesche per ore nel centro della città? Chi ha organizzato fin da giovedì notte, dopo gli scontri al porto canale (una rimpatriata innocua, rispetto alla battaglia tra piazza Bonaria e viale Diaz di questa notte), l'adunata sediziosa e violenta contro casa Soru? Un piano allo scoperto, platealmente attuato diffondendo per tutta la giornata, con una fiumana di sms e «arruolando a pagamento» (parole del questore Giacomo Deiana), gli ultras e presunti tali: massa prezzolata per gli organizzatori nell'ombra ma non tanto.
Non dovrebbe essere difficile risalire alle fonti dell'ondata di sms che come una violenta eruzione di monnezza politica ha invaso centinaia di telefonini. Ed esteso il fronte del “boia chi molla” dai militanti e squadristi in maschera agli ultras. Convocati per la bisogna: «Era gente del tutto estranea alla protesta sui rifiuti - parole chiarissime del questore - ed è logico che qualcuno li ha pagati per andare lì». Allora, mandanti e organizzatori che hanno anche messo mano al portafogli, come certi presidenti calcistici che pagano i loro teppisti di fiducia.
C'è gente da identificare ma di chiarissima estrazione politica: per tutta la giornata di ieri ha tramato e pagato per accendere i fuochi di guerriglia nella città. Era delusa perché troppo presto si erano spenti senza dilagare oltre il porto canale: bisogna rifarli divampare, come è avvenuto. Erano frustrati perché la montatura sui rifiuti si era completamente sgonfiata in poche ore. La “valanga” di spazzatura napoletana entro le 13 era stata interamente smaltita o ridotta in cenere, dopo neanche dodici ore dall'arrivo all'impianto del Tecnocasic. Quindi il gigantesco bluff, l'irresponsabile montatura de L'Unione Sarda trash, di Videolina e Rai3, in sinergia e preparando il terreno alle forze del Polo, si è completamente dissolta nel ridicolo.
In poche ore l'enorme “minaccia” era sfumata, incenerita nei forni, in territorio di Assemini, dov'è il Tecnocasic. Nonostante la ridicola grottesca disposizione che Sua Ordinanza Emilio Floris (il sindacomeno gradito tra tutti i colleghi sardi), prima delegando un assessore e poi di persona, aveva notificato per tentare di bloccare il transito dei camion-spazzatura. Rovesciando l'iniziale prudenza sulla domanda - suggerimento della giornalista-microfonista Rai Susi Ronchi. Il sindaco-travicello e inerte quando il suo amico Balletto massacrava il Poetto, con paralisi vocale e motoria al tempo delle scorie radioattive, è diventato d'un tratto lo stratega della reazione monnezzara. Con che faccia. Guida da otto anni la città-simbolo in Sardegna dell'inerzia e dell'incapacità a fronteggiare il problema, col minor tasso di raccolta differenziata rispetto a città e paesi più piccoli, con meno mezzi e soldi.
Questo sindaco che ha indetto una riunione straordinaria del Consiglio sull'emergenza rifiuti, cancellata nei forni in dodici ore. Lo stesso che rimandò di un anno il dibattito sul Poetto mentre il disastro era appena iniziato. Certo, oggi si dirà dispiaciuto, la nostra bella città ridotta a una succursale di Pianura da teppisti politici e mercenari che incendiano in due notti decine di cassonetti. Ma non ha nessuna autocritica da fare, non immagina neanche per caso donde possano essere venuti gli assaltatori e incendiari a gettone, non ha qualche sospetto sulla provenienza politica dei mandanti e organizzatori? Per le incursioni degli ultras delle curve sud e nord non potrà certo sospettare del suo amico Cellino, al quale vuole regalare lo stadio costruito con i soldi nostri e lasciato deliberatamente andare in malora.

http://www.altravoce.net/2008/01/12/ecoballe.html

Thursday, December 13, 2007

Agostino Saccà agli ordini del "capo" Berlusconi - solita storia dell'invadenza nei media ,dei suoi miserabili tirapiedi .Intercettazioni Saccà

Inchiesta Berlusconi "Saccà va sospeso"L'ex premier: "Solleva il morale del Capo"
GIUSEPPE D'AVANZO
Inchiesta Berlusconi "Saccà va sospeso"L'ex premier: "Solleva il morale del Capo" " Silvio Berlusconi

A meno di ripensamenti, la procura di Napoli chiederà, al più tardi la prossima settimana, una misura cautelare interdittiva - la sospensione dall'incarico - per Agostino Saccà. Prima della decisione, il presidente di RaiFiction sarà interrogato dal giudice per le indagini preliminari. Gli sarà contestata l'ipotesi della corruzione e gli elementi di prova raccolti. Gli saranno svelate le fonti. Saccà avrà l'occasione (in un primo interrogatorio si è avvalso, per la gran parte, della facoltà di non rispondere) per mettere ordine ai suoi comportamenti; dare un senso alle conversazioni telefoniche intercettate; spiegare la non-contraddittorietà tra i suoi doveri di "incaricato di pubblico servizio" e il suo personale, privatissimo proposito di lasciare la Rai per farsi imprenditore di se stesso: creatore della "Città della Fiction" di Lamezia; architetto di "Pegasus", un nascente consorzio di piccoli produttori televisivi progettato da Luca Cordero di Montezemolo che ne era stato sollecitato da alcuni imprenditori indiani. E' in questa divaricazione o conflitto di interessi che i pubblici ministeri avvistano una mossa illegittima, scorretta, sleale. Qualcosa che non va, e non solo dal punto di vista etico. Come presidente di RaiFiction, nelle iniziative "private" che andava preparando a cavallo dell'estate, Saccà coinvolge le aziende - i tedeschi della Bavaria, gli americani della Hbo - da cui il servizio pubblico acquista format e film televisivi. Spesso gli interlocutori nemmeno sembrano comprendere che non stanno trattando ufficialmente con la Rai, ma con un neo-imprenditore che può vantare il sostegno del governatore della Calabria, Agazio Loiero, e l'appoggio del "Capo" di Mediaset e dell'opposizione politica.


Accade così che la Bavaria durante un viaggio in Calabria - nella delegazione il numero uno della holding tedesca Matthias Esche, l'altro amministratore delegato Dieter Frank in rappresentanza di una holding che fattura 300 milioni di euro all'anno e collabora con Rai da quarant'anni (Pinocchio, Sandokan, Berlin Alexanderplatz) - ammette di puntare per la "Città della Fiction" su Lamezia perché offre due vantaggi non trascurabili: "la possibilità di avere un quarto dell'investimento finanziato dalla Regione con fondi dell'Unione europea e la partecipazione della Rai". Saccà lo lascia credere: "L'obiettivo della Rai è di star dentro l'operazione anche se con una piccola quota" (luglio 2007). Non è vero, ma lo ammetterà soltanto quando vi sarà costretto ("La Rai non c'entra", settembre 2007). E' un equivoco in cui cade anche Jhon Dellaverson, un avvocato che giunge in rappresentanza della Hbo a luglio in Calabria per annunciare l'arrivo in settembre del presidente e amministratore delegato della società Chris Albrecht. In quell'estate il telefono di Agostino Saccà è molto caldo. L'alto dirigente della Rai con il consigliere d'amministrazione Giuliano Urbani valuta la possibilità di mettere insieme, per il consorzio di produzione "Pegasus", una cordata alternativa a quella inizialmente immaginata dall'amministratore delegato di Intesa, Corrado Passera, e dal presidente di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo, che non sembra troppo gradire l'idea di Saccà di inserire nella compagine - Montezemolo la giudica "un'anomalia" - "un uomo di Berlusconi". La cordata alternativa, vagheggiata da Saccà, dovrebbe avere "il punto di coagulo" proprio in Giuliano Urbani e far leva su un gruppo di industriali bresciani organizzati dall'onorevole Riccardo Conti (ex-Udc, oggi nel gruppo Misto) e sulla vicentina Palladio Finanziaria (private equity) di Roberto Meneguzzo. L'ambizione non è soltanto di rendere più competitive le produzioni televisive dei piccoli produttori nazionali, ma di proporre un'intera gamma di offerta tv. Agostino Saccà, al telefono, lascia intendere che si potrebbe pensare anche all'acquisizione della "Ballandi Entertainment", la società che concepisce e produce gli spettacoli più visti e costosi di RaiUno (Ballando con le stelle, Fiorello, Morandi, Panariello, Celentano, il Festival di Sanremo). Un programma così ambizioso ha bisogno di un sponsor politico, di un sostegno imprenditoriale, di un committente sicuro per lo meno in fase di avvio. E' alla luce di questa necessità del Saccà "imprenditore" che i pubblici ministeri interpretano alcuni colloqui del presidente di RaiFiction con Giuliano Urbani e Silvio Berlusconi. Nei primi, il consigliere d'amministrazione della Rai e l'alto dirigente convengono che bisogna inserire "un uomo di Berlusconi". In una telefonata, sembra di capire che quest'uomo possa essere Claudio Sposito, che in passato è stato amministratore delegato della Fininvest spa. Il Cavaliere sostiene che, negli abituali dialoghi con Saccà (un amico), egli si sia limitato soltanto a delle "segnalazioni". Le parole non mutano il segno delle circostanze. Berlusconi chiama Saccà e gli chiede di ingaggiare quattro attrici, Elena Russo, Evelina Manna, Antonella Troise, Camilla Ferranti. Per piacer suo e per soddisfare le richieste di un senatore del centro-sinistra che potrebbe passare con l'opposizione condannando il governo. Quel che conta per gli inquirenti, a quanto si capisce, è che cosa promette il Cavaliere alla termine della telefonata: saprò ricompensarla quando lei sarà un libero imprenditore come mi auguro avvenga presto... Interessante è la reazione del presidente di RaiFiction. Le "segnalazioni" del Cavaliere devono apparirgli un impegno improrogabile. Chiama subito il produttore di Incantesimo, Guido De Angelis. Il tono è perentorio: "... Per quel ruolo hai già ingaggiato qualcuno?". Il produttore risponde: "Sì, Sonia Aquino". Saccà lo interrompe subito: "Levala di mezzo e prendi Elena Russo. Così ci facciamo un grande alleato...". E Incantesimo ha bisogno di "grandi alleati" perché costa troppo e non ha l'audience che ci si aspetta. Saccà cela il suo interesse personale capovolgendolo come convenienza del produttore. Il meccanismo delle "segnalazioni", a quanto appare agli inquirenti, ha anche un controllo e un controllore. Dopo le richieste di Berlusconi, sarebbe il condirettore di "Sorrisi e Canzoni Tv", Rosanna Mani, a seguire l'inserimento delle attrici "segnalate" dal Cavaliere. La giornalista chiama Saccà con accenti che possono apparire perentori. Prende nota delle sue mosse, dei contatti che ha avviato, dei provini che ha individuato il dirigente Rai. Controlla con i produttori che l'uomo di RaiFiction non le abbia mentito o enfatizzato il suo impegno. Riferisce. Ora, c'è da chiedersi se è ragionevole o plausibile configurare il reato di corruzione per le condotte di Saccà e di corruttore per Berlusconi. Come si comporta Saccà?
Ascolta le richieste del "Capo" (così Berlusconi si definisce nelle telefonate intercettate: "Devi sollevare il morale del Capo"). Si dà da fare subito. Sostituendo qualche nome dove è possibile, aggiungendo un ingaggio quando possibile non è.
Per fare un esempio. In Incantesimo, Sonia Aquino salva il contratto di protagonista, ma De Angelis (il produttore della fiction) rimette mano alla sceneggiatura per creare un nuovo personaggio che viene poi assegnato a Camilla Ferranti (figliola di un medico molto vicino a Berlusconi). Se il pubblico ufficiale compie un atto contrario ai doveri d'ufficio ricevendone un'utilità o accettandone la promessa, il codice penale parla di corruzione. E' quel che - si può sostenere - accade a Saccà. Deve farsi imprenditore. Ha bisogno di un aiuto, di un sostegno. Berlusconi lo sa, d'altronde ne hanno parlato. Gli promette il suo puntello tanto più essenziale perché è "uno del ramo", un possibile, prioritario committente sia della "Città della Fiction" che di "Pegasus". Saccà prende per buono l'impegno del Cavaliere, ne accetta la promessa e muove le cose per esaudire le richieste del suo sponsor torcendo a un interesse privatissimo il suo ruolo di "incaricato di pubblico servizio". Come tutti gli argomenti giuridici, naturalmente, non è onnipotente, ma sarà la verifica del giudice per le indagini preliminari a darne un primo scrutinio. Non è comunque l'ipotesi di corruzione - e di istigazione alla corruzione per il tentativo di comprare il voto del senatore Nino Randazzo - il punto debole di questa inchiesta napoletana. Il suo vero deficit è la competenza territoriale. La Rai è a Roma. Saccà è a Roma come Berlusconi. I due si incontrano e discutono al telefono nella Capitale. Il reato ipotizzato si consuma all'interno dell'azienda del servizio pubblico. Che c'entra Napoli? E' ragionevole pensare che presto le carte di questa indagine migreranno verso la procura di Roma. L'inchiesta sarà di fatto conclusa con l'interrogatorio del presidente di RaiFiction che deciderà dinanzi al giudice la sua sospensione dall'incarico. Esaurita questa fase, i pubblici ministeri si spoglieranno della competenza. Non è escluso tuttavia che il procuratore Giandomenico Lepore possa decidere di inviare ai presidenti di Camera e Senato il resoconto delle intercettazioni dei parlamentari che, pur non contenendo alcun rilievo penale, è giusto che siano sottoposti - per lealtà istituzionale - all'attenzione delle Camere. (13 dicembre 2007)

http://www.repubblica.it/

Wednesday, December 12, 2007

Thyssen, ovvero le famiglie di merda del capitalismo europeo. Thyssen e i nazisti

http://www.corriere.it/cronache/07_ottobre_19/festa_nazista.shtml

Il terribile segreto della contessa Thyssen
Un festino nazista con strage di ebrei

Il 24 marzo del ’45 nel castello austriaco furono uccise 200 persone

BERLINO — Ci sono storie che, come i peggiori fantasmi, restano nell’aria per decenni. Poi, all’improvviso, si materializzano e lasciano senza fiato. Questa è una di quelle. La notte tra il 24 e il 25marzo 1945, le truppe dell’Armata Rossa erano a 15 chilometri dal castello di Rechnitz, sul confine tra Austria e Ungheria, residenza di Margit Thyssen-Bornemisza, maritata al conte Ivan Batthyany. Che il Terzo Reich fosse al crollo era chiaro, ma gli dei caduti erano più sprezzanti e mostruosi che mai. Margit organizzò l’ultima festa: 40 persone, tra Gestapo, SS e giovani nazisti. Fino a mezzanotte, balli, vino, liquori. A quel punto, però, serviva qualcosa di speciale che potesse fare ricordare quei momenti cruciali. Franz Podezin, un amministratore della Gestapo che aveva anche una relazione sessuale con la Thyssen-Bornemisza, prese l’amante e una quindicina di ospiti, li armò e li accompagnò a una vicina stalla.
In alcuni locali del castello, erano ospitati (in condizioni tremende) circa 600 ebrei che avevano il compito di rafforzare le difese della zona e Podezin ne aveva presi 200, non più in grado di lavorare, e li aveva portati in quella stalla. Raggiuntala assieme agli ospiti li invitò a sparare «a qualche ebreo». Cosa che i pazzi ubriachi fecero dopo avere fatto denudare le vittime. Un massacro. Un certo Stefan Beiglboeck, la mattina dopo, ancora si vantava di averne massacrati sei o sette amani nude. Tutti morti, tranne 15 che dovettero scavare le fosse e che il giorno successivo furono ammazzati a loro volta. I sovietici arrivarono pochi giorni dopo, il 29 marzo, e il 5 aprile compilarono un rapporto nel quale dicevano che «in tutto sono state trovate 21 tombe» ciascuna delle quali conteneva dai dieci ai dodici corpi. «Apparentemente — aggiungeva — sono stati colpiti con bastoni prima di essere uccisi» con armi da fuoco. Il documento fu ritenuto propaganda comunista e dimenticato.
Poi, negli Anni Sessanta, alcuni processi per stabilire i fatti finirono in nulla dopo l’omicidio di due testimoni chiave. Un giornalista austriaco, negli Anni Ottanta, abbandonò un’inchiesta dopo avere ricevuto minacce. E una registrazione inviata alla tv viennese Orf, nella quale una vecchia testimone oculare raccontava la sua storia, andò perduta. Margit Thyssen-Bornemisza scappò in Svizzera, dove il padre Heinrich aveva vissuto durante la guerra—a villa La Favorita di Lugano — e da dove aveva diretto le forniture di acciaio emunizioni che le sue fabbriche garantivano al Terzo Reich. Morì nel 1989, mai perseguita, dopo essere tornata sul luogo del massacro, per una battuta di caccia. Questo è il terribile segreto dei Thyssen-Bornemisza così come lo ha ricostruito e raccontato David Litchfield, un autore inglese, qualche giorno fa sull’Independent di Londra e, ieri, sulla Frankfurter Allgemeine Zeitung, probabilmente il giornale tedesco più autorevole.

E qui sta la parte interessante dello sviluppo che potrebbe avere la storia: per la prima volta, in Germania si parla apertamente di una vicenda che tocca il cuore della famiglia Thyssen, una delle più famose e ricche d’Europa, industriali, collezionisti d’arte e jet-set di prima fila. Che la dinastia si fosse arricchita con le forniture militari durante la prima guerra mondiale e poi durante il nazismo è cosa nota anche se poco raccontata. Ora, però, le accuse arrivano direttamente in casa, in Germania. Ed è quella notte del marzo 1945 che può diventare il tragico fantasma dei Thyssen-Bornemisza.
Danilo Taino19 ottobre 2007

Wednesday, November 28, 2007

Affare Landolfi - Chianese - Mondragone

Gli amici di Mario


Il gip parla di denaro sporco, immondizia e camorra. I guai degli uomini-chiave dell’ex ministro Landolfi, ora capo di An in Campania.
di Sergio Nazzaro
Si fa sempre più imbarazzante, come già evidenziato da Left, la posizione dell’ex ministro Mario Landolfi, attualmente coordinatore regionale di Alleanza nazionale in Campania, per la scelta degli uomini chiave nella gestione dei consorzi per lo smaltimento dei rifiuti. Dirigenti attualmente indagati per gravi reati di associazione camorristica. Immondizia, camorra e scalate a società calcistiche per riciclare denaro sporco. Un’imperizia a individuare risorse che sta caratterizzando uno degli uomini di punta del partito di Gianfranco Fini. Raffaele Chianese, capo della segreteria politica dell’ex ministro delle Telecomunicazioni è stato iscritto nel registro degli indagati da parte del gip Silvio Guariello. L’accusa è di associazione a delinquere ai danni della comunità europea. L’oggetto del contendere sono corsi di formazione finalizzati all’inserimento nel mondo del lavoro, finanziati dalla comunità europea, attraverso la Regione Campania, e mai espletati.
Se confermata, sarebbe la solita storia squallida e triste di chi, avendo conoscenze tecniche, defrauda i soldi della comunità per bieco interesse personale. Sedi dei corsi dovevano essere un mobilificio e il retrobottega di una gelateria. E qui spunta un altro indagato interessante: Cosimo Chianese, proprietario della gelateria dove si dovevano svolgere i corsi, zio di Raffaele e segretario particolare di Mario Landolfi. Se si spulciano le comparsate dell’ex ministro in televisione, come a Ballarò, lo si intravede sempre alle sue spalle. Ma entrambi i parenti, a loro volta parenti dello stesso Landolfi, non risultano in nessun organigramma ufficiale. Cosimo Chianese ha anche una storia professionale che vale la pena di narrare: ex maresciallo della guardia di finanza, ha vinto una causa di lavoro contro la stessa. Così ben prima dei 45 anni si gode una bella pensione che lo rimborsa dello stress accumulato nei viaggi con l’auto blindata del ministro. Il passato non è casuale volendo prendere per buone le voci maligne di Mondragone, che già lo danno alla porta. Come a dire: si sacrificano i soldati per salvare l’imperatore.
E il contribuente paga, ovviamente. Così mentre in pubblico, in tv e in radio Mario Landolfi vuole rilanciare il Sud, il lavoro per i giovani, combattere la camorra, ripristinare la legalità, i suoi più stretti collaboratori delinquono e affamano il Sud. Mondragone assicura alla Casa delle libertà ben il 70 per cento dei voti, un’egemonia cui una sinistra disorganizzata e culturalmente scarsa non riesce a porre argine. Mario Landolfi prima di lasciare il ministero delle Telecomunicazioni ha abolito anche il francobollo normale, perciò si spedirà solo in prioritaria. Mossa che sapeva ricadere sul nuovo governo, solo dopo aver dedicato alla Madonna protettrice di Mondragone un francobollo. Campagna elettorale di centinaia di migliaia di euro pagati sempre dal contribuente. Ma non si esclude che le prossime comunicazioni l’ex ministro, visto i costi attuali, possa riceverle a mano.

http://www.avvenimentionline.it/index.php?option=com_content&task=view&id=448&Itemid=238

E-Polis - Svolta al comando - Strumento di Dell'Utri azionista di maggioranza

Rigotti annuncia: E-Polis“strumento” di Dell'UtriGrauso accusa Cipriani“voltagabbana di gomma»
di Giorgio Melis
È ufficiale: i quotidiani E-Polis sono «lo strumento d'informazione» dei Circoli del Buon Governo costituiti da Marcello Dell'Utri. Non è gossip, un'indiscrezione o un'ipotesi generica. Bensì un dato di fatto, formalizzato domenica dall'editore Alberto Rigotti (ha comprato i due terzi di E-Polis da Nicola Grauso) nella convention a Montecatini, dove Dell'Utri ha presentato la sua formazione: col braccio di Berlusconi sulle spalle.
Reazione durissima di Grauso. Verso Rigotti. Ma avvelenata contro il direttore Antonio Cipriani. Lo accusa di comportarsi come un servile voltagabbana, rinnegando - per mantenere la poltrona con Rigotti-Dell'Utri - le sue posizioni politiche, sempre in sintonia col Pci-Ds. Cipriani era redattore dell'Unità prima e poi, negli ultimi mesi di vita prima della chiusura, a L'Ora, giornale storico della sinistra a Palermo: dove incontrò l'editore cagliaritano che, dopo il tracollo del quotidiano siciliano, lo arruolò per la sua nuova iniziativa, alla quale aveva lavorato per anni in silenzio.
È una svolta di nuovo drammatica per i 15 quotidiani E-Polis: il nuovo editore li ha dichiarati ufficialmente come organo informativo del movimento politico, nel discorso pronunciato alla convention di Montecatini. Radio Radicale ne ha documentato lo svolgimento in audio e video.
Era chiaro, e lo si era subito detto, che gli acquirenti del gruppo avessero anche un'evidente e prevalente motivazione politica. Il “cambio” era inevitabile. Ma si riteneva sarebbe arrivato con maggior graualità e stile, senza sbandamenti sopra le righe. I segnali della svolta, con una linea capovolta rispetto ai primi tre anni, si erano moltiplicati e fatti via via sempre più palesi. Culminati nel numero di lunedì con le prime due pagine del notiziario nazionale dei quotidiani dedicate alla presentazione dei Circoli di Dell'Utri e al primo congresso del partito fondato da Storace dopo la rottura con An e Fini. Berlusconi si era equamente diviso fra i due appuntamenti.
La scelta radicale a destra e all'ultradestra aveva creato grandi maldipancia e disagio nelle redazioni. Ma Cipriani non aveva fatto una piega nella sua determinazione di andare avanti nella fulminea marcia di avvicinamento alle nuove posizioni: opposte a quelle concordate e mantentute con Grauso dal settembre 2004. Il malessere si è ora accentuato perchè i “quotidiani indipendenti” sono stati targati, etichettati, embedded dallo stesso editore. Domenica Rigotti ha spiegato che «con Marcello» (Dell'Utri) era alla ricerca di uno strumento per «arrivare ai lettori con la carta stampata», ovunque. Meglio con un free-press diffuso in tutta Italia, fuori dal circuito delle edicole. Rigotti ha chiarito che «l'occasione si è presentata con E-Polis», ideale per avere «uno strumento informativo» già su piazza in 15 edizioni (le ha nominate una per una, senza citare le due sarde) e che Dell'Utri vuole portare a «cento testate, una per ogni campanile».
La sortita di Rigotti è passata inizialmente inosservata. Ma l'ascolto di Radio Radicale ha chiarito oltre ogni dubbio che si era trattato di un'auto-iscrizione dei giornali nel movimento di Dell'Utri. Cancellando ogni dubbio, benché pochi ce ne fossero, che il gruppo è ormai poco editoriale e soprattutto politico: schierato, dichiarato, benché con la stessa direzione. Una mossa davvero singolare, ai limiti dell'autolesionismo, che pare abbia molto contrariato per primo lo stesso Dell'Utri. Mai Berlusconi ha indicato e rivendicato per le sue reti televisive, telegiornali e giornali un ruolo di servizio per Forza Italia. Semmai l'ha negato oltre ogni evidenza, sostenendo anzi (a parte Il Giornale di famiglia) che fossero egemonizzati da giornalisti di sinistra che gli «remavano contro». Targare politicamente un gruppo editoriale appena acquisito, declassarlo a “strumento” di un movimento-partito è quanto di più sbagliato: può renderlo più appetibile per l'elettorato di riferimento ma lo rende non credibile come fornitore di notizie “indipendenti”.
La vicenda non va affatto sottovalutata perché l'acquisto e ora il deragliamento dei quotidiani E-Polis rientra in una strategia a largo spettro condotta da un personaggio come Marcello Dell'Utri. Nonostante i processi e le condanne (da ultimo quella in primo grado a Palermo per collusione con la mafia e tentativi di delegittimare i pentiti che l'accusavano), Dell'Utri continua ad avere un forte ruolo: si tratta comunque di un personaggio e di un manager cui tutti riconoscono grandissime capacità organizzative e intuito politico. Fondatore di Publitalia (la vera macchina da guerra di Fininvest-Mediaset) e di Forza Italia con Berlusconi, da molti mesi è in freddo se non in rotta col Cavaliere. Il suo nuovo simil-partito è collateral-conflittuale con i Circoli della Libertà, creati da Michela Vittoria Brambilla, la nuova pupilla di Berlusconi. Che ha a lei affidato (oltre una tv disposizione) un ruolo apicale in Forza Italia. Con notoria insofferenza e risentimento di Dell'Utri e di tutti i big di Forza Italia per la non resistible ascesa della parvenue sotto l'ala del Cavaliere.
Come risposta a quello che molti ritengono uno snaturamento dell'originaria Forza Italia, Dell'Utri ha messo in campo i Circoli del Buon Governo: rilanciando un movimento e una sigla di 13 anni fa, quando la presentò anche a Cagliari: ospite della villa di Grauso. Berlusconi ha parzialmente messo il cappello sull'iniziativa, benché in netto dissenso da lui. Perché in questo momento - sperando ancora nelle elezioni anticipate - deve ecumenicamente e opportunisticamente giocare su tutte le sponde. Brambilla, Dell'Utri, Storace e chiunque possa tornargli utile nella battaglia contro Prodi ma anche contro Fini e Casini. Il gruppo E-Polis è una delle carte su cui Dell'Utri ha puntato: certamente non sarà felice che Rigotti l'abbia alquanto sputtanata, presentandola con un house organ anziché una catena di giornali senza specifica etichetta.
Il primo a reagire è stato Nicola Grauso, che in una dichiarazione alle agenzie ha contestato a Rigotti che si definiscano «i quotidiani che ho creato come “strumento” di un'organizzazione politica … Ne determina uno stravolgimento degli obiettivi statutari. Tale collocamento annunciato di E-Polis (che peraltro appartiene ad altri soci, ai lettori e alla redazione) ad una formazione politica, ne pregiudica la qualità di organo di stampa indipendente». Grauso spiega che Rigotti ha pieno diritto ad aderire a uno schieramento politico, «ma la sua personale collocazione» non poteva essere estesa all'arruolamento dei giornali come strumento dei Circoli di Dell'Utri. In contrasto con «le dichiarazioni fatte a suo tempo dallo stesso Rigotti, spiegando che E-Polis sarebbe rimasto indipendente».
Ma molto più aspre, anche in termini personali, le accuse mosse da Grauso a Cipriani. Gli ha inviato una comunicazione indirizzata “Al direttore dell'organo ufficiale del Buon Governo”, contestandogli un'assoluta mancanza di coerenza e lealtà: «Storace ti direbbe: “dritta la schiena, Cipriani!”». I rapporti tra Grauso e il suo ex direttore si stavano guastando da tempo. L'editore contestava a Cipriani d'aver tentato di accreditarsi come “inventore” dei quotidiani. Sarebbero davvero stravaganti affermazioni. Tutti, nel gruppo, fino al più giovane dei redattori e impiegati, sapevano e vedevano che ogni minimo dettaglio, oltre la strategia gestita in assoluta solitudine, era dettato da Grauso che si occupava di tutto, pubblicità inclusa. Esclusa la gestione editoriale nella quale non ha mai messo becco: se non per ottenere la collaborazione ai giornali di prestigiosi intellettuali e giornalisti di sinistra, da Valentino Parlato in giù.
Da oltre un mese, Grauso aveva manifestato quasi incredulità e grande dissenso verso Cipriani - suo fedele e docile esecutore anche nella grafica, dettata assieme a Sergio Juan, un brillantissimo creativo argentino, affermatosi a Barcellona - per il suo atteggiamento. Cipriani si allineava acriticamente a posizioni opposte a quelle fin lì sostenute. Giustificandosi - afferma Grauso - con la necessità di «salvare i ragazzi», ovvero i redattori. Con molti dei quali, specie i più dotati di personalità maturata in precedenza, con qualche forza contrattuale rispetto ai giovanissimi arruolati alla grande, aveva rapporti conflittuali e punitivi. Grauso bolla «le miserie» di Cipriani «direttore di gomma». Annuncia anche di voler diffondere migliaia di copie de L'Ora per mostrare a tutti quel che scriveva e faceva Cipriani «quanto ti ho incocciato a Palermo». Insomma, un attacco durissimo, personale, professionale e morale. Non lascerà indifferenti redattori (ahiloro, nella morsa) e lettori: molti dei quali hanno già preso le distanze dal giornale e dalla svolta a 180 gradi che gli è stata impressa. Con quali sviluppi, ora è tutto da vedere.

http://www.altravoce.net/2007/11/14/strumenti.html

Bruno Vespa al servizio del centrodestra - Intercettazioni RAI - Televisione del regime

Vespa a Vespa

"Dire che sono tirato in ballo nelle intercettazioni pubblicate da la Repubblica significa speculare su frasi generiche di altre persone che non si riferiscono a nessun episodio specifico che mi riguardi. Chiunque abbia visto le trasmissioni alle quali ci si riferisce sa bene che esse sono state improntate alla consueta correttezza" (Bruno Vespa, Ansa, 21 novembre 2007).

"Costanzo non mi piace. Litigammo nel '94 quando fece trovare a Berlusconi un pubblico di persone ostili. Vespa invece ha creato Porta a porta, un capolavoro. È stato più utile lui di Costanzo. Porta a porta è la cosa più utile che ci sia per il centro-destra". -VESPA E' UNO CHE PORTA L'ACQUA AL MULINO DI BERLUSCONI? "Sììì. È COSì VISIBILE". (don Gianni Baget-Bozzo intervistato da Claudio Sabelli Fioretti, Sette, 11 marzo 2004).

Vespa: "Pronto?". Sottile: "Bruno? Salvatore". Vespa: "Ehi!". Sottile: "Senti, come è strutturata la trasmissione (Porta a Porta con Gianfranco Fini ospite, ndr)?" Vespa: "E niente, dipende da voi". Sottile: "No, aspetta (...)". Vespa: "Gliela strutturiamo, GLIELA CONFEZIONIAMO ADDOSSO". (Salvatore Sottile, portavoce di Fini, intercettato al telefono con Bruno Vespa dalla Procura di Potenza il 4 maggio 2005)

Monday, November 26, 2007

il padrone di Mondragone - Landolfi , Chianese, i fratelli Orsi

Il padrone di Mondragone
http://espresso.repubblica.it
di Gianluca Di FeoUna città in mano alla camorra. Che viene a patti con la politica per gestire il business della spazzatura. Le accuse contro Mario Landolfi, volto pulito di An

Il regno Casalese
Venti indagati, di cui sei finiti agli arresti: imprenditori, presunti camorristi, il sindaco in carica di Mondragone, due ex consiglieri comunali, persino un ispettore di polizia nominato assessore alla mobilità. L'inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Napoli svela una serie di meccanismi complessi che hanno determinato la devastazione del litorale casertano. ...
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E donna Maria creò un partito
Maria D'Agostino è una donna tosta, che sa sempre come ottenere rispetto. Ed è lei forse la protagonista più sorprendente dell'inchiesta che coinvolge Mario Landolfi. Nel 1988, a soli 22 anni, la polizia la sorprende assieme alla cugina mentre nasconde due boss latitanti: le due ragazze vengono anche accusate di custodire le armi del clan. Per questo viene processata e condannata. Ma lei non se ne cura. ...
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Mondragone è un paesone del Casertano, ricco di storia e povero di lavoro: uno dei tanti in Campania. Lì un graduato dei vigili urbani chiedeva le mazzette ai venditori del mercato, come forse accade in tanti paesi. Un sindacalista degli ambulanti si presentò ai magistrati e denunciò tutto: e forse anche questo accade in molti comuni. Solo che nel 2002, alla vigilia del processo contro il vigile, il sindacalista venne assassinato. E questo è accaduto solo a Mondragone. Perché secondo i magistrati allora come oggi lì i confini tra camorra e pubblica amministrazione sono così confusi che non si capisce più dove finiscano i partiti e comincino i clan. Con una certezza: i feroci padrini dei Casalesi contano più dei politici. Una regola che avrebbe una sola eccezione: Mario. Nelle intercettazioni che hanno registrato il sistema di potere di Mondragone 'Mario' è quasi una parola magica. Basta pronunciare quel nome per risolvere crisi di giunta, farsi assumere, trovare la strada per ottenere la certificazione antimafia. Non un Mario qualsiasi: secondo i pm si tratta di Mario Landolfi, ex ministro e attuale presidente della Commissione di vigilanza della Rai.Landolfi è sempre stato presentato come il volto pulito di An: fedelissimo a Gianfranco Fini, insediato due anni fa nello strategico dicastero delle Telecomunicazioni, appena confermato nel vertice di Alleanza nazionale. L'unica vicenda che lo vide protagonista negativo fu quel foglietto sventolato da Gad Lerner nel giorno delle dimissioni dal Tg1: "Landolfi mi ha chiesto: 'Ci sarebbe questa persona da sistemare...'". Invece quella che lo vede accusato di corruzione e truffa "con l'aggravante di aver commesso il fatto per agevolare il clan mafioso La Torre" è tutt'altra storia. Mondragone è la sua città: Landolfi è nato lì e quello è il suo collegio elettorale. Non si perde un'inaugurazione e durante il governo del centrodestra non ha lesinato attenzioni e fondi. Ma per la direzione distrettuale antimafia di Napoli in più occasioni l'ex ministro avrebbe violato la legge. Contro di lui ci sono soprattutto le telefonate di Raffaele Chianese, ex vicesindaco, amico e collaboratore che lo seguì a Roma come capo dello staff ministeriale. E ci sono le accuse dei fratelli Orsi: due imprenditori diventati i re dei rifiuti in Campania grazie al legame con la camorra e le relazioni politiche a destra e sinistra. Perché al centro di questa storiaccia ci sono proprio gli appalti dell'immondizia, il grande business sporco che avvelena l'intera regione.
Le dichiarazioni raccolte dagli investigatori oscillano tra il folcloristico e l'inquietante. La materia prima sono i posti di lavoro: il mattone che serve a costruire il sistema di potere. Quando i politici chiedevano, il contratto doveva spuntare fuori a tutti i costi. Spiega Michele Orsi: "Circa il 70 per cento delle assunzioni poi operate erano inutili ed erano motivate per lo più da ragioni politico-elettorali, richieste da Landolfi, Valente (il presidente del consorzio comunale, ndr) e Cosentino (il coordinatore regionale di Forza Italia, ndr)... Molte delle assunzioni erano non solo inutili ma sostanzialmente fittizie, dato che questi non svolgevano alcuna attività". Questi 'favori' poi diventavano voti. Chianese, il 'braccio destro' di Landolfi nel raccomandare un uomo vicino alle cosche sottolinea: "Quello vale cento voti!". E Orsi replica promettendo il contratto: "Tieni presente che siamo vicini a te e Mario per queste elezioni. Qualunque cosa...". La risposta? "Grazie, a buon rendere".Spiega uno dei pentiti di questo romanzo criminale: "Quasi tutte le persone che a Mondragone lavorano per la nettezza urbana sono state raccomandate dal clan. Qualunque iniziativa volessero prendere i lavoratori dovevano concordarla con il clan, compreso l'iscrizione al sindacato o iniziative di protesta. Mi risulta che nel corso degli anni sono stati organizzati dalla cosca vari pranzi elettorali per cercare di far votare tutti i dipendenti della nettezza urbana per una certa persona. Certamente è stato organizzato un incontro per far votare Paolo Russo (onorevole di Forza Italia, ndr). Per le ultime politiche è stato organizzato un rinfresco a favore di Landolfi a cui pure hanno partecipato tutti i dipendenti della nettezza urbana. In quest'ultima occasione il clan si è occupato soltanto di far andare tutti all'incontro".D'altronde i consorzi che gestiscono i rifiuti sono espressione diretta dei partiti. In questa istruttoria lo ammette Giuseppe Valente, numero uno della società mista che si occupa di pulire 18 comuni sul litorale Domiziano, che dopo l'arresto spiega con candore di avere "assunto la presidenza quale incarico squisitamente politico, previa intesa con i referenti politici, i parlamentari Landolfi, Cosentino e Coronella (senatore e leader provinciale di An, ndr)". È difficile ritenerla una normale lottizzazione. E questo non solo alla luce della drammatica situazione che la questione della spazzatura ha assunto. C'è infatti il dominio della criminalità, che controlla tutto e pretende che i suoi uomini vengano retribuiti per non fare nulla. Il 'portaborse' di Landolfi dice al telefono che prima nella società della nettezza urbana "c'erano 22 assunti ma dieci erano camorristi. Non lavoravano, si pigliavano solo lo stipendio". Il seguito dell'intercettazione è anche peggiore: "Quanti ce ne possono servire per pulire Mondragone? Trentacinque a esagerare. Invece ora ce ne stanno 86, 51 chi li deve pagare?"La camorra non si accontenta del lavoro: vuole anche i soldi. L'azienda della spazzatura paga ogni mese 15 mila euro di pizzo agli emissari dei padrini. A sollecitare la tangente, scrivono i magistrati, è proprio il presidente del consorzio pubblico. Quello che dichiara di essere stato nominato grazie a Landolfi e Cosentino. Spesso però i boss decidono di fare politica in proprio, violando ogni regola: usano il loro pacchetto di voti per condizionare le scelte del Comune (vedi box a pag. 75).Di fronte a questo dilagare della camorra cosa fa lo Stato? Poco o nulla. Dalla Prefettura di Caserta - recitano gli atti della Procura - le informative di polizia arrivavano direttamente nelle mani sbagliate. Anche figure chiave del Commissariato per l'emergenza rifiuti erano a 'disposizione' dei padrini della spazzatura: come Claudio De Biasio, il vice di Bertolaso arrestato nella scorsa primavera. E se si cercava di applicare le misure minime di legge, come l'obbligo di certificato antimafia per gli appalti, c'era sempre un parlamentare pronto a trovare una scorciatoia.Spiega il solito Orsi: "Quanto alle mie richieste rivolte ai politici di interessarsi per il rilascio della certificazione antimafia, faccio presente che sollecitai direttamente l'onorevole Cosentino e - tramite Valente - Mario Landolfi. Cosentino mi diede assicurazioni sul fatto che si sarebbe interessato: ricordo che questi ebbe a chiamare telefonicamente, innanzi a me, il dottor Provolo (il viceprefetto, ndr) con il quale prese un appuntamento per avere dei chiarimenti". E Landolfi? "Chianese ci disse di aver ricevuto da Landolfi l'indicazione proveniente dalla Prefettura... sottolineando che grazie a lui Landolfi si era recato presso la Prefettura per perorare il rilascio della certificazione antimafia".Gli elementi di accusa contro il parlamentare di An sono ancora in parte coperti dal segreto. Ma dagli atti spunta un dialogo impressionante. Sergio Orsi, uno dei re dei rifiuti, si fa avanti offrendo "amicizia". E Chianese replica: "Mario i soldi se li può prendere solo da me, e non se li può prendere da nessun altro, quindi è inutile...". Poi precisa: "Lui soldi non ne piglia... Cioè, i soldi che danno per fare l'attività. finanzia il partito... Io me ne avvantaggio dal partito, perché io prendo un incarico... e giustamente devo dare un contributo...". E a quel punto 'il portaborse' spiega: "Tu puoi partecipare... se tu devi prendere un appalto per un lavoro, anziché darlo ad un altro, lo dai a me... È un contributo anche questo...".Di fronte alle accuse di truffa e corruzione avanzate dai pm, Landolfi ha mostrato serenità: "Non ho ricevuto nessuna comunicazione, ma sono a disposizione dei giudici: il mio impegno politico è limpido. In vita mia non ho mai corrotto né truffato, non mi sono mai occupato di appalti e cose del genere". Ma oltre agli aspetti penali restano gli interrogativi sulla gestione della Campania e il ruolo che la classe politica ha avuto nel contrasto della camorra. Quando due anni finì per la prima volta sotto inchiesta il 'portaborse' Chianese, la risposta dei vertici regionali di An fu un'interrogazione parlamentare contro il pm Cantone. E il primo intervento di Landolfi sul caso Mondragone risale al 2003.
Non fu una denuncia, ma una dichiarazione in favore della sorella del padrino Augusto La Torre. All'epoca intervenne sul 'Corriere del Mezzogiorno' per fare sfoggio di garantismo: "Certo che conosco la professoressa La Torre. Abbiamo abitato nella stessa scala per anni. Il suo arresto mi ha sorpreso ma sospenderei il giudizio". Al cronista che chiedeva qual è l'impegno di un leader nazionale in "in una città di frontiera come Mondragone", rispondeva: "Anche un ruolo pedagogico: spiegando alle persone che non tutto è diritto e non tutto può essere risolto dalla politica. Ma dopo l'incalzante attività delle forze dell'ordine, a Mondragone siamo in una fase di ripresa. Alla fine, vince sempre lo Stato". Speriamo
(22 novembre 2007)
http://espresso.repubblica.it

Thursday, November 22, 2007

intercettazioni RAI - Bergamini - Cattaneo - Mediaset - schifezze di regime

http://www.repubblica.it/
MILANO - Linea comune, scambio di informazioni sui palinsesti, accordi per rallentare il flusso delle notizie in caso di dati elettorali negativi. Rai e Mediaset, nella primavera del 2005, avevano deciso di condividere perfino la politica degli spot, perlomeno nel caso di alcuni eventi straordinari, e la gestione delle presenze di esponenti politici nei programmi di punta della prima serata elettorale. VERTICI A CONFRONTO Venerdì 1° aprile, vigilia della scomparsa di Giovanni Paolo II, alle 11.42, queste "affinità elettive" sembrano materializzarsi ai massimi livelli aziendali. La responsabile dei palinsesti Rai, Debora Bergamini, chiama il responsabile dell'Informazione Mediaset, Mauro Crippa. "Debora - annota un militare delle Fiamme gialle nel suo brogliaccio depositato agli atti del processo sul fallimento della società Hdc - dice che Cattaneo (ndr, direttore generale Rai) ha parlato con Piersilvio (ndr, Berlusconi) e si sono accordati per dare coerenza ai palinsesti in relazione a una presunta notizia della morte del Papa. Debora dice di sospendere tutti gli spot e poi di modificare tutto in relazione a ciò". Trascorre poco più di mezz'ora e la Bergamini ricontatta Crippa. "Parlano di nuovo dei palinsesti e Mauro dice che sta andando in riunione da Piersilvio. Debora comunica i palinsesti della Rai". Aggiunge anche "di non indicare alcun politico nelle trasmissioni". Alle 12.34 nuovo contatto. Questa volta la dirigente Rai decide di "aggiornare Mauro alla luce della conferenza stampa e dice che trasmetteranno gli spot regolarmente ad esclusione delle trasmissioni riferite al Papa". Quando, a metà pomeriggio, da viale Mazzini si decide di rifare la scaletta dei programmi (ore 16.12), la Bergamini viene contattata, quasi in tempo reale, da Crippa. L'importanza strategica del ruolo della Bergamini appare evidente alle 17.50. "Un uomo (telefono intestato a ministero dell'Interno) per Debora: parlano del Papa e del fatto che le elezioni verranno comunque effettuate. Poi accennano ai sondaggi elettorali". Una rassicurazione importante in vista del tour de force che attende la tv di Stato in vista delle elezioni regionali.

LA PAURA DELLE URNE Il 2 aprile, alla vigilia del voto, alle 16 Debora chiama Benito (con tutta probabilità Benassi, numero due del marketing Rai). "Dice che Nardello (ndr, responsabile del palinsesto di viale Mazzini) è molto nervoso. Benito ha intuito che il d. g. (ndr, Cattaneo) vuole che nella rappresentazione dei risultati elettorali si faccia più confusione possibile per camuffare la loro portata". La lunga mano di Debora arriva anche sulle frequenze radiofoniche. In serata, dopo le 18, un uomo per Debora: "È un dipendente Rai che lavora nel settore radiofonico. Parlano dell'organizzazione dei palinsesti radiofonici Rai". Non passa mezz'ora e Debora ricontatta ancora una volta Mauro Crippa: "Parlano dei rispettivi palinsesti. Debora dice di aver sentito Antonio Socci (ndr, giornalista e conduttore televisivo)". Nella mattina di domenica 3 aprile, "in sottofondo voce di Debora che dice che Bondi e Cicchitto sono coscienti". Forse anche nel Palazzo trapelano i primi exit poll che riportano la netta supremazia dell'Ulivo sulla Casa delle Libertà. Ma si può solo ipotizzare. Alle 12.06 Debora per Giovanni: la donna "dice che ha finito ora la riunione di palinsesto. Giovanni vorrebbe dirle delle cose a voce che dovrebbe riferire anche al presidente. Giovanni si trova nella redazione di "Punto a Capo" al Clodio". Poco dopo le 19, ancora Debora per Nardello: la donna "gli chiede come mai è stata spostata la riunione con il direttore generale e lui dice perché devono andare alla camera ardente del Papa. Debora gli chiede se andrà anche Paglia (ndr, probabilmente Guido, altro manager Rai) e lui risponde che è stato lui ad organizzare la visita". A 24 ore dall'ufficializzazione del voto regionale, il sondaggista del Cavaliere, Luigi Crespi, corre in soccorso dell'amica Debora: "Parlano di sondaggi elettorali. Crespi dice che se verranno confermate le proiezioni negative delle elezioni lui la farà lavorare da lui". IL TRACOLLO Martedì sembra un fuggi fuggi generale. Alle 15.48, la Bergamini per Benassi: "Debbi si lamenta perché tutti la chiamano facendole coraggio sulla situazione elettorale. Debbi dice che ha cercato Cattaneo ma che non lo ha trovato". Alle 17 ancora la Bergamini per tale Riccardo: "Parlano di politica e commentano gli articoli che hanno pubblicato sui giornali. Debbi dice che la situazione politica di adesso sembra quella di Mediaset quando era indebitata ed è stato deciso contro la sua volontà di collocarla sul mercato (fu fatta una cessione e risanata la parte organizzativa e i conti) e Debbi dice che occorre anche per il governo un'operazione anche contro la sua volontà. Debbi dice che i risultati dell'Udc sono stati occultati; parlano di politica e di personaggi politici". Alle 18.24 la discussione sembra spostarsi addirittura sulle benedizioni politiche che personaggi noti devono avere per presentarsi nei programmi di prima serata. E non importa se a discuterne, da quanto risulta dai brogliacci, siano due funzionari Rai. Benito per Debora: "Parlano del palinsesto del 6 aprile. Benito dice di aver sentito Delogu (ndr, probabilmente il senatore di An Mariano), rispetto alla presenza di Rossella in prima serata su Canale 5". Alle 19.45 Fabrizio per Debbi: "Fabrizio dice che Marinella (ndr, con tutta probabilità segretaria personale storica del Cavaliere) ha chiamato Guido e che gli ha fissato un appuntamento con il Dottore. Debbi dice che è strano questo". Alle 22.05, mentre il Cavaliere a sorpresa appare tra gli ospiti di "Ballarò", la dirigente Rai commenta con una interlocutrice la mossa, che sembra non convincerla. "Comunque sta dimostrando di essere vivo e soprattutto di avere coraggio... II problema semmai è nelle cazzate che è capace di dire, e forse era il caso di prepararsi meglio!!". L'11 aprile alle 17 Clemente (ndr, probabilmente l'allora direttore del Tg1 Mimun) per Debora. Il messaggio non è chiaro, si può solamente intuire. Le elezioni regionali perse dal Polo risalgono, ormai, a una settimana prima. "Lei gli chiede se fa un lavoro sui giornalisti e lui risponde di spiegargli meglio; parlano di politica e televisione". (22 novembre 2007)

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Wednesday, November 21, 2007

CI SIAMO , sta iniziando a scoperchiarsi il calderone puzzolente del periodo di occupazione della RAI da parte degli scherani del figlioletto della RASINI , del piduista, dell'uomo delle 20 holding , del datore di lavoro di Mangano il mafioso, del socio di Dell'Utri , il santone incapace anche di educare i figli (vedere fatti di droga ), del fondatore di partiti azienda che fa e disfa a suo piacimento, della principale causa del degrado politico in italia e della deriva populista della destra impresentabile; vengono fuori tutte le magagne che si combinavano in RAI, quando venivano buttati fuori i dissenzienti, esiliati BIAGI e SANTORO e LUTTAZZI etc perchè scomodi , perchè poco propensi ad abbassare la testa e dare il culo. Finalmente ci sono le PROVE della DITTATURA dell'informazione che vigeva e che in parte ancora vige in questa italietta. Forse Biagi da lassù, a vedere tutta la merda che vien fuori, tutte le facce di bronzo che malamente si difendono,avrà una bella soddisfazione e vedo il suo sorriso pulito sopra tutte queste bassezze,alla faccia di tutti i cialtroni arroganti che erano e sono in RAI aspettando il ritorno dell'uomo del Partito delle libertà ..sue!
GuyDebord - 21/11/2007
ROMA - Esplode la rabbia fra i giornalisti della Rai, oltre duecento, riuniti nell'assemblea urgente dell'Usigrai dopo lo scandalo delle intercettazioni denunciato da Repubblica. C'è indignazione contro quella che definiscono "cabina di regia", un organismo che avrebbe pilotato le notizie piegandole a una precisa strategia politica. Ne esce un documento, che chiede la sospensione immediata per i responsabili, un'azione legale collettiva nei loro confronti, l'intervento delle Autorità della concorrenza e per la comunicazione, una legge sulla Rai che lasci i partiti fuori dall'azienda. E si profila l'eventualità di uno sciopero di tutti i lavoratori Rai riuniti sotto le varie sigle sindacali. Il comunicato. Il testo del comunicato è stato letto in apertura di tutti i telegiornali Rai. "Le persone che risulteranno responsabili - si legge - dovranno essere sospese immediatamente dai loro incarichi e siamo pronti a promuovere, nei loro confronti, un'azione legale collettiva. Contemporaneamente va approvata una legge che metta definitivamente fuori i partiti dall'azienda". Nel documento, si chiede anche "l'intervento immediato delle Autorità della concorrenza e per la comunicazione". "Vi terremo informati costantemente - assicurano i giornalisti ai telespettatori - su questa brutta storia. Intendiamo tutelare i diritti di voi utenti". Petruccioli: "Siamo al capolinea". All'assemblea interviene anche il presidente della Rai, Claudio Petruccioli, che spiega con precisione: le responsabilità saranno accertate, la Rai si costituisce parte lesa, gli atti verranno acquisiti e poi si trarranno le conseguenze in un quadro di rispetto assoluto della legge e, soprattutto, in tempi brevi. Ma è chiaro nel dire "siamo ormai al capolinea". Il quadro normativo è da cambiare, la Rai non può più essere di proprietà di un ministero, quello del Tesoro, "un obbrobrio contenuto nella Gasparri".
"E' la prova di quello che si sapeva". Fuori dall'ufficialità, i giornalisti concordano nell'affermare che quella pubblicata da Repubblica è solo la prova di qualcosa che già si conosceva. "Sapevamo - dice una giornalista del Tg1 - che Rai e Mediaset avevano un filo diretto e concordavano una strategia. Vedi il caso della morte del Papa: nonostante le pressioni fortissime della redazione, non fu possibile interrompere Porta a porta dove c'era Silvio Berlusconi anche se con un un contributo registrato". Secondo i più, andavano in onda edizioni fotocopia dei tg Rai e Mediaset e gran parte dei giornalisti ipotizza che nella cosiddetta "cabina di regia" ci fossero altri esponenti politici, vicini a Berlusconi, capaci di dettare la loro legge. Serventi Longhi (Fnsi): "Subito legge di riforma Rai". Se i contenuti delle intercettazioni saranno confermati "si tratterebbe di una vicenda di assoluta gravità". Così il segretario della Federazione nazionale della stampa italiana, Paolo Serventi Longhi, "anche se il sospetto che le due aziende si siano consultate e abbiano concordato il 'taglio' di almeno una parte dell'informazione politica, si era consolidato nell'opinione pubblica". Un costume "che offende le migliaia di giornalisti Rai e Mediaset che fanno onestamente il proprio mestiere. Bisogna che il Parlamento ponga mano subito alle leggi sul conflitto di interessi e sulla riforma della Rai". Paissan: "Emergenza pubblica". Parla di "emergenza pubblica" Enrico Paissan, vicepresidente dell'Ordine dei giornalisti. "Quando il servizio pubblico arriva al punto di farsi guidare dall'azienda concorrente - osserva - il grido di allarme deve riguardare i cittadini, è in discussione il diritto a essere informati. L'Ordine sicuramente aprirà istruttorie nei confronti dei professionisti coinvolti - aggiunge - è stata violata una norma fondamentale: l'unico punto di riferimento dei giornalisti deve essere il pubblico ". (21 novembre 2007)

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Del Noce al servizio di Mediaset e Berlusconi mentre era in RAI - Lo schifo viene fuori - L'occupazione della RAI durante il governo Berlusconi

verbali sulle intercettazioni telefoniche della GdF su ordine dei pm di Milanorelativi al fallimento della Hdc, svelano i contatti tra i vertici Rai e Mediaset
"Consulto Del Noce-Rossella sulle elezioni""Dati brutti, Cattaneo ora tenta di ritardarli"
Dai continui scambi di informazione tra le due aziende nelle ore dell'agonia del Papaal "gioco di squadra" tra Tg1 e Tg5 per pianificare la strategia alle ultime elezioni
"Consulto Del Noce-Rossella sulle elezioni""Dati brutti, Cattaneo ora tenta di ritardarli"' La morte del Papa. Il primo aprile 2005 il mondo è con il fiato sospeso. L'agonia di Giovanni Paolo II sembra essere giunta alla fine. E nelle redazioni giornalistiche cresce l'ansia per non farsi cogliere impreparati all'appuntamento con un evento storico. Tanto più che in Italia l'avvenimento potrebbe avere riflessi anche sulle elezioni che si svolgeranno il 3 e 4 aprile. I brogliacci delle intercettazioni telefoniche eseguite dalla Guardia di Finanza su ordine dei pm di Milano Laura Pedio e Roberto Pellicano e relativi al fallimento della Hdc, svelano come quei giorni furono vissuti freneticamente alla Rai. Alla notizia del peggioramento delle condizioni del pontefice i responsabili del palinsesto di viale Mazzini, Carlo Nardello e Deborah Bergamini, si muovono per cambiare la programmazione. E per farlo, nel pomeriggio, la Bergamini non esita a contattare Mauro Crippa, il suo omologo nell'organigramma Mediaset. Poi, alle 21 e 49, telefona a un tale "Vale", che potrebbe essere Valentino Valentini, assistente del Cavaliere. E tre minuti dopo a Fabrizio (forse il direttore di Raiuno Del Noce, appuntano i militari del Nucleo regionale delle Fiamme Gialle): "Debora lo avverte che Ciampi sta preparando un messaggio a reti unificate da mandare in onda alla morte del Papa. Debora gli riferisce di aver avvertito Berlusconi. Debora gli dice che Berlusconi pensa che questo metterà in buona luce Ciampi e avrebbe considerato l'ipotesi di rilasciare anche lui delle dichiarazioni". Il 2 aprile, intorno a mezzogiorno, una donna contatta la Bergamini: "Le due si lamentano di una persona alla quale non riescono a spiegare che bisogna dare un senso di normalità alla gente al di là della morte del papa per evitare forte astensionismo alle elezioni. Il telefono della chiamante è intestato alla Rai". Lo stesso giorno, alle 14.31, un non meglio identificato Silvio per Debora: "Le dice che domani sarà a Roma per votare. Debora gli spiega i propri impegni. L'uomo dice di avere paura per le elezioni e del probabile forte astensionismo dei cattolici. Debora lo informa che Ciampi ha preparato un messaggio da mandare in onda al reti unificate. I due dicono che Berlusconi non sarebbe credibile se rilasciasse delle dichiarazioni. I due pensano che Letta e Fini lo sarebbero di più ma loro non possono trasmettere propri messaggi a reti unificate. Debora avrebbe dato parere negativo a Berlusconi sulla sua comparsa in tv".
Le elezioni amministrative. Poco dopo le 15 di quel complicato 2 aprile in cui poco prima delle 22 l'agenzia Ansa batterà la notizia della scomparsa di Giovanni Paolo II, Debora e Benito Benassi, vicedirettore marketing Rai, iniziano a pianificare la strategia mediatica per gestire al meglio le elezioni. Debora "dice che Cattaneo ha chiesto di condividere i loro pareri con quelli di Vespa al quale avrebbero chiesto di non confrontare i voti attuali con quelli delle scorse regionali". Alle 16 ancora Debora per Benito. "Gli dice che Nardello è molto nervoso. Benito ha intuito che il d. g. (Flavio Cattaneo-ndr) vuole che nella rappresentazione dei risultati elettorali si faccia più confusione possibile per camuffare la loro portata". Alle 17 la temperatura sale, come la sensazione che per la Casa delle Libertà le imminenti elezioni si tramuteranno in una sconfitta. Debora chiama Del Noce: "Lo informa della programmazione televisiva di Canale 5. Del Noce dice di aver parlato con Rossella. Debora dice di aver parlato con Mauro Crippa di Mediaset". Alle 18 e 30 Del Noce telefona alla Bergamini: "Le comunica che Vespa ha parlato con Rossella. Del Noce le riferisce che Vespa accennerà in trasmissione "al Dottore" (ndr, Silvio Berlusconi) ad ogni occasione opportuna"". Un minuto dopo Debora contatta nuovamente Crippa: "Parlano dei rispettivi palinsesti". Alle 21 e 37 l'annuncio della morte del Papa. Le comunicazioni a Saxa Rubra apparentemente si placano nella notte. All'indomani, domenica 3 aprile, i seggi vengono aperti. Intorno alle 14, Del Noce telefona a Debora: "Parlano dell'affluenza degli elettori alle urne e degli exit poll. La Bergamini pensa che i dati seri si avranno dalle 21.00 in avanti. I due parlano male di Mazza (direttore del Tg2-ndr). I due accennano al gioco di squadra tra Mimun e Rossella". Poco dopo Debora è al telefono con una donna: "Parlano della variazione dei palinsesti a seguito della morte del Papa. La donna vive a Roma. Parlano del ritorno di immagine negativo della presenza di Berlusconi alla trasmissione televisiva di venerdì 1.4.05". Alle 17 è il consigliere Rai Angelo Petroni a fare squillare il telefono sempre più incandescente di Debora: "Voleva chiederle notizie dei sondaggi. Debora dice di aspettare dati attendibili dopo le 18.30". Le telefonate si susseguono velocemente. Benito a Debora: "Le dice che i dati sulle elezioni sono abbastanza disomogenei e che quindi i suoi dati non sono del tutto attendibili (ore 20.00 circa). Benito dice che l'Udc ha comprato voti in Calabria". Alle 21.29, l'allora notista politico del Tg1 Francesco Pionati, oggi senatore dell'Udc, per Debora Bergamini: "Parlano dei sondaggi elettorali e delle ripercussioni delle elezioni sull'azienda Rai. Pionati si raccomanda a Berlusconi tramite la Bergamini". La mattina di lunedì 4 aprile il nervosismo è palpabile. Poco dopo le 10 del mattino una certa Linda per Debora: "Linda le passa Niccolò Querci, parlano del lutto nazionale e della programmazione televisiva. Debbi dice che loro fanno la prima serata sul Due (per le elezioni) e quindi gli chiede di mettere una cosa forte in prima serata su Canale 5. Si risentiranno tra un quarto d'ora". Alle 18.51 è il direttore generale a scendere direttamente in campo. Tenta la mossa della vita, negare l'innegabile: "Cattaneo per Bergamini dice di aver parlato con Bonaiuti che era con Piersilvio, ma lui sta tenendo duro anche con gli altri dicendo che non è il caso di mandare in onda i dati. Cattaneo dice che sta rompendo i coglioni Follini, ma prima o poi dovranno dare i dati. Cattaneo dice che terranno più duro possibile". Alle 19.30, arriva la telefonata direttamente da Arcore. È "Berlusconi per Bergamini". Cosa si dicono resta un mistero, perché il brogliaccio non può riportare le parole di un deputato, quale è appunto Berlusconi. Ma sull'altro fronte Cattaneo non demorde: "Dice che deve essere Nexus a dire che non ha i dati nazionali, non la Rai. Bergamini conferma che non li produrrà Nexus. Bergamini dice che alle dieci e trenta poi il Tg3 potrà dare i dati che vuole. Cattaneo dice che anche Vespa fa la serata elettorale e la Bergamini sostiene che "tanto Vespa è Vespa"". Alle 20.38 la linea Cattaneo sembra incredibilmente prevalere. Benito per Bergamini: "Parlano dei dati elettorali che sono dannosi per uno schieramento e quindi è meglio non darli a Vespa". Alle 22.39 viene sancita la Caporetto. Una nota dell'Ansa ufficializza i dati: "Regionali: Unione verso l'11 a 2. Prodi: l'Italia ci chiede di governare. Follini: una sconfitta su cui riflettere". Il mattino successivo lo smarrimento all'interno dei vertici di viale Mazzini prosegue mestamente. Questa volta è la direzione del Tg1 per Deborah: "La segretaria gli passa il dottor Mimun Clemente; continuano a parlare della sconfitta di Berlusconi". Alle 10.50 si pensa al rimedio. Un uomo per Debbi: "Dice di aver parlato con Paolo, l'uomo dice che il Cavaliere deve riconquistare il rapporto con il paese senza più vendere fumo. Parlano di dati economici e che i problemi grossi sono al Sud". Alle 13.19 Debbi per una donna: "Commentano lo stato d'animo del premier e la donna dice che dovrebbero andare via molte persone, la donna dice che dovrebbe migliorare la condizione di vita degli italiani". Intorno alle 22 di martedì 5 aprile, la notizia della presenza di Berlusconi a Ballarò, la trasmissione di Rai Tre, coglie tutti di sorpresa: "Ma è pazzo?", si chiedono in viale Mazzini. Il 7, intorno alle 11, tale Riccardo contatta Debora per proporre drastiche soluzioni: "Parlano di politica e Riccardo dice che bisogna cambiare il portavoce di Berlusconi e Debbi risponde che è d'accordo, bisogna cambiare il modo di comunicare". L'8 aprile un altro sconosciuto per Debora: "Commentano che ormai sono in mano ai comunisti, poi Debora dice che si devono vedere ed insiste che lui vada da lei. L'uomo dice che ha letto i giornali e gli chiede come sta il suo ex capo (parlano di politica); dicono che devono produrre una cosa scritta e seria. L'uomo parla del suo lavoro. Debora dice di andare a pranzo con Comanducci e Del Noce". Intorno a mezzogiorno un uomo contatta la Bergamini. "Parlano del fatto che Berlusconi è stato inquadrato pochissimo dalle telecamere presenti al funerale del Papa. E fanno commenti sul cerimoniale e sui capi di Stato". Il Festival di Sanremo. Le incursioni del gruppo Mediaset nella sfera della Rai non si limitano a eventi che possono oscurare l'immagine del Cavaliere. Vanno oltre. Il 24 agosto 2004, per esempio, Querci, top manager di Rti, parla con un uomo di Bonolis, "che ha detto di non capire nulla di musica anche se è stato nominato direttore artistico di Sanremo". Non ci sono problemi. Ci pensa Querci. "Nicolò dice che in relazione a Sanremo ha avuto delle idee e che vuole comunicare all'uomo. Nicolò, tuttavia, dice che la cosa comunque non deve sapersi in giro". Sanremo è sempre Sanremo. (21 novembre 2007)

Vengono fuori le schifezze in RAI durante il governo Berlusconi - Mimun e Rossella - DelNoce - Vespa - accordi e comportamenti mafiosi.

MILANO - "Media-Rai". Le due superpotenze nazionali della tv, che dovrebbero competere aspramente per la conquista dell'audience, fare a gara nella pubblicazione di servizi esclusivi, in realtà si scambiano informazioni sui palinsesti. Concordano le strategie informative nel caso dei grandi eventi della cronaca. Orchestrano i resoconti della politica. Su tutto, la grande mano di Silvio Berlusconi e dei suoi collaboratori, che quotidianamente tessono la tela, fanno decine, centinaia di telefonate, si scambiano notizie, organizzano fino ai più piccoli dettagli. È il quadro che emerge dalle intercettazioni telefoniche - realizzate tra la fine del 2004 e la primavera del 2005 - allegate all'inchiesta sul fallimento della "Hdc", la holding dell'ex sondaggista del Cavaliere, Luigi Crespi. E in particolare dai resoconti, redatti dalla Guardia di Finanza, delle conversazioni telefoniche di Debora Bergamini, ex assistente personale di Berlusconi e, all'epoca, dirigente della Rai, e di Niccolò Querci, pure lui ex assistente di Berlusconi e, all'epoca, numero tre delle televisioni Mediaset. La "ragnatela" avvolge e intreccia le vicende della tv di Stato con quelle di Mediaset. I direttori di Tg1 e Tg5 (all'epoca Clemente J. Mimun e Carlo Rossella) fanno, testuale, "gioco di squadra". Il notista politico del Tg1 informa la Bergamini e la rassicura sul fatto che le notizie più spinose saranno relegate in coda al servizio di giornata. Fabrizio Del Noce cuce e ricuce, assicurando che Bruno Vespa, nella sua trasmissione, accennerà "al Dottore in ogni occasione opportuna". Querci, insieme al gran capo dell'informazione Mediaset, Mauro Crippa, cuce sul versante opposto. E arriva fino ad occuparsi delle vicende del festival di Sanremo (quell'anno affidato a Paolo Bonolis), cioè della trasmissione di massimo ascolto dell'azienda che dovrebbe essere concorrente. E poi ancora, le fibrillazioni in due fasi delicate: la morte del Papa e le elezioni amministrative dell'aprile 2005.
L'allora presidente Ciampi è pronto per una dichiarazione a reti unificate per onorare Giovanni Paolo II? La Bergamini allerta prima l'assistente personale del Cavaliere e poi Del Noce per preparare una performance parallela dell'inquilino di Palazzo Chigi. E ad essere allertato è anche il "rivale" Crippa. Le elezioni sono andate male? Bisogna "ammorbidire" i resoconti sui risultati elettorali. La Bergamini contatta Querci e con lui concorda la programmazione televisiva. La ragnatela avvolge tutto, pensa a tutto, provvede a tutto. (21 novembre 2007)

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