FIN CHE LA BANCA VA
di Paolo Mondani In onda domenica 4 novembre 2007 alle 21.30
FIN CHE LA BANCA VA
Paolo Mondani
In onda domenica 4 novembre 2007 alle 21.30
MILENA GABANELLI IN STUDIOBuonasera oggi parleremo dei famosi furbetti, che hanno tutti i loro guai con la giustizia e sono fuori dalla scena, ma soprattutto del più furbo di tutti che sulla scena è rimasto, passando indenne da tutti i guai. PAOLO MONDANI FUORI CAMPOCapitalia non esiste piú. Unicredit di Alessandro Profumo ha comprato la Banca romana e Cesare Geronzi è diventato presidente di Mediobanca, il salotto buono dell’economia italiana. Geronzi guida il consiglio di sorveglianza di Mediobanca, il patto di sindacato, il comitato remunerazioni, il comitato nomine e il comitato governance. Un potere immenso. E per i meriti della fusione è stato lautamente premiato.DIRIGENTE CAPITALIAIl 17 luglio scorso nel consiglio di Capitalia, il consigliere Massimo Pini, in quota Ligresti, propose che a Geronzi venisse attribuito un premio di 20 milioni di euro per la brillante operazione di vendita di Capitalia a Unicredit. La proposta venne approvata per acclamazione. Ma poteva andare anche peggio perché il consigliere Cannatelli, in quota Fininvest, aveva proposto 30 milioni perché riteneva la proposta di Pini insufficiente a premiare Geronzi.MILENA GABANELLI IN STUDIOQuest’anno è nata una grande banca Unicredit- Capitalia. La fusione frutta a Geronzi un premio per 20 milioni di euro, 5000 persone invece stanno andando a casa. Prima di capire chi è l’uomo più importante, anzi l’uomo più potente del sistema bancario italiano, andiamo a vedere coloro che avrebbero voluto diventare importanti ma non ce l’hanno fatta. La stampa nel 2005 li definiva furbetti. Sono stati tutti più o meno appoggiati da Geronzi, fino a quando non sono arrivati tutti a volere la stessa cosa. Cominciamo con Fiorani, nel 2005 con la sua popolare di Lodi tenta la scalata ad Antoveneta, la magistratura la blocca anche se il progetto ha grandi ambizioni perché la partita è truccata. Fiorani è stato arrestato con l’accusa di aggiotaggio, insider trading, associazione a delinquere, truffa aggravata, appropriazione indebita ... .si è fatto qualche mese di carcere, adesso è in attesa di processo ed è uomo dalle tante risorse. L’inchiesta di Paolo Mondani comincia quest’estate in Sardegna, dove Fiorani fra una cantata e l’altra qualcosa la canta anche a noi. LELE MORAFiorani io lo considero un nuovo Fiorello, sa cantare, sa ballare, sa animare, è bravo, è intelligente, sa fare il bancario e dunque la televisione ha spazio per questo. Potrebbe oltre a tutte queste belle virtù che ha, potrebbe dare i consigli più importanti per non essere fregati nel mondo del business.PAOLO MONDANI FUORI CAMPOForse Lele Mora scherza, possibile che Fiorani mentre stava in vacanza abbia ricevuto la proposta di condurre una trasmissione televisiva?GIANPIERO FIORANI – EX AMM. DELEGATO BANCA POPOLARE DI LODILele Mora che è un carissimo amico che stimo molto e il direttore di Raidue ci hanno dato un contatto nel quale hanno pensato di valorizzare, bontà loro... PAOLO MONDANILei ha parlato con Marano?GIANPIERO FIORANI – EX AMM. DELEGATO BANCA POPOLARE DI LODICon Marano, si... la persona Fiorani... ma non solo Marano, c’era anche un’altra proposta che mi diceva Lele Mora in questi giorni che poteva evadere un’altra rete televisiva non mi ha detto quale. Ma l’idea di poter valorizzare un Fiorani con un ruolo diverso rispetto a quello che ha avuto fino a ieri, magari mettendo a frutto le proprie esperienze. Allora dov’è la mia idea insieme a Lele Mora? (più sua che mia), E’ stata provare a fare una trasmissione, una fascia o mattutina o pomeridiana, a servizio dei deboli. Chi sono i deboli? Quelli che non hanno capacità e competenza per difendersi dagli attacchi dei forti: dalle banche, dalle assicurazioni, dagli agenti immobiliari... PAOLO MONDANICioè, detto da lei a me fa un po’ ridere... le confesso.GIANPIERO FIORANI – EX AMM. DELEGATO BANCA POPOLARE DI LODICerto! E sono la persona più indicata... PAOLO MONDANINo, intendo dire... Lei ha aggiotaggio, ostacolo alla Consob e alla Banca d’Italia, appropriazione indebita, associazione a delinquere... GIANPIERO FIORANI – EX AMM. DELEGATO BANCA POPOLARE DI LODITutto da dimostrare! Tutto da dimostrare.PAOLO MONDANI... truffa. E Lei riesce ad aiutare i deboli? ... bè, da un certo punto di vista... GIANPIERO FIORANI – EX AMM. DELEGATO BANCA POPOLARE DI LODINo, no, no, no... il motivo è molto semplice: quello che uno ha, non è quello che uno ha fatto, ovviamente. Va dimostrato nei fatti ed io non vedo l’ora di poterlo dimostrare nei fatti e lei lo sa meglio di me. Ma solo chi ha gestito comunque in quanto terapeuta, un grande male, e l’ha risolto, è in grado di prevenirlo questo male.PAOLO MONDANI FUORI CAMPOQuesto è il parco di Villa Certosa, la reggia di Silvio Berlusconi in Sardegna. Siamo nell’agosto del 2004 e Gianpiero Fiorani va dal Presidente ad annunciargli il suo progetto di scalata all’Antonveneta, ma non si può certo presentare a mani vuote.GIANPIERO FIORANI – EX AMM. DELEGATO BANCA POPOLARE DI LODIAllora, quando uno va da Berlusconi, cosa gli regala a Berlusconi? Ha tutto! Cosa gli si può regalare? Niente! Gli porti un cactus, sapendo la sua passione per i cactus. Mi pare 2 mila 400 euro di questo qui.PAOLO MONDANI2.400 euro di cactus???GIANPIERO FIORANI – EX AMM. DELEGATO BANCA POPOLARE DI LODIE’ ma il cactus costa... è una cosa importante.PAOLO MONDANIMa chi lo trasportava, Lei, sua moglie e... GIANPIERO FIORANI – EX AMM. DELEGATO BANCA POPOLARE DI LODI... e il senatore Grillo. Scendiamo dal molo, chiedo alle guardie del corpo di Berlusconi: “Guardi c’è questo cactus da portare al Presidente del Consiglio” e loro mi rispondono dalla loro altezza: “Prego!” Il “Prego!” voleva dire prendersi in mano sto cactus, portarlo su in una rampa di 300 metri d’altezza... il 10 d’agosto!PAOLO MONDANIQuanto poteva pesare quel cactus?GIANPIERO FIORANI – EX AMM. DELEGATO BANCA POPOLARE DI LODI42 chili. Arrivo in questa stanza, gentilmente mi offrono un aperitivo, ed io cosa faccio, mi spoglio, perché? Perché aspettavo che il cactus a questo punto facesse il suo effetto e quindi il sudore nel frattempo si assorbisse.PAOLO MONDANIMa Berlusconi nel frattempo era arrivato?GIANPIERO FIORANI – EX AMM. DELEGATO BANCA POPOLARE DI LODINon era ancora arrivato. Io ad un certo punto mi tolgo la camicia, la metto davanti al termoconvettore, mi abbasso i pantaloni e li metto davanti al termoconvettore... PAOLO MONDANICioè lei stava in mutande, diciamo così?GIANPIERO FIORANI – EX AMM. DELEGATO BANCA POPOLARE DI LODIStavo in mutande, con le scarpe bianche. A questo punto vedo mia moglie sul divano sulla destra, con sguardo preoccupato che guarda la porta d’ingresso. Io pensando fosse il domestico che portasse gli aperitivi, non faccio neanche una piega, e invece no, invece era il Presidente del Consiglio. Allora mi giro... PAOLO MONDANINon so se è nuova però insomma... GIANPIERO FIORANI – EX AMM. DELEGATO BANCA POPOLARE DI LODIE’ nuova, è nuova!PAOLO MONDANIComunque il Presidente del Consiglio la becca in mutande a lei?GIANPIERO FIORANI – EX AMM. DELEGATO BANCA POPOLARE DI LODIMi becca in mutande ed io ho risposto: “Vede Presidente, così mi ha ridotto Tremonti”, mi ricordo ancora la frase.PAOLO MONDANILei andava lì con la moglie, con Grillo... GIANPIERO FIORANI – EX AMM. DELEGATO BANCA POPOLARE DI LODIIl senatore Grillo... PAOLO MONDANI... e soprattutto con il cactus, a chiedere a Berlusconi cosa pensava della vostra scalata futura di Antonveneta.GIANPIERO FIORANI – EX AMM. DELEGATO BANCA POPOLARE DI LODINo, no, no, non era ancora matura così l’operazione. Andavo a raccontargli quest’idea.PAOLO MONDANIE del suo progetto cosa disse?GIANPIERO FIORANI – EX AMM. DELEGATO BANCA POPOLARE DI LODIUn quarto d’ora è durato, un quarto d’ora molto velocemente dopo il pranzo verso le 4 e mezza, disse: “Un bel progetto, bella idea, che cosa ne pensa il Governatore?” ho detto: “Bah, pensa ancora bene, deve ancora un po’ vedere come comportarsi con Capitalia”, mi ricordo ancora questa frase che gli avevo detto.PAOLO MONDANIE lui?GIANPIERO FIORANI – EX AMM. DELEGATO BANCA POPOLARE DI LODIAttenzione, attenzione, attenzione a Roma!PAOLO MONDANIAttenzione a Geronzi.GIANPIERO FIORANI – EX AMM. DELEGATO BANCA POPOLARE DI LODIA Roma mi ha detto lui.PAOLO MONDANIOnorevole Tabacci, all’inizio del 2005, lei da Presidente della Commissione Attività Produttive della Camera, riceve 2 volte la visita in Parlamento di Gianpiero Fiorani. Voleva convincerla a smetterla di attaccare il Governatore. Mi racconti.BRUNO TABACCI – DEPUTATO UDCBeh, la sostanza, si, era convinto di arrivare a determinare un rivolgimento negli orientamenti parlamentari.PAOLO MONDANI FUORI CAMPONel gennaio del 2005 in Parlamento si discuteva della legge sulla tutela del risparmio e di un articolo che prevedeva il mandato a termine del Governatore Fazio che invece aveva il mandato a vita. La Lega di Bossi era favorevole ma poi saltò fuori la Credieuronord, la banca della Lega che in tre anni si era mangiata tutto il capitale. Fiorani improvvisamente la comprò salvandola. Come contropartita la Lega cambiò parere sulla legge e difese le prerogative di Fazio.PAOLO MONDANILei compra Credieuronord e la Lega cambia parere?GIANPIERO FIORANI – EX AMM. DELEGATO BANCA POPOLARE DI LODIHo comprato per 2 ragioni Credieuronord. Uno: per recuperare il rapporto fra Lega e Governatore. Verissimo!PAOLO MONDANIE ce l’ha fatta.GIANPIERO FIORANI – EX AMM. DELEGATO BANCA POPOLARE DI LODIE ce l’ho fatta. PAOLO MONDANIE perché la Lega cambia parere... GIANPIERO FIORANI – EX AMM. DELEGATO BANCA POPOLARE DI LODIDue: perché a due lire, a due lire, compravo 2 sportelli, uno a Milano in una zona centralissima, perché prendevo la banca con 35 milioni di euro di depositi senza pagare il costo dell’acquisizione.PAOLO MONDANIIl Governatore le fu riconoscente in qualche modo? Le dette almeno una pacca sulla spalla?GIANPIERO FIORANI – EX AMM. DELEGATO BANCA POPOLARE DI LODIIl Governatore, si il Governatore non parlava, perché lui aveva questa capacità di non parlare. Come fanno tutti i grandi saggi, non parlano mai, però la pacca sulla spalla mi ricordo che me la desse.PAOLO MONDANIPur di farla tacere sul Governatore, Fiorani le propone addirittura la vicepresidenza di Antonveneta nel giorno in cui lui sarà riuscito a conquistarla.BRUNO TABACCI – DEPUTATO UDCSi, si, si, mi propose la vicepresidenza e mi propose appunto anche annunciandomi che stava scalando e come stava scalando, di essere compartecipe dell’operazione nel suo complesso. PAOLO MONDANIPresidente lui e vicepresidente lei.BRUNO TABACCI – DEPUTATO UDCNon so. Beh, io certamente non avrei accettato di fare questo ma potevo sempre indicare una persona a me vicina.PAOLO MONDANIDiciamo che nella testa di Fiorani lei era l’avversario più importante in quel momento, o mi sbaglio?BRUNO TABACCI – DEPUTATO UDCBeh, ero l’ultimo scalpo da conquistare, perché gli altri li avevano conquistati tutti.PAOLO MONDANIDiede soldi ai politici? Si è parlato di Calderoli, Brancher, Tarolli... GIANPIERO FIORANI – EX AMM. DELEGATO BANCA POPOLARE DI LODIQuello che ho dato è stato negli atti ufficialmente indicato, come contributi, a spese elettorali... PAOLO MONDANIQuanti più o meno in tutto?GIANPIERO FIORANI – EX AMM. DELEGATO BANCA POPOLARE DI LODIPoche lire, poche lire. Quelli che sono apparsi se non ricordo mi pare 20, 30 mila ad uno, 50 mila all’altro... PAOLO MONDANIE perché lei importa soldi a Calderoli e a Tarolli dell’Udc e a Brancher di Forza Italia?GIANPIERO FIORANI – EX AMM. DELEGATO BANCA POPOLARE DI LODIMa se domani lei viene da me e mi dice, ancorché politico: “Guarda devo pagare i manifesti per la campagna elettorale che devo fare giù al paese giù... a Cernobbio e mi servono 30 mila euro”, lei cosa fa? PAOLO MONDANI FUORI CAMPOFiorani offre posti, paga politici, compra il voto di un partito. Tutto per conquistare Banca Antonveneta. La procura di Milano lo accusa di aver ostacolato gli organi di vigilanza, di manipolare il mercato, di appropriazioni indebite, di aver costruito alleanze non dichiarate per occultare la scalata ma nel suo progetto Fiorani non puntava solo ad Antonveneta.PAOLO MONDANIVoi della Popolare di Lodi conquistavate Antonveneta per arrivare alla fusione con Capitalia.GIANPIERO FIORANI – EX AMM. DELEGATO BANCA POPOLARE DI LODIAssolutamente si. PAOLO MONDANIUnipol conquistava Bnl per arrivare alla fusione con Monte dei Paschi.GIANPIERO FIORANI – EX AMM. DELEGATO BANCA POPOLARE DI LODIQuesto forse fusione non direi. Propiziare certamente un percorso che avrebbe potuto confluire poi a Monte dei Paschi, questo penso di si. PAOLO MONDANIE che cosa sarebbe cambiato concretamente in Italia?GIANPIERO FIORANI – EX AMM. DELEGATO BANCA POPOLARE DI LODILei provi ad immaginarsi cosa sarebbe successo se Consorte, Sacchetti e Fiorani e gli altri, avessero trovato un’intesa. Si creava il più grande gruppo bancario europeo, bancario-assicurativo-europeo.PAOLO MONDANI FUORI CAMPOPeccato che per la procura di Milano, Fiorani avrebbe ostacolato la Banca d’Italia dandole informazioni false sulla reale consistenza patrimoniale della sua Popolare di Lodi. La Banca d’Italia infatti, dopo l’uscita di Fazio, nell’agosto del 2006, conclude un’ispezione sui conti della banca e accerta che Fiorani non aveva i requisiti patrimoniali minimi per scalare banca Antonveneta.PAOLO MONDANILe sue telefonate con il senatore Grillo, come possiamo definirlo Grillo?GIANPIERO FIORANI – EX AMM. DELEGATO BANCA POPOLARE DI LODISono colorite, sono colorite!PAOLO MONDANIComplice, sostenitore?GIANPIERO FIORANI – EX AMM. DELEGATO BANCA POPOLARE DI LODISe contare per lei vuol dire che tipo d’apporto Grillo ha dato all’operazione, io dico il postino più il confessore.PAOLO MONDANIPerò è un uomo del quale Fazio si fidava ciecamente.GIANPIERO FIORANI – EX AMM. DELEGATO BANCA POPOLARE DI LODIAssolutamente si.PAOLO MONDANI FUORI CAMPOIl senatore Luigi Grillo è l’unico uomo politico con una richiesta di rinvio a giudizio su Antonveneta. L’accusa principale: trasferiva da Fazio a Fiorani informazioni riservate riguardanti l’iter dei procedimenti di autorizzazione.LUIGI GRILLO – SENATORE FIIo sono un parlamentare che rivendica il diritto di esprimere opinioni su operazioni di grande rilievo che riguardano l’assetto economico-produttivo del mio paese. PAOLO MONDANIIl punto è senatore: può un politico fare in modo che la Consob prenda una decisione piuttosto che un’altra e di brigare perché la Banca d’Italia appoggi Fiorani anziché liberamente decidere sul banchiere Fiorani?LUIGI GRILLO – SENATORE FIAssolutamente no, ma purtroppo nel nostro paese la disinformazione regna sovrana. Se qualcuno immagina che un parlamentare, il sottoscritto, che pure segue il sistema bancario da 20 anni, possa influenzare un’istituzione come la Banca d’Italia, è fuori dal mondo.PAOLO MONDANILei ha trasferito la titolarità di gran parte dei suoi averi a suo figlio 18enne per evitare che glieli sequestrassero... GIANPIERO FIORANI – EX AMM. DELEGATO BANCA POPOLARE DI LODISbagliato anche questo, sbagliato. Cedo un terzo, un terzo, della nostra società di famiglia a mio figlio Matteo maggiorenne.PAOLO MONDANIE i 70 milioni nascosti in conti esteri che ha detto avrebbe messo a disposizione della Procura?GIANPIERO FIORANI – EX AMM. DELEGATO BANCA POPOLARE DI LODINascosti non sono nascosti per niente perché lei consideri che io dal primo di settembre 2005, ho firmato le lettere alle banche ed ho consegnato queste lettere ai miei legali di allora comunicando quali conti avessi io all’estero e comunicando anche il contenuto... PAOLO MONDANIE come mai questi soldi non sono rientrati, dottor Fiorani?GIANPIERO FIORANI – EX AMM. DELEGATO BANCA POPOLARE DI LODIIo questi soldi li ho messi a garanzia della Procura e della banca per ottenere una auspicata transazione.PAOLO MONDANIDottor Fiorani, non è che Lei ad un certo punto si è fatto i conti e ha detto: “Qui con l’indulto non mi faccio nient’altro di carcere, le cose ce le ho, cambio linea difensiva, una linea difensiva più robusta insomma oggettivamente aggressiva, per quale motivo dovrei andarmi a calare le braghe davanti alla Procura?”GIANPIERO FIORANI – EX AMM. DELEGATO BANCA POPOLARE DI LODINo, no, dunque lei consideri una cosa: il sottoscritto ha un rapporto coi soldi assolutamente ininfluente. Io sono sempre stato convinto, lo diceva mio nonno, che i soldi sono come le unghie... ricrescono! Se uno è bravo a farli li fa un’altra volta. Li perde tutti? Pazienza.PAOLO MONDANILa Villa di Cap Ferrat è stata sequestrata o mi sbaglio?GIANPIERO FIORANI – EX AMM. DELEGATO BANCA POPOLARE DI LODITutto sequestrato. Tutto è sequestrato.PAOLO MONDANIVilla Alberta no?GIANPIERO FIORANI – EX AMM. DELEGATO BANCA POPOLARE DI LODIAnche villa Alberta.PAOLO MONDANIAnche villa Alberta.GIANPIERO FIORANI – EX AMM. DELEGATO BANCA POPOLARE DI LODIBloccata la quota di partecipazione, tutto quanto però voglio dire questo è il blocco “conservativo”. Io aspetto con ansia di poter dimostrare la consistenza dei danni e verificare poi i danni quali sono. Ma lei scusi, secondo lei Villa Alberta o la Villa di Cap Ferrat, ma secondo lei domani mattina Fiorani non si riesce ad inventarsi un’altra casa o un altro posto più bello ancora? Ma che problemi ha?PAOLO MONDANI FUORI CAMPONessun problema, e se la banca Popolare di Lodi ha fatto un’azione civile contro Fiorani per riavere i soldi perduti, si parla di 70 milioni di euro a fronte di un danno complessivo per la banca di 400 milioni, la famiglia Fiorani si gode questa bella vista dalla villa sequestrata.Chissà però che cosa penserà l’ex Governatore Fazio dell’estate calda dell’ amico Gianpiero. Un tempo frequentavano insieme uomini di chiesa, oggi Fiorani nella casa di Lele Mora si fa fotografare con Costantino.MILENA GABANELLI IN STUDIONon vorremo rovinare la festa ma sicuramente il signor Fiorani sa che quattro giorni fa le autorità competenti hanno trovato in una banca di un paese molto lontano trenta milioni di euro riconducibili a lui che attende di condurre un programma televisivo nel quale ci insegna come non farsi truffare dalle banche, lui che aveva fatto carte false per avere una Antoveneta che voleva anche Geronzi, la banca è poi finita ad Abn Amro e più recentemente al gruppo spagnolo Santander. Oggi Fiorani vende in Sardegna tecnologia per impianti solari ed eolici e si sta dando da fare per costruire villette nell’unico posto rimasto libero in costa Smeralda, a Cannigione. Andiamo dagli altri protagonisti dell’estate autunno inverno 2005. Allora prima di vedere perché è fallita la scalata di Unipol su Bnl, andiamo a Brescia da un compagno d’affari di Consorte, Emilio Gnutti, per gli amici chicco, di professione finanziere. Nel 2005 Gnutti è a capo di Hopa una finanziaria Bresciana che raggruppa molti imprenditori e fa affari nella compravendita di azioni per realizzare plusvalenze. Dentro c’è anche un 2% di Capitalia. Una partecipazione che viene ritirata quando Gnutti si allea con Fiorani nella scalata Antoveneta. Siccome la scalata è occulta Gnutti si è beccato una richiesta di rinvio a giudizio. Nel suo curriculum c’è anche una condanna per insider trading, e oggi è anche incappato nell’incidente di una di 1 miliardo e 600 milioni di euro da parte della Agenzia delle entrate.PAOLO MONDANI FUORI CAMPOLa società Bell di Gnutti nel 2001 vende alla Pirelli di Tronchetti Provera il 23 per cento di azioni Olivetti che permetteranno a Tronchetti di controllare Telecom. Gnutti non paga le tasse sul suo guadagno perché la Bell è formalmente una società lussemburghese. Nel 2003, il sottosegretario alle finanze Daniele Molgora, commercialista bresciano di fede leghista, replica ad una interrogazione parlamentare sul caso dicendo che la Bell non era formalmente una società italiana. Il primo agosto di quest’anno l’Agenzia delle Entrate si accorge invece che la Bell è in realtà una società esterovestita e che Gnutti quelle tasse doveva pagarle.ALESSANDRO CHEULA – GIORNALISTA “GIORNALE DI BRESCIA”Il carisma di Gnutti sui soci storici di Fingruppo e di Hopa c’è ancora tutto. E chi comanda ancora, e chi decide è ancora Gnutti. PAOLO MONDANI FUORI CAMPOAnche se si è dimesso dalla guida di Hopa Gnutti comanda sempre, nel 2005 la sua Hopa metteva insieme Fiorani, Ricucci, la Unipol di Consorte e la Fininvest, con Ubaldo Livolsi. Ds e Forza Italia insieme. Qualcuno la chiamò la bicamerale degli affari. BRUNO TABACCI - DEPUTATO UDCLa bicamerale degli affari la si respirava un po’ nell’aria del parlamento perché e chiaro... PAOLO MONDANILa si respira ancora?BRUNO TABACCI - DEPUTATO UDCMa no, oggi l’ho sentita di meno però devo dire che in quell’estate del 2005 e soprattutto in quella primavera il fatto di non toccare il Governatore Fazio rispondeva a delle esigenze convergenti. PAOLO MONDANI FUORI CAMPOAi tempi dei furbetti, il ristorante La Sosta era diventato l’ufficio di Gnutti, a questo tavolo si apparecchiava con Fiorani, Ricucci e Consorte. Oggi Gnutti fa affari immobiliari e continua la collezione di automobili d’epoca. Ne ha più di cento, tra cui una settantina di Ferrari.LUCIANO SORLINI – “LUCIANO SORLINI” SPALui pensa solo ad accumulare potenza, potenza economica se vogliamo. Per me i denari servono a fare dei restauri di monumenti, mi servono a poter fare queste cose.PAOLO MONDANI FUORI CAMPOLuciano Sorlini ha più di 80 anni. Ha fatto i soldi fabbricando esplosivi e sugli aerei che colleziona e pilota ancora, mette in mostra lo stemma del battaglione Barbarigo della Repubblica Sociale di Benito Mussolini. Con quella divisa fu fatto prigioniero dagli americani. Nella sua attuale azienda mette a punto motori di aereo, questi sono quelli dell’ aeronautica militare libica. E poi ha la passione per l’arte. Ha messo su una pinacoteca poco fuori Brescia dove espone quadri di proprietà, cose da niente come: Sebastiano Ricci, Giovanni Bellini, Tiepolo, Bramantino, Savoldo. Un uomo così facoltoso non poteva sfuggire ad Emilio Gnutti.PAOLO MONDANILei ad un certo punto entra nel salotto buono finanziario della città con la società che si chiama Hopa e se ne va rapidamente. Cos’era accaduto, possiamo dirlo?LUCIANO SORLINI – “LUCIANO SORLINI” SPABeh, una divergenza totale di punti di vista quindi: visto entrare visto uscire, forse ci sarò stato pochi giorni, tre giorni, quattro giorni.PAOLO MONDANIPossiamo dire su che cosa la divergenza?LUCIANO SORLINI – “LUCIANO SORLINI” SPADiversità di mentalità, io lavoro per divertimento, altri lavorano solo per accumulare denaro.PAOLO MONDANI FUORI CAMPOGiovanni Consorte con l’appoggio delle cooperative ha fatto di Unipol una grande impresa ma ad un certo punto si è alleato con Gnutti e Fiorani nella vicenda della scalata Telecom e da lì sono nati i suoi problemi. E’ stato condannato in primo grado per insider trading, ha una richiesta di rinvio a giudizio sul caso Antonveneta, è indagato sulla tentata scalata alla Banca nazionale del lavoro, e a Roma deve rispondere di appropriazione indebita a proposito di una maxivendita di immobili di proprietà Unipol. Dulcis in fundo, il nuovo presidente di Unipol Pierluigi Stefanini lo ha querelato. E in tutto questo, Consorte, sulla Bnl, non è mai stato interrogato.GIOVANNI CONSORTE – EX PRESIDENTE UNIPOLL’Opa obbligatoria Unipol su Bnl è l’unica operazione di carattere industriale che ha avuto contro per un insieme di interessi tutti. Allora io dico: “Ma come, si fa: l’operazione di San Paolo banca Intesa, il primo che plaude l’operazione è il primo ministro Prodi, si fa l’operazione Unicredit Capitalia in 48 ore, la conclusione mia è semplice: Unipol era la figlia di un dio minore. PAOLO MONDANIDice l’ex Governatore Fazio che a fine 2004, primi 2005, Fassino e Bersani sono da lui, lo incontrano e propongono la fusione Unipol Bnl per poi fonderla eventualmente con Monte dei Paschi di Siena, insomma per parlare chiaro, il progetto Unipol Bnl viene da lontano. Lei non l’ha pensato solo 20 giorni prima del lancio dell’Opa come sempre ha detto.GIOVANNI CONSORTE – EX PRESIDENTE UNIPOLL’operazione Unipol Bnl io l’ho pensata alla fine di giugno del 2005 quando mi sono accorto della mala fede degli spagnoli della BBVA. Allora per quanto riguarda l’incontro di Bersani, di Fazio e... di Bersani e dell’onorevole Fassino col Governatore basata chiedere a loro, piuttosto che fare delle illazioni, io ne ero completamente all’oscuro.PAOLO MONDANILei era all’oscuro?GIOVANNI CONSORTE – EX PRESIDENTE UNIPOLTotalmente!PAOLO MONDANI FUORI CAMPOConsorte si arrabbia se gli si dice che la scalata alla Bnl l’aveva pensata molto prima del luglio 2005, con il sostegno del partito e con l’appoggio di Fiorani. Il colpo grosso Consorte lo fa comprando il 27,5 per cento di azioni Bnl dal cosiddetto contropatto, il gruppo di imprenditori guidati da Francesco Gaetano Caltagirone. Il 18 luglio del 2005 questi imprenditori, tra cui Statuto, Coppola, Ricucci, i fratelli Lonati e il parlamentare dell’Udc Vito Bonsignore vendono il loro pacchetto a Giovanni Consorte permettendo così a Unipol di lanciare la sua Opa su Bnl. La procura di Roma indaga su questa scalata e ha messo sotto inchiesta anche l’ex Governatore Fazio. Ipotizza che alcuni membri del contropatto abbiano svolto attività illecite per giungere al controllo della banca. Nel frattempo fioccavano le telefonate tra D’alema, Consorte, La Torre, Vito Bonsignore e Caltagirone.FRANCO BASSANINI – PRES. ASTRD EX MINISTRO DSNon riuscivo a capire perché leader politici che stimo e di grande intelligenza e di grande lucidità corressero il rischio, perché questo occorre dire, di dare l’impressione di parteggiare per qualcuno e per dire la verità, per qualcuno, penso ai famosi immobiliaristi che però io preferirei chiamare con il loro nome “speculatori immobiliari”.PAOLO MONDANI FUORI CAMPOAnche la Procura di Milano indaga sulla scalata Bnl e ipotizza che Unipol, tramite il suo direttore generale Cimbri, prima di lanciare ufficialmente l’Opa, rastrellasse sul mercato azioni della Bnl. Questa sarebbe un’attività illegale perché gli organi di vigilanza, Consob e Banca d’Italia, devono sapere e autorizzare prima ogni mossa delle imprese sul mercato.GIOVANNI CONSORTE – EX PRESIDENTE UNIPOLIntanto Unipol ha acquistato le azioni Bnl solo dopo l’autorizzazione della Banca d’Italia.PAOLO MONDANICioè quindi lei dice che il Direttore Cimbri non ha rastrellato affatto azioni precedentemente?GIOVANNI CONSORTE – EX PRESIDENTE UNIPOLLe finisco di dire, perché messa così il sì e il no... non ha rastrellato assolutamente, ma le sto spiegando come andavano le cose. Quando noi siamo andati... diciamo a maggio, all’inizio di maggio del 2005 noi siamo andati in Banca d’Italia per chiedere, si fa sempre così, se la Banca d’Italia aveva qualcosa da ridire al fatto che noi salissimo dal 5 al 10% e tecnicamente in 15 giorni ti autorizzano o non ti autorizzano. Quindi che Cimbri possa aver fatto degli acquisti a termine legati all’autorizzazione, può darsi io non me li ricordo.PAOLO MONDANI FUORI CAMPOL’autorizzazione della Banca d’Italia arrivò. Ma il direttore generale di Unipol Carlo Cimbri, secondo i magistrati di Milano, avrebbe acquistato le azioni Bnl prima di annunciare al mercato il lancio dell’Opa. E questo non è nella legge. Riassumendo, Unipol comunica alla Consob di avere in corso trattative per il lancio dell’Opa su BNL solo il 17 luglio 2005. Il giorno dopo la Consob lo comunica al mercato, proprio mentre Consorte acquista le azioni di Caltagirone e telefona all’onorevole Fassino annunciando di avere già il 51 per cento della Bnl. Insomma, Consorte comunica alla Consob delle intenzioni che erano praticamente cose fatte. Il mercato non lo sapeva ancora, le norme erano state violate.FRANCO BASSANINI – PRES. ASTRD EX MINISTRO DSC’è dell’insider trading, lui non poteva dare quella comunicazione a nessuno, c’è la violazione delle norme che impongono di avere l’autorizzazione prima di superare una serie di soglie e che impongono di dare comunicazione alla Consob delle operazioni che sono in corso.PAOLO MONDANI FUORI CAMPOMa l’accusa che più brucia a Consorte riguarda 48 milioni di euro divisi fra lui e il suo vice Sacchetti, derivanti da plusvalenze maturate nella vendita di Telecom a Tronchetti Provera nel 2001. Fu Emilio Gnutti a riconoscere ai due manager Unipol un ruolo nella vendita di Telecom e anziché pagarli con una normale consulenza li pagò organizzando una fruttuosa vendita di azioni di loro proprietà con relativa plusvalenza miliardaria. Nessun politico vicino ad Unipol avrebbe beneficiato di quei soldi. Solo Consorte e Sacchetti sono oggi indagati per appropriazione indebita. Ma Consorte, che ritiene quei soldi frutto di una normale speculazione finanziaria, tenne segreta quell’operazione.GIOVANNI CONSORTE – EX PRESIDENTE UNIPOLQuello che sicuramente mi sono rimproverato è che io queste operazioni le volevo dire subito. Guardi io sto facendo queste operazioni in borsa, però siccome il contesto politico di quel momento, siamo nel 2001, non era ancora maturo per far capire questo tipo di attività ho commesso l’errore di non dirlo.PAOLO MONDANIPerché non lo ha dichiarato? Lei ci ha mai pensato?GIOVANNI CONSORTE – EX PRESIDENTE UNIPOLSicuramente il problema tra la sinistra e la finanza, tra la sinistra e l’arricchimento personale è un problema irrisolto... PAOLO MONDANICioè era preoccupato di quello che si poteva dire in Unipol di questa cosa o nel mondo cooperativo?GIOVANNI CONSORTE – EX PRESIDENTE UNIPOLDi come poteva essere strumentalizzata la cosa, ma non credo che nel mondo cooperativo, sa che ho fatto le operazioni con i miei soldi, Unipol non c’entra niente con questa cosa! Cosa c’entra Unipol?PAOLO MONDANIVabbè lei è il Presidente di Unipol?GIOVANNI CONSORTE – EX PRESIDENTE UNIPOLE allora? Non posso operare in borsa come chiunque altro?MILENA GABANELLI IN STUDIOSecondo Consorte i 48 milioni di euro sono stati tenuti nascosti per pudore. Per un uomo di sinistra arricchirsi speculando su un titolo, tenendo i soldi all’estero, facendoli poi rimpatriare attraverso lo scudo fiscale, potrebbe indispettire il mondo cooperativo. Magari anche gli altri. Sta di fatto che i 48 milioni sono stati sequestrati, e c’è una richiesta di rinvio a giudizio per appropriazione indebita riciclaggio e truffa ai danni dello stato. Se li avesse dichiarati subito magari oggi chi lo sa, poteva essere che la banca la Bnl era nelle sue mani e non in quelle del gruppo francese Paribas, perché i soldi li aveva. O magari no, perché si era fatto un nemico Geronzi, negandogli la vendita della quota di Unipol in Antoveneta. E adesso Danilo Coppola. PAOLO MONDANI FUORI CAMPOQuando lo intervistammo, il 17 settembre 2005, Danilo Coppola fatturava 3,5 miliardi di euro. Gli chiedemmo: che cosa sono i soldi per lei? DANILO COPPOLA – IMMOBILIARISTAMa, i soldi per me non sono... sono importanti è inutile dirlo però per me vengono prima gli ideali, le mete, i scopi, che ognuno di noi si prefigge quindi i soldi sono un mezzo per ottenere quegli scopi e quelle mete che ognuno di noi si prefigge.PAOLO MONDANIQuali scopi e quali mete e quali ideali lei ha?DANILO COPPOLA – IMMOBILIARISTAComprare un terreno grande, edificarlo e costruire una mini città e costruire qualcosa di bello che rimanga negli anni e rimanga per sempre questo è una meta e uno scopo che io ho sempre quando compro e quando valorizzo un terreno. Poi gli ideali possono essere molti.PAOLO MONDANI FUORI CAMPOGià indagato per le scalate di Antonveneta e Bnl, il primo marzo di quest’anno Danilo Coppola viene arrestato. I magistrati di Roma lo accusano di appropriazione indebita, associazione a delinquere, riciclaggio e di una bancarotta per 130 milioni di euro. Un esponente del mondo economico che conosce molto bene i fatti di cui parliamo ci svela con un esempio le magie finanziarie di Coppola.DIRIGENTE SOCIETA’ FINANZIARIACoppola compra un immobile che vale 10 e lo incorpora in una società A, sempre per il valore di dieci euro, la società A è amministrata da un prestanome di Coppola. La seconda società B che fa riferimento allo stesso Coppola, ma é intestata a prestanome diversi dalla prima, compra l’immobile ad un prezzo di 100 euro quindi dieci volte il suo vero valore. L’acquisto viene finanziato attraverso un prestito bancario che può essere di 100 euro, che è l’intero importo. A questo punto la società B cede l’immobile ad una società C al prezzo iniziale di 10 euro. L’immobile è passato tre volte di mano pur essendo dello stesso imprenditore e alla fine entra formalmente nel suo patrimonio.PAOLO MONDANI Immagino che tutto questo accada per non pagare tasse no?DIRIGENTE SOCIETA’ FINANZIARIAAssolutamente sì, il giro d’immobili generava dell’Iva che doveva essere versata all’Erario, parliamo di decine di milioni di euro ma le società venivano fatte fallire apposta per non versare niente allo Stato.PAOLO MONDANI Ma cosa succede della società B, quella che compra l’immobile a 100 euro?DIRIGENTE SOCIETA’ FINANZIARIAI 100 euro che la società B ha ottenuto dalla banca vengono fatti sparire all’estero e il debito alla banca non viene mai ripagato, ma siccome ha comprato l’immobile a 100 euro per rivenderlo a 10 è una società in perdita e viene fatta fallire. Coppola però non si spaventa perché la società B è intestata ai suoi prestanome, spesso extracomunitari, in alcuni casi addirittura soggetti inesistenti, per cui nessuno si lamenterà perché nessuno risulterà perseguibile. MANIFESTANTE 1Danilo deve tornare a casa!! Danilo non è un delinquente è una persona educata ha sempre rispettato tutti!MANIFESTANTE 2E’ un ragazzo buono! Non può stare in galera, ce stanno i pedofili, ce stanno i banditi, i terroristi... quello che ha detto e che sta pure al governo: cento mille Nassiria. Cioè ci rendiamo conto che gente che gira?PAOLO MONDANI Senta lei ci lavora con Danilo Coppola?UOMO 1Si.PAOLO MONDANI E che lavoro fa lei?UOMO 1Mi occupo dell’ufficio acquisti in generale.PAOLO MONDANI Acquisti di cosa?UOMO 1Acquisti per i cantieriPAOLO MONDANI E’ da molti anni che lavora qua?UOMO 1Due anni che sto qua, mi sono trasferito dalla Sicilia PAOLO MONDANI Da dove?UOMO 1Da Ragusa.PAOLO MONDANI Ma tutte le accuse che gli fanno?UOMO 1Sono tutte fesserie.MANIFESTANTE 3Se si fosse chiamato verde, bianco, rosso, Franzoni, Priebke, Danilo Coppola già sarebbe fuori.MANIFESTANTE 5La strage di Erba già si sta pensando che sono due poveri mentecatti che vanno perdonati. Questo che ha fatto? Ha evaso le tasse? E le paga! Che ha fatto?MANIFESTANTE 2Pure io evado le tasse, perché oggi non si vive più, se non evadi le tasse è per forza così. Però purtroppo magari lui le ha evase ad alto livello, ma è giusto che paghi, ma mandatelo a casa!PAOLO MONDANI FUORI CAMPOIl 22 giugno i familiari di Danilo Coppola organizzano una manifestazione di fronte al carcere romano di Rebibbia. Gli amici della borgata Finocchio e i suoi dipendenti accorrono. Coppola è dimagrito e una perizia dice che il suo stato di salute è incompatibile con il carcere. La magistratura chiede una controperizia e propone di mandarlo in ospedale. Ma Coppola rifiuta perché in ospedale sarebbe comunque in regime detentivo.Alcuni deputati di tutti i gruppi politici in una interrogazione rivolta al ministro Mastella chiedono che Coppola venga liberato. E il 28 giugno, sei giorni dopo la manifestazione Coppola ottiene gli arresti domiciliari. Rimangono aperti pero molti fatti misteriosi. Durante l’estate, banca Italease sfiora il fallimento per affari ad alto rischio realizzati con imprenditori come Danilo Coppola. La procura di Torino sta indagando proprio su una di queste operazioni, chiamata in gergo bancario lease back. DIRIGENTE SOCIETA’ FINANZIARIASi tratta di un’operazione con cui una società vende ad una banca un immobile. La banca a sua volta ridà l’immobile in fitto alla società che glielo aveva ceduto. A fine dicembre 2005 Coppola vende tramite la sua società quotata la IPI, un immobile a Italease. Questo immobile viene concesso in locazione a delle società che sembrano terze, in realtà attraverso un fondo straniero sono di Coppola. Dal punto di vista contabile, Coppola, invece di considerare nei bilanci i soldi ottenuti dalla banca come un finanziamento, quindi come un suo debito, li considera come l’incasso di una vendita fatta a terzi. Il risultato è che il bilancio di IPI fa registrare un grosso utile per cui il titolo IPI in Borsa viene rivalutato del 30% e Coppola può tornare alla banche a chiedere maggiori finanziamenti.PAOLO MONDANI FUORI CAMPOMa la vicenda più misteriosa riguarda questo immobile in Vicolo delle Orsoline 31, nel centro storico di roma, a due passi da piazza di spagna. La società che acquista questi sei piani si chiama Immobilbi, di cui il 97 per cento è di Coppola e il 3 per cento del commercialista calabrese Roberto Repaci. La Guardia di Finanza ritiene che Repaci rappresenti un cliente illustre, la moglie del banchiere Massimo Bianconi, storico sostenitore di Ricucci e Coppola. Il problema è che Repaci è stato consulente e fiscalista del boss della ‘ndrangheta calabrese Gioacchino Piromalli. FRANCESCA GAROFALO – MADRE DI DANILO COPPOLADanilo Coppola hanno detto che era legato alla banda della Magliana, hanno detto che era legato al clan dei Piromalli, hanno detto che aveva delle protezioni politiche, hanno detto che aveva delle protezioni bancarie, è tutto falso mio figlio non ha dietro nessuno. Mio figlio, dietro di sé c’è soltanto tanto lavoro, tanta intelligenza e anche un po’ di fortuna. Poi che abbia evaso io non discuto su questo. Si discuterà quando ci sarà il processo e se mio figlio ha evaso pagherà.MILENA GABANELLI IN STUDIOOggi Coppola sta a casa agli arresti domiciliari in attesa che la giustizia faccia il suo corso, la sua società quotata, la IPI, è invece gestita dall’ex amministratore delegato dell’Enel, Franco Tatò. Nel 2005 nella nota scalata Antonveneta aveva fatto gruppo con Fiorani e con Ricucci che parallelamente pensava anche al corriere della sera. Fra il 2005 e il 2007 per Ricucci arrivano la richiesta di rinvio a giudizio, Rcs, Enasarco-Confcommercio, poi l’indagine sulla scalata alla Bnl, il fallimento della sua società Magiste International, il concordato preventivo per la Magiste Real Estate, e tre mesi di carcere. Tornano però indietro 60 milioni sequestrati. Ma a ottobre scorso è arrivata un’altra rogna. PAOLO MONDANI FUORI CAMPOAi furbetti la canzone di Gigi d’Alessio “Non mollare mai” piace davvero.... L’estate scorsa la splendida villa La Cacciarella, che fu il nido d’amore per la coppia Ricucci Falchi, sembrava disabitata.PAOLO MONDANI Ma è venuto quest’estate?UOMO 2No, pochi giorni, pochi giorni.PAOLO MONDANI E’ venuto, comunque?UOMO 2Pochi giorni! E’ venuto pochi giorni e basta che c’ha da lavorà.PAOLO MONDANI FUORI CAMPORicucci ci ha trascorso qualche giorno di vacanza anche se per la procura di Roma non avrebbe potuto farlo. La villa infatti non è piú sua, ma della società Magiste Real Estate che è in concordato preventivo sotto la tutela del tribunale: deve quindi fruttare soldi per far fronte ai debiti. Ricucci avrebbe potuto affittarla e invece ci è andato gratis. I magistrati lo hanno per questo interdetto dall’incarico di vicepresidente della Magiste Real Estate.PAOLO MONDANI La Magiste International è l’impresa di Ricucci che è fallita. E’ vero che ha un debito di circa 270 milioni di euro?FRANCESCO MACARIO – COMMISS. GIUDIZIALE “MAGISTE REAL ESTATE”Si, questo risulta allo stato attuale, grosso modo dallo stato passivo accertato.PAOLO MONDANI Ed è vero che ha un debito verso l’altra sua società, la Magiste Real Estate, di 246 milioni?FRANCESCO MACARIO – COMMISS. GIUDIZIALE “MAGISTE REAL ESTATE”Esattamente! Questo è il debito principale allo stato attuale, dallo stato passivo del fallimento.PAOLO MONDANI Veniamo alla Magiste Real Estate che ha il concordato preventivo, quello che invece segue lei. Il debito è di 250 milioni, me lo conferma?FRANCESCO MACARIO – COMMISS. GIUDIZIALE “MAGISTE REAL ESTATE”Grosso modo si, in parte nei confronti delle banche e in parte nei confronti del fisco.PAOLO MONDANI Del fisco mi risulta 100 milioni di debito.FRANCESCO MACARIO – COMMISS. GIUDIZIALE “MAGISTE REAL ESTATE”Si.PAOLO MONDANI FUORI CAMPORiassumendo: la Magiste International è fallita mentre la Magiste Real Estate è in concordato preventivo. La differenza è enorme. Il concordato preventivo permette all’imprenditore in crisi di pagare i suoi debiti vendendo tutti i suoi beni, il fallimento dichiara invece quell’imprenditore totalmente insolvente. L’imprenditore fallito rischia da tre a dieci anni per bancarotta fraudolenta, se ha un concordato preventivo non rischia nulla. Ecco perché Ricucci l’avrebbe voluto per entrambe le sue società. Ma anche perché la nuova riforma fallimentare ha reso il concordato preventivo molto favorevole per l’imprenditore in crisi.GIUSEPPE AMOROSO – ESPERTO DIRITTO FALLIMENTAREDal 1942 al 2005 l’Italia ha avuto una legge fallimentare molto rigorosa, dura, punitiva, nei confronti dell’imprenditore che non fosse andato bene sul mercato. Poi è intervenuta una riforma che è stata completata soltanto nelle settimane scorse con un decreto legislativo... PAOLO MONDANI Quindi una riforma fatta dal centro-destra ma poi completata dal centro-sinistra?GIUSEPPE AMOROSO – ESPERTO DIRITTO FALLIMENTAREEsattamente, esattamente. Nella legge precedente, il tribunale aveva il potere di escludere dal concordato preventivo un’impresa che, a giudizio del tribunale, non fosse meritevole. Oggi invece non c’è più il requisito della meritevolezza, il che vuol dire che chiunque può chiedere il concordato preventivo qualunque porcheria abbia combinato fino al giorno prima.PAOLO MONDANI Nel concordato preventivo della Magiste Real Estate, Ricucci ha un debito col fisco di 100 milioni di euro, qualche giornale ha già annunciato che l’agenzia delle entrate potrebbe fargli uno sconto di 20 milioni. Cosa prevede la nuova legge fallimentare sui debiti col fisco?GIUSEPPE AMOROSO – ESPERTO DIRITTO FALLIMENTARENella nuova legge c’è una cosa che prima non esisteva: la transazione fiscale, cosa importantissima, una novità, sconvolgente. Io mi domando come cittadino perché si debba fare uno sconto di 20 milioni di euro a Ricucci.PAOLO MONDANI FUORI CAMPOLa procura di Roma ha rinviato a giudizio Stefano Ricucci per la tentata scalata alla Rcs, l’editore del Corriere della Sera. In quell’estate del 2005 Ricucci arriva a possedere il 21 per cento di azioni Rcs e vorrebbe entrare nel salotto buono dell’economia italiana. Ma i soci storici del Corriere non vogliono averlo tra loro. Che fare? Occorre un alleato e allora Ricucci incarica Ubaldo Livolsi di trovarlo. Livolsi è il banchiere d’affari che fu artefice della quotazione in borsa di Mediaset e comincia a cercare qualcuno che compri le azioni di Ricucci. Un lavoro difficile, poi improvvisamente arriva l’illuminazione. ALDO LIVOLSI – “LIVOLSI & PARTNERS” SpASentii anche il dottor Berlusconi, il quale mi consigliò, ma questo lo diede come consiglio ad Aldo Livolsi non certamente per dei suoi fini particolari, di sentire il gruppo Lagardere. Organizzo un incontro a Parigi con Lagardere.PAOLO MONDANI Viene anche Ricucci, che accade in quest incontro?ALDO LIVOLSI – “LIVOLSI & PARTNERS” SpAIn quest’ incontro di fatto viene presentata una possibilità di piano industriale che prevedeva in qualche modo l’ingresso, con una quota importante, del gruppo Lagardere nell’Rcs, e questo doveva avvenire con il possibile lancio di un’Opa.PAOLO MONDANI Ricucci racconta che ad un certo punto avete una telefonata a tre: lei, lui e Gianni Letta.ALDO LIVOLSI – “LIVOLSI & PARTNERS” SpALa telefonata era una telefonata fra me, il sottoscritto, e Gianni Letta ma non riguardava assolutamente niente e alla fine avendo vicino Ricucci, glielo passai per cortesia perché il dottor Ricucci certamente avrebbe avuto piacere ad avere degli incontri con il dottor Letta.PAOLO MONDANI Alla fine che cosa impedì alla trattativa con Lagardere di andare in porto?ALDO LIVOLSI – “LIVOLSI & PARTNERS” SpAMa, sa, il clamore che suscitò poi l’uscita di queste notizie fu tale che... PAOLO MONDANI Le scalate, le intercettazioni?ALDO LIVOLSI – “LIVOLSI & PARTNERS” SpALe intercettazioni, le scalate... tutto quello che avvenne. Il gruppo Lagardere alla fine di settembre decise in qualche modo di rinunciare.PAOLO MONDANI A Lei Ricucci ha pagato la consulenza oppure no? ALDO LIVOLSI – “LIVOLSI & PARTNERS” SpAQuesta, non me la faccia questa domanda! Sono ancora creditore.PAOLO MONDANI Ah, non gliel’ha pagata?ALDO LIVOLSI – “LIVOLSI & PARTNERS” SpAPerò questa poi dopo la tagliamo.PAOLO MONDANI Quindi lei ha fatto tutto gratis?ALDO LIVOLSI – “LIVOLSI & PARTNERS” SpAAnzi gratis... con le paginate del Corriere della Sera contro, se vuole.MILENA GABANELLI IN STUDIOLagardere è un grande editore francese che in Italia possiede la Rusconi, su suggerimento dell’allora Presidente del consiglio avrebbe comprato il corriere con Ricucci, ma si mette di mezzo l’indagine antonveneta e Lagardere, prende le distanze. Oggi Ricucci sta cercando di pagare i suoi debiti. Ma il suo esordio nell’alta finanza comincia quando insieme a Statuto e Coppola comincia incontra sua maestà il costruttore, Francesco Gaetano Caltagirone. Da tempo guidava con i tre una cordata che acquistava azioni Bnl per arrivare al controllo della banca. Quando scende in campo Unipol che è disposto a pagare in contanti, Caltagirone si libera rapidamente di tutto il pacchetto e tutti incassano corpose plusvalenze. C’è un pacchetto però che rimane fuori, e chi ce l’ha in mano ci porterà a Capitalia. PAOLO MONDANI FUORI CAMPONon c’è dubbio che il piú potente amico dei furbetti sia stato Francesco Gaetano Caltagirone. Quando nel luglio del 2005 con Coppola, Statuto, Ricucci, Bonsignore e Lonati, Caltagirone vende le azioni Bnl a Unipol ricavano tutti insieme 1 miliardo e 299 milioni di euro di plusvalenze e per di piú esentasse a causa della legge Tremonti. Caltagirone è suocero di Pierferdinando Casini, è il quinto uomo piú ricco d’italia ed è il piú importante costruttore del paese. Possiede la Vianini, la Cementir, è presente nel Monte dei Paschi e nella banca Finnat di Gianpiero Nattino, ha il Messaggero di Roma e il Mattino di Napoli e nel 2006 il presidente Napolitano lo ha nominato cavaliere del lavoro. Ha fatto i soldi costruendo case per gli enti previdenziali, negli ultimi anni ha acquistato grandi immobili dalle privatizzazioni dello stato e a Roma è stato furbissimo. Questa è l’area di Torpagnotta, una zona agricola non compromessa dal cemento. Siamo a poche centinaia di metri dal raccordo anulare. I lavori sono iniziati e qui Caltagirone costruirà cinque palazzoni. Questo è invece il quartiere Caltagirone a Vitinia, sulla via del Mare, costruito sulla antica e protetta valle di Malafede. Un quartiere dormitorio in mezzo al nulla ma con vie e piazze dedicate a Paolo Stoppa, Massimo Troisi, Charlot, Nino Taranto, Marcello Mastroianni e Stanlio e Ollio. A Ponte di Nona, cinque chilometri dopo il raccordo anulare sulla via Prenestina, la strada principale del quartiere è dedicata invece a Francesco Caltagirone, padre del costruttore. Il segreto di Caltagirone è costruire case che non costano molto, sembrano fatte tutte con lo stampino. UOMO 31 milione e mezzo di metri quadrati in tutto per 40 mila abitanti a regime. Ce ne sono già 20 mila, ma il quartiere difetta dei più elementari servizi pubblici. Non abbiamo una viabilità, non abbiamo trasporti pubblici né su gomma né su ferro, non abbiamo neanche una farmacia, non abbiamo un ufficio postale, non abbiamo un centro anziani.UOMO 4Con 5 mila euro fermai la prenotazione e successivamente ho versato altre quote di circa 20 mila euro.PAOLO MONDANI Per complessivi?UOMO 4Complessivi... 140 mila euro più Iva.PAOLO MONDANI Per un appartamento?UOMO 4Una sessantina di metri quadri.PAOLO MONDANI E adesso quanto vale questo appartamento?UOMO 4Adesso vale intorno ai 220 mila euro.UOMO 3Secondo me non c’è la scelta, la scelta non esiste. Non esiste perché nel nostro paese non esiste una politica pubblica della casa. La mia compagna è spagnola ed in Spagna questi problemi non esistono perché i prezzi sono più bassi e perché sono le amministrazioni pubbliche lì a concedere le facilitazioni. Non è il privato lasciato arbitro di fare il bello e cattivo tempo.PAOLO BERDINI – URBANISTASoltanto l’1% delle nuove costruzioni è destinato ad edilizia sovvenzionata, cioè le vecchie case popolari, tutto il resto... PAOLO MONDANI In tutta Italia?PAOLO BERDINI – URBANISTAIn Italia, si, soltanto l’1%. A Roma siamo allo zero. A questo punto è il privato che si è sostituito al pubblico, è lui che fa le case popolari, fidando del fatto che come è noto i mutui sono ad un tasso bassissimo e quindi la gente si è potuta indebitare. E’ questa la motivazione profonda del sacco di Roma che c’è attualmente, perché è la proprietà privata, è la proprietà dei suoli, in nessun altro paese dell’Europa succede, che decide qual è il destino delle città, mentre il pubblico segue ormai l’edificazione privata.PAOLO MONDANI FUORI CAMPOMa torniamo al Caltagirone della finanza. La procura di Roma indaga sulla scalata alla Bnl e ha messo sotto inchiesta anche Francesco Gaetano Caltagirone per aggiotaggio. Ipotizza cioè che abbia svolto attività illecite per giungere al controllo della banca. Mentre la procura di Milano indaga sul mistero piú grande della scalata, un primo 5% di azioni Bnl finite in una banca di Hong Kong e i cui proprietari sono sconosciuti e un altro 10% di azioni Bnl nella proprietà di un imprenditore argentino e di un immobiliarista catanese, Fabio Calí. Lo stesso immobiliarista che nel 2005, insieme al notaio romano Giancarlo Mazza, usa false garanzie per ottenere un prestito ingentissimo da Capitalia, per circa 250 milioni di euro. Quando l’amministratore delegato di Capitalia Matteo Arpe scopre che le procedure del prestito erano irregolari, licenzia i funzionari che lo avevano concesso mentre la guardia di finanza arresta Fabio Calí. Chiediamo ad un alto funzionario di Capitalia come si accorsero dell’ammanco.DIRIGENTE CAPITALIALa vicenda emerge nell’ambito di una visita ispettiva alla filiale di Piazza Fiume a Roma. Siamo ai primi di novembre del 2005. Alcuni funzionari avevano forzato norme e procedure di controllo attivando linee di credito che effettivamente non potevano deliberare. Insomma il risultato è stato che abbiamo potuto ricostruire una catena di complicità intorno al direttore della filiale. I controllori erano diventati complici dei controllati per capirci.PAOLO MONDANI A quanto ammontano gli affidamenti e quanti soldi rischiate ora di perdere? DIRIGENTE CAPITALIAMa, il giro di assegni e bonifici ha raggiunto vette di oltre 250 milioni di euro. Alla fine togliendo i rientri, abbiamo perso le tracce di circa 93 milioni di euro.PAOLO MONDANI Ma tutti quei fidi a sostegno di operazioni immobiliari incerte che tipo di attività potevano nascondere secondo lei?DIRIGENTE CAPITALIAGuardi, ci sono almeno tre ipotesi: riciclaggio di denaro, evasione fiscale o truffa ai danni della banca finalizzata chiaramente a creare una provvista finanziaria per speculazioni di borsa.PAOLO MONDANI FUORI CAMPOMa chi è Fabio Calí? E’ un imprenditore catanese che ha buone frequentazioni politiche come l’ex parlamentare democristiano Emo Danesi, già piduista, e l’ex ministro dell’ambiente Matteoli ma ha precedenti per truffa e associazione a delinquere, mentre suo fratello Carmelo è stato il legale del boss mafioso Nitto Santapaola. I due fratelli, nel 2004, sono coinvolti in una inchiesta della procura di Roma per aver ottenuto 80 milioni di euro di prestiti da Meliorbanca sulla base di bilanci falsi. E nonostante questo un anno dopo, nel 2005, insieme al notaio Giancarlo Mazza, Calí riesce a ottenere da Capitalia 250 milioni di euro di prestiti. Chiediamo al notaio Mazza, ben addentrato negli ambienti romani di Capitalia e indagato con Calí per truffa e appropriazione indebita, dove sono finiti i 93 milioni non restituiti alla banca.GIANCARLO MAZZA – NOTAIOSecondo me sono in qualcuna o in una o più delle banche governate... nella titolarità o nella disponibilità di Calì. Forse fuori Italia, penso, perché oggi con queste nuove normative non è semplice imboscare importi di questo tipo. Lui millantava amicizie con il presidente della Banca di Roma, con il presidente della Meliorbanca, con altri... PAOLO MONDANI Con Geronzi cioè?GIANCARLO MAZZA – NOTAIOSi e però... PAOLO MONDANI Lei non ha mai potuto verificarlo?GIANCARLO MAZZA – NOTAIONo, mai, mai.PAOLO MONDANI Però immaginava, diciamo così, che dietro prestiti di questa natura ci fossero... GIANCARLO MAZZA – NOTAIOBeh, sa è difficile pensare che in un momento storico come oggi ma in fondo anche ieri, che per ottenere un mutuo di 250 mila euro bisogna fare 800 documenti e domande e controdomande, portarsi a casa in poche battute 100 milioni di euro lo trovo un po’ singolare. Sicuramente non è farina del sacco di un direttore di agenzia.PAOLO MONDANI E’ mai possibile che 5 vostri funzionari di peso solo locale abbiano fatto tutto da soli?DIRIGENTE CAPITALIAGuardi, è certo che abbiano fatto tutto in 5, ma è altrettanto certo che 2 di loro, oltre al notaio, hanno dichiarato di avere accordi riservati con i massimi vertici di Capitalia.PAOLO MONDANI FUORI CAMPOIncontriamo uno dei dirigenti di Capitalia di Roma che forzando le procedure ha concesso a Fabio Calí 250 milioni di euro di prestiti e gli chiediamo se avesse fatto tutto da solo o se qualcuno piú in alto sapeva.ANONIMO“Io le dico questo: nelle operazioni che io facevo c’erano e-mail che io mandavo non solo a una persona ma a piú persone, piú destinatariPAOLO MONDANI Della direzione? ANONIMOIn cui dicevo che cosa accadevaPAOLO MONDANI Ogni volta?ANONIMOOgni volta. PAOLO MONDANI E a chi le mandava... a gente della direzione?ANONIMOCerto alla mia direzione, io faccio parte della linea crediti, ai miei superiori della linea crediti. Loro lo sapevano.PAOLO MONDANI Tra Calí e Geronzi c’erano dei rapporti?ANONIMOSi.PAOLO MONDANI Ma lei ha visto che loro si parlavano?ANONIMOIo so, so che si parlavano, ascolti... PAOLO MONDANI E tra Mazza e Geronzi invece c’erano stati rapporti?ANONIMOSi anche se non erano idilliaci, non erano stati idilliaci”. PAOLO MONDANI Umberto Morzilli, lei ha mai sentito nominare questo signore?GIANCARLO MAZZA – NOTAIOSi, ma non so se è... un broker?PAOLO MONDANI FUORI CAMPOLa Guardia di Finanza ha accertato che Umberto Morzilli e Ivan Vianello sono due broker immobiliari che tramite una società comune hanno comprato da Fabio Calí un immobile in via Caroncini a Roma. Nell’interrogatorio del 25 giugno scorso Calí spiega che Vianello ha lavorato per Giuseppe Statuto e Danilo Coppola mentre la Questura di Roma scrive che Morzilli, insieme ai due figli di Enrico Nicoletti, il vecchio e potente boss della Banda della Magliana, è sotto inchiesta per estorsione ai danni di alcuni commercianti romani. La Banda della Magliana era un gruppo di criminali che per vent’anni ha commesso omicidi, truffe ed estorsioni. Insomma, possibile che Capitalia prestasse ingenti somme a un uomo come Calí, plurindagato per truffa e in affari con un soggetto legato a uomini della Banda della Magliana?MILENA GABANELLI IN STUDIOQuesto tipo di operazioni non era nuovo alla famosa Banca Romana, secondo i magistrati Tanzi e Cragnotti tanto per fare 2 esempi noti, ottenevano prestiti senza garanzie o in cambio di favori. Il Dottor Geronzi attraverso il suo legale ci comunica che “non ha mai avuto poteri o deleghe che gli consentissero un ruolo nella concessione dei prestiti e quindi anche quelli relativi al gruppo Mazza Calì”.Come dire “non so cosa avviene nella mia banca”. Pubblicità e poi comincia l’era Geronzi.E siamo arrivati a oggi, i furbetti sono fuori gioco perché non agivano nella legalità e il paese si era indignato. Il Governatore Fazio che si era alleato con loro è costretto a dimettersi E per riportare credibilità al sistema finanziario arriva un nuovo governatore Mario Draghi. E tutti abbiamo sperato che fosse l’inizio di una nuova era. PAOLO MONDANI FUORI CAMPOCesare Geronzi è oggi il piú potente banchiere d’Italia. Antonio Fazio gli aveva preferito Gianpiero Fiorani nella scalata ad Antonveneta e lì è iniziata la parabola discendente di Fazio e di tutti i furbetti del quartierino. Nell’ambiente dicono: mai mettersi contro Geronzi, che oggi guida Mediobanca, ovvero la finanza italiana, dopo aver portato la sua Capitalia a fondersi con Unicredit. Un alto dirigente di Capitalia ci spiega da dove deriverebbe il suo grande potere.DIRIGENTE CAPITALIANel 1994 la Fininvest era indebitata fino al collo e furono i crediti di Geronzi a salvarla contro il parere di Cuccia e delle altre banche. Così come fu Geronzi a ristrutturare successivamente il debito dei Democratici di sinistra.PAOLO MONDANI FUORI CAMPOLa fusione Unicredit Capitalia preoccupa non poco l’altra grande banca: l’Intesa San Paolo di Giovanni Bazoli. Unicredit Capitalia possiede il 18% di Mediobanca, Mediobanca il 14% di Generali, (nelle quali Unicredit Capitalia ha a sua volta un 6,3%). Generali è l’azionista di riferimento in Intesa San Paolo con il 5%. Insomma attraverso Mediobanca e Generali va a finire che Unicredit Capitalia potrebbe pesantemente influenzare il concorrente Intesa San Paolo. Ed è per questo che recentemente l’autorità antitrust ha deciso di imporre alcune misure di dimagrimento a Unicredit Capitalia.ROBERTO SOMMELLA – AUTORITA’ ANTITRUSTAbbiamo chiesto che Unicredit ceda le sue quote di diretta partecipazione in Generali e che poi successivamente la nuova banca ceda più del 9% del 18 e passa che ha, di Mediobanca.PAOLO MONDANI FUORI CAMPOIn breve, l’antitrust azzera le azioni Unicredit nelle Generali, dimezza quelle in Mediobanca e chiede ai due rappresentanti di Unicredit in Mediobanca, Dieter Rampl e Fabrizio Palenzona di non votare su alcune materie nel consiglio di Unicredit. Tutto per evitare un possibile conflitto di interessi. Ma il punto rimane aperto in Mediobanca, perché lì c’è Cesare Geronzi.DIRIGENTE CAPITALIATrovo ridicolo che l’Antitrust chieda ai consiglieri di Unicredit e Mediobanca, Rampl e Palenzona, di astenersi dal voto su alcune materie e non chieda la stessa cosa per Geronzi, lui non è certo lì come indipendente, ci sta in rappresentanza di Unicredit Capitalia. Guardi io faccio il banchiere, non sono un moralista, ma questa vicenda dimostra come nel nostro mondo sono assenti regole certe e che Geronzi può scegliere sempre quella a lui più favorevole.PAOLO MONDANI FUORI CAMPOCon la fusione Unicredit Capitalia Cesare Geronzi diventa Presidente del Consiglio di Sorveglianza di Mediobanca che a sua volta, con circa il 14% è la principale azionista di Rcs, l’editore del Corriere della Sera. Ma in Rcs, tra gli azionisti ci sono anche Intesa San Paolo e Unicredit Capitalia. Senza dubbio Cesare Geronzi e le banche hanno un peso determinante nel Corriere della Sera.PAOLO MONDANI Nel tuo libro titolato “il Baco del Corriere” tu dici con molta energia che le banche non dovrebbero essere presenti nella proprietà dei giornali. Perché?MASSIMO MUCCHETTI – VICEDIR. “CORRIERE DELLA SERA”Qui abbiamo delle banche che non sono come dire... penso a Mediobanca Unicredit che sta da una parte e Intesa San Paolo che sta da un’altra, ma ciascuna di queste banche è poi in grado di influenzare anche le opinioni, diciamo così il sistema di interessi, dei soci cosiddetti industriali o comunque non bancari. Faccio un esempio: nel capitale di Mediobanca partecipano alcuni dei grandi soci del Corriere della Sera medesimo. Penso alle assicurazioni Fondiaria Sai di Ligresti, penso alle Generali, le quali a loro volta sono partecipate da Mediobanca, come la Fondiaria Sai, penso al sistema di Pesenti, penso al sistema di Tronchetti, il quale è anche partecipato da Banca Intesa, quindi gli intrecci sono veramente aggrovigliati. La stampa oggi più di ieri può e deve esercitare il ruolo di cane da guardia del sistema economico e del sistema politico. Quindi è importante che centri di potere già potentissimi non tengano il guinzaglio del cane da guardia.PAOLO MONDANI FUORI CAMPONella fusione Unicredit Capitalia sono previsti 5000 esuberi ma è rimasta irrisolta la grossa grana del fondo pensioni dei dipendenti dell’ex cassa di risparmio di Roma. Questi lavoratori, oggi in Capitalia, raccontano che il fondo era particolarmente ricco di proprietà immobiliari quando improvvisamente, pur di salvare i conti in rosso di Banca di Roma, gli immobili vennero venduti a Pirelli Re. I lavoratori ritengono di aver perso per questo circa 600 milioni di euro. Al fondo era iscritto anche Cesare Geronzi, vuoi vedere che rischia di perder la pensione?RICCARDO DOBRILLA – COMIT. LAVORATORI EX CASSA DI RISPARMIO - ROMATra le varie vicende oscure che hanno colpito il nostro fondo, ce da ricordare anche che i 24 dirigenti più elevati dell’ex Cassa di Risparmio di Roma, tra i quali possiamo ricordare il nostro presidente Geronzi, il direttore d’allora Corcione, negli anni ‘90 (non ricordo bene in quale anno), hanno pensato bene quando ancora il nostro fondo aveva una certa consistenza, di stornare le loro posizioni e portarsele nel fondo dei dirigenti del Banco di Santo Spirito. I soldi che loro hanno spostato in loro favore, ripeto di questi 24 dirigenti, ammontano esattamente, perché fu detto in un’assemblea degli azionisti, a 47 miliardi delle vecchie lire, ripeto eravamo intorno al ’94, ’95.PAOLO MONDANI FUORI CAMPO“Ha reiteratamente commesso crimini di gravità inaudita, mostrando la più totale insensibilità nei confronti di chi ne sarebbe stato la vittima più indifesa, il popolo dei risparmiatori” e ancora: “la pericolosità dell’indagato risulta certamente ancora concreta e attuale”. Così si esprimeva nel 2006 il Tribunale della Libertá di Bologna nel confermare l’interdizione temporanea dagli incarichi di Cesare Geronzi in Capitalia. L’inchiesta era quella sulla Parmalat. Dopo l’ interdizione, il patto di sindacato di Capitalia votò la riammissione di Geronzi agli incarichi. Così come votò a favore all’inizio del 2007 dopo la sospensione di Geronzi a seguito della condanna per il crack Italcase Bagaglino. Tra i componenti del patto spiccano il gruppo Ligresti, la Fininvest e Salvatore Mancuso che rappresenta la regione Sicilia ed è uomo di Salvatore Cuffaro. DIRIGENTE CAPITALIAGeronzi ha conosciuto un’interdizione giudiziaria ed una sospensione dall’esercizio dei suoi uffici e una condanna in primo grado ad 1 anno e 8 mesi per concorso in bancarotta nel crac Bagaglino Italcase. E’ indagato nel crac della Cirio, nel caso Parmalat-Ciappazzi e nel caso Eurolat, dove è stato rinviato a giudizio con capi d’imputazione che vanno dal concorso in bancarotta all’usura. Eppure è presidente di Mediobanca, ma è anche presidente del Patto di Sindacato, del Consiglio di Sorveglianza e del Comitato Governance. Neppure Cuccia ha mai concentrato tanto potere.PAOLO MONDANI Ma questo come è stato possibile?DIRIGENTE CAPITALIAQuesto è possibile perché nel decreto del Ministro del Tesoro che determina i requisiti di onorabilità di chi opera nel mondo finanziario, c’è scritto che viene mandato a casa solo chi è stato condannato in via definitiva. Ed ecco perché Geronzi in futuro vorrebbe fare il Presidente delle assicurazioni Generali, perché il decreto vale per le banche ma non per le assicurazioni.PAOLO MONDANI FUORI CAMPODa Capitalia al Corriere della Sera: ne ha fatta di strada Cesare Geronzi. Osserviamo al microscopio alcuni documenti interni di Capitalia. Questo è un atto del consiglio di amministrazione della banca del 10 maggio 2007. E’ il rendiconto delle erogazioni per fini di beneficenza. Il fondo ammonta a circa 20 milioni di euro ed è Geronzi in persona ad occuparsene. Tra gli altri spiccano i 50 mila euro all’Opera Romana Pellegrinaggi alle dirette dipendenze del Cardinal Ruini, i 150 mila euro alla Pontificia commissione per i beni culturali della Chiesa presieduta da Monsignor Mauro Piacenza, esponente dell’Opus Dei, e 195 mila euro senza nome, con la sola specificazione “Donazioni ad alcuni esponenti del Vaticano”. Quando non si ha una sigla a disposizione meglio mantenere l’anonimato.Ma c’è di più. Il 30 gennaio scorso, Capitalia avvia un’ispezione presso l’Area relazioni esterne diretta da Luigi Vianello, uomo-comunicazione di Cesare Geronzi. Un’attività di controllo messa in moto dall’Amministratore delegato Matteo Arpe. L’ispezione dura 3 mesi. L’area ha gestito nel 2006 31 milioni di euro, di cui circa 29 per pubblicità. Le conclusioni dell’ispezione sono durissime. L’area non dispone di un elenco fornitori... non si comprende la effettiva destinazione degli esborsi...c’è una generalizzata assenza di giustificativi contabili...e mancata emissione di fatture... si parla di frequenti acquisti di biglietti e abbonamenti per partite di calcio di cui non si conoscono i beneficiari.Si formulano riserve su stanziamenti a il quotidiano internet “Il Velino” che tra il 2004 e il 2007 incassa 1 milione e 200 mila euro.Capitalia tra il 2004 e il 2007 versa a Mediacom 94 e a Big Communication srl del 78 enne Mario Benedetti, circa 800mila euro per prestazioni che gli ispettori non riescono ad accertare e che definiscono “verbali e riservate”. Come dire che le due società che fanno pubbliche relazioni, sondaggi e agenzia di stampa ma dai loro bilanci sembrano poco attive, avrebbero fatturato il nulla.Tra gli stanziamenti preautorizzati nel 2006 troviamo: 180 mila euro per le manifestazioni culturali di Cortina D’Ampezzo curate dal giornalista Enrico Cisnetto, 66 mila euro per il Dvd su José Maria Escrivà fondatore dell’Opus Dei, 60 mila euro per l’evento commemorativo Giovanni Paolo II sull’Osservatore Romano, 36 mila euro per la sistemazione dei giornalisti per l’America’s Cup. Mentre tra le spese di rappresentanza fanno la loro figura i 35 mila euro per portatelefonini in pelle con piastra d’argento.A fine ispezione, il vice direttore generale De Robbio scrive: “è indispensabile mettere in atto immediati interventi che riconducano l’area nell’alveo di una regolarità gestionale amministrativa”. De Robbio non è piú in Capitalia e nemmeno Arpe, ma siccome Capitalia non esiste più queste carte che fine avranno fatto? Ultimo atto: Sabato 29 settembre. Cesare Geronzi e Alessandro Profumo di fronte a migliaia di dipendenti danno l’addio a Capitalia. Un dirigente chiede a Geronzi se sia vero che ha ceduto Capitalia a Unicredit in cambio della presidenza di Mediobanca. Cosi risponde Cesare Geronzi.INTERVENTO DI CESARE GERONZI“Prima della sua morte il dottor Maranghi, che aveva voluto riprendere i contatti con me, mi stimolava continuamente, mi diceva: “Bisogna rifare tutto, bisogna rifare tutto, ma tu vuoi fare il presidente di Mediobanca?” Ma dissi: “Guardi, io non farò mai nulla. Io sono una persona che non ha mai inseguito cariche”. PAOLO MONDANI FUORI CAMPOVincenzo Maranghi fu a lungo alla guida di Mediobanca ed è scomparso nel luglio scorso. A poche ore dalle parole di Geronzi la famiglia di Vincenzo Maranghi replica così: «Siamo profondamente sconcertati dall’attribuzione di parole e pensieri a una persona che non è più in grado di asseverare, né di correggere, né tanto meno di smentire quelle affermazioni». Ci auguriamo che episodi come questi non abbiano più ad accadere. Sarebbe molto facile per noi, naturali e vigili custodi della memoria del congiunto, intervenire». Sí, sarebbe facile, visto che Vincenzo Maranghi, ogni volta che incontrava Cesare Geronzi, desiderava avere accanto a sè un familiare. Meglio dire, un testimone. MILENA GABANELLI IN STUDIOPer tornare all’ispezione dalla quale emerge che un po’ di spese non sarebbero avvenute con la modalità stabilita dalle regole interne. Uno dice “saranno fatti loro”. Non è così, perché ogni azienda si da delle linee di comportamento in conformità alle norme stabilite dalla 231, e poi le deve rispettare. E qualora si rilevassero delle irregolarità amministrative tu azienda non te ne puoi lavare le mani. Il resoconto dell’ispezione è transitato insieme a Capitalia ad Unicredit. Se queste carte produrranno conseguenze o verranno archiviate non lo sappiamo. Quello che è certo è che l’ascesa di Geronzi non è stata rallentata dalla sue pesanti vicende giudiziarie; 1 condanna, 3 rinvii a giudizio una interdizione e una sospensione. Questo perché la nostra legge che regolamenta la materia dice: finché non c’è una sentenza definitiva è l’assemblea dei soci a decidere se la tal persona può stare alla guida di un grande gruppo bancario. E gli azionisti hanno deciso che si: Geronzi possiede i requisiti di onorabilità. Scrive l’autorevole financial times “in Inghilterra ad indirizzare le decisioni in alcune circostanze basta un’alzata di sopracciglio del governatore”. Draghi che stigmatizza i conflitti e invita al rispetto delle regole, quel sopracciglio ha ritenuto di non doverlo alzare. E così oggi l’Italia si trova Cesare Geronzi al più alto incarico nel settore più delicato e determinante per l’economia del paese.
http://www.report.rai.it/
"I swear to God, if I were a piano player or an actor or something and all those dopes thought I was terrific, I'd hate it. I wouldn't even want them to clap for me. People always clap for the wrong things". "(Holden Caulfield/JDSalinger - The catcher in the rye)
Thursday, November 08, 2007
Tuesday, November 06, 2007
Arrestato il boss Lo Piccolo
Gli inseparabili di Cosa nostraascesa e caduta dei Lo Piccolo
Salvo PalazzoloIl pm: "Il figlio era diventato l´angelo custode del padre"
Da quando in Cosa nostra soffiavano venti di guerra, erano ormai inseparabili. Padre e figlio. Salvatore e Sandro Lo Piccolo. I poliziotti e i magistrati lo sospettavano. Ieri mattina, al culmine del blitz di Giardinello, hanno avuto la conferma: «Probabilmente, il figlio non aveva più lasciato il padre da quando si era saputo che una parte di Cosa nostra, quella capeggiata da Nino Rotolo, avrebbe voluto morto il capomandamento di Tommaso Natale», così ipotizza il sostituto procuratore Gaetano Paci. Sandro non era più soltanto il figlio prediletto, era ormai diventato l´ombra, la scorta. E, soprattutto, un killer pronto a sparare. Per quella che era ormai diventata la sua causa. Interpretata dal suo padre padrino, l´uomo a cui ha dichiarato in lacrime il suo amore mentre entrava in manette dentro la volante della polizia. Eppure, un tempo, Sandro era stato il ragazzo ribelle. Tanto che qualche volta anche il padre era dovuto intervenire. «Io Sandro me lo ricordo - ha rivelato il pentito Isidoro Cracolici, un tempo braccio destro di don Salvatore - diciamo che l´ho svezzato io. Sin da piccolo l´avevo sempre vicino a me. A momenti, ha fatto la latitanza anche lui da bambino». Nel ‘91, Sandro fu fermato per furto: aveva 16 anni. In cella rimase pochissimo. Due anni dopo, fu sospettato di rapina ed estorsione. Era già in carriera. E il padre non era proprio contento allora: Cracolici ha spiegato che «u Nicu», così lo chiamavano, «era un ragazzo molto irrequieto, dedito a liti e scorribande», tanto da prendersi i rimproveri anche di alcuni vecchi uomini d´onore. Ma il crimine si impara presto: poco importa che il primo omicidio di Sandro Lo Piccolo, un ladro che operava senza autorizzazione, rischiò di andare a male perché i killer furono colpiti dalle bottiglie lanciate dai balconi. Quella volta, il padre padrino lo rimproverò sonoramente. Il secondo omicidio fu commesso secondo i canoni del perfetto killer di mafia, questo era stato negli anni Ottanta Salvatore Lo Piccolo. E Sandro stava ormai ripercorrendo le sue gesta criminali. Padre e figlio, poco a poco cominciarono ad essere sempre più uniti. Tutti e due con la comune fama di dongiovanni: «u Vascu», il vecchio è un gran fumatore di Malboro, veste sportivo e sempre all´ultima moda. Non sappiamo se «u Nicu» fuma, ma di certo ama anche lui le buone marche: indossava un bel maglioncino quando cinque anni fa sfuggì ai carabinieri inerpicandosi sui tetti delle ville di via Lanza di Scalea. Il particolare è rimasto nelle relazione di servizio. Gli abiti di lusso raccontano molto di quello che è rimasto per alcuni anni il più giovane fra i padrini di Cosa nostra. Sandro Lo Piccolo mandava un certo Tonino "u curtu" dello Zen a comprargli abiti all´ultima moda. E questa cosa era ritenuta troppo imprudente dagli altri mafiosi. Tonino entrava nei negozi più esclusivi del centro città e comprava per milioni delle vecchie lire. Pantaloni, maglioni, giacche, camicie. Ma niente della sua misura. I poliziotti della squadra mobile capirono presto che quegli abiti così eleganti non erano per lui: chi lo aveva incaricato degli acquisti era proprio Sandro Lo Piccolo.Da quando, però, le indagini avevano stretto il cerchio, il rampollo di Tommaso Natale era diventato prudente. Racconta il pentito Antonino Giuffrè che a Lo Piccolo junior era stata ormai delegata la gestione del business della droga. Il padre lo aveva investito del potere necessario. Ma la vera iniziazione era stata un´altra: anche «u Nicu» poteva infatti vantarsi di avere beffato la giustizia. L´ordine di arresto per i due omicidi fu inizialmente annullato: da allora il giovane boss era latitante. Poi, l´analisi del suo cellulare e di tutti i contatti, svolta dal consulente informatico della Procura, Gioacchino Genchi, ribaltò quell´inchiesta che sembrava destinata all´archiviazione. E in pochi mesi, la corte d´assise decretò l´ergastolo. Lo Piccolo junior e senior erano ormai una cosa sola. E i picciotti li veneravano. Il più fedele era Andrea Adamo, 45 anni, anche lui fra gli arrestati di ieri mattina. Era latitante dal mese di luglio 2007, quando era scattata l´operazione "Gotha". Ufficialmente, era solo un rivenditore di moto, in realtà era uno dei mafiosi più influenti del mandamento di Brancaccio. Anche grazie all´intercessione del suocero, Giuseppe Savoca, nome storico di Cosa nostra. L´altro fedelissimo dei Lo Piccolo padre e figlio era Gaspare Pulizzi, 36 anni, reggente della famiglia di Carini, latitante dal marzo scorso. Tutti si sono chiusi nel silenzio dopo l´arresto.
(06 novembre 2007)
http://espresso.repubblica.it/
Salvo PalazzoloIl pm: "Il figlio era diventato l´angelo custode del padre"
Da quando in Cosa nostra soffiavano venti di guerra, erano ormai inseparabili. Padre e figlio. Salvatore e Sandro Lo Piccolo. I poliziotti e i magistrati lo sospettavano. Ieri mattina, al culmine del blitz di Giardinello, hanno avuto la conferma: «Probabilmente, il figlio non aveva più lasciato il padre da quando si era saputo che una parte di Cosa nostra, quella capeggiata da Nino Rotolo, avrebbe voluto morto il capomandamento di Tommaso Natale», così ipotizza il sostituto procuratore Gaetano Paci. Sandro non era più soltanto il figlio prediletto, era ormai diventato l´ombra, la scorta. E, soprattutto, un killer pronto a sparare. Per quella che era ormai diventata la sua causa. Interpretata dal suo padre padrino, l´uomo a cui ha dichiarato in lacrime il suo amore mentre entrava in manette dentro la volante della polizia. Eppure, un tempo, Sandro era stato il ragazzo ribelle. Tanto che qualche volta anche il padre era dovuto intervenire. «Io Sandro me lo ricordo - ha rivelato il pentito Isidoro Cracolici, un tempo braccio destro di don Salvatore - diciamo che l´ho svezzato io. Sin da piccolo l´avevo sempre vicino a me. A momenti, ha fatto la latitanza anche lui da bambino». Nel ‘91, Sandro fu fermato per furto: aveva 16 anni. In cella rimase pochissimo. Due anni dopo, fu sospettato di rapina ed estorsione. Era già in carriera. E il padre non era proprio contento allora: Cracolici ha spiegato che «u Nicu», così lo chiamavano, «era un ragazzo molto irrequieto, dedito a liti e scorribande», tanto da prendersi i rimproveri anche di alcuni vecchi uomini d´onore. Ma il crimine si impara presto: poco importa che il primo omicidio di Sandro Lo Piccolo, un ladro che operava senza autorizzazione, rischiò di andare a male perché i killer furono colpiti dalle bottiglie lanciate dai balconi. Quella volta, il padre padrino lo rimproverò sonoramente. Il secondo omicidio fu commesso secondo i canoni del perfetto killer di mafia, questo era stato negli anni Ottanta Salvatore Lo Piccolo. E Sandro stava ormai ripercorrendo le sue gesta criminali. Padre e figlio, poco a poco cominciarono ad essere sempre più uniti. Tutti e due con la comune fama di dongiovanni: «u Vascu», il vecchio è un gran fumatore di Malboro, veste sportivo e sempre all´ultima moda. Non sappiamo se «u Nicu» fuma, ma di certo ama anche lui le buone marche: indossava un bel maglioncino quando cinque anni fa sfuggì ai carabinieri inerpicandosi sui tetti delle ville di via Lanza di Scalea. Il particolare è rimasto nelle relazione di servizio. Gli abiti di lusso raccontano molto di quello che è rimasto per alcuni anni il più giovane fra i padrini di Cosa nostra. Sandro Lo Piccolo mandava un certo Tonino "u curtu" dello Zen a comprargli abiti all´ultima moda. E questa cosa era ritenuta troppo imprudente dagli altri mafiosi. Tonino entrava nei negozi più esclusivi del centro città e comprava per milioni delle vecchie lire. Pantaloni, maglioni, giacche, camicie. Ma niente della sua misura. I poliziotti della squadra mobile capirono presto che quegli abiti così eleganti non erano per lui: chi lo aveva incaricato degli acquisti era proprio Sandro Lo Piccolo.Da quando, però, le indagini avevano stretto il cerchio, il rampollo di Tommaso Natale era diventato prudente. Racconta il pentito Antonino Giuffrè che a Lo Piccolo junior era stata ormai delegata la gestione del business della droga. Il padre lo aveva investito del potere necessario. Ma la vera iniziazione era stata un´altra: anche «u Nicu» poteva infatti vantarsi di avere beffato la giustizia. L´ordine di arresto per i due omicidi fu inizialmente annullato: da allora il giovane boss era latitante. Poi, l´analisi del suo cellulare e di tutti i contatti, svolta dal consulente informatico della Procura, Gioacchino Genchi, ribaltò quell´inchiesta che sembrava destinata all´archiviazione. E in pochi mesi, la corte d´assise decretò l´ergastolo. Lo Piccolo junior e senior erano ormai una cosa sola. E i picciotti li veneravano. Il più fedele era Andrea Adamo, 45 anni, anche lui fra gli arrestati di ieri mattina. Era latitante dal mese di luglio 2007, quando era scattata l´operazione "Gotha". Ufficialmente, era solo un rivenditore di moto, in realtà era uno dei mafiosi più influenti del mandamento di Brancaccio. Anche grazie all´intercessione del suocero, Giuseppe Savoca, nome storico di Cosa nostra. L´altro fedelissimo dei Lo Piccolo padre e figlio era Gaspare Pulizzi, 36 anni, reggente della famiglia di Carini, latitante dal marzo scorso. Tutti si sono chiusi nel silenzio dopo l´arresto.
(06 novembre 2007)
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Addio a Enzo Biagi
Il giornalista era ricoverato da una decina di giorni in una clinica milanese. «Si è spento con serenità»
MILANO - È morto Enzo Biagi. Il popolare giornalista e scrittore si è spento poco dopo le otto nella clinica Capitanio di Milano, dove era ricoverato da una decina di giorni per problemi polmonari e cardiaci. Al momento del decesso c'erano al capezzale le due figlie, Bice e Carla. A dare la notizia della morte di Biagi è stato il medico Giorgio Massarotti: «Per incarico della famiglia, con estremo dolore, annuncio che il dottor Biagi si è spento con serenità». Poco dopo è arrivato il messaggio di cordoglio del presidente Napolitano: «È scomparsa una grande voce di libertà».L'ARRIVO DELLE FIGLIE - Le due figlie di Biagi erano arrivate in clinica attorno alle 7 e 25. Contrariamente a quanto accaduto nelle sere passate, avevano trascorso la notte nella propria abitazione. Al loro arrivo alla clinica sono immediatamente entrate, senza attardarsi con i giornalisti. «Si è addormentato sereno prima della morte - ha raccontato poi la figlia Bice. - Devo dire che aveva programmato tutto anche per noi, ci ha fatto dormire qualche ora a me e mia sorella, e ci ha aspettate». «Voi e tutti ricorderete Enzo Biagi - ha continuato -, io ricordo mio padre e sono grata a tutti quelli che in questi giorni ci hanno dimostrato tanto bene. Non dico che per noi è una scoperta ma ci ha stupito. Noi siamo i suoi figli, io ho perso un padre e sono solo più sola».
ULTIMO REGALO- Le figlie di Biagi hanno poi raccontato che il padre ha vissuto come un regalo della vita la possibilità di riprendere negli ultimi mesi il proprio lavoro di sempre come giornalista anche televisivo. «Ha avuto dei grandissimi dolori privati, negli ultimi anni, ma la vita gli ha dato un ultimo regalo - ha detto Bice - perché pochi mesi fa ha potuto riprendere, per qualche mese, il lavoro che aveva fatto tutta la vita». Bice, insieme alla sorella Carla, ha voluto ricordare in particolare il periodo trascorso dal padre come partigiano. «Ha sul petto il distintivo di Giustizia e Libertà, era una delle cose a lui più care, di cui parlava di più. Anche questo mi piace ricordare». Bice ha riferito inoltre che l'ultima frase pronunciata lunedì sera da Biagi alle figlie è stata: «Ho tanto bisogno di voi». La figlia Bice ha concluso definendo il papà «una persona per bene e coerente».IL RICOVERO - Biagi, nato nell’agosto del 1920 a Pianaccio di Lizzano in Belvedere, era ricoverato da venerdì 26 ottobre per accertamenti di routine. Successivamente, si era resa necessaria una degenza più lunga per subentrate complicazioni. Nella mattinata di venerdì le condizioni di Biagi si erano aggravate, poiché ai problemi cardiaci si erano aggiunti problemi renali e polmonari. Ma anche questa ennesima crisi era stata superata "combattendo come un leone", come avevano riferito le figlie. Nelle ultime ore, però, la situazione era tornata nuovamente ad aggravarsi. Che la battaglia fosse persa lo avevano sostanzialmente ammesso in questi giorni le stesse figlie, che in questi giorni non hanno mai rifiutato il contatto con la stampa, un mondo nel quale la famiglia Biagi ha una tradizione ben radicata. «La situazione è precipitata» era stato il primo annuncio e poi, con il passare delle ore e dei giorni, «è sempre lucido, determinato, sereno», «c'è stato un lieve miglioramento ma la prognosi resta riservata», «è molto affaticato»: frasi, pronunciate in tempi diversi, più eloquenti di qualsiasi bollettino.
UNA FIBRA FORTE - Non restava che attendere, anche perchè il pessimismo dei medici non lasciava spazio alla possibilità di una ripresa. Eppure Biagi già altre volte era riuscito a superare serie crisi. In una intervista del 2004, all'epoca del suo allontanamento dalla Rai, parlando dei suoi problemi, ricordava di aver fatto «due pneumotoraci» e di aver impiantati «sei by-pass» anche se su di lui avevano pesato, più di quelli, la morte della moglie Lucia, nel febbraio 2002, e della figlia Anna, a soli 47 anni, nel maggio dell'anno successivo. Ma la sua forte fibra aveva resistito a tutto. Proprio per questo, quando si era diffusa la voce del ricovero in clinica di Biagi, dieci giorni fa, sembrava potesse trattarsi di uno dei tanti controlli ai quali periodicamente veniva sottoposto. In realtà era qualcosa di più: la situazione stava degenerando. Era inevitabilmente questione di giorni.I FUNERALI - I funerali avranno luogo giovedì a Pianaccio, il piccolo borgo di Lizzano in Belvedere, sull'appennino bolognese, dove Biagi era nato. La camera ardente è prevista alla clinica Capitanio di Milano, con accesso attraverso l'ingresso di via Quadronno. Resterà aperta per due giorni. Poi, giovedì mattina, il feretro sarà trasferito a Pianaccio per i funerali. Biagi sarà sepolto accanto alla moglie e alla figlia. «Lo portiamo nel posto da dove, come lui diceva, 'Non sono mai partito'».
www.corriere.it
Il giornalista era ricoverato da una decina di giorni in una clinica milanese. «Si è spento con serenità»
MILANO - È morto Enzo Biagi. Il popolare giornalista e scrittore si è spento poco dopo le otto nella clinica Capitanio di Milano, dove era ricoverato da una decina di giorni per problemi polmonari e cardiaci. Al momento del decesso c'erano al capezzale le due figlie, Bice e Carla. A dare la notizia della morte di Biagi è stato il medico Giorgio Massarotti: «Per incarico della famiglia, con estremo dolore, annuncio che il dottor Biagi si è spento con serenità». Poco dopo è arrivato il messaggio di cordoglio del presidente Napolitano: «È scomparsa una grande voce di libertà».L'ARRIVO DELLE FIGLIE - Le due figlie di Biagi erano arrivate in clinica attorno alle 7 e 25. Contrariamente a quanto accaduto nelle sere passate, avevano trascorso la notte nella propria abitazione. Al loro arrivo alla clinica sono immediatamente entrate, senza attardarsi con i giornalisti. «Si è addormentato sereno prima della morte - ha raccontato poi la figlia Bice. - Devo dire che aveva programmato tutto anche per noi, ci ha fatto dormire qualche ora a me e mia sorella, e ci ha aspettate». «Voi e tutti ricorderete Enzo Biagi - ha continuato -, io ricordo mio padre e sono grata a tutti quelli che in questi giorni ci hanno dimostrato tanto bene. Non dico che per noi è una scoperta ma ci ha stupito. Noi siamo i suoi figli, io ho perso un padre e sono solo più sola».
ULTIMO REGALO- Le figlie di Biagi hanno poi raccontato che il padre ha vissuto come un regalo della vita la possibilità di riprendere negli ultimi mesi il proprio lavoro di sempre come giornalista anche televisivo. «Ha avuto dei grandissimi dolori privati, negli ultimi anni, ma la vita gli ha dato un ultimo regalo - ha detto Bice - perché pochi mesi fa ha potuto riprendere, per qualche mese, il lavoro che aveva fatto tutta la vita». Bice, insieme alla sorella Carla, ha voluto ricordare in particolare il periodo trascorso dal padre come partigiano. «Ha sul petto il distintivo di Giustizia e Libertà, era una delle cose a lui più care, di cui parlava di più. Anche questo mi piace ricordare». Bice ha riferito inoltre che l'ultima frase pronunciata lunedì sera da Biagi alle figlie è stata: «Ho tanto bisogno di voi». La figlia Bice ha concluso definendo il papà «una persona per bene e coerente».IL RICOVERO - Biagi, nato nell’agosto del 1920 a Pianaccio di Lizzano in Belvedere, era ricoverato da venerdì 26 ottobre per accertamenti di routine. Successivamente, si era resa necessaria una degenza più lunga per subentrate complicazioni. Nella mattinata di venerdì le condizioni di Biagi si erano aggravate, poiché ai problemi cardiaci si erano aggiunti problemi renali e polmonari. Ma anche questa ennesima crisi era stata superata "combattendo come un leone", come avevano riferito le figlie. Nelle ultime ore, però, la situazione era tornata nuovamente ad aggravarsi. Che la battaglia fosse persa lo avevano sostanzialmente ammesso in questi giorni le stesse figlie, che in questi giorni non hanno mai rifiutato il contatto con la stampa, un mondo nel quale la famiglia Biagi ha una tradizione ben radicata. «La situazione è precipitata» era stato il primo annuncio e poi, con il passare delle ore e dei giorni, «è sempre lucido, determinato, sereno», «c'è stato un lieve miglioramento ma la prognosi resta riservata», «è molto affaticato»: frasi, pronunciate in tempi diversi, più eloquenti di qualsiasi bollettino.
UNA FIBRA FORTE - Non restava che attendere, anche perchè il pessimismo dei medici non lasciava spazio alla possibilità di una ripresa. Eppure Biagi già altre volte era riuscito a superare serie crisi. In una intervista del 2004, all'epoca del suo allontanamento dalla Rai, parlando dei suoi problemi, ricordava di aver fatto «due pneumotoraci» e di aver impiantati «sei by-pass» anche se su di lui avevano pesato, più di quelli, la morte della moglie Lucia, nel febbraio 2002, e della figlia Anna, a soli 47 anni, nel maggio dell'anno successivo. Ma la sua forte fibra aveva resistito a tutto. Proprio per questo, quando si era diffusa la voce del ricovero in clinica di Biagi, dieci giorni fa, sembrava potesse trattarsi di uno dei tanti controlli ai quali periodicamente veniva sottoposto. In realtà era qualcosa di più: la situazione stava degenerando. Era inevitabilmente questione di giorni.I FUNERALI - I funerali avranno luogo giovedì a Pianaccio, il piccolo borgo di Lizzano in Belvedere, sull'appennino bolognese, dove Biagi era nato. La camera ardente è prevista alla clinica Capitanio di Milano, con accesso attraverso l'ingresso di via Quadronno. Resterà aperta per due giorni. Poi, giovedì mattina, il feretro sarà trasferito a Pianaccio per i funerali. Biagi sarà sepolto accanto alla moglie e alla figlia. «Lo portiamo nel posto da dove, come lui diceva, 'Non sono mai partito'».
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Morto un maestro del Giornalismo Italiano : ciao Enzo
Una carriera tra Carta stampata e televisione
Biagi, una vita per il giornalismo
Dagli esordi in Emilia alla direzione del Telegiornale e dell'Europeo. E il lungo rapporto col Corriere
MILANO - Una vita e tante storie. Vissute e raccontate. Tutto iniziò nel 1920 a Lizzano in Belvedere, il paesino in provincia di Bologna dove Enzo Biagi nacque da padre magazziniere e madre casalinga. Sull’Appennino emiliano trascorse l’infanzia e iniziò a sognare, come in Martin Eden di Jack London, di fare il giornalista; mestiere che immaginava come un «vendicatore capace di riparare torti e ingiustizie» e che lo affascinava per la possibilità di viaggiare e scoprire il mondo. Testimone del secolo che come pochi altri ha saputo declinare la sua vocazione al giornalismo in tutti i media - dalla carta stampata, ai libri, alla tv. Una vita che lo ha visto collezionare tanti successi ma anche profondi dolori, dai diversi allontanamenti dalla Rai ai lutti familiari: nel 2002 la perdita della moglie, compagna inseparabile di una vita e l'anno dopo della figlia Anna. Delle sue quattro donne, a consolarlo rimasero la primogenita Bice, che ha seguito le orme paterne, e Carla.
ANTIFASCISTA - Dopo il diploma in ragioneria seguirono gli anni della gavetta al Resto del Carlino. Diventa professionista a soli ventuno anni. Allo scoppio della guerra è richiamato alle armi. Dopo l’8 settembre 1943, per non aderire alla Repubblica di Salò, varca la linea del fronte aggregandosi ai gruppi partigiani attivi sull’Appennino. Il 21 aprile 1945 entra a Bologna con le truppe alleate e annuncia dai microfoni del Pwb la fine della guerra.
ESORDI - Il dopoguerra a Bologna è per Biagi un periodo di intenso lavoro: fonda il settimanale Cronache e il quotidiano Cronache sera. Viene assunto nuovamente a Il Resto del Carlino (in quegli anni Giornale dell’Emilia), ricoprendo il ruolo di inviato e di critico cinematografico. Sono entrati nella storia del giornalismo i suoi articoli sull’inondazione del Polesine. Nel 1951 Biagi aderì al manifesto di Stoccolma contro la bomba atomica e, accusato dal suo editore di «essere un comunista sovversivo», fu allontanato dal Resto del Carlino. Qualche mese dopo, fu assunto da Arnoldo Mondadori di cui diventò in breve tempo direttore trasferendosi per la prima volta a Milano.
IN RAI - È di quegli anni l’inizio del suo rapporto con la televisione, destinato a rafforzarsi e a durare nel tempo. Nel 1961 l’ingresso in Rai, diventa direttore del Telegiornale e inizia quel difficile rapporto con la politica che non lo ha mai abbandonato. Nel 1963 cura la nascita del telegiornale del secondo canale Rai. Nello stesso anno lancia RT, il primo settimanale della televisione italiana. Ma ben presto arrivarono critiche durissime soprattutto dal Psdi di Saragat e dalla destra, che accusò Biagi di essere un comunista. Nel 1963 fu quindi costretto a dimettersi. Ritorna quindi a La Stampa come inviato speciale, scrivendo anche per il Corriere della Sera e per il settimanale L'Europeo. La sua collaborazione con la Rai, riprende nel 1968 quando chiamato dall'allora direttore generale, Ettore Bernabei ritorna alla tv di Stato, per realizzare programmi di approfondimento giornalistico. Tra i più seguiti e innovativi: «Dicono di lei» (1969), una serie di interviste a personaggi famosi, tramite frasi, aforismi, aneddotti sulle loro personalità e «Terza B, facciamo l'appello» (1971). NEI QUOTIDIANI - Biagi alternava l'attività televisiva alla carta stampata. Nel 1971, dopo numerose collaborazioni al Corriere della Sera e al settimanale L'Europeo, fu nominato direttore del Resto del Carlino con l'obiettivo di trasformarlo in un quotidiano nazionale. Il 30 giugno del 1972 fu allontanato dalla direzione del Resto del Carlino e tornò quindi al Corriere della Sera. Nel 1975, pur senza lasciare il Corriere, collaborò con l'amico Indro Montanelli alla creazione del Giornale. DI NUOVO IN RAI - Dal 1977 al 1980, ritorna a collaborare stabilmente alla Rai, conducendo "Proibito" programma in prima serata su Rai Due che trattava temi d'attualità. All'interno del programma guida due cicli d'inchieste internazionali denominati "Douce France" (1978) e "Made in England" (1980). Intanto, dopo lo scandalo della P2 lascia il Corriere della Sera e collabora come editorialista con La Repubblica, quotidiano che lascierà nel 1988, quando ritornerà al Corriere. Nel 1982 conduce la prima serie di "Film Dossier", un programma che attraverso film mirati, punta a coinvolgere lo spettatore, nel 1983, dopo un programma su Rai Tre dedicato ad episodi della seconda guerra mondiale (La guerra e dintorni), inizia a condurre su Rai Uno "Linea Diretta", uno dei suoi programmi più seguiti, che propone l'approfondimento del fatto della settimana, tramite il coinvolgimento dei vari protagonisti. Linea Diretta viene trasmesso fino al 1985 e poi di nuovo nel 1989. Negli anno '90 segue attentamente le vicende di "Mani pulite", con programmi come "Processo al processo su Tangentopoli", (1993) e "Le inchieste di Enzo Biagi" (1993-1994).IL FATTO - Nel 1995 iniziò la trasmissione Il Fatto, un programma di approfondimento dopo il Tg1 sui principali fatti del giorno, di cui Biagi era autore e conduttore. Nel 2004 Il Fatto, che mediamente era seguito da oltre 6milioni di telespettatori, fu nominato da una giuria di giornalisti il miglior programma giornalistico realizzato nei cinquant'anni della Rai. Famose resteranno le interviste a Marcello Mastroianni, a Sofia Loren, a Indro Montanelli e le due realizzate a Roberto Benigni, l'ultima delle quali nel 2001, in piena campagna elettorale: il comico toscano, inevitabilmente, parlò di Silvio Berlusconi e della sua candidatura, commentando a modo suo il conflitto d'interessi e il contratto con gli italiani. L'intervista scatenò roventi polemiche contro Benigni e contro Biagi. Berlusconi lo accusò di avergli fatto perdere un milione e 750 mila voti prima delle elezioni del 2001. Il deputato di An e futuro ministro delle comunicazioni, Maurizio Gasparri, parlando ad un'emittente lombarda, auspicò l'allontanamento dalla Rai dello stesso Biagi.IL CASO BIAGI - Il 18 aprile 2002 l'allora premier Silvio Berlusconi dichiarò nel corso di una conferenza stampa: «La Rai, tornerà ad essere una tv pubblica, cioè di tutti, non partitica, [...] come è stata durante l'occupazione militare della sinistra. L'uso fatto da Biagi, da quel...come si chiama? Ah Santoro e da Luttazzi, è stato veramente criminoso e fatto con i soldi di tutti. Preciso dovere di questa dirigenza sia quello di non permettere più che questo avvenga». Una dichiarazione che passerà alla storia come «Editto bulgaro» a cui Biagi replicò nella puntata del Fatto, dichiarando: «Presidente del Consiglio, non trova niente di meglio che segnalare tre biechi individui: Santoro, Luttazzi e il sottoscritto. Quale sarebbe il reato? [...] Lavoro qui in Rai, dal 1961, ed è la prima volta che un presidente del Consiglio decide il palinsesto [...] Cari telespettatori, questa potrebbe essere l'ultima puntata del Fatto. Dopo 814 trasmissioni, non è il caso di commemorarci». Le trasmissioni del Fatto, proseguirono regolarmente fino alla prima settimana di giugno, quando terminò la stagione. Ma all'inizio della nuova, dopo un lungo tira e molla, la dirigenza Rai, decise di cancellare il programma, dopo settecento puntate.
IL RITORNO IN TV - Invitato anche da Adriano Celentano nel suo Rock Politik in una puntata dedicata alla libertà di stampa assieme a Santoro, Biagi ha però declinato l'offerta: «Non posso ritornare alla rete ammiraglia della Rai fino a quando ci saranno le persone che hanno chiuso il programma e impedito alla mia redazione di lavorare» scrisse sul Corriere nella sua rubrica Strettamente personale in forma di lettera aperta al Molleggiato. Dopo 5 anni di silenzio tv Biagi annunciò il suo ritorno al programma «Che tempo che fa», intervistato per una ventina di minuti da Fabio Fazio. Il 22 aprile 2007, tornato in tv con "RT - Rotocalco Televisivo", ha aperto la trasmissione dicendo: «Buonasera, scusate se sono un po' commosso e, magari, si vede. C'è stato qualche inconveniente tecnico e l'intervallo è durato cinque anni e parlando di resistenza, di quella odierna di chi resiste alla camorra fino alla Resistenza con la R maiuscola, con interviste a chi l'ha vissuta in prima persona».SCRITTORE - Biagi autore prolifico ha vinto numerosi premi, tra cui il Bancarella. Ha scritto più di ottanta libri, tra cui Testimone del tempo, 1970; I come italiani, 1972; La bella vita, 1996, intervista all'attore Marcello Mastroianni; Come si dice amore, 2000 e Storia d'Italia a fumetti. L'ultimo “Era ieri”, un libro di rievocazioni, parte da quelle 842 puntate de Il fatto che sono state il fiore all’occhiello di una lunga carriera. Un successo strepitoso con i suoi sei milioni di ascoltatori, bruscamente chiusa dalla decisione del Presidente del Consiglio Berlusconi nel 2002. Una ferita mai rimarginata.
http://www.corriere.it/
Biagi, una vita per il giornalismo
Dagli esordi in Emilia alla direzione del Telegiornale e dell'Europeo. E il lungo rapporto col Corriere
MILANO - Una vita e tante storie. Vissute e raccontate. Tutto iniziò nel 1920 a Lizzano in Belvedere, il paesino in provincia di Bologna dove Enzo Biagi nacque da padre magazziniere e madre casalinga. Sull’Appennino emiliano trascorse l’infanzia e iniziò a sognare, come in Martin Eden di Jack London, di fare il giornalista; mestiere che immaginava come un «vendicatore capace di riparare torti e ingiustizie» e che lo affascinava per la possibilità di viaggiare e scoprire il mondo. Testimone del secolo che come pochi altri ha saputo declinare la sua vocazione al giornalismo in tutti i media - dalla carta stampata, ai libri, alla tv. Una vita che lo ha visto collezionare tanti successi ma anche profondi dolori, dai diversi allontanamenti dalla Rai ai lutti familiari: nel 2002 la perdita della moglie, compagna inseparabile di una vita e l'anno dopo della figlia Anna. Delle sue quattro donne, a consolarlo rimasero la primogenita Bice, che ha seguito le orme paterne, e Carla.
ANTIFASCISTA - Dopo il diploma in ragioneria seguirono gli anni della gavetta al Resto del Carlino. Diventa professionista a soli ventuno anni. Allo scoppio della guerra è richiamato alle armi. Dopo l’8 settembre 1943, per non aderire alla Repubblica di Salò, varca la linea del fronte aggregandosi ai gruppi partigiani attivi sull’Appennino. Il 21 aprile 1945 entra a Bologna con le truppe alleate e annuncia dai microfoni del Pwb la fine della guerra.
ESORDI - Il dopoguerra a Bologna è per Biagi un periodo di intenso lavoro: fonda il settimanale Cronache e il quotidiano Cronache sera. Viene assunto nuovamente a Il Resto del Carlino (in quegli anni Giornale dell’Emilia), ricoprendo il ruolo di inviato e di critico cinematografico. Sono entrati nella storia del giornalismo i suoi articoli sull’inondazione del Polesine. Nel 1951 Biagi aderì al manifesto di Stoccolma contro la bomba atomica e, accusato dal suo editore di «essere un comunista sovversivo», fu allontanato dal Resto del Carlino. Qualche mese dopo, fu assunto da Arnoldo Mondadori di cui diventò in breve tempo direttore trasferendosi per la prima volta a Milano.
IN RAI - È di quegli anni l’inizio del suo rapporto con la televisione, destinato a rafforzarsi e a durare nel tempo. Nel 1961 l’ingresso in Rai, diventa direttore del Telegiornale e inizia quel difficile rapporto con la politica che non lo ha mai abbandonato. Nel 1963 cura la nascita del telegiornale del secondo canale Rai. Nello stesso anno lancia RT, il primo settimanale della televisione italiana. Ma ben presto arrivarono critiche durissime soprattutto dal Psdi di Saragat e dalla destra, che accusò Biagi di essere un comunista. Nel 1963 fu quindi costretto a dimettersi. Ritorna quindi a La Stampa come inviato speciale, scrivendo anche per il Corriere della Sera e per il settimanale L'Europeo. La sua collaborazione con la Rai, riprende nel 1968 quando chiamato dall'allora direttore generale, Ettore Bernabei ritorna alla tv di Stato, per realizzare programmi di approfondimento giornalistico. Tra i più seguiti e innovativi: «Dicono di lei» (1969), una serie di interviste a personaggi famosi, tramite frasi, aforismi, aneddotti sulle loro personalità e «Terza B, facciamo l'appello» (1971). NEI QUOTIDIANI - Biagi alternava l'attività televisiva alla carta stampata. Nel 1971, dopo numerose collaborazioni al Corriere della Sera e al settimanale L'Europeo, fu nominato direttore del Resto del Carlino con l'obiettivo di trasformarlo in un quotidiano nazionale. Il 30 giugno del 1972 fu allontanato dalla direzione del Resto del Carlino e tornò quindi al Corriere della Sera. Nel 1975, pur senza lasciare il Corriere, collaborò con l'amico Indro Montanelli alla creazione del Giornale. DI NUOVO IN RAI - Dal 1977 al 1980, ritorna a collaborare stabilmente alla Rai, conducendo "Proibito" programma in prima serata su Rai Due che trattava temi d'attualità. All'interno del programma guida due cicli d'inchieste internazionali denominati "Douce France" (1978) e "Made in England" (1980). Intanto, dopo lo scandalo della P2 lascia il Corriere della Sera e collabora come editorialista con La Repubblica, quotidiano che lascierà nel 1988, quando ritornerà al Corriere. Nel 1982 conduce la prima serie di "Film Dossier", un programma che attraverso film mirati, punta a coinvolgere lo spettatore, nel 1983, dopo un programma su Rai Tre dedicato ad episodi della seconda guerra mondiale (La guerra e dintorni), inizia a condurre su Rai Uno "Linea Diretta", uno dei suoi programmi più seguiti, che propone l'approfondimento del fatto della settimana, tramite il coinvolgimento dei vari protagonisti. Linea Diretta viene trasmesso fino al 1985 e poi di nuovo nel 1989. Negli anno '90 segue attentamente le vicende di "Mani pulite", con programmi come "Processo al processo su Tangentopoli", (1993) e "Le inchieste di Enzo Biagi" (1993-1994).IL FATTO - Nel 1995 iniziò la trasmissione Il Fatto, un programma di approfondimento dopo il Tg1 sui principali fatti del giorno, di cui Biagi era autore e conduttore. Nel 2004 Il Fatto, che mediamente era seguito da oltre 6milioni di telespettatori, fu nominato da una giuria di giornalisti il miglior programma giornalistico realizzato nei cinquant'anni della Rai. Famose resteranno le interviste a Marcello Mastroianni, a Sofia Loren, a Indro Montanelli e le due realizzate a Roberto Benigni, l'ultima delle quali nel 2001, in piena campagna elettorale: il comico toscano, inevitabilmente, parlò di Silvio Berlusconi e della sua candidatura, commentando a modo suo il conflitto d'interessi e il contratto con gli italiani. L'intervista scatenò roventi polemiche contro Benigni e contro Biagi. Berlusconi lo accusò di avergli fatto perdere un milione e 750 mila voti prima delle elezioni del 2001. Il deputato di An e futuro ministro delle comunicazioni, Maurizio Gasparri, parlando ad un'emittente lombarda, auspicò l'allontanamento dalla Rai dello stesso Biagi.IL CASO BIAGI - Il 18 aprile 2002 l'allora premier Silvio Berlusconi dichiarò nel corso di una conferenza stampa: «La Rai, tornerà ad essere una tv pubblica, cioè di tutti, non partitica, [...] come è stata durante l'occupazione militare della sinistra. L'uso fatto da Biagi, da quel...come si chiama? Ah Santoro e da Luttazzi, è stato veramente criminoso e fatto con i soldi di tutti. Preciso dovere di questa dirigenza sia quello di non permettere più che questo avvenga». Una dichiarazione che passerà alla storia come «Editto bulgaro» a cui Biagi replicò nella puntata del Fatto, dichiarando: «Presidente del Consiglio, non trova niente di meglio che segnalare tre biechi individui: Santoro, Luttazzi e il sottoscritto. Quale sarebbe il reato? [...] Lavoro qui in Rai, dal 1961, ed è la prima volta che un presidente del Consiglio decide il palinsesto [...] Cari telespettatori, questa potrebbe essere l'ultima puntata del Fatto. Dopo 814 trasmissioni, non è il caso di commemorarci». Le trasmissioni del Fatto, proseguirono regolarmente fino alla prima settimana di giugno, quando terminò la stagione. Ma all'inizio della nuova, dopo un lungo tira e molla, la dirigenza Rai, decise di cancellare il programma, dopo settecento puntate.
IL RITORNO IN TV - Invitato anche da Adriano Celentano nel suo Rock Politik in una puntata dedicata alla libertà di stampa assieme a Santoro, Biagi ha però declinato l'offerta: «Non posso ritornare alla rete ammiraglia della Rai fino a quando ci saranno le persone che hanno chiuso il programma e impedito alla mia redazione di lavorare» scrisse sul Corriere nella sua rubrica Strettamente personale in forma di lettera aperta al Molleggiato. Dopo 5 anni di silenzio tv Biagi annunciò il suo ritorno al programma «Che tempo che fa», intervistato per una ventina di minuti da Fabio Fazio. Il 22 aprile 2007, tornato in tv con "RT - Rotocalco Televisivo", ha aperto la trasmissione dicendo: «Buonasera, scusate se sono un po' commosso e, magari, si vede. C'è stato qualche inconveniente tecnico e l'intervallo è durato cinque anni e parlando di resistenza, di quella odierna di chi resiste alla camorra fino alla Resistenza con la R maiuscola, con interviste a chi l'ha vissuta in prima persona».SCRITTORE - Biagi autore prolifico ha vinto numerosi premi, tra cui il Bancarella. Ha scritto più di ottanta libri, tra cui Testimone del tempo, 1970; I come italiani, 1972; La bella vita, 1996, intervista all'attore Marcello Mastroianni; Come si dice amore, 2000 e Storia d'Italia a fumetti. L'ultimo “Era ieri”, un libro di rievocazioni, parte da quelle 842 puntate de Il fatto che sono state il fiore all’occhiello di una lunga carriera. Un successo strepitoso con i suoi sei milioni di ascoltatori, bruscamente chiusa dalla decisione del Presidente del Consiglio Berlusconi nel 2002. Una ferita mai rimarginata.
http://www.corriere.it/
Monday, November 05, 2007
i figli di - i veri bamboccioni - parenti della TV -
Rai, covo di imparentatiMentre infuria la polemica sulle nomine politiche, un blogger ci ricorda quanti "figli o qualcos'altro a di" ci sono nella tv di Stato Figli&Figlie d'ItaliaDi: ScherzeraiMi limito a mettere questa lista che ho ricevuto con emai e poi riflettiamo su questa Italia FIGLI ECCELLENTI Tinni Andreatta, responsabile fiction di Raiuno, figlia dell'ex ministro dc Beniamino. Natalia Augias, Gr, figlia del giornalista e scrittore Corrado. Gianfranco Agus, inviato a "La vita in diretta", figlio dell'attore Gianni. Roberto Averardi, Gr, figlio di Giuseppe, ex deputato Psdi. Francesca Barzini, Tg3, figlia dello scrittore e giornalista Luigi junior. Bianca Berlinguer, conduttrice del Tg3, figlia di Enrico, segretario del Pci. Barbara Boncompagni, autrice, figlia di Gianni. Claudio Cappon, direttore generale, figlio di Giorgio, potente ex direttore generale dell'Imi. Antonio De Martino, Gr, figlio dell'ex ministro socialista Francesco. Fabrizio Del Noce, Tg1, direttore Raiuno, figlio del filosofo Augusto. Antonio Di Bella, direttore Tg3, figlio di Franco, ex direttore del "Corriere della Sera". Claudio Donat-Cattin, capostruttura Raiuno, figlio dell'ex ministro democristiano Carlo. Jessica Japino, programmista regista di tutte le edizioni di "Carramba", figlia di Sergio. Giancarlo Leone, amministratore delegato di Rai Cinema e responsabile della Divisione Uno, figlio dell'ex presidente della Repubblica Giovanni. Marina Letta, contrattista a tempo determinato, figlia di Gianni, sottosegretario alla Presidenza a Palazzo Chigi. Pietro Mancini, Gr, figlio del socialista Giacomo. Maurizio Martinelli ,Tg2, figlio del giornalista Roberto. Stefania Pennacchini, Relazioni istituzionali Rai, figlia di Erminio, ex sottosegretario Dc. Claudia Piga, Tg1,figlia dell'ex ministro dc, Franco. Francesco Pionati, notista politico del Tg1, figlio dell'ex sindaco di Avellino, la cui assunzione, secondo la leggenda, fu decisa durante una partita a carte di Ciriaco De Mita a Nusco. Alessandra Rauti, redattore del Gr, figlia di Pino, segretario del Movimento Sociale-Fiamma Tricolore. Silvia Ronchey, autrice e conduttrice di programmi, figlia di Alberto, ex ministro dell'Ulivo ed ex presidente di Rcs. Paolo Ruffini, direttore Gr, nipote del cardinale e figlio di Attilio, ex deputato e ministro dc. Sara Scalia, capostruttura di Raidue, figlia della giornalista Miriam Mafai. Maurizio Scelba, Tg1, figlio di Tanino, ex portavoce del presidente Scalfaro.
Mariano Squillante, ex corrispondente da Londra, ora a RaiNews 24, figlio dell'ex giudice Renato. ù Giovanna Tatò, Raitre, figlia di Tonino, consigliere di Enrico Berlinguer. Carlotta Tedeschi, Gr, figlia di Mario, senatore Msi. Daniel Toaff, capostruttura e autore della "Vita in diretta'', figlio dell 'ex rabbino di Roma, Elio. Stefano Vicario, regista preferito di Giorgio Panariello, figlio del regista cinematografico Marco. Stefano Ziantoni, Tg1, figlio dell' ex presidente dc della Provincia di Roma Violenzio. FIGLI RAI Rossella Alimenti, Tg1, figlia di Dante, ex vaticanista Rai. Paola Bernabei, Ufficio stampa, figlia dell'ex direttore generale della Rai, Ettore, proprietario della società di produzione Lux. Giovanna Botteri, Tg3, figlia di Guido, ex direttore sede Trieste Rai. Manuela De Luca, conduttrice Tg1, figlia di Willy, ex direttore generale Rai. Giampiero Di Schiena, Tg1, figlio di Luca, ex direttore dc del Tg3. Annalisa Guglielmi, sede Rai di Milano, figlia di Angelo Guglielmi, ex direttore di Raitre. Piero Marrazzo, conduttore di "Mi manda Raitre'', figlio dello scomparso giornalista Giò. Simonetta Martellini, Raiuno, figlia di Nando, storico radiocronista sportivo. Luca Milano, dell' ufficio contratti, è il figlio di Emanuele, ex direttore Tg1 ed ex vice direttore generale. Barbara Modesti, Tg1, figlia dell'annunciatrice Gabriella Farinon e del regista Rai Dore. Monica Petacco,Tg2, figlia di Arrigo, storico e consulente principe di programmi Rai. Andrea Rispoli, Raidue, figlio del conduttore Luciano, ex Rai. Fiammetta Rossi, Tg3, figlia di Nerino, ex direttore del Gr2, ma anche moglie del potente ex segretario dell'Usigrai, Giorgio Balzoni, oggi caporedattore al politico del Tg1. Cecilia Valmarana, figlia di Paolo, uno dei padri del cinema coprodotto dalla Rai ("L'albero degli zoccoli'' di Ermanno Olmi), segue le orme del papà nella struttura di RaiCinema. Paolo Zefferi, figlio di Ezio, giornalista e autore di fortunati approfondimenti, è a Rainews 24. FRATELLI E SORELLE Angela Buttiglione, direttore dei Servizi Parlamentari, sorella di Rocco, segretario del Cdu. Nicola Cariglia, sede Rai di Firenze, fratello di Antonio, ex segretario del Psdi. Silvio Giulietti, telecineoperatore nella sede Rai di Venezia, fratello di Giuseppe, uomo Rai e Usigrai, ex responsabile dell'informazione dei Ds. Max Gusberti, vice di Stefano Munafò a Raifiction, è fratello di Simona, capostruttura di Raidue.
Sandro Marini, Tg3, fratello di Franco, ex segretario del Ppi. Giampiero Raveggi, capostruttura di Raiuno, fratello dell'ideatore del programma "Odeon" Emilio Ravel (nome d'arte). Antonio Sottile, programmista regista di "Linea Verde'', fratello di Salvo, portavoce di Gianfranco Fini. Maria Zanda, capo della segreteria di Roberto Zaccaria, è sorella di Luigi, ex responsabile dell'Agenzia del Giubileo. MOGLI E MARITI Milva Andriolli, sede Rai di Venezia, è l'ex moglie di Silvio Giulietti, fratello di Giuseppe. Anna Maria Callini, dirigente alla segreteria di Raidue, è moglie di Gianfranco Comanducci, vice direttore della Divisione Uno e uomo dei contratti. Anna Cammarano, vice direttore Teche Rai, moglie di Paolo Bracco, della famiglia degli industriali farmaceutici. Roberta Carlotto, direttore Radiotre, moglie dell'ex esponente Pci Alfredo Reichlin. Sandra Cimarelli, Palinsesto Raidue, moglie di Franco Modugno, direttore dei Servizi immobiliari Rai. Alda D'Eusanio, conduttrice, vedova del sociologo del Psi Gianni Statera. Antonella Del Prino, collaboratrice a "La vita in diretta", moglie del giornalista Oscar Orefice. Simona Ercolani, autrice di programmi Rai, moglie del giornalista Fabrizio Rondolino, ex portavoce di Massimo D'Alema. Paola Ferrari, conduttrice del Tg2, moglie di Marco De Benedetti. Anna Fraschetti, vice del capo ufficio stampa Bepi Nava, è moglie di Mario Colangeli, vice direttore Tg3 e sorella di Luciano, quirinalista Tg3. Giovanna Genovese, compagna di Sergio Silva, padre della "Piovra'' ora produttore in proprio con contratti blindati in Rai, è delegata alla produzione. Ginevra Giannetti, consulente Rai International, è sposata con Altero Matteoli, ministro dell'Ambiente, An. Giuseppe Grandinetti, Gr, è marito della senatrice verde Loredana De Petris. Francesca Manuti, produttrice di "Sereno variabile" di Raidue, moglie di Paolo Carmignani, vicedirettore Raidue. Lucia Restivo, capo struttura Raidue, è moglie di Sergio Valzania, direttore Radiodue. Daniela Rosati, ex di Adriano Galliani, passata in Rai in coincidenza con la separazione, conduce ''Benessere''. Anna Scalfati, Tg1, conduttrice di programmi, è moglie di Giuseppe Sangiorgi, membro dell'Authority ed ex portavoce di De Mita. Cristina Tarantelli, Servizi Parlamentari, è la moglie di Carlo Brienza, RaiSport. Daniela Vergara, anchorwoman del Tg2, è sposata col conduttore Luca Giurato
NIPOTI Ferdinando Andreatta, dirigente di Rai- Way, nipote di Nino. Guido Barendson, conduttore Tg2, nipote di Maurizio, ideatore di '' Novantesimo minuto''. Aldo Mancino, dirigente RaiWay e nipote dell'ex presidente del Senato, Nicola. Giuseppe Saccà, nipote di Agostino, direttore di Raiuno, è nell'orchestra di Paolo Belli del programma di Raiuno "Torno sabato-La lotteria''. Adriana Giannuzzi, ufficio Diritti d'autore, cognata dell'ex senatore ed ex membro del Csm Ernesto Stajano e moglie del vicedirettore della Divisione Due Luigi Ferrari. Alfonso Marrazzo, Tg2, cugino di Piero. Marco Ravaglioli, Tg1, marito di Serena Andreotti, figlia di Giulio. Tommaso Ricci, Tg2, cognato di Angela e Rocco Buttiglione. Carlotta Riccio, regista, cognata di Claudio Cappon direttore generale Rai. Luigi Rocchi, dirigente area Business&development, genero di Biagio Agnes. Laura Terzani,Tg3, nuora di Antonio Ghirelli. AMICI CARI Bertilla Patruno Ambrosio, responsabile segreteria Raiuno, è nelle grazie di Roberto Di Russo, ex potente capo del personale. Giorgia Caruso, conduttrice a Rai International, è sostenuta da Giancarlo Leone. Laura Cason, Tg1, è apprezzata da Gustavo Selva, deputato di An. Teresa de Santis, capostruttura Raiuno, molto stimata da Maurizio Beretta, ex direttore di Raiuno, passato alle Relazioni esterne Fiat. Loredana Lecciso, compagna di Al Bano, ha esordito come ospite a "Ci vediamo in tv'', ma ha già al suo attivo due incontri con il responsabile dell'intrattenimento di Raidue, Azzalini. Marilù Lucrezio, quella del bigliettino di Mario Landolfi denunciato da Gad Lerner, oggi al Tg1, è molto apprezzata da Massimo Magliaro, direttore di Rai International in quota An. Simonetta Martone, conduttrice e autrice di "Indovina chi viene a cena", già compagna di Michele Santoro, è attualmente legata a Gregorio Paolini, l'inventore di "Target'' passato da Mediaset alla Rai. Francesca Montinaro, scenografa ed ex di Paolini, è stimatissima da Antonio Maccario, capostruttura di Raiuno. QUI MEDIASET Se la Rai è una grande famiglia, Mediaset non è da meno. Partendo dai vertici societari, Giampaolo Letta, figlio di Gianni, è vicepresidente di Medusa Cinema. Yves Confalonieri, figlio di Fedele, è direttore generale di Mediadigit. Al Tg5, si va da Lella Confalonieri, nipote di Fedele, a Pietro Suber, genero di Corrado Augias; da Lucrezia Agnes, figlia di Biagio, a Donata Scalfari, figlia di Eugenio.
Veronica Gervaso, figlia di Roberto, a Chiara Geronzi, figlia del banchiere Cesare. E poi ci sono: Barbara Parodi, moglie di Paolo Mieli; Giangiacomo Mazzucchelli, figlio di Giovanna Nuvoletti, moglie di Claudio Petruccioli (Ds); Isabella Josca, figlia dell'ex corrispondente del "Corriere della Sera" Giuseppe; Eduardo Orlando, figlio del giornalista Federico; Marina Ricci, sorella di Rocco e Angela Buttiglione. da Le parentele in Italia
Tratto da una discussione su http://www.antoniodipietro.com/
Mariano Squillante, ex corrispondente da Londra, ora a RaiNews 24, figlio dell'ex giudice Renato. ù Giovanna Tatò, Raitre, figlia di Tonino, consigliere di Enrico Berlinguer. Carlotta Tedeschi, Gr, figlia di Mario, senatore Msi. Daniel Toaff, capostruttura e autore della "Vita in diretta'', figlio dell 'ex rabbino di Roma, Elio. Stefano Vicario, regista preferito di Giorgio Panariello, figlio del regista cinematografico Marco. Stefano Ziantoni, Tg1, figlio dell' ex presidente dc della Provincia di Roma Violenzio. FIGLI RAI Rossella Alimenti, Tg1, figlia di Dante, ex vaticanista Rai. Paola Bernabei, Ufficio stampa, figlia dell'ex direttore generale della Rai, Ettore, proprietario della società di produzione Lux. Giovanna Botteri, Tg3, figlia di Guido, ex direttore sede Trieste Rai. Manuela De Luca, conduttrice Tg1, figlia di Willy, ex direttore generale Rai. Giampiero Di Schiena, Tg1, figlio di Luca, ex direttore dc del Tg3. Annalisa Guglielmi, sede Rai di Milano, figlia di Angelo Guglielmi, ex direttore di Raitre. Piero Marrazzo, conduttore di "Mi manda Raitre'', figlio dello scomparso giornalista Giò. Simonetta Martellini, Raiuno, figlia di Nando, storico radiocronista sportivo. Luca Milano, dell' ufficio contratti, è il figlio di Emanuele, ex direttore Tg1 ed ex vice direttore generale. Barbara Modesti, Tg1, figlia dell'annunciatrice Gabriella Farinon e del regista Rai Dore. Monica Petacco,Tg2, figlia di Arrigo, storico e consulente principe di programmi Rai. Andrea Rispoli, Raidue, figlio del conduttore Luciano, ex Rai. Fiammetta Rossi, Tg3, figlia di Nerino, ex direttore del Gr2, ma anche moglie del potente ex segretario dell'Usigrai, Giorgio Balzoni, oggi caporedattore al politico del Tg1. Cecilia Valmarana, figlia di Paolo, uno dei padri del cinema coprodotto dalla Rai ("L'albero degli zoccoli'' di Ermanno Olmi), segue le orme del papà nella struttura di RaiCinema. Paolo Zefferi, figlio di Ezio, giornalista e autore di fortunati approfondimenti, è a Rainews 24. FRATELLI E SORELLE Angela Buttiglione, direttore dei Servizi Parlamentari, sorella di Rocco, segretario del Cdu. Nicola Cariglia, sede Rai di Firenze, fratello di Antonio, ex segretario del Psdi. Silvio Giulietti, telecineoperatore nella sede Rai di Venezia, fratello di Giuseppe, uomo Rai e Usigrai, ex responsabile dell'informazione dei Ds. Max Gusberti, vice di Stefano Munafò a Raifiction, è fratello di Simona, capostruttura di Raidue.
Sandro Marini, Tg3, fratello di Franco, ex segretario del Ppi. Giampiero Raveggi, capostruttura di Raiuno, fratello dell'ideatore del programma "Odeon" Emilio Ravel (nome d'arte). Antonio Sottile, programmista regista di "Linea Verde'', fratello di Salvo, portavoce di Gianfranco Fini. Maria Zanda, capo della segreteria di Roberto Zaccaria, è sorella di Luigi, ex responsabile dell'Agenzia del Giubileo. MOGLI E MARITI Milva Andriolli, sede Rai di Venezia, è l'ex moglie di Silvio Giulietti, fratello di Giuseppe. Anna Maria Callini, dirigente alla segreteria di Raidue, è moglie di Gianfranco Comanducci, vice direttore della Divisione Uno e uomo dei contratti. Anna Cammarano, vice direttore Teche Rai, moglie di Paolo Bracco, della famiglia degli industriali farmaceutici. Roberta Carlotto, direttore Radiotre, moglie dell'ex esponente Pci Alfredo Reichlin. Sandra Cimarelli, Palinsesto Raidue, moglie di Franco Modugno, direttore dei Servizi immobiliari Rai. Alda D'Eusanio, conduttrice, vedova del sociologo del Psi Gianni Statera. Antonella Del Prino, collaboratrice a "La vita in diretta", moglie del giornalista Oscar Orefice. Simona Ercolani, autrice di programmi Rai, moglie del giornalista Fabrizio Rondolino, ex portavoce di Massimo D'Alema. Paola Ferrari, conduttrice del Tg2, moglie di Marco De Benedetti. Anna Fraschetti, vice del capo ufficio stampa Bepi Nava, è moglie di Mario Colangeli, vice direttore Tg3 e sorella di Luciano, quirinalista Tg3. Giovanna Genovese, compagna di Sergio Silva, padre della "Piovra'' ora produttore in proprio con contratti blindati in Rai, è delegata alla produzione. Ginevra Giannetti, consulente Rai International, è sposata con Altero Matteoli, ministro dell'Ambiente, An. Giuseppe Grandinetti, Gr, è marito della senatrice verde Loredana De Petris. Francesca Manuti, produttrice di "Sereno variabile" di Raidue, moglie di Paolo Carmignani, vicedirettore Raidue. Lucia Restivo, capo struttura Raidue, è moglie di Sergio Valzania, direttore Radiodue. Daniela Rosati, ex di Adriano Galliani, passata in Rai in coincidenza con la separazione, conduce ''Benessere''. Anna Scalfati, Tg1, conduttrice di programmi, è moglie di Giuseppe Sangiorgi, membro dell'Authority ed ex portavoce di De Mita. Cristina Tarantelli, Servizi Parlamentari, è la moglie di Carlo Brienza, RaiSport. Daniela Vergara, anchorwoman del Tg2, è sposata col conduttore Luca Giurato
NIPOTI Ferdinando Andreatta, dirigente di Rai- Way, nipote di Nino. Guido Barendson, conduttore Tg2, nipote di Maurizio, ideatore di '' Novantesimo minuto''. Aldo Mancino, dirigente RaiWay e nipote dell'ex presidente del Senato, Nicola. Giuseppe Saccà, nipote di Agostino, direttore di Raiuno, è nell'orchestra di Paolo Belli del programma di Raiuno "Torno sabato-La lotteria''. Adriana Giannuzzi, ufficio Diritti d'autore, cognata dell'ex senatore ed ex membro del Csm Ernesto Stajano e moglie del vicedirettore della Divisione Due Luigi Ferrari. Alfonso Marrazzo, Tg2, cugino di Piero. Marco Ravaglioli, Tg1, marito di Serena Andreotti, figlia di Giulio. Tommaso Ricci, Tg2, cognato di Angela e Rocco Buttiglione. Carlotta Riccio, regista, cognata di Claudio Cappon direttore generale Rai. Luigi Rocchi, dirigente area Business&development, genero di Biagio Agnes. Laura Terzani,Tg3, nuora di Antonio Ghirelli. AMICI CARI Bertilla Patruno Ambrosio, responsabile segreteria Raiuno, è nelle grazie di Roberto Di Russo, ex potente capo del personale. Giorgia Caruso, conduttrice a Rai International, è sostenuta da Giancarlo Leone. Laura Cason, Tg1, è apprezzata da Gustavo Selva, deputato di An. Teresa de Santis, capostruttura Raiuno, molto stimata da Maurizio Beretta, ex direttore di Raiuno, passato alle Relazioni esterne Fiat. Loredana Lecciso, compagna di Al Bano, ha esordito come ospite a "Ci vediamo in tv'', ma ha già al suo attivo due incontri con il responsabile dell'intrattenimento di Raidue, Azzalini. Marilù Lucrezio, quella del bigliettino di Mario Landolfi denunciato da Gad Lerner, oggi al Tg1, è molto apprezzata da Massimo Magliaro, direttore di Rai International in quota An. Simonetta Martone, conduttrice e autrice di "Indovina chi viene a cena", già compagna di Michele Santoro, è attualmente legata a Gregorio Paolini, l'inventore di "Target'' passato da Mediaset alla Rai. Francesca Montinaro, scenografa ed ex di Paolini, è stimatissima da Antonio Maccario, capostruttura di Raiuno. QUI MEDIASET Se la Rai è una grande famiglia, Mediaset non è da meno. Partendo dai vertici societari, Giampaolo Letta, figlio di Gianni, è vicepresidente di Medusa Cinema. Yves Confalonieri, figlio di Fedele, è direttore generale di Mediadigit. Al Tg5, si va da Lella Confalonieri, nipote di Fedele, a Pietro Suber, genero di Corrado Augias; da Lucrezia Agnes, figlia di Biagio, a Donata Scalfari, figlia di Eugenio.
Veronica Gervaso, figlia di Roberto, a Chiara Geronzi, figlia del banchiere Cesare. E poi ci sono: Barbara Parodi, moglie di Paolo Mieli; Giangiacomo Mazzucchelli, figlio di Giovanna Nuvoletti, moglie di Claudio Petruccioli (Ds); Isabella Josca, figlia dell'ex corrispondente del "Corriere della Sera" Giuseppe; Eduardo Orlando, figlio del giornalista Federico; Marina Ricci, sorella di Rocco e Angela Buttiglione. da Le parentele in Italia
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Sunday, November 04, 2007
Trouble Every day - Frank Zappa
MORE TROUBLE EVERY DAY - Frank Zappa
Well I'm about to get sick
From watchin' my TV
Been checkin' out the news
Till my eyeballs fail to see
I mean to say that every day
Is just another rotten mess
And when it's gonna change, my friend
Is anybody's guess, so I'mWatchin' and I'm waitin'Hopin' for the best
Even think I'll go to prayin'Every time I hear `em sayin'
There's no way to delay
That trouble comin' every day
No way to delay the troubleComin' every day
Wednesday I watched the riot
Seen the cops out on the street
Watched `em throwin' rocks & stuff & chokin'In the heat
Listen to reportsAbout the whisky passin' `round
Seen the smoke & fireAnd the market burnin' down
Watched while everybody
On his street would take a turn
To stomp & smash & bash & crash & slash &bust & burn
And I'mWatchin' and I'm waitin'
Hopin' for the best
Even think I'll go to prayin'
Every time I hear `em sayin'
that there'sNo way to delay
That trouble comin' every day
No way to delay
That trouble comin' every day
www.sardegnadagustare.it
sardegna
prodotti tipici sardi
malloreddos
sardegna
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Seen the smoke & fireAnd the market burnin' down
Watched while everybody
On his street would take a turn
To stomp & smash & bash & crash & slash &bust & burn
And I'mWatchin' and I'm waitin'
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Saturday, November 03, 2007
Sintesi della situazione :
L'ondata di sdegno e rabbia per l'assassinio della donna a Roma da parte ,a quanto pare, di un rom che stava accampato in uno dei tanti tuguri della baraccopoli nelle vicinanze del luogo del fattaccio ha , come sempre, smosso le acque della politica, o meglio ha riaperto le gabbie dei cani partitici che ringhiano vicendevolmente per dirla più grossa , per avere più visibilità mediatica, per sembrare meno coinvolto dall'accaduto, più attento alla sicurezza di noi cittadini, più vicino al paese, al popolo, e tutto si riduce ad una lotta di cani, di fazioni ringhiose eccitate dall'odore del sangue , la sinistra che ora corre ai ripari e che si rende conto di certe realtà di dis-ordine pubblico e la destra che si atteggia a fautrice della legalità ,mentre sappiamo bene che l'indulto è stato votato da quasi tutta l'opposizione di cnetrodestra , Forza italia su tutti, perché comunque sostenere il garantismo in periodi di processi agli amici è sempre utile. Ora ci troviamo in questo tristissimo interstizio di storia, assistendo annichiliti da tanta insulsaggine.
Silvio Berlusconi ora si atteggia a uomo di ordine politico e sociale, povera italia, lui che con il suo ingresso in politica ha causato un ritorno alle origini ciarlatane del dibattito politico, dopo la ventata di Mani Pulite da lui tanto odiata perché colpì il suo amicone Craxi, ed a cui deve essere tanto grato perché il vuoto Craxiano è stato riempito dal suo papocchio forzitaliota , dal suo partito azienda riempito di residui della prima repubblica, e da suoi avvocati, che fanno sempre comodo.
La situazione non è mai stata così triste, oggi manca la speranza, forse anche a causa del disastro prodotto da una legge elettorale partorita dalle menti di questa destra che oggi è in erezione per i sondaggi favorevoli, perché la gente è rapida a dimenticare e cambiare bandiera, a dimenticare la dittatura mediatica imposta con i vari Mimun e Del noce, con Vespa che imperava in Rai - e che continua a farlo,grazie alla debolezza di questa sinistra- con Enzo Biagi- un in bocca al lupo al grande giornalista che in queste ore sta lottando contro la morte - che in seguito al diktat Bulgaro del Silvione Rasiniano ,fu cacciato malamente dalla TV di stato ,allora sì presidiata politicamente da scherani che dovevano imporre la cosiddetta cultura di destra. La sinistra se avesse più voti e meno politicanti da prima repubblica potrebbe fare tanto, così come lo ha fatto in Spagna Zapatero, ma in questa situazione, in un'italia che ha paura di pagare le imposte (tasse ,per i tributariamente ignoranti) , in quest'italia che ,nonostante tutto è ancora ferma alla cultura da baracca , con milioni di semianalfabeti che si nutrono di trash televisivo e la cui unica fonte di cultura è striscia la notizia , in un 'italia dove chi si vanta di aver evaso le tasse per evitare una condanna per corruzione di giudici (vedi Previti - Squillante) , dove conta più mostrare di aver soldi che averli fatti onestamente, dove l'onesto muore solo ed il furbo intrallazzone vive allegramente , dove Tanzi è ancora in Villa e Geronzi è addirittura nel ai vertici di controllo di Mediobanca (e la figlia al TG5) , dove i gruppi di persone oneste si devono chiamare "ammazzateci tutti" ,mentre De Magistris viene trasferito con magre scuse e cavilli formalmente corretti e politicamente mostruosi , in quest'italia sta crescendo la tristezza, la rassegnazione anche in quei settori che potrebbero dare la nuova spinta verso maggiore civiltà,legalità (che non deve essere Legge -per-gli-amici ) , onestà,vitalità , a questo paese in cancrena,al moribondo che si lancia suicida verso il burrone perche ha perso la speranza di vivere. E su questo povero paese poi volano gli avvoltoi neri , i movimenti che ,tornati da un triste passato, vorrebbero riappropiarsi del potere , attraverso movimenti di opinione , almeno così chiamava il "bellissimo" e intelligentissimo Emanuele Filiberto Savoia il suo progetto messo su con l'appoggio di un acclarato mafioso , il Filiberto , simbolo di quest'italia tutta arie e evasione , cha ha ottenuto da un parlamento minchione il diritto di rientrare in italia in pompa magna senza però l'obbligo di pagare le imposte - tasse , visto che i trafficoni savoiardi hanno pensato bene di farsi la residenza in Svizzera , e le TV - compreso il buonista Fabio Fazio - tutte a contendersi la facciona pelosa del "bel" savoiardo, mentre tanti bravi ragazzi e lavoratori italiani stavano nel buio, nell'indifferenza, perché non abbastanza "nobili",perché il pubblico bue , i beoni, bisogna farlo sognare, bisogna distrarlo, rabbonirlo, mentre affonda nella merda assieme a tutto - tranne chi può fuggire all'estero col malloppo - il paese . E ci sarebbe tanto altro da dire ...
Auguri Italia.
Debord 3 novembre 2007
L'ondata di sdegno e rabbia per l'assassinio della donna a Roma da parte ,a quanto pare, di un rom che stava accampato in uno dei tanti tuguri della baraccopoli nelle vicinanze del luogo del fattaccio ha , come sempre, smosso le acque della politica, o meglio ha riaperto le gabbie dei cani partitici che ringhiano vicendevolmente per dirla più grossa , per avere più visibilità mediatica, per sembrare meno coinvolto dall'accaduto, più attento alla sicurezza di noi cittadini, più vicino al paese, al popolo, e tutto si riduce ad una lotta di cani, di fazioni ringhiose eccitate dall'odore del sangue , la sinistra che ora corre ai ripari e che si rende conto di certe realtà di dis-ordine pubblico e la destra che si atteggia a fautrice della legalità ,mentre sappiamo bene che l'indulto è stato votato da quasi tutta l'opposizione di cnetrodestra , Forza italia su tutti, perché comunque sostenere il garantismo in periodi di processi agli amici è sempre utile. Ora ci troviamo in questo tristissimo interstizio di storia, assistendo annichiliti da tanta insulsaggine.
Silvio Berlusconi ora si atteggia a uomo di ordine politico e sociale, povera italia, lui che con il suo ingresso in politica ha causato un ritorno alle origini ciarlatane del dibattito politico, dopo la ventata di Mani Pulite da lui tanto odiata perché colpì il suo amicone Craxi, ed a cui deve essere tanto grato perché il vuoto Craxiano è stato riempito dal suo papocchio forzitaliota , dal suo partito azienda riempito di residui della prima repubblica, e da suoi avvocati, che fanno sempre comodo.
La situazione non è mai stata così triste, oggi manca la speranza, forse anche a causa del disastro prodotto da una legge elettorale partorita dalle menti di questa destra che oggi è in erezione per i sondaggi favorevoli, perché la gente è rapida a dimenticare e cambiare bandiera, a dimenticare la dittatura mediatica imposta con i vari Mimun e Del noce, con Vespa che imperava in Rai - e che continua a farlo,grazie alla debolezza di questa sinistra- con Enzo Biagi- un in bocca al lupo al grande giornalista che in queste ore sta lottando contro la morte - che in seguito al diktat Bulgaro del Silvione Rasiniano ,fu cacciato malamente dalla TV di stato ,allora sì presidiata politicamente da scherani che dovevano imporre la cosiddetta cultura di destra. La sinistra se avesse più voti e meno politicanti da prima repubblica potrebbe fare tanto, così come lo ha fatto in Spagna Zapatero, ma in questa situazione, in un'italia che ha paura di pagare le imposte (tasse ,per i tributariamente ignoranti) , in quest'italia che ,nonostante tutto è ancora ferma alla cultura da baracca , con milioni di semianalfabeti che si nutrono di trash televisivo e la cui unica fonte di cultura è striscia la notizia , in un 'italia dove chi si vanta di aver evaso le tasse per evitare una condanna per corruzione di giudici (vedi Previti - Squillante) , dove conta più mostrare di aver soldi che averli fatti onestamente, dove l'onesto muore solo ed il furbo intrallazzone vive allegramente , dove Tanzi è ancora in Villa e Geronzi è addirittura nel ai vertici di controllo di Mediobanca (e la figlia al TG5) , dove i gruppi di persone oneste si devono chiamare "ammazzateci tutti" ,mentre De Magistris viene trasferito con magre scuse e cavilli formalmente corretti e politicamente mostruosi , in quest'italia sta crescendo la tristezza, la rassegnazione anche in quei settori che potrebbero dare la nuova spinta verso maggiore civiltà,legalità (che non deve essere Legge -per-gli-amici ) , onestà,vitalità , a questo paese in cancrena,al moribondo che si lancia suicida verso il burrone perche ha perso la speranza di vivere. E su questo povero paese poi volano gli avvoltoi neri , i movimenti che ,tornati da un triste passato, vorrebbero riappropiarsi del potere , attraverso movimenti di opinione , almeno così chiamava il "bellissimo" e intelligentissimo Emanuele Filiberto Savoia il suo progetto messo su con l'appoggio di un acclarato mafioso , il Filiberto , simbolo di quest'italia tutta arie e evasione , cha ha ottenuto da un parlamento minchione il diritto di rientrare in italia in pompa magna senza però l'obbligo di pagare le imposte - tasse , visto che i trafficoni savoiardi hanno pensato bene di farsi la residenza in Svizzera , e le TV - compreso il buonista Fabio Fazio - tutte a contendersi la facciona pelosa del "bel" savoiardo, mentre tanti bravi ragazzi e lavoratori italiani stavano nel buio, nell'indifferenza, perché non abbastanza "nobili",perché il pubblico bue , i beoni, bisogna farlo sognare, bisogna distrarlo, rabbonirlo, mentre affonda nella merda assieme a tutto - tranne chi può fuggire all'estero col malloppo - il paese . E ci sarebbe tanto altro da dire ...
Auguri Italia.
Debord 3 novembre 2007
Thursday, November 01, 2007
Vigiliamo sulle concessioni per il Wi Max
http://www.beppegrillo.it/cgi-bin/mt-tb.cgi/731.1361714642
Paolo Gentiloni ha fatto il bando sul WiMax. Paolo è uno che non ha tempo da perdere. E’ sempre al tennis con il suo amico Ermete e nei momenti di relax è immerso nella lettura di Liala. Ha fatto carriera, da portavoce di Rutelli al Comune di Roma è diventato ministro delle Comunicazioni. Un ministero che richiede grande impegno e competenza. Paolo conosce i suoi limiti. Le leggi e i bandi li fa scrivere agli addetti del settore:- per la deroga dei termini del digitale terrestre ha telefonato a Confalonieri che gli ha dato un paio di dritte. Ora Fede non ha nulla da temere: non diventerà digitale fino al 2012. Rete4 è salva- per dare nuovi contributi alla stampa e tappare la bocca ai blog ha usato un prestanome. Dato che Paolo è il prestanome di Rutelli, si tratta quindi di un presta-prestanome, il mitico Ricardo (con una c sola) Levi. La Levi-Prodi, scritta sotto dettatura di Berlusconi e De Benedetti, lui non l’ha letta. L’ha anche confessato ai 700.000 blogger italiani e ha detto che in futuro sarà più attento- per il WiMax, la tecnologia che trasmette a 50 chilometri con costi di impianto molto bassi che dovrebbe risolvere il problema dell’ultimo miglio, Paolo ha avuto un’intuizione straordinaria: chi meglio dei responsabili del nostro digital divide può risolvere il problema del digital divide? Dopo un rapido consulto con Telecom, Vodafone, H3G e Wind ha deciso di farli partecipare al bando. “Per incrementare la competizione nelle telecomunicazioni” ha spiegato. Le frequenze per il WiMax di proprietà dello Stato saranno consegnate ai responsabili del ritardo dell’Italia che, secondo i dati dell’Unione Europea, è sotto la media dell’Europa allargata dei 27. Per facilitare l’ingresso dei grandi operatori Paolo ha fissato il prezzo d'asta complessivo di tutte le licenze WiMax in 45 milioni di euro. Un’elemosina per lo Stato. Un prezzo così basso era giustificabile per fare entrare nuovi operatori, come è successo in Francia, non per i soliti noti che guadagnano miliardi di euro. Dopo la pubblicazione del bando, preso dall’entusiasmo per aver superato Gasparri, Paolo ha dichiarato: “Il Governo conferma così gli impegni a ridurre il divario digitale ancora presente in molte Regioni italiane".Grazie a un ricorso della società MGM che non vuole l’ammissione degli operatori UMTS (quelli attuali) alla gara il bando WiMax ha subito un colpo d’arresto. Proviamo noi a dargliene uno mortale con una petizione alla Comunità Europea.Firmate la petizione e diffondete il box di Anti Gentiloni Divide in Rete come un virus.
http://www.beppegrillo.it/
Paolo Gentiloni ha fatto il bando sul WiMax. Paolo è uno che non ha tempo da perdere. E’ sempre al tennis con il suo amico Ermete e nei momenti di relax è immerso nella lettura di Liala. Ha fatto carriera, da portavoce di Rutelli al Comune di Roma è diventato ministro delle Comunicazioni. Un ministero che richiede grande impegno e competenza. Paolo conosce i suoi limiti. Le leggi e i bandi li fa scrivere agli addetti del settore:- per la deroga dei termini del digitale terrestre ha telefonato a Confalonieri che gli ha dato un paio di dritte. Ora Fede non ha nulla da temere: non diventerà digitale fino al 2012. Rete4 è salva- per dare nuovi contributi alla stampa e tappare la bocca ai blog ha usato un prestanome. Dato che Paolo è il prestanome di Rutelli, si tratta quindi di un presta-prestanome, il mitico Ricardo (con una c sola) Levi. La Levi-Prodi, scritta sotto dettatura di Berlusconi e De Benedetti, lui non l’ha letta. L’ha anche confessato ai 700.000 blogger italiani e ha detto che in futuro sarà più attento- per il WiMax, la tecnologia che trasmette a 50 chilometri con costi di impianto molto bassi che dovrebbe risolvere il problema dell’ultimo miglio, Paolo ha avuto un’intuizione straordinaria: chi meglio dei responsabili del nostro digital divide può risolvere il problema del digital divide? Dopo un rapido consulto con Telecom, Vodafone, H3G e Wind ha deciso di farli partecipare al bando. “Per incrementare la competizione nelle telecomunicazioni” ha spiegato. Le frequenze per il WiMax di proprietà dello Stato saranno consegnate ai responsabili del ritardo dell’Italia che, secondo i dati dell’Unione Europea, è sotto la media dell’Europa allargata dei 27. Per facilitare l’ingresso dei grandi operatori Paolo ha fissato il prezzo d'asta complessivo di tutte le licenze WiMax in 45 milioni di euro. Un’elemosina per lo Stato. Un prezzo così basso era giustificabile per fare entrare nuovi operatori, come è successo in Francia, non per i soliti noti che guadagnano miliardi di euro. Dopo la pubblicazione del bando, preso dall’entusiasmo per aver superato Gasparri, Paolo ha dichiarato: “Il Governo conferma così gli impegni a ridurre il divario digitale ancora presente in molte Regioni italiane".Grazie a un ricorso della società MGM che non vuole l’ammissione degli operatori UMTS (quelli attuali) alla gara il bando WiMax ha subito un colpo d’arresto. Proviamo noi a dargliene uno mortale con una petizione alla Comunità Europea.Firmate la petizione e diffondete il box di Anti Gentiloni Divide in Rete come un virus.
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Tuesday, October 30, 2007
Altra puntata della vicenda giudiziaria del Berlusconi - Pagava Squillante ma non sarebbe reato...povera Italia
Assolto per aver commesso il fatto
di Marco Travaglio
Nell’orgia delle dichiarazioni entusiastiche per l’assoluzione di Silvio Berlusconi in Cassazione nel processo Sme-Ariosto, nessuno ha notato quella dell’on. avv. Gaetano Pecorella, che non è una toga rossa, ma il difensore del Cavaliere. Commentando la sentenza appena emessa dalla VI sezione del Palazzaccio, che ha confermato in toto quella della Corte d’appello di Milano, Pecorella ha detto all’Ansa: “Squillante per le sue funzioni non era in grado di ingerire con Sme: già per la Corte di Appello non c’era dubbio che il bonifico ‘Orologio’ sia riconducibile a Berlusconi, ma siccome non c’è stato alcun intervento di Squillante, quella dazione non prova l’iscrizione del magistrato al libro paga”. Per capire meglio, riepiloghiamo brevemente i fatti. Berlusconi, i giudici Renato Squillante e Filippo Verde e gli avvocati della Fininvest, Cesare Previti e Attilio Pacifico, vengono rinviati a giudizio per corruzione nel processo “Sme-Asriosto” in base a due diversi capi d’imputazione: 1) la sentenza firmata nel 1986 dal giudice Verde (confermata dalla Cassazione nel 1988) che diede ragione alla cordata Fininvest-Barilla-Ferrero e torto alla Cir di Carlo De Benedetti nella causa con l’Iri per la mancata privatizzazione della Sme, sarebbe stata comprata con soldi della Fininvest e Barilla, finiti poi in parte a Verde e in parte a Squillante (che, pur non coinvolto nella controversia, avrebbe “aiutato” il buon esito del processo); 2) Squillante sarebbe stato “a libro paga” della Fininvest per ogni evenienza del gruppo, a suon di bustarelle che Previti, usando denaro di Berlusconi, gli avrebbe versati brevi manu in contanti e via bonifico sul suo conto svizzero. Per il primo capo d’imputazione tutti gl’imputati, in tutti i processi, sono stati assolti: le prove che la sentenza Sme fosse comprata o non ci sono o sono insufficienti. Verde e Squillante ricevettero soldi in Svizzera, ma dopo il 1988, e non è sicuro che venissero pagato proprio per quel processo. Per il secondo capo d’imputazione, i verdetti divergono: ma nessuno può negare ciò che risulta dalle carte e nessuno dei protagonisti può negare, e cioè che il 5 marzo 1991, dal conto svizzero della All-Iberian-Fininvest, “Ferrido”, alimentato con denaro di Berlusconi, parte un bonifico di 434.404 dollari (500 milioni di lire dell’epoca), alla volta del conto svizzero “Mercier” di Previti, che nel giro di pochi minuti gira la stessa somma al conto svizzero “Rowena” del giudice Squillante (riferimento in codice dell’operazione: “Orologio”). Berlusconi paga Previti che paga Squillante: non si discute. Per il bonifico Orologio, infatti, Previti, Pacifico e Squillante vengono condannati a 6 anni dal Tribunale e dalla Corte d’appello di Milano; poi la Cassazione, in extremis, manda tutto a Perugia per competenza territoriale, e lì il processo muore, ma non prima che i giudici umbri abbiano stabilito che i tre imputati erano colpevoli: il reato però è prescritto. Berlusconi viene processato separatamente, dopo lo “stralcio” del 2003 che lo divide dal coimputati. Il Tribunale lo dichiara responsabile del bonifico Orologio, ma grazie alle attenuanti generiche il reato è prescritto. La Corte d’appello invece lo assolve in base al comma 2 dell’articolo 530 del codice di procedura, stabilendo che le prove sono insufficienti o contraddittorie; la Cassazione, l’altro giorno, conferma. Il procuratore generale Piero de Petris ricorre in Cassazione. Ma qui lo stesso Pg Oscar Cedrangolo, nella sua requisitoria, chiede alla VI sezione di rigettare il ricorso e confermare l’assoluzione “dubitativa” d’appello: sostiene che,se non si riesce a dimostrare che il giudice asservito agli interessi di un gruppo privato abbia compiuto un atto contrario ai doveri d'ufficio “nell'ambito della sfera di influenza delle sue funzioni”, cioè che è intervenuto ad aggiustare un processo, anche se ha preso soldi non può essere condannato. E nemmeno chi quei soldi gli ha versato. Curiosa interpretazione, che contrasta quanto stabilito dalla stessa Cassazione il 23 maggio 1986: e cioè che il “lento e progressivo condizionamento delle sue scelte (di Squillante da parte di Previti, nda) rispetto a gruppi economici… sulla base di procurate occasioni di incontri, di regalie, di mondanità, di soddisfacimento di esigenze di gratificazione individuale di ogni specie… impone una rilettura normativa dell’ipotesi criminosa di corruzione, tutte le volte che abbiamo come riferimento fatti non solo di mercimonio dei doveri dell’ufficio in relazione ad atti squisitamente formali ma coinvolgenti la condotta generale di favoritismo e quindi antidoverosa del pubblico ufficiale…; e ciò soprattutto quando, come nel caso in esame, la corruzione investendo i doveri di base di una organizzazione [quella giudiziaria, ndr)… comporta la sistematica abdicazione dalle sue finalità legali”. Insomma, se un gruppo paga un giudice perché sia sempre disponibile alle sue esigenze processuali, ancor prima che questo sentenzi i intervenga in suo favore, questa è ugualmente corruzione anche se poi non si riescono a collegare i versamenti con questo o quell’atto specifico. Ora invece il Pg – e, par di capire, anche la VI sezione che gli è andata dietro – stabilisce invece che, sì, è incontestabile che i 434 mila dollari del bonifico Orologio a Squillante provenivano dalla Fininvest, anzi da Berlusconi. Ma nessuno è riuscito a dimostrare un intervento di Squillante per alterare il corso della causa Sme. “In pratica – scrive l’Ansa riassumendo la requisitoria del Pg - la ‘generica disponibilità’ del capo dei gip della capitale e il fatto che abbia percepito soldi da fondi neri riconducibili a Silvio Berlusconi, non fanno di quest'ultimo un corruttore perchè alla ‘mazzetta’ in valuta statunitense è mancato un ‘controaltare’. E il solo ‘asservimento potenziale’ del magistrato, nonostante la tesi contraria sostenuta da De Petris, non ha ‘rilevanza penale’, ha concluso Cedrangolo”. Ma qui c’è un errore marchiano: nessuno ha mai sostenuto che il bonifico Orologio (del 1991) fosse legato alla sentenza Sme (del 1986). Era invece nel capo d’imputazione che accusava Squillante di essere “stabilmente a libro paga” della Fininvest. Legato alla causa Sme, secondo l’accusa, era il versamento di 100 milioni che Barilla, tramite Previti, fece recapitare a Squillante dopo il buon esito della causa Sme in Cassazione. Il fatto più paradossale è che questo errore viene ripetuto pari pari dall’avvocato Pecorella che, con l’aria di dire una cosa carina sul suo illustre cliente, non fa che ribadire che Berlusconi pagava Squillante. Ripetiamo testualmente le parole di Pecorella: “Squillante per le sue funzioni non era in grado di ingerire con Sme. Già per la Corte d’appello non c’era dubbio che il bonifico Orologio sia riconducibile a Berlusconi, ma siccome non c’è stato alcun intervento di Squillante, quella dazione non prova l’iscrizione del magistrato al libro paga”. Cioè: Berlusconi, secondo il suo stesso difensore, pagò un giudice tramite Previti, ma non è reato. Le motivazioni della Cassazione, a questo punto, si annunciano avvincenti: davvero la Suprema Corte metterà nero su bianco che è lecito pagare un giudice? O magari che è lecito solo quando lo fa Berlusconi?
di Marco Travaglio
Nell’orgia delle dichiarazioni entusiastiche per l’assoluzione di Silvio Berlusconi in Cassazione nel processo Sme-Ariosto, nessuno ha notato quella dell’on. avv. Gaetano Pecorella, che non è una toga rossa, ma il difensore del Cavaliere. Commentando la sentenza appena emessa dalla VI sezione del Palazzaccio, che ha confermato in toto quella della Corte d’appello di Milano, Pecorella ha detto all’Ansa: “Squillante per le sue funzioni non era in grado di ingerire con Sme: già per la Corte di Appello non c’era dubbio che il bonifico ‘Orologio’ sia riconducibile a Berlusconi, ma siccome non c’è stato alcun intervento di Squillante, quella dazione non prova l’iscrizione del magistrato al libro paga”. Per capire meglio, riepiloghiamo brevemente i fatti. Berlusconi, i giudici Renato Squillante e Filippo Verde e gli avvocati della Fininvest, Cesare Previti e Attilio Pacifico, vengono rinviati a giudizio per corruzione nel processo “Sme-Asriosto” in base a due diversi capi d’imputazione: 1) la sentenza firmata nel 1986 dal giudice Verde (confermata dalla Cassazione nel 1988) che diede ragione alla cordata Fininvest-Barilla-Ferrero e torto alla Cir di Carlo De Benedetti nella causa con l’Iri per la mancata privatizzazione della Sme, sarebbe stata comprata con soldi della Fininvest e Barilla, finiti poi in parte a Verde e in parte a Squillante (che, pur non coinvolto nella controversia, avrebbe “aiutato” il buon esito del processo); 2) Squillante sarebbe stato “a libro paga” della Fininvest per ogni evenienza del gruppo, a suon di bustarelle che Previti, usando denaro di Berlusconi, gli avrebbe versati brevi manu in contanti e via bonifico sul suo conto svizzero. Per il primo capo d’imputazione tutti gl’imputati, in tutti i processi, sono stati assolti: le prove che la sentenza Sme fosse comprata o non ci sono o sono insufficienti. Verde e Squillante ricevettero soldi in Svizzera, ma dopo il 1988, e non è sicuro che venissero pagato proprio per quel processo. Per il secondo capo d’imputazione, i verdetti divergono: ma nessuno può negare ciò che risulta dalle carte e nessuno dei protagonisti può negare, e cioè che il 5 marzo 1991, dal conto svizzero della All-Iberian-Fininvest, “Ferrido”, alimentato con denaro di Berlusconi, parte un bonifico di 434.404 dollari (500 milioni di lire dell’epoca), alla volta del conto svizzero “Mercier” di Previti, che nel giro di pochi minuti gira la stessa somma al conto svizzero “Rowena” del giudice Squillante (riferimento in codice dell’operazione: “Orologio”). Berlusconi paga Previti che paga Squillante: non si discute. Per il bonifico Orologio, infatti, Previti, Pacifico e Squillante vengono condannati a 6 anni dal Tribunale e dalla Corte d’appello di Milano; poi la Cassazione, in extremis, manda tutto a Perugia per competenza territoriale, e lì il processo muore, ma non prima che i giudici umbri abbiano stabilito che i tre imputati erano colpevoli: il reato però è prescritto. Berlusconi viene processato separatamente, dopo lo “stralcio” del 2003 che lo divide dal coimputati. Il Tribunale lo dichiara responsabile del bonifico Orologio, ma grazie alle attenuanti generiche il reato è prescritto. La Corte d’appello invece lo assolve in base al comma 2 dell’articolo 530 del codice di procedura, stabilendo che le prove sono insufficienti o contraddittorie; la Cassazione, l’altro giorno, conferma. Il procuratore generale Piero de Petris ricorre in Cassazione. Ma qui lo stesso Pg Oscar Cedrangolo, nella sua requisitoria, chiede alla VI sezione di rigettare il ricorso e confermare l’assoluzione “dubitativa” d’appello: sostiene che,se non si riesce a dimostrare che il giudice asservito agli interessi di un gruppo privato abbia compiuto un atto contrario ai doveri d'ufficio “nell'ambito della sfera di influenza delle sue funzioni”, cioè che è intervenuto ad aggiustare un processo, anche se ha preso soldi non può essere condannato. E nemmeno chi quei soldi gli ha versato. Curiosa interpretazione, che contrasta quanto stabilito dalla stessa Cassazione il 23 maggio 1986: e cioè che il “lento e progressivo condizionamento delle sue scelte (di Squillante da parte di Previti, nda) rispetto a gruppi economici… sulla base di procurate occasioni di incontri, di regalie, di mondanità, di soddisfacimento di esigenze di gratificazione individuale di ogni specie… impone una rilettura normativa dell’ipotesi criminosa di corruzione, tutte le volte che abbiamo come riferimento fatti non solo di mercimonio dei doveri dell’ufficio in relazione ad atti squisitamente formali ma coinvolgenti la condotta generale di favoritismo e quindi antidoverosa del pubblico ufficiale…; e ciò soprattutto quando, come nel caso in esame, la corruzione investendo i doveri di base di una organizzazione [quella giudiziaria, ndr)… comporta la sistematica abdicazione dalle sue finalità legali”. Insomma, se un gruppo paga un giudice perché sia sempre disponibile alle sue esigenze processuali, ancor prima che questo sentenzi i intervenga in suo favore, questa è ugualmente corruzione anche se poi non si riescono a collegare i versamenti con questo o quell’atto specifico. Ora invece il Pg – e, par di capire, anche la VI sezione che gli è andata dietro – stabilisce invece che, sì, è incontestabile che i 434 mila dollari del bonifico Orologio a Squillante provenivano dalla Fininvest, anzi da Berlusconi. Ma nessuno è riuscito a dimostrare un intervento di Squillante per alterare il corso della causa Sme. “In pratica – scrive l’Ansa riassumendo la requisitoria del Pg - la ‘generica disponibilità’ del capo dei gip della capitale e il fatto che abbia percepito soldi da fondi neri riconducibili a Silvio Berlusconi, non fanno di quest'ultimo un corruttore perchè alla ‘mazzetta’ in valuta statunitense è mancato un ‘controaltare’. E il solo ‘asservimento potenziale’ del magistrato, nonostante la tesi contraria sostenuta da De Petris, non ha ‘rilevanza penale’, ha concluso Cedrangolo”. Ma qui c’è un errore marchiano: nessuno ha mai sostenuto che il bonifico Orologio (del 1991) fosse legato alla sentenza Sme (del 1986). Era invece nel capo d’imputazione che accusava Squillante di essere “stabilmente a libro paga” della Fininvest. Legato alla causa Sme, secondo l’accusa, era il versamento di 100 milioni che Barilla, tramite Previti, fece recapitare a Squillante dopo il buon esito della causa Sme in Cassazione. Il fatto più paradossale è che questo errore viene ripetuto pari pari dall’avvocato Pecorella che, con l’aria di dire una cosa carina sul suo illustre cliente, non fa che ribadire che Berlusconi pagava Squillante. Ripetiamo testualmente le parole di Pecorella: “Squillante per le sue funzioni non era in grado di ingerire con Sme. Già per la Corte d’appello non c’era dubbio che il bonifico Orologio sia riconducibile a Berlusconi, ma siccome non c’è stato alcun intervento di Squillante, quella dazione non prova l’iscrizione del magistrato al libro paga”. Cioè: Berlusconi, secondo il suo stesso difensore, pagò un giudice tramite Previti, ma non è reato. Le motivazioni della Cassazione, a questo punto, si annunciano avvincenti: davvero la Suprema Corte metterà nero su bianco che è lecito pagare un giudice? O magari che è lecito solo quando lo fa Berlusconi?
Monday, October 29, 2007
Musica - Michael Angelo Batio
non so, ora ho in cuffia "Blues for Los Angeles" di Bill Frisell,e se penso al suono da midi che partorisce il nostro simpatico amico Batio ho conferma del fatto che bastano poche note di classe, intelligenza e gusto,cuore,originalità nel suono ,per spazzare via certi giocolieri tutti scale ed egocentrismo,tanto prevedibili quanto veloci,sempre a spararla grossa e veloce,al massimo,quasi che suonare meno -ma meglio- li faccia sentire impotenti. Se la velocità è l’unico spettacolo alla fine stufa, i veri grandi mettevano o mettono la velocità al servizio della rivoluzione musicale che concepivano nella loro testa, ma questo ben pochi l’han fatto o lo faranno, John Coltrane, col suo strumento lo ha fatto,ma non tocchiamo gli Dei, fra i quasi umani Holdsworth è riuscito a creare un suo universo sonoro,evolvendosi dalle origini prog hard rock ; Van Halen ha inventato tanto, Randy Rhoads nel metal ha scritto dei soli commoventi,che saranno ricordati nel tempo; Ma si può essere grandi anche senza velocità: Frisell ha un suono pazzesco, Ben Monder crea dei paesaggi sonori molto interessanti, o ascoltatevi Jim Hall con Ron Carter, chitarra e basso, ogni pezzo è una lezione di classe e tecnica, che non è velocità ma profonda conoscenza musicale messa al servizio dell’anima. Batio è una macchina, ho sentito la sua cover di Mr Crowley ed è indicativo il fatto che è bella la parte dove ripete il solo di Rhoads ,mentre le parti dove ci mette del suo, infarcite di scalette ultraveloci ,sanno di posticcio,superfluo,inutile, anonimo.
DEBORD 28 novembre 2007 - intervento su http://www.guitarlist.it/
DEBORD 28 novembre 2007 - intervento su http://www.guitarlist.it/
Le amicizie mafiose del Filiberto Savoia
Mercoledí 24 Ottobre 2007Le amicizie pericolose e il sogno del partito dei Savoiadi Claudio GattiINTERVISTA / «Lo riconosco, con lui ho fatto un errore»Una delle idee che Valori e Futuro intende promuovere è quella del made in Italy, considerato uno dei valori più importanti. Tant'è che, quando decise di trasformare la sua associazione culturale in movimento d'opinione, Emanuele Filiberto volle legarsi a una persona che caldeggia il valore del made in Italy a tempo pieno. Si tratta di Mariano Turrisi, cinquantreenne di Piedimonte Etneo, provincia di Catania, padre-padrone del Made In Italy Group, un gruppo che ambisce a diventare una sorta di Istituto per il commercio estero privato. Turrisi è stato arrestato due giorni fa in Francia per associazione mafiosa. L'amicizia con Turrisi Il primo contatto tra i due risale alla fine dell'anno scorso. A gennaio di quest'anno, il principe e Turrisi andarono insieme a New York e in uno dei più esclusivi alberghi di Manhattan, il Peninsula Hotel, definirono i termini della loro collaborazione in base a quella che il sito di Valori e Futuro definì «la visione che li accomuna: entrambi ambasciatori, promotori e difensori dei valori e delle tradizioni millenarie che rendono unica la nostra Italia».Subito dopo quel viaggio, il principe non solo nominò Turrisi vicepresidente di Valori e Futuro, ma lo promosse "socio fondatore" sul campo (Valori e Futuro era nata nel 2005, quando Turrisi era in tutt'altre cose affaccendato). Contemporaneamente il nome del principe venne inserito nello special advisory board del Little Italy Resort, un progetto con cui Turrisi intende costruire una riproduzione dell'antica Roma nei pressi di Las Vegas (dove altro?), con tanto di anfiteatro da 85mila posti – definito «copia esatta del Colosseo» –, terme imperiali, centri commerciali, unità condominiali, alberghi e ovviamente casinò.L'antica Roma a Las Vegas Insomma, entrambi impegnati in grandi e ambiziosi progetti, Emanuele Filiberto e Mariano Turrisi si intesero subito, trovandosi complementari. Sul piatto il principe offriva il nome, la visibilità e l'ampia rete d'influenza del casato. Dalla sua, l'imprenditore siciliano metteva il network del Made In Italy e un affare – quello della replica dell'antica Roma a Las Vegas – che almeno sulla carta valeva più di un miliardo di dollari. Non solo. Turrisi prometteva anche grandi finanziamenti al movimento del principe. Progetti e promesse di Turrisi erano così grandiosi da meritare necessariamente una qualche verifica sulla loro effettiva consistenza, e soprattutto sul suo patrocinatore. Non sappiamo se il principe l'abbia fatta o meno. Ma nel farla, «Il Sole-24 Ore» ha aperto un vero e proprio vaso di Pandora. Perché su Mariano Turrisi è uscito di tutto e di più.Nel breve profilo ospitato fino a poche settimane fa sul sito di Valori e Futuro si leggeva: «Le sue solide relazioni con importanti uomini d'affari e il suo intuito negli affari culturali l'hanno reso capace di aprire porte a molte iniziative strategiche. Mariano Turrisi ha inoltre fondato un'organizzazione no-profit a Sydney in Australia e il Club di Forza Italia di cui ne (sic) è il Presidente dal 1997». Sulle sue attività imprenditoriali c'era solo scritto che «Mariano Turrisi ha lavorato come apprendista presso Mercedes Benz e Alfa Romeo in Italia e successivamente ha iniziato la sua carriera imprenditoriale nel settore degli autoservizi».Assegni scoperti Sarebbe però bastato fare una semplice visura camerale per scoprire che nel 2004 Turrisi era stato segnalato per due assegni scoperti per un totale di 25mila euro. Informazioni molto più complete «Il Sole–24 Ore» le ha trovate poi in un documento allegato a un procedimento penale della Procura di Roma: «Turrisi Mariano, alias Turrisi Mario, alias Viaros Mario, alias Tarraso Maurice è stato oggetto di diverse indagini dall'anno 1984, per riciclaggio, traffico di droga, richieste estorsive di ampliamento dei crediti, uso di documenti e valuta contraffatti, di assegni scoperti e truffe, ma sempre senza o quasi alcun risultato... (In Italia) risulta avere pregiudizi per reati contro il patrimonio (1994) ed essere stato condannato per reati contro la famiglia (1987). Da archivi dell'Fbi... risulta essere stato tratto in arresto più volte negli Usa. In particolare risulta che in data 11.06.1985 è stato oggetto di fermo in Florida da parte dell'Interpol in quanto trovato in possesso di banconote false... Turrisi è, inoltre, stato sospettato di essere inserito in un vasto traffico di stupefacenti, facente capo alle famiglie di Cosa Nostra a New York, nonché di aver riciclato centinaia di milioni di dollari; ha, infine, contatti in numerosi Paesi europei e del continente americano... Anche la Dea, agenzia antidroga americana, ha condotto indagini sul suo conto per narcotraffico, certificati di deposito falsi e valuta contraffatta».L'arresto di Turrisi Fin qui il passato. Il presente non risulta però meno torbido. Proprio ieri a Roma, in una conferenza stampa congiunta tenuta dal sostituto procuratore di Roma Italo Ormanni con la Dia e la Guardia di Finanza, è stato annunciato l'arresto di Mariano Turrisi per il reato 416 bis, associazione di tipo mafioso. Dall'indagine condotta dai funzionari della Dia, Silvia Franzé e Alessandro Mosca, in collaborazione con il maggiore della Guardia di Finanza Vincenzo Androne, è emerso che Turrisi avrebbe usato il suo Made in Italy Group per un'operazione di riciclaggio di denaro con il Canada da oltre mezzo miliardo di dollari che vede coinvolto il clan mafioso italocanadese che ha come padrino Vito Rizzuto. La Made in Italy Group – con sede a Piazza Colonna, a pochi passi da Palazzo Chigi – sarebbe stata creata, secondo gli inquirenti, proprio per riciclare il denaro proveniente dal traffico di droga. In particolare una partita di cocaina da 300 chilogrammi, dal Venezuela, era stata sequestrata l'anno scorso a Vancouver.Per quanto riguarda il riciclaggio, che si svolgeva attraverso un sistema di società a scatole cinesi, sono stati emessi 19 provvedimenti di cattura tra cui due funzionari di banca del Veneto che facevano la spola tra Svizzera e Italia per depositare il denaro in conti correnti (denominati Olio 1 e Olio2) che facevano capo all'associazione mafiosa. Estradato negli Usa e quindi condannato per un triplice omicidio da lui commesso nel 1981 a Brooklyn, Vito Rizzuto è oggi rinchiuso in un carcere di massima sicurezza americano. Anche da lì gli inquirenti pensano continui a controllare le attività di un'organizzazione un tempo strettamente legata al clan mafioso dei Caruana-Cuntrera e che secondo la Procura di Roma «domina il mondo del crimine organizzato in Montreal dagli inizi degli anni 80». In una sua testimonianza, il pentito della camorra ed ex trafficante di cocaina Oreste Pagano aveva poi spiegato che «Rizzuto può essere considerato una sorta di manager che, tramite i suoi affiliati, utilizza persone non facenti parte della famiglia per commettere reati comuni che consentono all'organizzazione di esistere anche senza sporcarsi le mani».I legami con il clan Rizzuto Nella richiesta di custodia cautelare il sostituto procuratore di Roma Adriano Iasillo, che ha coordinato le indagini con il supporto della collega di Milano Margherita Taddei, aveva spiegato che in questo network di affiliati del clan Rizzuto si distinguono i fratelli Robert e Anthony Papalia, per i quali ha anche chiesto e ottenuto le misure cautelari. Da tre decenni i Papalia sono coinvolti in una serie di episodi di frode un po' in tutto il mondo. Il primo riguarda la Penway Explorers Ltd, una società canadese che un tribunale dichiarò essere stata etero-diretta da Vito Rizzuto e che aveva Anthony Papalia come consigliere d'amministrazione. I Papalia vennero poi coinvolti nelle vicissitudini di svariate altre società, come Metals Research, Crys-Tel Communications, Nano-World Projects, tutte finite nel mirino delle autorità investigative per truffa. Nel 2005 la Consob canadese ha poi interdetto Robert da qualsiasi ruolo in società quotate per 25 anni, mentre negli Usa la Sec gli ha imposto l'interdizione «in perpetuità».«Il Sole-24 Ore» ha trovato evidenza del fatto che Turrisi è da anni associato ai Papalia. Nel 1999 la sua firma apparve a fianco a quella di Robert Papalia in un documento che lo presentava come managing director di Crys-Tel Australia, la sussidiaria australiana della società cui erano legati i Papalia. L'anno successivo, i Papalia presentarono Turrisi a un loro affiliato, Edward Nixon, il fratello incauto dell'ex Presidente americano che avevano coinvolto come consigliere in svariate operazioni di dubbia natura. «Robert Papalia mi invitò a Toronto a incontrare Turrisi. Il 24 maggio 2000 presi il volo da Seattle a Toronto», ci ha detto Nixon dopo aver consultato la sua vecchia agenda elettronica nel computer di casa (la carta di Edward Nixon è tra l'altro un jolly sempre a disposizione: nell'advisory board del Little Italy Resort, assieme al principe, abbiamo infatti trovato anche il suo nome.)Le intercettazioni con il padrino Negli ultimi anni il rapporto tra Turrisi e il padrino di Montreal non è stato solo mediato attraverso i Papalia. Le autorità canadesi hanno intercettato svariate telefonate tra Turrisi e Vito Rizzuto nel 2002 e nel 2003, mentre in una telefonata con un altro suo affiliato lo stesso don Vito ha definito Turrisi «un mio socio» con cui ha «fatto delle cose insieme». Non tutte quelle cose devono però essere andate felicemente in porto. Perché in un'altra telefonata intercettata il 1 novembre 2002 dai canadesi si sente don Vito chiedere a Robert Papalia «se quel ladro è ancora lì o se n'è andato». I due parlavano di tale Mario (o Mariano) e gli inquirenti ritengono si riferissero proprio a Turrisi. Papalia aveva risposto di aver visto «quell'idiota» all'Hotel Inghilterra (abituale punto di riferimento romano di Turrisi ndr.), dove stava «spendendo un sacco di soldi». «Questo ragazzo ci sta derubando», aveva poi commentato Papalia. E aveva aggiunto che stava ancora tentando di fare «quella cosa del caz...». Era un riferimento al progetto del Made in Italy? È impossibile stabilirlo, anche se nel corso di svariate telefonate avvenute nel 2005 Turrisi è stato intercettato mentre aggiornava Anthony Papalia sui suoi sforzi sul Made in Italy. Ma come è possibile che Emanuele Filiberto, presidente di un movimento interamente impostato su valori come il rigore morale e l'onestà, abbia finito con scegliere come vice un tipo come Turrisi? Nella sua intervista al Sole-24 Ore, il principe ha spiegato di essersi reso conto di aver commesso un errore. «Ho aperto troppo le braccia a una persona che mi raccontava tante belle cose – ha spiegato –. E forse gli ho dato un incarico troppo elevato». In un movimento che inneggia a valori quale il rigore morale e l'onestà, chissà quale incarico sarebbe stato più appropriato per un uomo legato a Don Vito Rizzato, killer e padrino della mafia italo-canadese?CHI È Nato a Piedimonte Etneo, in provincia di Catania, Mariano Turrisi, 53 anni, è stato arrestato due giorni fa per associazione mafiosa. È presidente di Made in Italy Group ed è stato fino al luglio scorso vicepresidente di Valori e Futuro, il movimento fondato da Emanuele Filiberto.Le identità e le inchieste Secondo un documento allegato a un procedimento penale della Procura di Roma, Turrisi è stato coinvolto in numerose inchieste giudiziarie con nomi diversi: Turrisi Mariano, Turrisi Mario, Viaros Mario, Tarraso Maurice. Sottoposto a diverse indagini per riciclaggio, traffico di droga, uso di documenti e valuta contraffatta, dagli archivi Fbi risulta essere stato arrestato più volte negli Usa.cgatti@ilsole24ore.us
dal Blog www.beppegrillo.it su Forleo
Paolo Mieli è il direttore del Corriere della Sera. Alcuni dicono che sia uno storico, altri lo credono un giornalista, molti pensano che sia il postino del consiglio di amministrazione di RCS. Paolone ha preso qualche anno fa, in tutta fretta, il posto di Ferruccio De Bortoli che si è rifugiato al Sole 24 Ore. I motivi della sua fuga non sono stati resi noti.Di sicuro, dopo la sua uscita, la schiena del Corriere si è piegata ancora. Non sembrava possibile, ma Paolone ha fatto il miracolo. Il Corriere è allineato più di Fede, meglio di Riotta.E’ il Popolo d'Italia con al posto di Mussolini i nuovi poteri forti. Il consiglio di amministrazione di RCS rappresenta la Confindustria e l’Associazione Bancaria Italiana. Cosa fa più paura ai poteri forti in quest’Italia senza guida e senza futuro? La risposta è una sola: la magistratura.I magistrati che alzano la testa vanno delegittimati.Sul perchè dei pubblici ministeri rischino la loro vita e quella dei loro cari di fronte all’ignavia dei politici e all’indifferenza (perchè disinformata) di gran parte dell’opinione pubblica non so darmi una risposta.Non so le ragioni per cui una donna che si batte per far luce sulla vicenda Unipol sia isolata dai politici, diffamata, indotta al silenzio, minacciata e, nonostante tutto, non si arrenda.Clementina Forleo ha pianto sabato mentre ritirava il «Premio Borsellino per l'impegno sociale e civile», perché stanca dei continui attacchi e dei tentativi di delegittimazione da parte di un giornale nazionale che da di lei “l'immagine di un fiume in piena e di una pazza”.Luciano Violante, il companero di D’Alema e Fassino coinvolti nell’inchiesta Uniipol, ha dichiarato ieri: “Un magistrato non deve utilizzare i mezzi d'informazione per cercare consenso o farsi pubblicità”.La Violante Rossa ha colpito ancora. I magistrati usano i media, quei pochissimi che ancora dicono la verità, per salvarsi la pelle. Più parlano, più rimangono in vita.Clementina ha ricevuto molte minacce, una di queste: “Preannunciava entro la fine dell'estate la morte di entrambi i miei genitori, che effettivamente morirono in un incidente stradale il 25 agosto 2005", considerata una fatalità. Un'altra la riguardava direttamente: “Se non fossi stata attenta analoga sorte sarebbe toccata a me e a mio marito". L'incidente fu preceduto da un incendio “doloso” che devastò l'azienda agricola e la casa di famiglia
Saturday, October 27, 2007
Sviluppo Italia e i figli di
Sviluppo Parentopoli, i sindacati dei figli di papa’Posted Ottobre 25th, 2007 by Piero FerrariCategories: Calabria, Italia, Politica, enti inutili, sindacati vogliono salvare i figli di papa' di Svi Cala
Due storie parallele, due vergogne infinite. Protagonista assoluta l’ azienda di Sviluppo Italia, sponsorizzata dal ministro Bersani che l’ ha affidata ad un suo uomo, quel Domenico Arcuri, che non perde occasione per manifestare la sua fedelta’ all’ ex esponente diessino. Sviluppo Italia nazionale ha fiutato l’ affare e si è precipitata a chiedere, ottenendola, la gestione dell’ Istituto Papa Giovanni XXIII di Serra Aiello. L’ accordo è stato firmato ieri ma non appare per niente foriero di nuove prospettive per i dipendenti dell’ Istituto e per la stessa sorte della struttura. Sviluppo Italia è famosa per aver scialaccquato centinaia di miliardi delle vecchie lire in operazioni che si sono rivelate fallimentari. Afffidare a questa azienda una struttura che avrebbe bisogno di una efficiente gestione manageriale significa perpetuare l’ equivoco di un carrozzone clientelare messo a disposizione negli anni passati della vecchia DC e affidato adesso al controllo degli ex diessini del Pd. L’ accordo che mette il Papa Giovanni sotto il protettorato di Sviluppo Italia pone in evidenza ancora una volta come anche i partiti della sinistra cosiddetta radicale ed i sindacati facciano parte in Calabria del club delle clientele e degli affari e partecipino alla spartizione del potere. Questa degenerazione è ancor piu’ evidente nelle vicende che riguardano l’ azienda Sviluppo Italia Calabria che deve cessare la sua attivita’ entro fine anno. SVI Calabria è balzata agli onori della cronaca nazionale quando il nostro giornale ha pubblicato un primo parziale elenco di dipendenti. Tutti assunti a tempo indeterminato per chiamata diretta de quasi tutti figli di papa’ congiunti o parenti di parlamentari, ex deputati o senatori, consiglieri regionali, dirigenti della Regione, figli o parenti di magistrati. Un’ elenco che ha fatto gridare allo scandalo l’ Italia che lotta contro i privilegi e le ingiustizie e di cui si è fatto interprete Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera in un’ articolo dal titolo esemplare di Sviluppo Parenti. Ora che Sviluppo Italia Calabria sta per chiudere i battenti, costringendo i dipendenti figli di papa’, a cercare lavoro altrove , ecco che scendono in campo i sindacati, che erano rimasti silenziosissimi quando la stessa Svi Calabria aveva mandato a casa nei mesi scorsi una decina di precari, anche loro raccomandati, ma evidentemente da personaggi meno influenti dei figli di papa’ che sono rimasti al loro posto. Isindacati vorrebbero adesso che la Regione assumesse direttamente i figli di papa’ che corrono il rishio di restare disoccupati. Su questo disegno sciagurato di cui si sono fatti portatori dirigenti sindacali, che dovrebbero arrossire per aver consentito assunzioni cosi’ scandalose dovesse andare avanti, se la magistratura dovesse continuare ad ignorare una vicenda esemplarmente indecente, vorra’ davvero dire che in Calabria, come paventa il pm Luigi De Magistris, lo stato di diritto non c’è piu’.TUTTI I PARENTI ASSUNTI A SVILUPPO ITALIA CALABRIAPaola Santelli sorella dell’ ex sottosegretario alla Giustizia ed attuale deputato di Forza Italia , JoleCecilia Rhodio, figlia di Guido, ex presidente democristiano della RegioneAnita Amatruda figlia di un ex giudice di LametiaNerina Pujia, figlia dell’ ex parlamentare della DC CarmeloGiorgio Pecioraro, figlio del dirigente regionale, DomenicoDaniele iOVENE, FRATELLO DEL SENATORE Nuccio ( DS, ora coordinatore regionale Sinistra Democratica )Marco Aloise, esponente di Alleanza nazionale, candidato a Paola 2003 )Carlo Caligiuri, figlio dell’ ex consigliere regionale Enzo, DsLuigi Camo, figlio dell’ ex senatore Geppino, ora presidente della SoricalCristiana Miceli, moglie di Luigi CamoGiovanna Campanaro, nipote dell’ ex deputato Annamaria Nucci, ora assessore al bilancio a Cosenza e dell’ ex assessore regionale Gianpaolo ChiappettaGianluca Julia, fratello del giudice di Acri SalvatorePietro Cicero, nipote dell’ ex segretario provinciale di An Gabriele LinidoGiuseppe Copani, figlio del giudice CarmeloAndrea Costabile, nipote dell’ ex assessore regionale ed attuale senatore UDC Gino TrematerraEmilio De Bartolo, Assessore comunale diessino di Rende, figlio dell’ ex assessore ed ex Preside di facolta’ di Economia all’ Unical, GiuseppeArmando Mascaro ed Anna Bonofiglio, figlio e nipote del dirigente regionale 2 Totolino ” MascaroGiada Fedele, moglie del vicepresidente del Consiglio regionale Roberto Occhiuto ( UDC)Maria Laura Funaro, nipote dell’ ex consigliere regionale DC ErnestoStefania Iannicelli, figlia del capitano della Guardia di Finanza di CosenzaRossella Marzullo, moglie del giudice Piero SanteseSandro Mazzuca e Fausta D’ Ambrosio, marito e moglie. Mazzuca è nipote di Pino Gentile, consigliere regionale di Forza ItaliaAntonio Mingrone, nipote dell’ ex deputato G.Battista Caligiuri 8 forza Italia )Giovanna Perfetti, figlia dell’ ex consigliere regionale PasqualinoAngelo Scola, autista del senatore UDC Gino TrematerraOlga Rizza, figlia dell’ ex presidente del Consiglio RegionaleDomenicoRita Fedele, cugina del deputato di Forza Italia LuigiSabrina Romeo, nipote dell’ ex senatore dello Psdi, PaoloDaniele Senise e Alberto Sifonetti, nipote e cognato dell’ ex sindaco di CassanoRobertoDomenico Perrone, figlio dell’ ex maresciallo di CassanoFrancesca Lopez, moglie del magistrato CarpinoDonatella De Grazia, nuora dell’ ex presidente del tribunale di Lametia GarofaloMaurizio Scagliola, segnalato dal Sindaco di Reggio Calabria ScopellitiErnesto Cirino, nipote di Roberto Caruso ex deputato di AnMafalda De Simone, sorella della moglie di Antonio Mingrone nipote del deputato G Battista CaligiuriArmando D’ Elia, figlio dell’ ex sindaco di Cassano JonioDal quotidiano La provincia cosentina del 25/10/2007
Due storie parallele, due vergogne infinite. Protagonista assoluta l’ azienda di Sviluppo Italia, sponsorizzata dal ministro Bersani che l’ ha affidata ad un suo uomo, quel Domenico Arcuri, che non perde occasione per manifestare la sua fedelta’ all’ ex esponente diessino. Sviluppo Italia nazionale ha fiutato l’ affare e si è precipitata a chiedere, ottenendola, la gestione dell’ Istituto Papa Giovanni XXIII di Serra Aiello. L’ accordo è stato firmato ieri ma non appare per niente foriero di nuove prospettive per i dipendenti dell’ Istituto e per la stessa sorte della struttura. Sviluppo Italia è famosa per aver scialaccquato centinaia di miliardi delle vecchie lire in operazioni che si sono rivelate fallimentari. Afffidare a questa azienda una struttura che avrebbe bisogno di una efficiente gestione manageriale significa perpetuare l’ equivoco di un carrozzone clientelare messo a disposizione negli anni passati della vecchia DC e affidato adesso al controllo degli ex diessini del Pd. L’ accordo che mette il Papa Giovanni sotto il protettorato di Sviluppo Italia pone in evidenza ancora una volta come anche i partiti della sinistra cosiddetta radicale ed i sindacati facciano parte in Calabria del club delle clientele e degli affari e partecipino alla spartizione del potere. Questa degenerazione è ancor piu’ evidente nelle vicende che riguardano l’ azienda Sviluppo Italia Calabria che deve cessare la sua attivita’ entro fine anno. SVI Calabria è balzata agli onori della cronaca nazionale quando il nostro giornale ha pubblicato un primo parziale elenco di dipendenti. Tutti assunti a tempo indeterminato per chiamata diretta de quasi tutti figli di papa’ congiunti o parenti di parlamentari, ex deputati o senatori, consiglieri regionali, dirigenti della Regione, figli o parenti di magistrati. Un’ elenco che ha fatto gridare allo scandalo l’ Italia che lotta contro i privilegi e le ingiustizie e di cui si è fatto interprete Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera in un’ articolo dal titolo esemplare di Sviluppo Parenti. Ora che Sviluppo Italia Calabria sta per chiudere i battenti, costringendo i dipendenti figli di papa’, a cercare lavoro altrove , ecco che scendono in campo i sindacati, che erano rimasti silenziosissimi quando la stessa Svi Calabria aveva mandato a casa nei mesi scorsi una decina di precari, anche loro raccomandati, ma evidentemente da personaggi meno influenti dei figli di papa’ che sono rimasti al loro posto. Isindacati vorrebbero adesso che la Regione assumesse direttamente i figli di papa’ che corrono il rishio di restare disoccupati. Su questo disegno sciagurato di cui si sono fatti portatori dirigenti sindacali, che dovrebbero arrossire per aver consentito assunzioni cosi’ scandalose dovesse andare avanti, se la magistratura dovesse continuare ad ignorare una vicenda esemplarmente indecente, vorra’ davvero dire che in Calabria, come paventa il pm Luigi De Magistris, lo stato di diritto non c’è piu’.TUTTI I PARENTI ASSUNTI A SVILUPPO ITALIA CALABRIAPaola Santelli sorella dell’ ex sottosegretario alla Giustizia ed attuale deputato di Forza Italia , JoleCecilia Rhodio, figlia di Guido, ex presidente democristiano della RegioneAnita Amatruda figlia di un ex giudice di LametiaNerina Pujia, figlia dell’ ex parlamentare della DC CarmeloGiorgio Pecioraro, figlio del dirigente regionale, DomenicoDaniele iOVENE, FRATELLO DEL SENATORE Nuccio ( DS, ora coordinatore regionale Sinistra Democratica )Marco Aloise, esponente di Alleanza nazionale, candidato a Paola 2003 )Carlo Caligiuri, figlio dell’ ex consigliere regionale Enzo, DsLuigi Camo, figlio dell’ ex senatore Geppino, ora presidente della SoricalCristiana Miceli, moglie di Luigi CamoGiovanna Campanaro, nipote dell’ ex deputato Annamaria Nucci, ora assessore al bilancio a Cosenza e dell’ ex assessore regionale Gianpaolo ChiappettaGianluca Julia, fratello del giudice di Acri SalvatorePietro Cicero, nipote dell’ ex segretario provinciale di An Gabriele LinidoGiuseppe Copani, figlio del giudice CarmeloAndrea Costabile, nipote dell’ ex assessore regionale ed attuale senatore UDC Gino TrematerraEmilio De Bartolo, Assessore comunale diessino di Rende, figlio dell’ ex assessore ed ex Preside di facolta’ di Economia all’ Unical, GiuseppeArmando Mascaro ed Anna Bonofiglio, figlio e nipote del dirigente regionale 2 Totolino ” MascaroGiada Fedele, moglie del vicepresidente del Consiglio regionale Roberto Occhiuto ( UDC)Maria Laura Funaro, nipote dell’ ex consigliere regionale DC ErnestoStefania Iannicelli, figlia del capitano della Guardia di Finanza di CosenzaRossella Marzullo, moglie del giudice Piero SanteseSandro Mazzuca e Fausta D’ Ambrosio, marito e moglie. Mazzuca è nipote di Pino Gentile, consigliere regionale di Forza ItaliaAntonio Mingrone, nipote dell’ ex deputato G.Battista Caligiuri 8 forza Italia )Giovanna Perfetti, figlia dell’ ex consigliere regionale PasqualinoAngelo Scola, autista del senatore UDC Gino TrematerraOlga Rizza, figlia dell’ ex presidente del Consiglio RegionaleDomenicoRita Fedele, cugina del deputato di Forza Italia LuigiSabrina Romeo, nipote dell’ ex senatore dello Psdi, PaoloDaniele Senise e Alberto Sifonetti, nipote e cognato dell’ ex sindaco di CassanoRobertoDomenico Perrone, figlio dell’ ex maresciallo di CassanoFrancesca Lopez, moglie del magistrato CarpinoDonatella De Grazia, nuora dell’ ex presidente del tribunale di Lametia GarofaloMaurizio Scagliola, segnalato dal Sindaco di Reggio Calabria ScopellitiErnesto Cirino, nipote di Roberto Caruso ex deputato di AnMafalda De Simone, sorella della moglie di Antonio Mingrone nipote del deputato G Battista CaligiuriArmando D’ Elia, figlio dell’ ex sindaco di Cassano JonioDal quotidiano La provincia cosentina del 25/10/2007
Un bell'articolo su Debord (il vero) , pubblicato su Liberazione.
• LE "OEUVRES" DI GUY DEBORDdi MARIO PEZZELLA
Nel pensiero di Guy Debord (di cui escono ora in Francia le Oeuvres, quasi duemila pagine, presso Gallimard), la "societa' dello spettacolo" non e' solo il mondo dello star-system o della televisione, ma l'intero modo di produzione capitalistico nella sua fase attuale. La societa' dello spettacolo - l'opera maggiore di Debord - sviluppa in modo originale la riflessione sul feticismo delle merci, compiuta da Marx.Per trasformarsi in danaro la merce deve rivestirsi di un corpo illusorio e seducente, deve rendersi visibile e appetibile come immagine. Nella moda, nella pubblicita', in ogni esposizione della merce, il desiderio del consumatore e' sollecitato da immagini incorporee che penetrano nella profondita' istintuale della sua vita. Sempre meno conta il valore d'uso o la qualita' specifica della merce prodotta. La merce viene venduta solo se e' in primo luogo immagine, capace di destare fantasmi, sogni, mitologie. La legge fondamentale della societa' dello spettacolo si potrebbe formulare in questo modo: quanto piu' l'esperienza deperisce e si degrada sul piano reale, tanto piu' la sua messa in scena spettacolare ne offre un surrogato seducente e potente. Ed anche: quanto piu' un fenomeno e' minaccioso per il potere esistente, tanto piu' viene rappresentato come effimero, contingente, gia' noto. Ovunque sia possibile, occorre mostrare un universo continuo, senza strappi, lacerazioni, fessure.Piu' la qualita' reale deperisce, piu' si incrementa lo splendore apparente della sua immagine, che cosi' nasconde la nullificazione effettiva dell'esperienza. La birra ha perso il suo sapore, diceva Debord, e il sapore e' in effetti la qualita' distintiva della birra; esso non c'e' piu', ma tanto piu' biondo e' il suo colore nell'immagine pubblicitaria, tanto piu' ribollente la schiuma sulle labbra, tanto piu' attraente il mare azzurro dello sfondo. Se non c'e' piu' il sapore, tanto piu' forte e' il ricordo o l'evocazione del sapore, che progressivamente sostituisce la percezione reale. La forma di merce simula l'intensita' corporea, e rende irrilevante e superflua l'esperienza effettiva della sua qualita'. La societa' dello spettacolo pratica un'inversione del vivo nel morto, in ogni ambito della vita.Essa non si limita a ribadire l'esistente e a ripeterlo in modo coattivo e incessante, come l'industria culturale nella concezione di Adorno; ma condiziona il modo stesso di percepire se stessi e il mondo. Come in Foucault, il potere non ha natura semplicemente repressiva, non si limita a confermare l'esistente, ma produce un ordine e un linguaggio, entro cui si esplica poi ogni vita possibile.I fantasmi della merce occludono il vuoto affiorante nella vita, il suo smarrimento di fronte alla perdita di relazioni corporee, sessuate, emotive, e lo rendono tollerabile. Si delinea cosi' una forma di immaginario che (a differenza di quello descritto da Sartre) non progetta di trascendere l'esistente, ma di rovesciarlo specularmente: "La' dove il mondo reale si cambia in semplici immagini, le semplici immagini divengono degli esseri reali, e le motivazioni efficienti di un comportamento ipnotico" (Debord). Non basta dire che esse confermano cio' che esiste: in realta' lo sostituiscono, accompagnando il suo processo di sparizione. Lo spettacolo non e' una "sovrastruttura" - nel tradizionale linguaggio marxista - e neanche una "simulazione" (Baudrillard). Esso e' allo stesso tempo una forma dell'immaginario, una tecnica di produzione, un motore della circolazione del capitale, e queste cose indissolubilmente insieme.*Nella sua opera maggiore, Debord aveva distinto una societa' spettacolare diffusa, segnata dal dominio della merce, e una societa' spettacolare concentrata, ove invece prevalgono le forme del dominio totalitario (il fascismo e lo stalinismo). Nei successivi Commentari alla societa' dello spettacolo introduce una terza forma, lo spettacolare integrato, che ha un particolare interesse nel momento politico attuale. Essa realizza un connubio delle due forme precedentemente indagate, e introduce elementi autoritari nella societa' "democratica" delle merci.Lo spettacolare "diffuso" viene "integrato" da centri decisionali ufficiosi, e la loro attivita' in ombra costituisce ora lo sfondo della celebrazione pubblica dello spettacolo. Associazioni parallele e servizi piu' o meno segreti si dispongono accanto alle istituzioni, alle leggi e agli ordini professionali visibili. L'apparato giuridico e istituzionale resta apparentemente intatto: ma le decisioni reali provengono dai poteri paralleli.Non si tratta solo di interventi clamorosi e violenti orchestrati da servizi "deviati", ma anche di misure che riguardano l'ordinaria quotidianita'. I concorsi pubblici sono sostituiti da riunioni preliminari segrete; la liberta' di stampa viene controllata prima di ogni censura da comitati editoriali, che scelgono i giornalisti affidabili; i reati finanziari sono di fatto depenalizzati, anche se le leggi che dovrebbero punirli restano ufficilmente in vigore. Si realizza cosi' una divergenza sistematica tra la regola pubblicamente ammessa e il centro decisionale occulto: cinismo e ipocrisia oggettiva divengono comportamenti sociali indispensabili per orientarsi in questa sorta di doppio comando sociale permanente.Nei Commentari, Debord indica la P2 italiana e le sue diramazioni come il prototipo sperimentale di un simile sistema di comando. Chi resta legato ingenuamente all'apparenza pubblica dello spettacolo (e per esempio si oppone a una decisione di fatto in nome di una norma del diritto) viene piegato, comprato, intimidito e - nei casi estremi e piu' gravi - eliminato.La mafia diviene - secondo Debord - un modello attuale di funzionamento associativo segreto: non dunque una sopravvivenza arcaica, ma un potere a pieno titolo esistente entro lo "spettacolare integrato". La mafia scorre - per cosi' dire - accanto al simulacro del potere pubblico, lasciandolo il piu' possibile intatto, colpendo le persone che volessero farlo funzionare oltre un livello semplicemente formale. Il suo modello e' seguito dai centri decisionali che ormai si affiancano ai poteri formali dello stato: "La mafia trova dappertutto le condizioni migliori sul terreno della societa' moderna" (Debord).I poteri paralleli e i servizi segreti proliferano comunque in una molteplicita' caotica, producendo eventi altrimenti inspiegabili (aerei che scoppiano misteriosamente in volo, incidenti ripetuti e sincronici, faide di cui non si sospetta l'origine): dopo tutto, essi non procedono secondo un piano unificato e omogeneo. Svalutato da codici "ufficiosi", il diritto pubblico agisce come una semplice messa in scena. "Nello spettacolare integrato le leggi dormono".Prevale cosi' la cooptazione e l'affiliazione diretta entro gli organismi paralleli, e cioe' un sistema di dipendenza personale, non dichiarato pubblicamente, che ha le sue regole e i suoi codici non scritti: la cui semplice conoscenza e' gia' un segno di familiarita' e di possibile accettazione entro le elites del potere. Queste regole - a loro modo inflessibili - segnano il tramonto della "legge scritta" e impongono "ovunque la formazione di nuovi legami personali di dipendenza e di protezione".*Contro il dominio dello spettacolo, Debord ha sperimentato forme critiche di linguaggio e di azione politica, sia scritto che cinematografico, di cui il volume offre un'ampia documentazione: il detournément, la "situazione costruita", la rivalutazione dell'esperienza politica consiliarista. Le situazioni costruite non erano banali happening. Esse avrebbero dovuto modificare consapevolmente l'esperienza dello spazio e del tempo, liberandoli dalla reificazione: "E' facile vedere a quale punto e' legato all'alienazione del vecchio mondo il principio stesso di spettacolo: il non intervento. Si vede, al contrario, come le piu' valide ricerche rivoluzionarie nella cultura hanno cercato di spezzare l'identificazione psicologica dello spettatore con l'eroe, per trascinare questo spettatore all'attivita'... La situazione e' cosi' fatta per essere vissuta dai suoi costruttori". Con un procedimento specularmente rovesciato rispetto a quello dell'alienazione spettacolare, gli oggetti, gli ambienti, i ritmi temporali, dovevano sciogliersi e risolversi in relazioni tra uomini.La situazione costruita e' destinata ad accogliere un evento che favorisca l'attivita' condivisa dei partecipanti. Possono essere situazioni teatrali, architettoniche, estetiche in senso lato; ma anche direttamente politiche, come le occupazioni durante il maggio 1968. Nella durata dell'evento, il tempo cronologico e' sospeso, a favore di un tempo vissuto e intensivo, che lega gli attori all'esperienza comune; questa sospensione - secondo i situazionisti - era una prefigurazione della sospensione rivoluzionaria del tempo storico.La teoria situazionista del linguaggio ruota intorno al concetto, difficilmente traducibile, di detournement. Il detournément e' qualcosa di piu' di una citazione: e' lo "spiazzamento" di un frammento della tradizione culturale, la sua "estrazione" dalla storia dei vincitori. Il detournément scompone in frammenti l'opera originaria, dissolve la sua totalita', la riduce a rovina: e' la rivelazione del perturbante nel familiare, della storia critica in quella monumentale, del possibile in cio' che era considerato necessario. In tal senso e' una riappropriazione critica della storia e del linguaggio. Se la citazione ancora rispetta - almeno in apparenza - il testo d'origine, il detournement ne disloca e ritocca gli elementi interni. Esso puo' perfino invertire il senso dell'originale, rivelando in esso un significato latente o dimenticato: e' un atto di rapina rivoluzionaria nel deposito della tradizione. Forse uno dei piu' celebri detournéments di Debord e' quello ricavato da un celebre passo di Hegel, a indicare lo statuto complessivo della societa' spettacolare: "Il vero e' un momento del falso".
Guy Debord, nato a Parigi nel 1931, tra i fondatori dell'Internazionale Situazionista, si e' tolto la vita nel 1994. Opere di Guy Debord: Oeuvres, Gallimard, Paris 2006; in traduzione italiana segnaliamo almeno La societa' dello spettacolo, la sua opera fondamentale del 1967, che e' stata pubblicata in italiano piu' volte e da diversi editori (tra le altre, vi e' una edizione senza indicazione tipografica, 1974), tra le edizioni recenti la piu' economica a nostra conoscenza e' quella di Stampa alternativa, Roma 1995; Opere cinematografiche complete, Arcana, Roma 1980 (uno dei testi qui inclusi, In girum imus nocte et consumimur igni, e' stato ripubblicato anche, in altra traduzione, da Mondadori, Milano 1998). Ovviamente si vedano anche i testi di Debord in Internazionale situazionista 1958-'69, Nautilus, Torino 1994. Opere su Guy Debord, altri materiali situazionisti e sul situazionismo: Anselm Jappe, Debord, Tracce, Pescara 1993; fondamentale e' Internazionale situazionista 1958-'69, Nautilus, Torino 1994; cfr. anche l'antologia di testi situazionisti a cura di Pasquale Stanziale , Situazionismo, Massari Editore, Bolsena 1998; cfr. anche Rene' Vienet, Arrabbiati e situazionisti nel movimento delle occupazioni, La Pietra, Milano 1978.
[da "Liberazione" del 6 giugno 2006]
Nel pensiero di Guy Debord (di cui escono ora in Francia le Oeuvres, quasi duemila pagine, presso Gallimard), la "societa' dello spettacolo" non e' solo il mondo dello star-system o della televisione, ma l'intero modo di produzione capitalistico nella sua fase attuale. La societa' dello spettacolo - l'opera maggiore di Debord - sviluppa in modo originale la riflessione sul feticismo delle merci, compiuta da Marx.Per trasformarsi in danaro la merce deve rivestirsi di un corpo illusorio e seducente, deve rendersi visibile e appetibile come immagine. Nella moda, nella pubblicita', in ogni esposizione della merce, il desiderio del consumatore e' sollecitato da immagini incorporee che penetrano nella profondita' istintuale della sua vita. Sempre meno conta il valore d'uso o la qualita' specifica della merce prodotta. La merce viene venduta solo se e' in primo luogo immagine, capace di destare fantasmi, sogni, mitologie. La legge fondamentale della societa' dello spettacolo si potrebbe formulare in questo modo: quanto piu' l'esperienza deperisce e si degrada sul piano reale, tanto piu' la sua messa in scena spettacolare ne offre un surrogato seducente e potente. Ed anche: quanto piu' un fenomeno e' minaccioso per il potere esistente, tanto piu' viene rappresentato come effimero, contingente, gia' noto. Ovunque sia possibile, occorre mostrare un universo continuo, senza strappi, lacerazioni, fessure.Piu' la qualita' reale deperisce, piu' si incrementa lo splendore apparente della sua immagine, che cosi' nasconde la nullificazione effettiva dell'esperienza. La birra ha perso il suo sapore, diceva Debord, e il sapore e' in effetti la qualita' distintiva della birra; esso non c'e' piu', ma tanto piu' biondo e' il suo colore nell'immagine pubblicitaria, tanto piu' ribollente la schiuma sulle labbra, tanto piu' attraente il mare azzurro dello sfondo. Se non c'e' piu' il sapore, tanto piu' forte e' il ricordo o l'evocazione del sapore, che progressivamente sostituisce la percezione reale. La forma di merce simula l'intensita' corporea, e rende irrilevante e superflua l'esperienza effettiva della sua qualita'. La societa' dello spettacolo pratica un'inversione del vivo nel morto, in ogni ambito della vita.Essa non si limita a ribadire l'esistente e a ripeterlo in modo coattivo e incessante, come l'industria culturale nella concezione di Adorno; ma condiziona il modo stesso di percepire se stessi e il mondo. Come in Foucault, il potere non ha natura semplicemente repressiva, non si limita a confermare l'esistente, ma produce un ordine e un linguaggio, entro cui si esplica poi ogni vita possibile.I fantasmi della merce occludono il vuoto affiorante nella vita, il suo smarrimento di fronte alla perdita di relazioni corporee, sessuate, emotive, e lo rendono tollerabile. Si delinea cosi' una forma di immaginario che (a differenza di quello descritto da Sartre) non progetta di trascendere l'esistente, ma di rovesciarlo specularmente: "La' dove il mondo reale si cambia in semplici immagini, le semplici immagini divengono degli esseri reali, e le motivazioni efficienti di un comportamento ipnotico" (Debord). Non basta dire che esse confermano cio' che esiste: in realta' lo sostituiscono, accompagnando il suo processo di sparizione. Lo spettacolo non e' una "sovrastruttura" - nel tradizionale linguaggio marxista - e neanche una "simulazione" (Baudrillard). Esso e' allo stesso tempo una forma dell'immaginario, una tecnica di produzione, un motore della circolazione del capitale, e queste cose indissolubilmente insieme.*Nella sua opera maggiore, Debord aveva distinto una societa' spettacolare diffusa, segnata dal dominio della merce, e una societa' spettacolare concentrata, ove invece prevalgono le forme del dominio totalitario (il fascismo e lo stalinismo). Nei successivi Commentari alla societa' dello spettacolo introduce una terza forma, lo spettacolare integrato, che ha un particolare interesse nel momento politico attuale. Essa realizza un connubio delle due forme precedentemente indagate, e introduce elementi autoritari nella societa' "democratica" delle merci.Lo spettacolare "diffuso" viene "integrato" da centri decisionali ufficiosi, e la loro attivita' in ombra costituisce ora lo sfondo della celebrazione pubblica dello spettacolo. Associazioni parallele e servizi piu' o meno segreti si dispongono accanto alle istituzioni, alle leggi e agli ordini professionali visibili. L'apparato giuridico e istituzionale resta apparentemente intatto: ma le decisioni reali provengono dai poteri paralleli.Non si tratta solo di interventi clamorosi e violenti orchestrati da servizi "deviati", ma anche di misure che riguardano l'ordinaria quotidianita'. I concorsi pubblici sono sostituiti da riunioni preliminari segrete; la liberta' di stampa viene controllata prima di ogni censura da comitati editoriali, che scelgono i giornalisti affidabili; i reati finanziari sono di fatto depenalizzati, anche se le leggi che dovrebbero punirli restano ufficilmente in vigore. Si realizza cosi' una divergenza sistematica tra la regola pubblicamente ammessa e il centro decisionale occulto: cinismo e ipocrisia oggettiva divengono comportamenti sociali indispensabili per orientarsi in questa sorta di doppio comando sociale permanente.Nei Commentari, Debord indica la P2 italiana e le sue diramazioni come il prototipo sperimentale di un simile sistema di comando. Chi resta legato ingenuamente all'apparenza pubblica dello spettacolo (e per esempio si oppone a una decisione di fatto in nome di una norma del diritto) viene piegato, comprato, intimidito e - nei casi estremi e piu' gravi - eliminato.La mafia diviene - secondo Debord - un modello attuale di funzionamento associativo segreto: non dunque una sopravvivenza arcaica, ma un potere a pieno titolo esistente entro lo "spettacolare integrato". La mafia scorre - per cosi' dire - accanto al simulacro del potere pubblico, lasciandolo il piu' possibile intatto, colpendo le persone che volessero farlo funzionare oltre un livello semplicemente formale. Il suo modello e' seguito dai centri decisionali che ormai si affiancano ai poteri formali dello stato: "La mafia trova dappertutto le condizioni migliori sul terreno della societa' moderna" (Debord).I poteri paralleli e i servizi segreti proliferano comunque in una molteplicita' caotica, producendo eventi altrimenti inspiegabili (aerei che scoppiano misteriosamente in volo, incidenti ripetuti e sincronici, faide di cui non si sospetta l'origine): dopo tutto, essi non procedono secondo un piano unificato e omogeneo. Svalutato da codici "ufficiosi", il diritto pubblico agisce come una semplice messa in scena. "Nello spettacolare integrato le leggi dormono".Prevale cosi' la cooptazione e l'affiliazione diretta entro gli organismi paralleli, e cioe' un sistema di dipendenza personale, non dichiarato pubblicamente, che ha le sue regole e i suoi codici non scritti: la cui semplice conoscenza e' gia' un segno di familiarita' e di possibile accettazione entro le elites del potere. Queste regole - a loro modo inflessibili - segnano il tramonto della "legge scritta" e impongono "ovunque la formazione di nuovi legami personali di dipendenza e di protezione".*Contro il dominio dello spettacolo, Debord ha sperimentato forme critiche di linguaggio e di azione politica, sia scritto che cinematografico, di cui il volume offre un'ampia documentazione: il detournément, la "situazione costruita", la rivalutazione dell'esperienza politica consiliarista. Le situazioni costruite non erano banali happening. Esse avrebbero dovuto modificare consapevolmente l'esperienza dello spazio e del tempo, liberandoli dalla reificazione: "E' facile vedere a quale punto e' legato all'alienazione del vecchio mondo il principio stesso di spettacolo: il non intervento. Si vede, al contrario, come le piu' valide ricerche rivoluzionarie nella cultura hanno cercato di spezzare l'identificazione psicologica dello spettatore con l'eroe, per trascinare questo spettatore all'attivita'... La situazione e' cosi' fatta per essere vissuta dai suoi costruttori". Con un procedimento specularmente rovesciato rispetto a quello dell'alienazione spettacolare, gli oggetti, gli ambienti, i ritmi temporali, dovevano sciogliersi e risolversi in relazioni tra uomini.La situazione costruita e' destinata ad accogliere un evento che favorisca l'attivita' condivisa dei partecipanti. Possono essere situazioni teatrali, architettoniche, estetiche in senso lato; ma anche direttamente politiche, come le occupazioni durante il maggio 1968. Nella durata dell'evento, il tempo cronologico e' sospeso, a favore di un tempo vissuto e intensivo, che lega gli attori all'esperienza comune; questa sospensione - secondo i situazionisti - era una prefigurazione della sospensione rivoluzionaria del tempo storico.La teoria situazionista del linguaggio ruota intorno al concetto, difficilmente traducibile, di detournement. Il detournément e' qualcosa di piu' di una citazione: e' lo "spiazzamento" di un frammento della tradizione culturale, la sua "estrazione" dalla storia dei vincitori. Il detournément scompone in frammenti l'opera originaria, dissolve la sua totalita', la riduce a rovina: e' la rivelazione del perturbante nel familiare, della storia critica in quella monumentale, del possibile in cio' che era considerato necessario. In tal senso e' una riappropriazione critica della storia e del linguaggio. Se la citazione ancora rispetta - almeno in apparenza - il testo d'origine, il detournement ne disloca e ritocca gli elementi interni. Esso puo' perfino invertire il senso dell'originale, rivelando in esso un significato latente o dimenticato: e' un atto di rapina rivoluzionaria nel deposito della tradizione. Forse uno dei piu' celebri detournéments di Debord e' quello ricavato da un celebre passo di Hegel, a indicare lo statuto complessivo della societa' spettacolare: "Il vero e' un momento del falso".
Guy Debord, nato a Parigi nel 1931, tra i fondatori dell'Internazionale Situazionista, si e' tolto la vita nel 1994. Opere di Guy Debord: Oeuvres, Gallimard, Paris 2006; in traduzione italiana segnaliamo almeno La societa' dello spettacolo, la sua opera fondamentale del 1967, che e' stata pubblicata in italiano piu' volte e da diversi editori (tra le altre, vi e' una edizione senza indicazione tipografica, 1974), tra le edizioni recenti la piu' economica a nostra conoscenza e' quella di Stampa alternativa, Roma 1995; Opere cinematografiche complete, Arcana, Roma 1980 (uno dei testi qui inclusi, In girum imus nocte et consumimur igni, e' stato ripubblicato anche, in altra traduzione, da Mondadori, Milano 1998). Ovviamente si vedano anche i testi di Debord in Internazionale situazionista 1958-'69, Nautilus, Torino 1994. Opere su Guy Debord, altri materiali situazionisti e sul situazionismo: Anselm Jappe, Debord, Tracce, Pescara 1993; fondamentale e' Internazionale situazionista 1958-'69, Nautilus, Torino 1994; cfr. anche l'antologia di testi situazionisti a cura di Pasquale Stanziale , Situazionismo, Massari Editore, Bolsena 1998; cfr. anche Rene' Vienet, Arrabbiati e situazionisti nel movimento delle occupazioni, La Pietra, Milano 1978.
[da "Liberazione" del 6 giugno 2006]
Friday, October 26, 2007
petizione contro il coglione che in una mostra "d'arte" ha fatto morire di fame un cane legato .
http://www.petitiononline.com/13031953/petition.html Firmate la petizione contro la partecipazione alla mostra nazionale in Honduras nel 2008 di un "artista" sadico che ha esposto un cane legato lasciandolo morire di inedia (info in italiano : http://cotidievivere.blog.tiscali.it/Cucciolo_immolato_in_nome_dell_arte_1813799.shtml ).
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